| Anno | 2025 |
| Genere | Avventura, Drammatico, Fantascienza, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Louis Nero |
| Attori | F. Murray Abraham, Harvey Keitel, Franco Nero, Angela Molina, Isabelle Allen Iazua Larios, Michael Ronda, Bruno Bilotta, Hal Yamanouchi, Diana Dell'Erba, Alioune Badiane, Vittorio Boscolo, Nunzio Caponio, Paola Sini, Ignazio Chessa, Francesco David Clemente, Simeone Latini, Sebastiano Farci. |
| Uscita | giovedì 19 giugno 2025 |
| Distribuzione | L'Altrofilm, PFA Films |
| MYmonetro | 2,59 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 26 agosto 2025
Un film ambientato in un mondo post-apocalittico dove una ragazza intraprende un percorso spirituale di vendetta e redenzione. In Italia al Box Office Milarepa ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 43,2 mila euro e 25,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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In un futuro prossimo dove la natura ha sopraffatto la tecnologia, un'isola sul Mediterraneo in bilico tra passato e futuro sta tornando poco alla volta alla vita, con nuovi insediamenti umani che ripopolano il territorio. Mila, una giovane ragazza, viene derubata dall'eredità del padre da parte degli zii paterni, ma nonostante la messa in atto di un piano di vendetta che distrugge il suo villaggio non ritrova la sua serenità e, con l'appoggio di un vecchio mago conosciuto da bambina, intraprenderà un percorso spirituale alla ricerca di sé stessa.
Un film ispirato alla vita del vero Milarepa, vissuto 500 anni prima di Cristo, che dopo una vita di malvagità iniziò un percorso spirituale fino a diventare il primo Buddha tibetano.
Il cinema di Louis Nero è una specie di oggetto non identificabile, o forse, paradossalmente, fin dal nome della sua casa di produzione, "L'altro film", fin troppo facile da identificare nella sua dichiarata alterità o invisibilità. Un cinema ambizioso, dai temi alti, con grandi interpreti oggi invecchiati e usciti dai giri che contano (Harvey Keitel, F. Murray Abraham, Ángela Molina, lo stesso Franco Nero, padre del regista) inseriti a suon di trucchi prostetici in un contesto produttivo e creativo che prova a replicare un'idea di cinema al tempo commerciale e d'autore, stracarica di citazioni, riferimenti, immaginari presi a prestito, presunte meraviglie visive e una pesantezza di tono che talvolta può diventare pregnanza di significato.
Qualcosa di simile lo si vede nei film del regista polacco Lech Majewski e lo si è visto qualche anno fa in The Book of Vision di Carlo Hinterman, anche in questo con meno finezza e meno talento, ma identifica volontà di fondere genere storico e fantasy, materia e spirito, realismo crudo e pensiero magico.
In Milarepa (in cui l'ombra del celebre mistico buddista si proietta sul personaggio di Mila e sul suo destino di colpa e redenzione), Nero costruisce un mondo alla deriva (o sul punto di rinascere...), un retro-futuro dove l'umanità è regredita (o magari progredita...) a uno stadio pre (o post...) tecnologico (deserti, montagne, valli incontaminate fanno da sfondo a una vicenda di salvezza e avarizia, spietatezza e speranza) e la terra è popolata di viandanti, maghi, santoni, vecchi saggi e giovani dallo spirito puro: tutto l'inventario, insomma, del fantasy distopico, ravvivato però - ed è questa l'idea migliore del film - dall'idea, per una volta, non della fine, ma di un nuovo possibile inizio.
Se il materiale narrativo è gonfio di rimandi e forme previste, lo stile fa altrettanto, tra primi piani insistiti, dialoghi altisonanti, scenografie zeppe di cianfrusaglie, droni onnipresenti, accompagnamento musicale onnipresente, costumi che mescolano elementi arabeggianti e anticheggianti, fuoco, vento, terra, deserto, fulmini... Per non dire dell'apparato spirituale, che fonde misticismo e spiritualismo buddista secondo un'idea di sincretismo che ormai da tempo mette in guardia sulla decadenza della civiltà occidentale e sulla possibilità di palingenesi attraverso un ritorno al magico.
Il problema, in ogni caso, non è tanto, o solo, la confusione dell'idea di cinema di Louis Nero, o la scelta semplicistica di mettere in scena una favola sul bene e sul male attraverso il percorso di crescita fisica e interiore di una giovane donna. Il problema è proprio l'impossibilità che tutto questo armamentario si faccia cinema, e cioè immaginario autonomo, consapevole, credibile, a partire dal fatto che in quasi due ore di film non c'è un picco drammatico, l'azione scolora in dialoghi verbosi, la ricostruzione fantasiosa di un mondo passato (costruito tra la Sardegna e il Lazio) non si fa mai spazio e tempo cinematografici e, ancora, la dimensione fantastica suona purtroppo posticcia, più declamata che realizzata.
La passione - che non manca, perché per fare un cinema così altisonante bisogna essere coraggiosi e amare il cinema, questo è giusto riconoscerlo - a volte non basta per essere cineasti.
Esce al cinema, distribuito da L'Altrofilm dal 19 giugno, Milarepa (2025), la nuova opera di Louis Nero che prosegue la sua personale ricerca di un cinema filosofico e visionario. Come dichiarato dallo stesso regista italiano - Golem (2000), Hans (2005), La rabbia (2007), Rasputin (2011) - il suo ultimo lavoro è una rivisitazione del genere fantascientifico in cui "dopo il fallimento della tecnologia, l'essere umano torna ad essere al centro della storia, opponendosi simbolicamente all'effimero delle cose materiali".
Il titolo è ispirato al celebre maestro del buddhismo tibetano Jetsun Milarepa - a cui già Liliana Cavani dedicò nel 1974 un film omonimo - vissuto tra l'XI e il XII secolo, e noto per il suo percorso radicale di trasformazione interiore.
Vessato sin dall'infanzia dagli avidi zii, il giovane Mila apprende in seguito l'arte della magia nera per potersi vendicare, fino poi a decidere di purificarsi e intraprendere un cammino di ascesi, meditazione e illuminazione, diventando così Mila-repa.
La stessa parabola viene sostanzialmente compiuta dalla protagonista del film Mila, che qui è una ragazza derubata dell'eredità paterna dagli zii, in un'isola del Mediterraneo senza tempo, sospesa tra passato e futuro. Decisa a vendicare il padre ucciso dai familiari, Mila viene spinta dalla madre a viaggiare lontano per imparare le arti magiche necessarie al suo scopo. Quando la vendetta sarà compiuta dopo lunghe peripezie, Mila si sentirà però in colpa e vorrà recarsi dal guru Marpa per espiare le proprie azioni e ritrovare la serenità perduta da tempo.
Come ormai da consuetudine nel suo cinema pur fortemente sperimentale, Louis Nero si avvale di un cast impreziosito da volti internazionali e mostri sacri, da Harvey Keitel a F. Murray Abraham, da Ángela Molina a Franco Nero, e ognuno di loro accompagna la protagonista Mila - interpretata dalla giovane Isabelle Allen, che aveva esordito in Les Misérables (2012) nel ruolo di Cosette bambina - incarnandone un frammento di coscienza di volta in volta.
Più che raccontare, il film di Nero evoca, nel tentativo di restituire al cinema una funzione rituale, sacra. Nelle sue sequenze suggestive e dal potente impatto estetico (girate interamente in Sardegna), Milarepa si pone come sfida ambiziosa quella di inseguire e realizzare un cinema per immagini che sia in grado di interrogare e scuotere lo spettatore.
Film che riprende la storia di un importante personaggio della tradizione tibetana.Originale la scelta di renderlo donna e importante la tematica di redenzione di cui tanto ha bisogno la societ? attuale.Direi un film di nicchia che non possono comprendere tutti
Questa riflessione sul film su un futuro non troppo lontano in cui l’umanità è tornata a fare sintesi sul bene e sul male, riappropriandosi di culti e credenze, può assumere la struttura narrativa di una fiaba. Quindi…
C’era una volta Jetsun Milarepa, la storia della cui vita è importante per la cultura tibetana ed è stata raccontata nell’opera di Tsangnyön Heruka vissuto tra il XV e il XVI secolo. Viene tuttora tramandata per via orale e di lui si conserva come reliquia il cappotto fatto di pelle d’orso.
La sua biografia ci dice che, nato da famiglia agiata, alla morte del padre venne spogliato di tutto dagli zii. La madre gli chiese allora di studiare la magia nera per procurarsi la vendetta. Riuscito nell’intento sentì però poi il bisogno di purificarsi e alla scuola del maestro buddhista Marpa, dopo essere stato sottoposto ad estenuanti prove che ne purificassero l’anima, arrivò all’illuminazione.
La sua biografia ripercorre di fatto alcune delle tappe della vita del Buddha trasferendole nella cultura tibetana e descrivendo quindi Milarepa come un Buddha tibetano nato e cresciuto sul territorio senza avere alcun contatto con l’India.
C’era una volta (anno 1974) Liliana Cavani che diresse Milarepa avendo come interpreti Paolo Bonacelli e Marisa Fabbri mettendo in parallelo la vita del protagonista con quella di un giovane di oggi alla ricerca di risposte alla propria esistenza oltre che sul rapporto tra l’uomo e la donna. Leo, studente appartenente a una famiglia di operai ha studiato la vita di Milarepa e, in seguito ad un incidente stradale in attesa dei soccorsi la racconta al suo professore che avrebbe dovuto partire per il Tibet. I personaggi del passato avranno i volti di chi si trova nel presente con un continuo raffronto tra i due piani temporali.
C’era una volta (2006) Neten Chokling che, nato in Bhutan, diresse Milarepa narrandone la vita da un punto di vista estremamente particolare. Perché Neten Chokling è stato riconosciuto come reincarnazione di Neten Chokling Pema Gyurme e dall’età di quattro anni è tato accolto in un monastero. La sua quindi è una lettura dall’interno della cultura non tibetana ma sicuramente buddhista con tutte le implicazioni e i rimandi che questa collocazione comporta.
"Milarepa non è solo un film. È una meditazione visiva, un rito di passaggio collettivo, un invito a fermarsi, ascoltare e ricordare che l'evoluzione più grande è quella che accade dentro di noi" (Louis Nero). Sintetica preistoria: il titolo ci porta subito con la mente, almeno per noi, all'omonimo, celebre film di Liliana Cavani del 1974 che attirò l'attenzione e l'entusiasmo di Pier Paolo Pasolini [...] Vai alla recensione »
Un film sulla vendetta. Non è Kill Bill, ma per certi versi Milarepa lo ricorda. La storia è quella di Mila, interpretata dalla giovane Isabelle Allen, che devastata dall'uccisione del padre e spinta dalla madre decide di vendicarsi, dopo essere stata privata dagli zii della sua eredità, imparando a padroneggiare il potere segreto della natura. Pentita per le malvagità commesse e rendendosi conto dell'orror [...] Vai alla recensione »
Louis Nero, da anni coraggioso esploratore di un cinema filosofico per nulla rassegnato al dimesso pauperismo del trend italico autoriale, riaffronta alla sua maniera la figura mistica di "Milarepa". Il venerabile monaco, mago e poeta buddhista tibetano nel suo film diventa femmina incarnandosi nella valorosa protagonista adolescente Mila (Allen) che, sotto l'oscura influenza materna, dovrebbe consacrarsi [...] Vai alla recensione »
Su un'isola del Mediterraneo, la pacifica esistenza della giovane Mila viene sconvolta dall'improvvisa morte dell'amato padre. Quando gli zii lasciano lei, la sorella e la madre nella miseria, la ragazza, spinta dal desiderio di vendetta, intraprendere un lungo viaggio per apprendere le arti magiche, ma quando raggiunge il proprio obiettivo, la sofferenza inflitta ai suoi parenti la spinge ad espiare [...] Vai alla recensione »
Un mondo post-apocalittico che assomiglia più ad un fantasy medievale. Una famiglia regnante che, alla morte del padre, viene spodestata in favore di alcuni zii tirannici. Mila, figlia dell'ex capo, impara l'uso delle arti magiche e si vendica brutalmente, salvo poi pentirsi della distruzione causata e cercare allora una strada per la redenzione. Per la prima metà Milarepa, il nuovo film di Louis Nero, [...] Vai alla recensione »
Nata da ricca famiglia contadina, Mila (Isabelle Allen) entra in un mantra abietto, impoverita dai parenti serpenti che le uccisero il padre. La madre la traveste da maschio e la spedisce da Yuguntun (Hal Yamanouchi) per annientare con la magia nera zio e zia (Ángela Molina). Nel trionfo della vendetta Mila però scopre le illusioni dell'Io e trova il maestro che la sottragga alla catena delle colpe [...] Vai alla recensione »