| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Eva Victor |
| Attori | Eva Victor, Naomi Ackie, Lucas Hedges, John Carroll Lynch, Louis Cancelmi Kelly McCormack, Alison Wachtler, Liz Bishop, Marc Carver. |
| Uscita | giovedì 15 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,75 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 5 gennaio 2026
Agnes, segnata da una violenza subita, finge che tutto vada bene finché una riunione di classe la costringe a confrontarsi col passato. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, Il film è stato premiato a National Board, 1 candidatura a Critics Choice Award, 4 candidature a Spirit Awards, 1 candidatura a Directors Guild, Al Box Office Usa Sorry, Baby ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 2,3 milioni di dollari e 86,5 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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"Mi è successo qualcosa di molto brutto", dice Agnes, studentessa post laurea e neodocente: quel qualcosa è una violenza sessuale che ha subìto e che cerca ad ogni costo di rimuovere, asserendo agi altri che "tutto va bene". Agnes vive ancora nella stessa casa del New England in cui è cresciuta, mentre l'amica ed ex coinquilina Lydie si è trasferita a New York, si è sposata e le annuncia di essere incinta. Per Lydie la vita è andata avanti, ma per Agnes si è in qualche modo congelata a quell'evento traumatico che ha superato solo a parole. Una riunione di classe è l'evento che farà riemergere il ricordo della violenza, di cui è stato colpevole un suo ex professore. E Agnes dovrà confrontarsi con il rimosso e con il modo in cui quell'evento ha influenzato il corso della sua vita.
Sorry, Baby è il film di esordio di Eva Victor, che ne ha scritto la sceneggiatura, dirige e interpreta il ruolo della protagonista.
Ed è un esordio folgorante che rivela un vero talento cinematografico e una voce femminile unica e potente, qui con il sostegno produttivo del regista Barry Jenkins. Narrato per brevi vignette e capitoli che non seguono un ordine sequenziale corretto, come non lo fa la memoria di un evento traumatico, Sorry, Baby affronta in modo originale il tema della sopravvivenza a una violenza alternando dramma e humour, con una leggerezza che non è mai svilente di quanto è accaduto e una capacità di andare a fondo nel dolore della protagonista, e di descrivere il danno che la violenza sessuale causa in chi sembra sopravviverle in modo "efficiente". L'equilibrio che Victor riesce miracolosamente (o meglio, grazie ad un attento lavoro di precisione in sceneggiatura e in regia) a mantenere fra i diversi toni è la marcia in più di questa storia.
Ad aiutare Agnes nel percorso di riparazione è una comunità di affetti che fa di Sorry, Baby anche la storia di un'amicizia femminile salvifica, quella con Lydie, che sa esserle vicina senza imporle strategie di rivalsa o di rimonta: una di quelle amicizie in cui la distanza, in termini di tempo e di spazio, viene istantaneamente annullata dalla confidenza reciproca e dall'intesa profonda. Agnes in qualche modo sa chiedere l'aiuto di cui ha bisogno, ad esempio al suo vicino di casa Gavin, con cui sta nascendo qualcosa di tenero, o il negoziante Pete che le offre conforto sottoforma dei panini che vende: il confronto è quello fra la mascolinità tossica e predatoria di cui Agnes è stata vittima e quella gentile e accogliente, discreta e animata da valori maschili ben più nobili, degli "uomini nuovi" di cui la giovane donna ha saputo circondarsi. C'è tanta tenerezza in questo film, che rifiuta la strada del rancore e della vendicatività (vedi Una donna promettente) senza per questo assolvere in alcun modo i colpevoli, né minimizzare la violenza sessuale, anzi, rivelandone l'impatto nocivo reiterato nel tempo. C'è anche grande attenzione alle dinamiche della violenza, quando perpetrata da un superiore di cui si vorrebbe la stima e l'apprezzamento, che sa creare per questo nella sua preda una vulnerabilità di cui approfittarsi alla prima occasione. Non è necessario mostrare l'evento traumatico per capirne le origini e l'impatto: e anche la scelta di mantenerlo "off camera" riconferma l'originalità della messa in scena di Eva Victor. Dietro le quinte c'è una squadra quasi tutta al femminile, a cominciare da Mia Cioffi Henry alla direzione della fotografia per concludere con Lia Ouyang Rusli ala composizione della colonna sonora. Ma sono soprattutto le interpretazioni di Eva Victor e Naomi Acke (Lydie), ricche di sfumature e decise a rappresentare la complessità umana dei loro personaggi, a fare la differenza. Sorry, Baby riesce ad essere contemporaneamente straziante e confortante, perché mostra la realtà cocente di ogni #metoo, ma anche la resilienza di un essere umano che riesce a superare il senso di dissociazione da sé che genera immancabilmente un evento del genere. E c'è anche un accenno polemico verso quelle sedicenti femministe che al momento buono ti lasciano sola e quel sistema che garantisce l'impunità a chi commette atti di violenza di ogni ordine e grado sulle donne.
Arriverà in sala giovedì 15 gennaio un film, Sorry, Baby, che è un caso raro, perché è realizzato quasi esclusivamente da artiste, a cominciare dalla regista, sceneggiatrice e attrice protagonista Eva Victor, per proseguire con la direttrice della fotografia Mia Cioffi Henry, la compositrice della colonna sonora Lia Ouyang Rusli, le montatrici Randi Atkins e Alex O’Finn, la scenografa Julia Garrison e la costumista Emily Costantino, la tecnica del suono Onalee Blank, la truccatrice Rashida Bolden e la parrucchiera Monique Peoples Graham.
La più importante figura maschile della squadra è il produttore, il regista afroamericano Barry Jenkins, che ha creduto fin da subito a questo progetto a forte presenza femminile.
“Volevo raccontare la storia di sopravvivenza di una donna che avviene anche grazie alla sua profonda amicizia con un’altra donna, e mi piaceva l’idea che a gestire questo racconto intimo e allo stesso tempo riconoscibile da molte passasse attraverso lo sguardo e le competenze artistiche femminili”, ha detto Eva Victor. “Nel film ci sono personaggi maschili, uno dei quali è estremamente positivo, e l’altro, pur essendo negativo, viene raccontato anche con una certa dose di pietas. Ma i motori della storia restano due amiche che trovano la via d’uscita da una situazione traumatica potenzialmente permanentemente invalidante, e riescono ridare un senso e una direzione alla vita della protagonista”.
Eva Victor, l’autrice di Sorry, Baby – uno dei film indie americani del 2025, presentato a inizio anno al Sundance e poi consacrato dal passaggio alla Quinzaine des cineastes di Cannes – è nata a Parigi, vive a Los Angeles e prima di esordire come regista, sceneggiatrice e interprete del suo film, è diventata famosa come autrice di video comici virali e collaboratrice della rivista «The New Yorker» e del sito di satira Reductress.
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Un profilo perfetto di artista contemporanea, espressione della cultura più progressista trasmessa dai social, della loro ironia e dei loro toni dissacranti.
In Sorry, Baby, Victor interpreta Agnes, una studentessa che ha subìto una molestia sessuale da parte del relatore di tesi (o forse qualcosa in più, ma l’evento drammatico del film rimane relegato nel fuoricampo e nelle ellissi degli andirivieni temporali della trama) ed è costretta a vivere con un peso invisibile che rende il suo sorriso più tirato.
La tesina dedicata al racconto breve che suo malgrado innesca lo shock, le letture di Gita al faro e La stanza di Giovanni a fare da mappa per orientarsi negli orizzonti privati, un programma di corso dedicato al romanzo del Novecento, la laconica riflessione con gli studenti su quanto possa essere ammaliante lo stile di un romanzo dalla trama "disgustosa" come Lolita.
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All'ultimo Sundance Film Festival 2025, il film scritto e diretto da Eva Victor ha conquistato il Waldo Salt Screenwriting Award nella sezione U.S. Dramatic, un premio assegnato al suo Sorry, Baby per la "straordinaria onestà" della sceneggiatura, ma i motivi per recuperarlo sono diversi, a partire dalla presenza di volti e nomi noti - come quelli di Naomi Ackie, Lucas Hedges, John Carroll Lynch, Louis [...] Vai alla recensione »