Liberamente ispirato al romanzo "L'età ridicola" di Margherita Giacobino, un film che parla di diritti della persona e di autonomia decisionale. Dal 9 aprile al cinema.
di Paola Casella
Karina è una pianista ottantenne omosessuale che, dopo tanti concerti di successo e un’esistenza all’insegna dell’autodeterminazione, si prepara ad affrontare l’ultimo viaggio. Elena, coetanea, è la pittrice di cui Karina è sempre stata innamorata e che ha scelto la vita più “convenzionale” di moglie e madre. Ora che è vedova e suo figlio è adulto, Elena si gode l’amore con Karina e la spensieratezza del presente, ma ha ricevuto una diagnosi di demenza senile in fase avanzata, e presto non sarà più in grado di badare a se stessa. Il figlio la spedisce in una casa di riposo, mentre Karina vorrebbe tenerla con sé: Elena, tra l’altro, è l’unico legame che fa posticipare all’anziana signora la decisione di recarsi in Svizzera a porre fine alla sua vita presso una struttura specializzata in eutanasia. La giovane immigrata georgiana Sùliko, che lavora in casa di Karina e cerca di tenere lontano il connazionale che vorrebbe sposarla, creerà però con Karina un’intesa che potrebbe cambiare le vite di entrambe.
Emanuela Piovano prosegue il suo percorso autoriale verso il racconto di un'umanità che il cinema spesso ignora, un percorso fatto di impegno anche politico e di scelte mai ovvie: la trama di Finale allegro è piena di sorprese e di piccoli colpi di scena, persino di esperimenti di grammatica filmica. Finale allegro parla di diritti della persona, di autonomia decisionale, di capacità di andare oltre gli stereotipi e le aspettative degli altri. E di come la vita riesca a tirarti dentro fino all’ultimo, se glielo permetti.