| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 95 minuti |
| Al cinema | 72 sale cinematografiche |
| Regia di | Davide Angiuli |
| Attori | Malich Cissé, Giulio Beranek, Lucia Zotti, Ema Andrea, Romina De Giglio Pierpaolo Vitale, Dino Loiacono, Anita Lorusso. |
| Uscita | giovedì 26 marzo 2026 |
| Distribuzione | Notorious Pictures |
| MYmonetro | 2,71 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 marzo 2026
Un coming of age sul delicato percorso di crescita di Donato, un ragazzo quasi diciottenne. Cattiva strada è 46° in classifica al Box Office. giovedì 26 marzo ha incassato € 1.034,00 e registrato 166 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Bari. Donato lavora in un garage ma la sua vita cambia quando una sera il suo destino s'incrocia con quello di Agust, un criminale di origini albanesi che vive secondo l'antico codice d'onore del Kanun che lo costringe a fare da palo in macchina mentre lui sta compiendo una rapina e gli sequestra la carta d'identità per non farlo scappare. Per ricompensarlo, dopo gli regala una catenina che è parte della refurtiva. Ma Donato perde il lavoro per colpa di Agust e ora ha bisogno di soldi anche per pagare le costose cure della nonna malata di Alzheimer. Così il ragazzo torna da lui e gli chiede di essere coinvolto in altri colpi.
Col tempo, dopo un giuramento, tra loro nasce un legame di amicizia e Donato viene accolto e benvoluto sia dalla madre di Agust sia dalla sorella minore Erina; con loro è come se si sentisse a casa. Intanto però la malattia della nonna peggiora e i rischi per Agust aumentano ogni giorno. Così si trova davanti a un bivio: abbandonare l'attività criminale o portarla avanti fino in fondo per continuare a far parte di quella famiglia?
C'è già un'immagine riconoscibile in Cattiva strada, opera prima di Davide Angiuli dove l'inizio e la fine sembrano idealmente coincidere e mostrano Donato in trappola, chiuso in una situazione da cui non riesce a scappare.
Questa immagine diventa metafora di questo aspro 'romanzo criminale', attento alla geografia dei luoghi (tra il quartiere San Paolo e lo sfondo dello stadio San Nicola a Bari) e che mostra il sofferto percorso di crescita di Donato. Da una parte c'è quello che gli resta della sua famiglia, una nonna che ogni giorno fa sempre più fatica a riconoscerlo e con cui ha un legame particolare. Dall'altro una nuova famiglia ideale che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. Il protagonista, interpretato da Malich Cissé (già visto in Siccità di Paolo Virzì), vive in una continua situazione di apnea, sommerso da un'oscurità dal taglio noir segnata dalla fotografia di Emilio M. Costa e dai piani ravvicinatissimi sul suo volto e quello di Agust, dove Giulio Beranek sembra portare sullo schermo la versione più adulta del suo personaggio di Tiziano in Marpiccolo di Alessandro Di Robilant e alterna momenti di complicità ad altri di rabbia.
Cattiva strada ha sicuramente delle interessanti intuizioni, a volte fin troppo sottolineate (l'orologio sfilato dal polso della nonna), ma non è sorretto da una scrittura agile ma, al contrario spesso faticosa e da uno stile nervoso - come un pezzo techno - che però finisce per disperdere la tensione sia nelle rapine, sia nella scena del tamponamento, esempio di come il film non si prende il tempo giusto per costruire il climax adatto.
Nella stessa visione claustrofobica, dove Donato è spesso in auto come Tom Hardy in Locke, si avverte spesso il sospetto di un'elaborata costruzione concettuale cinefila/simbolica, così come nelle immagini riflesse dei vetri o specchietti retrovisori. Quando Cattiva strada ha il tempo di respirare, diventa più autentico e compie piccoli gesti di complicità quotidiana (lo smalto sulle dita della nonna, il flashback di un'amicizia). Ma lo stile finisce anche per intralciare la narrazione e a rimanerne più sacrificati sono i personaggi secondari (coma la madre e la sorella di Agust) e il sottobosco criminale. Restano le suggestioni di un debutto certamente ispirato ma con un passo ancora troppo incerto.
La cattiva strada non sempre si sceglie, alle volte la si imbocca quasi all’improvviso, dopo un evento fortuito che la mette lì a disposizione, a un solo passo di distanza dalla retta via percorsa da una vita. Può bastare un attimo per perdersi in un cammino oscuro, all’apparenza l’unico veramente disponibile, ma, a ben guardare, privo di una reale via d’uscita.
Questa la storia raccontata in Cattiva strada, esordio al lungometraggio del regista pugliese Davide Angiuli al cinema da giovedì 26 marzo, che per la sua opera prima sceglie la sua città natale, Bari, come teatro di una storia dura, ambientata in un luogo che al contempo accoglie e respinge.
Protagonista di questo drammatico coming of age è Donato, un giovane diciottenne di cui conosciamo solo poche informazioni. Interpretato da Malich Cissè (Paradox Effect, L’arca), Donato lavora in un garage/parcheggio dove esegue gli ordini di un capo burbero e ha una nonna affetta da demenza senile, con cui vive e di cui guida l’auto. La sua vicenda si intreccerà a quella di un malvivente della zona di origini albanesi, August, affascinante e allo stesso tempo spietato, interpretato dal camaleontico attore tarantino Giulio Beranek (Muori di lei, Gerri, Vivi e lascia vivere).
Si inizia con il ritmo incessante e martellante della musica techno: come in Sirat, solo che qui non siamo tra le imponenti impalcature acustiche dei rave in mezzo al deserto del Marocco, bensì in un parcheggio sotterraneo di Bari. Anche in Cattiva strada, comunque, si passa gran parte del tempo in macchina e si assiste a una discesa lenta e inesorabile all'inferno, fatta non di campi minati e strapiombi [...] Vai alla recensione »