| Anno | 2026 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | USA |
| Durata | 156 minuti |
| Al cinema | 452 sale cinematografiche |
| Regia di | Phil Lord, Christopher Miller |
| Attori | Ryan Gosling, Milana Vayntrub, Sandra Hüller, Ken Leung, James Ortiz Lionel Boyce, Robert Smith (III), Bastian Antonio Fuentes, Priya Kansara, Alice Brittain, Aaron Neil, Orion Lee. |
| Uscita | giovedì 19 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| MYmonetro | 3,36 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 16 marzo 2026
Il film è basato sul romanzo "Project Hail Mary" di Andy Weir, autore di "The Martian". L'Ultima Missione - Project Hail Mary è 1° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 83.584,00 e registrato 227.702 presenze.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Risvegliatosi dopo un lungo coma farmacologico su una astronave, superato lo shock, un uomo inizia a ricordare chi è e come è finito lì. Si chiama Ryland Grace ed è un insegnante di scienze in una scuola media, ma in passato era un ricercatore universitario di biologia, con teorie controcorrente che l'hanno ostracizzato, tanto da portarlo a lasciare l'accademia. Ora il Sole sta rapidamente perdendo energia, a causa di microscopici alieni detti astrofagi, e le sue teorie su forme di vita alternative ottengono l'attenzione di Eva Stratt.
A capo di una unità di crisi internazionale, che cerca di scongiurare una prossima glaciazione, Eva recluta Ryland e gli dà l'occasione di studiare gli astrofagi. Quindi gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione diretta verso l'unica stella vicina che gli alieni, misteriosamente, non stanno prosciugando. Ryland sarà il solo sopravvissuto dell'equipaggio, ma arrivato a destinazione troverà un "collega": un extraterrestre giunto in cerca della soluzione al medesimo problema.
L'ultima missione: Project Hail Mary è tratto dal terzo romanzo dello scrittore di "The Martian", Andy Weir, e propone nuovamente una fantascienza con l'accento sulla scienza, questa volta però in chiave più favolistica.
Il film segna il ritorno alla regia cinematografica di Phil Lord e Christopher Miller, ormai dodici anni dopo The LEGO Movie e 22 Jump Street del 2014. Nel mentre la coppia di autori ha vinto l'Oscar, in veste di produttori del miglior film d'animazione del 2022: Spider-Man - Un nuovo universo. E non sono mancate poi regie televisive, soprattutto per Christopher Miller, che ha firmato ben 10 episodi della sua serie per Apple Tv The Afterparty. Alla sceneggiatura c'è Drew Goddard, anche lui negli ultimi tempi dedito soprattutto alla Tv dopo l'insuccesso del pur buono 7 sconosciuti a El Royale. Il suo nome è di rilievo perché aveva ottenuto una nomination all'Oscar proprio con l'adattamento per il grande schermo di The Martian. Tra i produttori figura anche il protagonista Ryan Gosling, a cui Weir aveva proposto direttamente il suo romanzo ancora prima della pubblicazione, convinto che fosse la persona perfetta per dare vita a questo progetto.
Gosling è in effetti al centro di ogni scena e può sfoggiare sia il suo charme da star hollywoodiana, sia la sua passione per la commedia fisica, il film infatti non manca di momenti slapstick, in particolare nelle scene a gravità zero, diverse dal consueto algido fluttuare di tante altre opere sci-fi. A dare una particolare concretezza a queste scene contribuisce che tutti gli ambienti dell'astronave siano stati ricostruiti in studio: il film infatti non si è avvalso di riprese su Green Screen e, per le scene più spaziali con Gosling, ha usato un teatro di posa con grande schermo LCD e illuminazione dinamica sull'attore, non quindi affidata alla sola postproduzione. L'alieno "Rocky" è a sua volta una creatura analogica, un animatronic animato da marionettisti e solo ritoccato in CGI, un partner quindi concreto per l'interpretazione del protagonista. Del resto la dinamica tra il suo personaggio e il roccioso alieno è al centro della seconda parte del film, che diventa così un'opera sulla collaborazione e la speranza.
Questa è una delle principali differenze con The Martian: il protagonista è meno solitario, inoltre non tiene un diario per spiegare come sta lavorando, né il film fa uso della voce over narrante a cui si affida largamente il romanzo. La scienza è messa in scena tramite gli esperimenti o discussa in dialoghi con l'AI della nave, con Eva Stratt e soprattutto con Rocky, che a sua volta è dotato di una mente geniale. La creatura, senza faccia e quindi senza occhioni, evita la carineria più banale, inoltre vanta un design davvero affascinante per le particolarissime "tute" di cui fa uso. Può infatti condividere lo stesso spazio del protagonista solo con una protezione pressurizzata, come del resto dovrebbe fare Grace con tuta da astronauta se si trovasse nell'ambiente nativo dell'alieno.
Nonostante la sintesi di aver eliminato una voce narrante o una qualche forma diaristica, L'ultima missione ha però una durata dilatata che gli gioca a sfavore. Anche perché quanto più il racconto procede, tanto più diventa fantastico con l'introduzione dell'alieno, perdendo così di drammaticità e scivolando verso un finale più scontato. Purtroppo ormai a Hollywood la lunga durata è sempre più una strategia per invogliare il pubblico al cinema, anziché allontanarlo come si temeva una volta, quasi i film sotto le due ore fossero considerati spettacoli da piattaforma e non da grande schermo.
In ultima analisi però L'ultima missione lascia un retrogusto da spettacolo per famiglie più che da epica, dunque due ore e mezza, nonostante la verve di Gosling, della sceneggiatura e della regia, finiscono per risultare eccessive e controproducenti.
La sospensione dell'incredulità (o suspension of disbelief) è il patto narrativo per cui spettatori o lettori accettano volontariamente di credere al fantastico o all'improbabile di una storia, sospendendo il giudizio razionale per godersi l'opera. E in questo film questo patto è completamente stipulato. Perchè, a differenza di altri film più o [...] Vai alla recensione »
Non è la prima volta che Ryan Gosling si cala nei panni di un astronauta, dato che era già stato Neil Armstrong nel film First Man (guarda la video recensione), ma in L’ultima missione: Project Hail Mary interpreta un “cosmonauta per sbaglio”, ovvero uno scienziato che viene mandato nello Spazio contro ogni sua previsione, chiedendosi come sia finito dentro quella navicella fluttuante nel vuoto stellato: “Non ci credevo nemmeno io, a me stesso come scienziato aerospaziale, mi ha aiutato mia figlia che, vedendomi con gli occhiali di scena, ha detto: ‘Papà, così sembri più intelligente’”. Gosling torna sui grandi schermi tre anni dopo Barbie (e la candidatura all’Oscar come Miglior attore non protagonista nel ruolo di Ken) e due dopo The Fall Guy, e qualcosa di quelle caratterizzazioni scanzonate torna anche nel personaggio di Ryland Grace, al centro del romanzo “Project Hail Mary” di Andy Weir, già autore di “L’uomo di Marte”, adattato per il grande schermo come The Martian (guarda la video recensione).
Anche in L’ultima missione: Project Hail Mary un uomo si ritrova da solo nello Spazio, ma Ryland Grace incontrerà inaspettatamente un amico e un sodale nella missione di salvare il proprio pianeta. Ryan Gosling appare in ogni scena del film, sballottato dalla gravità e dalla sua assenza, pronto a ballare, gesticolare, costruire e inventare in un one-man-show che mette in mostra i suoi talenti di interprete. “Il copione mi è arrivato durante il periodo in cui tutte le produzioni erano ferme e c'era un gran bisogno di guardare al futuro con ottimismo”, dice l’attore nell’incontro con la stampa internazionale. “Era una storia con un approccio molto radicale nell’insegnare a cavarsela da soli e a non abbattersi davanti alle difficoltà, ma darsi da fare per trovare un modo di superarle”.
Gosling è anche coproduttore del film, e ha voluto con sé “i migliori su piazza”, a cominciare dalla sua partner femminile, la tedesca Sandra Huller, oggi fresca vincitrice del premio della Berlinale come Miglior interpretazione protagonista nel film Rose. “Sandra può fare tutto, compreso cantare come un angelo: c’è una scena di karaoke in cui interpreta un brano di Harry Styles mostrando questo suo talento nascosto, che io stesso ho scoperto ascoltandola per caso, nel corridoio fra un camerino all’altro. Quella canzone si è rivelata il cuore e l’anima del nostro film, ne ha rappresentato perfettamente lo spirito e l’energia. Che poi sono le caratteristiche che Sandra regala ad ogni scena”.
Tra le varie ricette di Hollywood, c'è una specialità fuori menu che ciclicamente fa capolino: la storia dell'uomo solo chiamato a sopravvivere lontano dalla civiltà. Basti ripensare all'iconico Tom Hanks diretto da Robert Zemeckis in «Cast away». Modello e dinamica (mutatis mutandis) riproposti oggi da un più aitante e meno espressivo Ryan Gosling - anche produttore - nei panni d'un insegnante di [...] Vai alla recensione »