Un coming of age sul delicato percorso di crescita di Donato, un ragazzo quasi diciottenne. Espandi ▽
Bari. Donato lavora in un garage ma la sua vita cambia quando una sera il suo destino s'incrocia con quello di Agust, un criminale di origini albanesi che lo costringe a fare da palo in macchina mentre lui sta compiendo una rapina. Per ricompensarlo, dopo gli regala una catenina che è parte della refurtiva. Ma Donato perde il lavoro per colpa di Agust e ora ha bisogno di soldi anche per pagare le costose cure della nonna malata di Alzheimer. Così il ragazzo torna da lui e gli chiede di essere coinvolto in altri colpi. Col tempo, dopo un giuramento, tra loro nasce un legame di amicizia.
Cattiva strada ha sicuramente delle interessanti intuizioni, a volte fin troppo sottolineate (l'orologio sfilato dal polso della nonna), ma non è sorretto da una scrittura agile. Quando il film ha il tempo di respirare, diventa più autentico e compie piccoli gesti di complicità quotidiana (lo smalto sulle dita della nonna, il flashback di un'amicizia). Restano le suggestioni di un debutto certamente ispirato ma con un passo ancora troppo incerto. Recensione ❯
Tre ventenni si incontrano al Ser.D: tra dipendenze, fragilità e nuove relazioni, ciascuno scopre un modo diverso di affrontare sé stesso e la vita. Espandi ▽
Le vite di tre ventenni si incrociano al Ser.D, il Servizio per le Dipendenze Patologiche. E poi c’è una serie di persone che i tre incontreranno (o rincontreranno) che a modo loro, con tutti i difetti e le imperfezioni, cambieranno loro la vita e il modo di vederla. È una commedia agrodolce sull’empatia e il disagio dello stare al mondo anche se sei giovane, Strike – Figli di un’era sbagliata. Un’opera prima a sei mani, firmata dai registi e interpreti dei tre protagonisti Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. Ai tre registi va riconosciuto il coraggio di sperimentarsi insieme dietro e davanti la macchina da presa con un’idea nuova, originale e per nulla banale, né retorica, che certo risente di tutti i difetti e le imperfezioni di un’opera prima, ma sa farsi apprezzare per la sua onestà, per l’assenza di pretese e per una spigliata freschezza narrativa che sarebbe bello poter vedere con maggiore frequenza sui nostri grandi schermi. Recensione ❯
Il delicato ritratto di un rapporto tra madre e figlio. Espandi ▽
Sasà è uno scugnizzo di tredici anni, della periferia di Napoli. Trascorre le giornate con i suoi due migliori amici, Cira e Nicolas. Amante dell’hip hop e dotato di un grande talento musicale, Sasà aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla madre Rusè una vita migliore. L’incontro con Yodi, noto rapper della old school partenopea, sembra dare slancio al suo sogno e lo porta a comporre il suo primo vero pezzo: un rap dedicato alla mamma. Tuttavia, lo scontro con la realtà cinica del mondo della musica e della strada, costringe Sasà ad abbandonare le proprie aspirazioni e a prendere una cattiva strada. Cinque anni dopo l’esordio di Nevia, un riuscito coming of age su un’adolescente a Ponticelli, Nunzia De Stefano torna alla regia seguendo da vicino il percorso di crescita del tredicenne Sasà sempre nella periferia napoletana. Come in Nevia, dove per la prima volta abbiamo conosciuto e apprezzato l’esordiente Virginia Apicella, anche qui a sorprendere è il protagonista, interpretato da Mattia Cozzolino che vedremo anche in Gomorra - Le origini, la serie prequel Cattleya per Sky di Gomorra - La serie. Su di lui, come su Nevia, si regge tutto il film. Recensione ❯
Ogni famiglia è infelice a modo suo, soprattutto quelle che si odiano perché costrette a vivere nella stessa palazzina di uno sperduto borgo calabrese, un piccolo agglomerato di abitazioni situate in cima a un colle che tutti chiamano il Cozzo. Espandi ▽
In una palazzina di uno sperduto borgo calabrese, due cognate si fanno da tempo la guerra. Da una parte c’è Luisa, circa 50 anni, che svolge spesso lavori precari. Ama i figli e la sua nipotina. Ma litiga spesso con la madre, il fratello e soprattutto la cognata Imma che è diventata il suo principale bersaglio quotidiano di una personale guerra contro il mondo. Sono affari di famiglia. Matarrese realizza una tragicommedia senza esclusione di colpi, ma anche amara dove le due cognate - che sono le sue due cugine Maria Luisa Magno e Imma Capalbo mentre la madre Carmela è una delle tre zie – danno vita a una rappresentazione dove il luogo della scena non è il palcoscenico ma una palazzina. Forse Il quieto vivere è la vera commedia all’italiana classica del regista e, anche se può essere involontario, casuale, probabilmente mai cercato, il riferimento immediato è Parenti serpenti di Mario Monicelli. La danza tra documentario e finzione può sembrare anche appositamente costruita così come la creazione simbolica del coro greco ma il film ha comunque il merito di non far avvertire il peso della sua impostazione. Recensione ❯
Una denuncia sulla condizione paradossale di coloro che si trovano ingabbiati tra le maglie giudiziarie di un Paese che volta le spalle a chi fugge per tutelare i propri diritti civili. Espandi ▽
Il 31 dicembre 2023 l'attrice, regista, giornalista e attivista curdo-iraniana Maysoon Majidi, nata nel 1996 nel Kurdistan iraniano, approda con un'imbarcazione di fortuna sulle coste calabresi, insieme ad altri 77 migranti. Appena sbarcata viene fermata e poi arrestata dalla polizia locale, che la identifica come un'aiutante e complice del capitano. Per l'accusa di concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, poi rivelatasi inconsistente, sconterà 310 giorni di reclusione, prima nel carcere di Castrovillari e poi nella Casa Circondariale Panzera di Reggio Calabria.
Nel febbraio del 2025 il processo di primo grado presso il Tribunale di Crotone si concluderà con l'assoluzione di Majidi, che era tornata in libertà il 22 ottobre del 2024. Vincenzo Caricari e Barbara Di Fabio l'hanno filmata in quell'intervallo, per documentare i mesi in attesa della sentenza, a Sant'Alessio in Aspromonte, provincia di Reggio Calabria, dove Majidi ha risieduto temporaneamente.
Il doc si colloca a metà tra inchiesta giornalistica dal basso e instant movie, con i mezzi del documentario indipendente low budget e il pregio innegabile di dare voce finalmente a un nome rimbalzato a lungo sui media e di fare chiarezza. Affida infatti a Maysoon Majidi la ricostruzione dei fatti, alternandola ad alcuni estratti del dibattimento in aula. Recensione ❯
Gioia, insegnante di francese solitaria, incontra Alessio, studente cinico. Nasce un legame proibito che la trasforma, ma lui ha altri piani. Espandi ▽
Gioia è un'insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l'amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c'è Alessio, un ragazzo, che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l'unica persona che lo abbia mai amato. Recensione ❯
Elisabetta, avvocata brillante ma tormentata, difende il prof. Valder accusato di violenza. Tra mobbing, rifiuti morali e l'incubo dell'ex Daniele, vive nel terrore. Espandi ▽
Elisabetta è un’abile avvocata che ha appena difeso in tribunale il professor Angelo Valder, accusato di aver violentato una donna: tuttavia, a sorpresa, in tribunale la donna ritira la sua accusa, definendo il rapporto avuto con Valder come consenziente. Ma Valder non è soddisfatto: vuole fare causa alla sua università, che l’ha reintegrato ma gli fa mobbing, e vuole che sia ancora Elisabetta ad assisterlo. L’avvocata, nonostante sia in difficoltà economiche, rifiuta l’incarico, giudicando Valder “equivoco”. Nel passato di Elisabetta c’è inoltre un’ombra che la tormenta anche nel presente: l’ex fidanzato Daniele, un prepotente che la tormentava con la sua gelosia, i suoi appostamenti e la “loro canzone”. La lezione è una sorta di thriller psicologico le cui implausibilità si moltiplicano con progressione geometrica. Al di là di un’esperta regia di genere e della bravura di Matilda De Angelis, che riesce a mantenere una dignità di attrice anche nel ruolo più implausibile, il film è prima di tutto una lezione in incoerenza drammaturgica. Recensione ❯
Una morbosa ballata della morte di notevole intensità emotiva e passionale. De Sica definisce l'identità del suo sguardo. Drammatico, Italia, Belgio2025. Durata 90 Minuti.
Ispirato al delitto Casati Stampa (1970), il film racconta una vicenda di passione e morte, tra amori clandestini, eccessi decadenti e sguardi voyeuristici. Espandi ▽
Inizio anni Sessanta. Il marchese Lelio vive con la moglie in una lussuosa villa su un’isola di sua proprietà. È spesso frequentata da gruppi di amici e vengono organizzati dei party. In uno di questi conosce Elena. Tra loro scatta subito il colpo di fulmine. La passione è travolgente. Si sposano e all’inizio sono felicissimi. Poi di colpo tutto finisce. Il gioco si trasforma in ossessione. Ci sono già tutti gli elementi per fare di Gli occhi degli altri un torbido melodramma che s’incrocia con le forme di un thriller che richiama l’anima elegante e decadente del cinema di François Ozon. Filippo Timi sembra essere uscito da un romanzo dell’Ottocento con il fisico di Laurence Olivier. Jasmine Trinca a sua volta buca lo schermo in ogni sguardo, movimento, gesto. Non è solo un film di notevole intensità emotiva e passionale. Rappresenta piuttosto il passo più convinto che definisce l’identità dello sguardo di De Sica. In parte è l’opera della maturità, in parte è l’improvviso slancio sul futuro di un cineasta che (ancora) crede in modo convinto alla bellezza e all’ipnosi del cinema. Recensione ❯
Un film nel film. La fotografia di moltissimi giovani raccontata con una tenerezza che squaglia perché la sappiamo vera. Commedia, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Restare, ricominciare o trasformare questo frammento di vita in racconto. Espandi ▽
Alberto Palmiero ha 27 anni, ha frequentato la scuola di regia e realizzato alcuni cortometraggi. Ora vorrebbe cimentarsi con il primo lungometraggio. Il produttore indipendente Gianluca Arcopinto lo avvicina e gli allunga il suo biglietto da visita, dichiarandosi interessato al suo progetto. Tornato a Roma, Alberto gli invia il soggetto ma non ottiene risposta, e dopo sette mesi di inutile attesa decide di tornare al suo paese in provincia di Caserta. Tienimi presente è la fotografia della realtà per i moltissimi giovani che in Italia, e soprattutto in provincia e nel Sud, non hanno alcuna opportunità lavorativa e finiscono per sentirsi “stranieri ovunque”. Il film, scritto, diretto e interpretato dallo stesso Palmiero, è una sorta di documentario della sua situazione personale, e sembra erede del primo Nanni Moretti, con una punta dell’ironia malinconia autobiografica alla Gianni Di Gregorio. L’asso nella manica del neoregista è la tenerezza con cui racconta e interpreta la sua vicenda, purtroppo comune a tanti suoi coetanei: una tenerezza che squaglia perché la sappiamo vera, e socialmente ingiusta. Recensione ❯
Un film sul rapporto padre-figli che mescola adrenalina e dramma e deve molto allo spessore attoriale di Claudio Santamaria. Drammatico, Sportivo - Spagna, Italia2025. Durata 126 Minuti.
Il rapporto umano tra un padre e suo figlio - un manager e il suo pilota - e tutto ciò che ruota intorno a loro. Espandi ▽
Edu è un giovane pilota motociclistico particolarmente aggressivo di cui nessuna squadra si fida. Eli, team leader dell' Aspar Team in Moto2, gli offre un'opportunità a condizione che sia suo padre, Antonio Belardi, ad allenarlo. Edu non vede il padre da molti anni, un ex pilota che si è ritirato dalle piste dopo aver causato la morte di un altro pilota durante una gara. Sebbene Edu odi il padre per averlo abbandonato, sa che solo con lui potrà aiutarlo a realizzare il suo sogno.
Edu decide quindi di sottoporsi alla rigida disciplina che Antonio gli impone, che prevede tra l'altro di mettere da parte l'amore... Fino a quando non incontra Luna, una giovane artista che ha appena aperto uno studio di tatuaggi proprio sotto casa sua. Recensione ❯
Tekla Taidelli torna a occuparsi, senza moralismi ma con una straordinaria empatia, dei suoi personaggi perduti. Drammatico, Italia, Portogallo2025. Durata 90 Minuti.
Leo, intrappolato in lavori precari e dipendenze, incontra Jo-Jo, enigmatica e ferita. Insieme partono verso il Portogallo alla ricerca di libertà e senso. Espandi ▽
Leo ha 20 anni e una vita in bianco e nero. Le sue giornate iniziano sempre alle 6:06, tra lavori miserabili e una corsa senza fine per procurarsi la dose successiva. Ogni tentativo di cambiare, scappare, lo riporta sempre allo stesso punto: l'inizio. Finché non incontra Jo-Jo: coetanea enigmatica, parla solo francese e guida un caravan come se fosse in fuga da qualcosa. Anche lei porta un dolore profondo. Jo-Jo non è una salvezza facile ma è il caos di cui Leo ha bisogno. Lei ha i suoi demoni. In qualche modo sa vedere attraverso le crepe di Leo. Insieme partono verso il Portogallo, tra paesaggi onirici e polverosi, dove le loro anime si incontrano e parlano finalmente la stessa lingua. Recensione ❯
Un ritratto del grande discesista Kristian Ghedina e uno sguardo complessivo sullo sci, il suo passato e il suo futuro. Documentario, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Un tributo all'Italia, al suo sport, alla sua montagna e anche alla sua arte. Espandi ▽
Il racconto ripercorre sia la vita del personaggio (facendo emergere anche un Kristian inedito e sconosciuto ai più) che la storia dello sci italiano, intrecciandosi con i momenti più iconici delle Olimpiadi e Paralimpiadi, dalla storica edizione di Cortina 1956 fino allo sguardo proiettato sul futuro, con un focus sulle nuove sedi di gara di Milano Cortina 2026 che vengono qui mostrate da una prospettiva unica e inedita. Spazio anche all'evoluzione dell'equipaggiamento di questo sport così entusiasmante e alla metodologia di preparazione atletica, senza dimenticare il fondamentale aspetto della sicurezza sui campi da sci. Recensione ❯
Un film solido - classico ma contemporaneo - che parla dell'ingiustizia della condizione femminile. E dove la musica può fare tutto. Drammatico, Storico - Italia, Francia2025. Durata 110 Minuti.
Il film liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Espandi ▽
Venezia, 1716. Cecilia è un'orfana che la madre ha affidato all'Ospedale della Pietà, e come le altre ospiti dell'istituto ha imparato a leggere, scrivere e soprattutto suonare uno strumento musicale, nel suo caso il violino. Le musiciste più dotate dell'orfanotrofio si esibiscono in pubblico dietro ad una grata. Le ragazze vengono affidate alla guida di un prete di grande talento ma fallimentare come impresario musicale. Si tratta di Antonio Vivaldi che intuirà in Cecilia un talento simile al proprio, e un'analoga passione per la musica.
Michieletto conosce bene la musica e ne capisce il potere, e capisce anche il potere dello spettacolo, dunque crea un film colto ma accessibile al pubblico, classico ma contemporaneo, con l'aiuto di una sceneggiatura solida che punta a raccontare l'ingiustizia della condizione femminile.
Il secondo asso nella manica di Primavera è la sontuosa fotografia di Daria D'Antonio, che illumina in modo fortemente pittorico composizioni sceniche che sono quadri viventi. Terzo asso è l'interpretazione appassionata ma rigorosa di Tecla Insolia, che si conferma la migliore attrice italiana della sua generazione. Recensione ❯
Un film dichiaratamente da grande pubblico, divertente e attento alle nuove (iper)sensibilità maschili e femminili. Commedia, Italia2025. Durata 97 Minuti.
La nostra mente è un posto molto affollato, siamo tutti pluriabitati con tante diverse personalità che devono convivere tra di loro. Razionali, romantiche, istintive, a volte folli. Ma chi comanda veramente? Espandi ▽
Piero, insegnante di Storia e Filosofia recentemente divorziato e con una figlia piccola, intenzionato a rimettersi in gioco con le donne ma ancora scottato dalle delusioni del passato. Lara, la giovane donna single reduce dalla relazione infelice con un uomo sposato che vorrebbe un partner affidabile che l'aspetti sotto casa, e invece tende a cadere nella trappola di amori senza futuro. Lara e Piero si incontrano per il loro primo appuntamento, si piacciono ma non osano confessarlo. Riusciranno a zittire quel chiacchiericcio incessante e a trovare la strada verso una relazione finalmente appagante?
FolleMente inventa uno scenario in cui, da spettatori, assistiamo sia all'incontro fra Piero e Lara che alla battaglia che si svolge nelle loro menti, dato che le varie personalità battibeccano senza sosta, ognuna intenta a portare il discorso (e le decisioni che ne conseguono) dalla propria parte.
Alcuni dettagli sono cinematograficamente ben riusciti (anche se reminiscenti di Inside Out), come la ricerca affannosa delle parole che ci vengono a mancare al momento giusto attraverso i cassetti della nostra memoria. L'energia cinetica fra gli attori funziona, così come funziona il copione scritto a cinque mani. Recensione ❯
"Un giorno i tuoi genitori non ci saranno più e sarai pieno di rimorsi" è la frase che convince Angelo a prendersi cura dei suoi vecchi genitori ora che non sono più autosufficienti. Espandi ▽
Angelo Duro fa l'autista di notte raccattando gli adolescenti ubriachi fuori dalle discoteche. La sorella, che non sentiva da anni, una mattina lo chiama per responsabilizzarlo sulla gestione dei genitori anziani di cui lei si è sempre e sola preoccupata. È estate, ha una vacanza programmata e gli implora di darle il cambio. Prima riluttante, Angelo Duro accetterà l'incarico nell'ottica di vendicarsi con loro di tutto quello che gli hanno vietato o costretto di fare da piccolo.
Gennaro Nunziante, il regista dei primi film con Checco Zalone e con Pio e Amedeo, costruisce una cornice da commedia irriverente e paradossale sul personaggio comico, popolare in tv e al teatro, di Angelo Duro. Recensione ❯