| Titolo originale | Split |
| Anno | 2017 |
| Genere | Thriller, Horror, |
| Produzione | USA |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | M. Night Shyamalan |
| Attori | James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Jessica Sula, Haley Lu Richardson Brad William Henke, Kim Director, Lyne Renee, Izzie Coffey, Sebastian Arcelus, Neal Huff, Ukee Washington, Ann Wood, Robert Michael Kelly, M. Night Shyamalan, Rosemary Howard, Jerome Gallman, Kate Jacoby, Peter Patrikios, Kash Goins, Roy James Wilson, Christopher Lee Philips, Julie Potter, Ameerah Briggs, Nakia Dillard, Robin Rieger, Emlyn Elisabeth Morinelli, Dann Fink, Bruce Winant. |
| Uscita | giovedì 26 gennaio 2017 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| MYmonetro | 3,14 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 12 aprile 2017
Argomenti: Unbreakable
Un ragazzo ha 23 personalità ma una è dominante. Rapisce tre ragazze e comincia a perdere il controllo, tutto il suo mondo inizia a crollare. In Italia al Box Office Split ha incassato 5,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Casey è una ragazza introversa e problematica, tenuta in disparte dalle compagne di scuola più popolari. Insieme a due di loro, Claire e Marcia, viene rapita da un maniaco, che chiude le ragazze in uno scantinato. In attesa di scoprire che ne sarà di loro, verranno a conoscenza delle diverse personalità che coabitano nella mente del loro rapitore: un bambino, una donna e altre ancora, assai più pericolose.
In una carriera che ha dimostrato coraggio e forse anche un po' di autolesionismo M. Night Shyamalan ha sempre dimostrato di non rifuggire le sfide. Dopo un certo numero di insuccessi di pubblico e di critica, Split sapeva quasi di ultima spiaggia per il regista de Il sesto senso. Va a suo merito quindi l'aver trasformato un ritorno a casa e a territori più congeniali nell'ennesima dimostrazione di temerarietà nell'approccio allo storytelling.
Da sempre noto per i colpi di scena nel finale, Shyamalan non si sottrae al proprio destino, confezionandone qui anche più di uno. Ma se l'epilogo finisce per mutare repentinamente registro e percezione generale del film, portando a rivederlo globalmente sotto un'altra luce, Split merita di essere valutato nel suo complesso, al di là dell'effetto sorpresa connaturato alla sua risoluzione.
Split è prima di tutto un lavoro sui generi cinematografici e su come alternarli e mescolarli oggi, dopo che tutto è stato raccontato e che le serie tv - di cui Shyamalan è attento e partecipe osservatore - si sono portate via il dono di narrare storie. Il regista si serve delle molteplici personalità di Kevin - ben 23 - per cambiare registro continuamente, intervallando toni grotteschi ad altri inquietanti o orrorifici, pur mantenendo una dominante fosca e pessimista. Prima di rivelare l'effettivo genere di appartenenza di Split con una scena finale, che sa quasi di necessaria captatio benevolentiae verso il proprio pubblico.
Il DID, o disturbo dissociativo dell'identità, è una patologia dall'indiscusso potenziale cinematografico, più volte ripresa da De Palma (Vestito per uccidere), Hitchcock (Psycho) fino a quelli che paiono i modelli più vicini alla rielaborazione di Split, come il sottovalutato Identità di James Mangold o la serie United States of Tara, in cui una straordinaria Toni Collette incarnava personalità contrastanti anche nell'identità sessuale oltre che comportamentale. Uno spunto ripreso anche in Split, che consente a James McAvoy di brillare con un'interpretazione difficilmente dimenticabile. Dallo stilista gay Barry all'ossessivo-compulsivo Dennis, dal bambino dispettoso Hedwig alla fanatica religiosa Patricia, McAvoy si prodiga in una dimostrazione delle sue doti di trasformismo (aiutato dal costumista di The Danish Girl Paco Delgado), donando una fisicità incredibile alle differenti sfaccettature di Kevin.
A funzionare meno è la gestione, da parte di Shyamalan, dei diversi segmenti: troppe le parentesi pretestuose affinché la dottoressa Fletcher - interpretata da Betty Buckley, la Miss Collins di Carrie - spieghi la particolare natura del disturbo di cui è affetto Kevin e di come questo possa condurre a sbloccare potenzialità ancora inespresse dell'intelletto umano. L'indirizzo che prenderà il film è annunciato in maniera troppo esplicita e pedante, prima che il piano della pseudo-scienza lasci spazio al soprannaturale fumettistico.
Oltre a McAvoy, meritevole di menzione il lavoro del direttore della fotografia Mike Gioulakis, già ammirato nel notevole It Follows: gli interni che trasudano perversione mentale e le tonalità cupe delle molte zone d'ombra inquadrate sembrano una versione adeguata alle tecnologie odierne dell'irripetibile atmosfera de Il silenzio degli innocenti.
Innegabile ammettere che per ogni film di Shyalaman si crea una certa attesa, più o meno fervida, le aspettative si alzano, e le dita si incrociano nel timore di assistere ad un ennesimo passo falso del acclamato regista indiano. Split dunque è proprio quel tipo di film che o rinnova la tua fiducia nel regista oppure la sgretola del tutto facendolo, ingiustamente, cadere nel dimenticatoio [...] Vai alla recensione »
M. Night Shyamalan continua a sorprendere con il claustrofobico e opprimente Split. Dopo anni di delusioni nel 2015 era tornato, consolandoci, con The Visit, minimale e angosciante con classico colpo di scena che sin dall'inizio ha caratterizzato lo stile del regista.
Split nel suo genere (ma quale?) è un piccolo gioiello, attraverso una tematica affrontata in molti film è incentrato sulla psicopatologia di un protagonista frammentato e composto.
Kevin che soffre di personalità multipla - nella fattispecie ne ha ben 23 - rapisce tre ragazze e le rinchiude in un bunker, pian piano le tre conoscerrano le varie personalità del maniaco, talmente ingombranti, da fargli cambiare anche l'aspetto fisico. Giocando con la commistione di generi e il continuo cambio di registro, Shyamalan costruisce un film che in qualche modo omaggia il culto del genere e, se forse questa operazione oggi è spesso troppo ricalcata, Split è un film che non si autocompiace ma nel suo essere asfissiante mira al ludico.
Grazie all'input che un film come Split non cessa di dare, ripercorriamo alcuni grandi classici del cinema che si soffermano sui disturbi mentali.
Più che umiltà la sensazione che comunica M. Night Shyamalan è quasi di candore. Anche per parlare di un film terrificante come Split, capace di sfiorare temi estremamente sensibili, il regista affronta ogni domanda che gli viene rivolta in conferenza stampa con cortesia e semplicità. Con la schiettezza di chi non ha bisogno di indossare maschere per parlare della propria arte e non si fa problemi nel citare colleghi o titoli di altre opere che lo hanno ispirato.
Insieme a lui, a presentare il film in un lussuoso hotel di Milano, c'erano James McAvoy, straordinario interprete di Kevin e di tutte le sue multiple personalità, e Anya Taylor-Joy, talento emergente che con due soli titoli - Split e The Witch - vanta già un curriculum invidiabile.
Split è un film caratterizzato dall'ossessione per gli spazi chiusi, girato quasi completamente all'interno di un sotterraneo. Quanto ti fa paura questa sensazione claustrofobica?
M. Night Shyamalan: "Molta paura e infatti cerco di trasmetterla al pubblico. Ho cercato di rendere palpabile la sensazione di non sapere mai cosa ci sia dall'altra parte e quindi di che cosa possa succedere dopo. Quale nuovo personalità si proporrà?".
In genere ci si prepara per interpretare il ruolo di un personaggio. Nel caso di Split la parte richiedeva di prepararsi per otto personaggi differenti, che tipo di esperienza è stata?
James McAvoy: "Ha richiesto ovviamente molto più tempo rispetto al solito e il ricorso a molti trucchi per poter aumentare le differenze tra un personaggio e l'altro".
Ogni personaggio ha una sua personalità e una sua fisicità, proprio per il senso che Night vuole svelare e sviscerare in questo film, legato a questa particolare forma di patologia.
L'attesa di un colpo di scena è tale quando si guarda un film di Shyamalan che ci si chiede quanto giochi la consapevolezza di questa cosa. Quasi che si possa tradurre in un gioco, in una complicità con lo spettatore. Nel caso di Split poi i colpi di scena davvero non si contano...
Shyamalan: "In realtà, al di là di quanto si parli di questa cosa, spesso riguarda la struttura stessa di un film. Ad esempio, in questo caso, il primo "colpo di scena" corrisponde a un momento in cui vengono condivise delle informazioni con lo spettatore, alla rivelazione di qualcosa. Ad esempio sul passato di Casey e sull'evoluzione del suo personaggio. Quando racconti una storia giochi anche con la struttura del film, in maniera spesso imprevedibile".
A volte ritornano. Dopo un lungo periodo di appannamento, il regista de i! sesto senso (1999) e Unbreakable (2000) M. Night Shyamalan si rimette in sesto: costato 9 milioni di dollari già ampiamente ripagati nel primo weekend Usa (40 milioni), il suo Split dimostra che i soldi non fanno i buoni film e che il talento, se c'è, prima o poi riemerge. Nulla per cui gridare al miracolo, ma il film mantiene [...] Vai alla recensione »