| Titolo originale | Eojjeolsuga Eobsda |
| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia nera, Drammatico, |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 139 minuti |
| Al cinema | 224 sale cinematografiche |
| Regia di | Park Chan-wook |
| Attori | Byung-Hun Lee, Ye-Jin Son, Hee-soon Park, Sung-min Lee, Yeom Hye-ran Seung-won Cha. |
| Uscita | giovedì 1 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,65 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 1 gennaio 2026
Un uomo perde il posto di lavoro. Troverà una soluzione estrema per risolvere la situazione. Il film ha ottenuto 3 candidature a Golden Globes, 2 candidature a Critics Choice Award, No Other Choice - Non c'è altra scelta è 6° in classifica al Box Office. domenica 11 gennaio ha incassato € 230.964,00 e registrato 261.338 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta: la famiglia che ha creato con la moglie Miri, i due figli e i cani, la casa della sua infanzia che ha faticato tanto ad acquistare e su cui ancora pende il mutuo, la serra dove si prende cura delle sue amate piante. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
Park Chan-wook torna al cinema dopo la serie Il simpatizzante e gira una commedia nerissima che guarda al Cacciatore di teste di Costa-Gavras (a produrre anche la moglie e la figlia del regista greco) e lo aggiorna a una società del lavoro in tragico mutamento.
No Other Choice parte dalla famiglia: l'idillio di un marito e una moglie coi rispettivi figli, una giornata insieme, la sensazione di avere tutto. Immediatamente dopo passa al dramma: il licenziamento dell'uomo dall'azienda di produzione della carta dopo l'acquisto degli americani, la disoccupazione, la ricerca di un nuovo posto, un impiego umiliante, colloqui ancora più avvilenti, la paura di perdere quel tutto presentato all'inizio. Poi arriva la svolta narrativa (non diremo come Man-su si costruisce da sé la possibilità di essere chiamato per un colloquio, ma come in Cacciatore di teste la cosa ha che fare con la riduzione della concorrenza...), che porta con sé anche la commedia, la deriva grottesca e a tratti pure il pulp, che del resto prende il nome dalla polpa del legno usata per produrre carta scadente.
La carta che invece produce Man-su è di prima qualità ed è frutto di anni di lavoro come operaio specializzato: proprio l'artigianalità del suo mestiere fa da contraltare all'apparente impotenza dei nuovi padroni di fronte all'inevitabilità delle loro scelte ("no other choice"...) e fornisce al personaggio l'esperienza necessaria a progettare un piano meticoloso.
Park Chan-wook, che come sempre lavora per eccesso e non è certo in cerca di sfumature, costruisce in questo modo una trama scandita e al tempo stesso caotica, fatta di sovrapposizioni e ripetizioni, sospetti e tradimenti, omicidi voluti e involontari, incomprensioni e colpi di fortuna. La sceneggiatura scritta con Lee Kyoung-mi, Jahye Lee e Don McKellar (coautore di Il simpatizzante) dà peso anche ai personaggi della moglie e dei figli di Min-su e a quelli delle potenziali vittime dell'uomo (che sono una sorta di doppio o di specchio del protagonista, con ulteriore effetto di sovrabbondanza narrativa), così come la regia fa di tutto per essere elaborata, evidente, ingombrante, con la macchina da presa che cambia posizione a seconda del momento del racconto, l'oscurità che si oppone alla luce ribaltando i valori tradizionali, il ritmo esagitato che alterna commedia e noir, critica sociologica (più incisiva di quella di Parasite...) e, nel finale, un'ironia acida sul destino del mondo.
Certo, come ogni altro film di Park Chan-wook anche No Other Choice è ipertrofico, iper-parlato e iper-costruito, e per questo rischia la saturazione, ma è innegabile che il regista usi il cinema come Man-su la carta: come un modo, cioè, per conoscere, raccontare, interpretare, anche cambiare il mondo.
E se è vero, come nel film sostengono i nuovi manager della carta, che oggi non serve più picchiettare i rotoli per verificarne la compattezza perché già ci pensa una macchina, lo è altrettanto che ogni forma di comunicazione necessiti di una rigenerazione o un aggiornamento. Nel film è la figlia minore di Man-su, talento precocissimo per il violoncello ma quasi incapace di parlare, a creare una nuova scrittura musicale fatta di forme e colori, mentre il modo creativo di suo padre per trovare lavoro è forse l'ultima voce umana in una società di macchine intelligenti che non hanno nemmeno bisogno della luce per lavorare.
Film con tanti protagonisti. Una protagonista è l’estinzione dell’umanità, intesa come sentimento che come specie. La perdita dell’unica fonte di profitto fa frantumare la finta, illusoria, facile idea di “avere tutto”, come crede il protagonista nelle prime scene. E’ un solo “avere” e non un “essere” (umano), un [...] Vai alla recensione »
L'anno non poteva iniziare con un regalo più gradito: un autentico capolavoro, un film stellare ad ogni livello. Una interpretazione con un coefficiente di difficoltà altissimo (registro realistico e quello iperbolico messi insieme) sostenuta alla perfezione dai protagonisti così come dagli attori con ruoli minori (ma quanto sono bravi, per dire, i due investigatori della polizia?). [...] Vai alla recensione »
L'anno non poteva iniziare con un regalo più gradito: un autentico capolavoro, un film stellare ad ogni livello. Una interpretazione con un coefficiente di difficoltà altissimo (registro realistico e quello iperbolico messi insieme) sostenuta alla perfezione dai protagonisti così come dagli attori con ruoli minori (ma quanto sono bravi, per dire, i due investigatori della polizia?). [...] Vai alla recensione »
Film con tanti protagonisti. Una protagonista è l’estinzione dell’umanità, intesa sia come sentimento che come specie. La perdita dell’unica fonte di profitto fa frantumare la finta, illusoria, facile idea di “avere tutto”, come crede il protagonista nelle prime scene. E’ un solo “avere” e non un “essere” (umano), [...] Vai alla recensione »
Park Chan-wook, autore del sensazionale Old Boy, confeziona un film dove un uomo che ha perso il lavoro elimina i possibili concorrenti per un nuovo posto. Ne esce un film carico di tensione, dove le scene dall'ironico al grottesco all'horror si mischiano velocemente. Il finale è a suo modo poetico come solo i registi coreani sanno fare. Ottima musica. Piaciuto.
No Other Choice è un thriller potente, dai toni quasi horror. Pur non amando affatto il genere — e non guardando mai film horror — questa è stata la sensazione dominante per tutta la proiezione. In alcune scene ho persino dovuto chiudere gli occhi, tanto erano intense. Ma il film sorprende continuamente: è anche comico, ironico, intelligente, e regala immagini [...] Vai alla recensione »
Beh quando un film di oltre 2 ore riesce ad incollarti allo schermo, che dire? Il film è imperniato su uma vicenda drammatica che l'ottima regia sviluppa in episodi grotteschi e a volte piuttosto divertenti, senza mai scadere nel banale. Belli anche i titoli di coda :)
No Other Choice è un thriller dai toni quasi horror. In realtà non guardo mai film horror — non mi piacciono — quindi il paragone potrebbe essere impreciso; eppure è stato questo il pensiero che mi ha accompagnata durante la proiezione. In alcune scene ho preferito chiudere gli occhi. Al tempo stesso, però, il film è anche comico e ironico, e mostra [...] Vai alla recensione »
Sono andato a vedere questo film dopo aver visto il voto della critica (3,5), per quanto non sempre rispondente a quanto esprime il pubblico che difatti lo vota 4,43 e mi chiedo come mai questa valutazione se non vedo nessuna recensione/commento da parte del pubblico? Questo film è da non vedere assolutamente. Delle due cose è l'una o sono un grande ignorante o il film è veramente [...] Vai alla recensione »
Forse la cultura coreana e' lontana dalla nostra, argomento della perdita del lavoro affrontato nel 2025 quando questo fenomeno avviene da svariati anni , specialmente ora che le nuove generazioni ci convivono, mi sembra quano meno fuori tempo. Poi che la critica ci voglia trovare significati particolari.... A mio modesto parere: emozioni quasi nulle.
Dedicato al grande regista greco Costa Gavras e coprodotto dalla moglie dello stesso regista, «No other choice» è la trasposizione coreana del romanzo di Donald Westlake, «The Ax», che già vide la luce proprio grazie a Costa Gavras con il suo Cacciatore di teste. Il regista Park Chan-wook continua il suo discorso estetico e registico molto hitchcockiano e lo abbina ad una dura critica e satira contro [...] Vai alla recensione »
Di solito nei film di Park Chan-wook i protagonisti sono criminali brillanti e machiavellici. Lontani dall'adorabile e goffo Man-su che, dirigente in una cartiera licenziato di punto in bianco, ricorre a misure sempre più disperate e letali per assicurarsi un nuovo lavoro. Si capisce molto presto che non è adatto a scatenare una furia violenta. La regia di Park è elegante e il film bilancia la tensione [...] Vai alla recensione »
Non c'è altra scelta se non definire come un prezioso gioiello il nuovo film di Park Chan-wook, titolo internazionale No Other choice. E acquista ancora più spessore il fatto che si tratti di un remake coreano e contemporaneo di Cacciatore di teste di Costa Gavras, cui questa nuova versione è dedicata, entrambi ispirati al romanzo di Donald E. Westlake, The Ax, l'ascia.
Sembra una barzelletta: ci sono un americano (di Brooklyn, NY), un greco (naturalizzato francese) e un coreano (del Sud). L'americano è Donald Westlake, che nel 1997 scrive un romanzo intitolato The Ax, "l'accetta". È la storia di un quarantenne che viene licenziato dalla cartiera dove ha lavorato per anni; quando, cercando un altro impiego, scopre che in lizza per lo stesso posto ci sono altri "colleghi" [...] Vai alla recensione »
Il lavoro logora (chi non lo ha più). Il dramma, ormai globale, della crisi occupazionale passato al setaccio dell'ironia più feroce: là dove, in uno sguardo lucido, consapevole, urgente - ma non rassegnato - sull'attualità, la perdita dell'impiego equivale a quella del proprio posto nel mondo, all'eliminazione del ruolo che si ricopre (o ci si illude di ricoprire) nella società, ma anche (persino) [...] Vai alla recensione »
L'inizio potrebbe essere un finale idilliaco, se non incombesse l'autunno, non cadessero le foglie, non si facesse grigio il cielo. Accade così alla carriera di Man-soo, da 25 anni tecnico di una cartiera: a decretarne la fine è l'acquisto da parte di una multinazionale americana, taglio del personale incluso. Le conseguenze, oltre che economiche, sono psicologiche: la moglie è costretta a trovare [...] Vai alla recensione »
"No Other Choice Non c'è altra scelta" di Park Chan-wook è basato sul romanzo del 1997 di Donald E. Westlake "The Ax", già adattato sullo schermo nel 2005 da Costa-Gavras. I criminali messi in vetrina dai precedenti e memorabili film del sessantaduenne regista sudcoreano tendevano a essere creature subdole, sagaci e puntualmente più caparbie di coloro che avrebbero voluto consegnarle alla giustizia, [...] Vai alla recensione »
Per l'operaio specializzato dell'industria cartaria Man-su, due auto, famiglia felice, villa con mutuo, al licenziamento per ristrutturazione c'è una sola soluzione: eliminare i contendenti specialisti per un colloquio. Quel che sembra tragico diventa tragicomico ad espansione grottesca nelle tappe del killer improvvisato che il cinismo della realtà di Park (Old Boy, Lady vendetta) organizza come un [...] Vai alla recensione »
Abrutal story for brutal times", scrive Manohla Dargis sul New York Times. E specifica: "Umore corrosivo, servito con la consueta eleganza dal regista Park Chan wook". Se volete partire da qui per un dibattito sulla disoccupazione, cercate altrove. "No Other Choice" lavora sul ritmo e l'originalità dello svolgimento, non va scambiato per un trattatello sulla società che emargina.
Il limite del cinema di Park Chan-wook è il suo eccesso - di scrittura, messinscena, incastri, sovrapposizioni, opposizioni - e di conseguenza la sua meccanicità, il passo rigoroso e insieme caotico con cui le trame dei suoi film, più che svolgersi, procedono per accumulo, incastro dopo incastro, mattone su mattone. In No Other Choice, storia del padre di famiglia Mi-sun, operaio specializzato nella [...] Vai alla recensione »
Con No Other Choice - Non c'è altra scelta il regista sudcoreano Park Chan-wook porta sul grande schermo la variazione di un soggetto purtroppo sempre troppo attuale: la crisi economica e la carenza di posti di lavoro. A quanto pare la drammatica crisi finanziaria asiatica del 1997 è ancora radicata nella memoria del paese. Così dopo il meno conosciuto Peppermint Candy (2000) scritto e diretto da Lee [...] Vai alla recensione »
In principio ci fu il romanzo «The Ax», pubblicato nel 1997 da Donald E. Westlake, prolifico giallista e sceneggiatore americano, dalla prosa felicemente intrisa di humour. Da quello, il regista Costa-Gavras ricavò un primo adattamento cinematografico, girando «Cacciatore di teste» (2005); ora è Park Chan-wook (l'autore di «Oldboy» e «Decision To Leave») a cambiare una terza volta ambientazione (Corea, [...] Vai alla recensione »
Il regista Park Chan-wook ci regala una black-comedy che è anche un apologo sul mondo del lavoro e sul capitalismo neo-toyotista degno del miglior Ken Loach. Il suo "No other choice - Non c'è altra scelta" disegna bene il mondo dell'industria nella Corea del sud, dove il film è ambientato, ma anche in tutto l'Estremo Oriente asiatico, anche nella solitudine e nella tragedia di un uomo ridicolo.
(Attenzione: spoiler) Non mero virtuosismo, ma un autentico magistero, quello di Park Chan-wook. Vertiginoso ed elegantissimo, distilla dal piacere della messa in scena un malessere abissale che si cela beffardo al di là dell'inarrestabile sequenza d'invenzioni formali. In No Other Choice - Non c'è altra scelta nessuna inquadratura si piega a una logica di servizio, come momento necessario per passare [...] Vai alla recensione »
Felice ribaltamento del punto di vista. In una casa di campagna, vive indisturbata da anni una famiglia di topi. Però ecco che un brutto giorno nella casa si installa una famiglia umana. I topi cercano di liberarsi degli intrusi. I (quattro) topi sono disegnati in maniera piuttosto semplice, ma in ogni caso caratterizzati a sufficienza. I (quattro) umani sono interpretati da attori senza infamia e [...] Vai alla recensione »
Eliminare la concorrenza. Non c'è altra scelta, se vuoi preservare il tuo posto di lavoro. In altre parole, sopravvivere e mantenere una famiglia. Dall'età della pietra con l'unica preda per più cacciatori a oggi poco è cambiato nel paradigma esistenziale estremo: mors tua vita mea. Così recita il mantra del protagonista di No other choice(in sala da giovedì), la nuova esplosiva black comedy del sudcoreano [...] Vai alla recensione »
Di solito nei film di Park Chan- wook i criminali sono brillanti, subdoli e machiavellici. Non è così Man-su, l'adorabile protagonista di No other choice. Dirigente in una cartiera, licenziato di punto in bianco, ricorre a misure sempre più disperate per assicurarsi un nuovo lavoro. Si capisce molto presto che non è adatto a scatenare una furia violenta.
Grottesco. Sagace, tagliente e spietato. Divertente, anche drammatico, soprattutto guardando fuori dallo schermo, verso una realtà che ci sta dissanguando. Si parte da una villa, idealmente non troppo distante da quella di Parasite, ridisegnando ancora una volta la stratificazione cristallizzata delle classi sociali, in una sorta di declinazione persino potenziata del sogno americano: lavoro, guadagno, [...] Vai alla recensione »
Liberissimo adattamento di The Ax di Donald E. Westlake, già portato al cinema in Cacciatore di teste di Costa-Gavras, il 12° lungometraggio del regista della Trilogia della vendetta racconta la parabola di un ingegnere che, dopo 25 anni nell'industria della carta (e sapete quanto stia a cuore a noi, la carta), viene lasciato a casa a causa di un passaggio di proprietà agli americani.
A distanza di vent'anni esatti dall'adattamento di Costa-Gavras, Park Chan-wook riporta sul grande schermo il romanzo di D.E. Westlake con Eojjeol suga eopda - titolo internazionale No Other Choice - provvedendone una rivisitazione che segna al contempo un ritorno e un inedito all'interno della sua filmografia, per quanto configurandosi come opera minore.
Il nuovo fantastico film di Park Chan-wook, No Other choice, è dedicato a Costa Gavras. Non è un vezzo da cinefilo, perché questo film è il remake coreano e contemporaneo di Cacciatore di teste, il film realizzato da Gavras venti anni fa ispirandosi a sua volta al romanzo di Donald E. Westlake, The Ax, l'ascia. In uscita a gennaio con Lucky Red, il racconto segue la vicenda di Man-su, un uomo felice. [...] Vai alla recensione »
Il limite del cinema di Park Chan-wook è il suo eccesso - di scrittura, messinscena, incastri, sovrapposizioni, opposizioni - e di conseguenza la sua meccanicità, il passo rigoroso e insieme caotico con cui le trame dei suoi film, più che svolgersi, procedono per accumulo, incastro dopo incastro, mattone su mattone. In No Other Choice, storia del padre di famiglia Mi-sun, operaio specializzato nella [...] Vai alla recensione »
In origine fu il romanzo di Donald E.Westlake, The Ax, trasposto nel 2005 da Costa Gavras in Cacciatore di teste. Nei vent'anni successivi è diventato il progetto-ossessione di Park Chan-wook, ansioso di girarne una propria versione, che infine è diventata realtà (approdando anche in concorso a Venezia82) dopo un tentativo di ambientazione negli States.
Altro stile quello del coreano Park Chan-wook, celebre per l'indimenticabile "trilogia della vendetta", che torna alla regia tre anni dopo l'ottimo "Decision to leave". Con "No other choice" segue un padre di famiglia che lavora in una cartiera, con una buona posizione sociale (ha una bella casa, una famiglia con due figli e due cani), che viene brutalmente licenziato dopo anni di stimato impiego. Vai alla recensione »
Park Chan-wook va molto più sul pesante. Il suo eroe lavora in una cartiera e guadagna benissimo, ma quando l'azienda è rilevata dagli americani la sua testa viene "tagliata". Facendo colloqui per un altro lavoro scopre, casualmente e truffaldinamente, che tre concorrenti vengono prima di lui in graduatoria: e pensa bene di ammazzarli tutti e tre. A differenza di Donzelli, che chiude la sua piccola [...] Vai alla recensione »
L'ultima volta era stato per il Decision to Leave del 2022 (presentato però al Festival di Cannes), ma finalmente l'attesa del nuovo film di Park Chan-wook è terminata e il suo ultimo No Other Choice - Non c'è altra scelta è stato presentato al pubblico di Venezia 82. Tra i titoli più interessanti in concorso per il Leone d'Oro, c'è sicuramente quello scritto dal regista di Old Boy e della Trilogia [...] Vai alla recensione »
Nell'incipit di No Other Choice, Park Chan-wook cristallizza tutti i discorsi che attraverseranno trasversalmente le varie sezioni del racconto. Il ritratto di una famiglia dai legami indiscutibilmente inossidabili qui proposto dal cineasta sudcoreano, seguito da un'immediata lacerazione di questo (fragile) idillio familiare, fungono non solo da istantanee-apripista di una storia che arriverà a demolire [...] Vai alla recensione »
Un barbecue in famiglia, una villa nella natura, una moglie amata che lo ama, un figlio adolescente, la secondogenita violoncellista, due golden retriever con rispettiva cuccia personalizzata, due suv eleganti. You Man-su (Lee Byung Hun), uno specialista nella produzione di carta con 25 anni di esperienza, è talmente soddisfatto della propria vita da potersi dire con onestà: "Ho tutto quello che desidero". [...] Vai alla recensione »