| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Lucia Calamaro |
| Attori | Silvio Orlando, Barbara Ronchi, Valentina Bellè, Simone Liberati, Lorenzo Balducci Enrico Borello. |
| Uscita | giovedì 7 maggio 2026 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 27 marzo 2026
Il film segna l'esordio alla regia di Lucia Calamaro, drammaturga di fama internazionale, vincitrice di 3 Premi Ubu.
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CONSIGLIATO SÌ
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Una piccola comunità di scienziati, irraggiungibile per otto mesi l'anno, guarda al futuro della specie umana, cercando cose che ancora non capisce. Non conosce. Non sa. L'arrivo di Maria, genio forastico e cocciuto, nella base più isolata dell'Antartide, metterà in crisi i progetti del capomissione Fulvio Cadorna, suo mentore. Fulvio e Maria sono simili, sono legati, sono complici. Ma come spesso capita, tutti vogliono la stessa cosa, fino al giorno in cui ognuno vuole la sua. Un conflitto scientifico, ideologico, affettivo.
Un film più unico che raro sul mondo della ricerca scientifica che privilegia il racconto del rapporto tra i due protagonisti interpretati con grande aderenza da Silvio Orlando e da Barbara Ronchi.
Non sono tanti i film, in particolare in Italia, che toccano i temi riguardanti la scienza, men che meno la ricerca scientifica. In questo senso il campo è praticamente inesplorato e libero. Tanto più se si immaginano nove, tra ricercatori e tecnici, al lavoro nella base battente bandiera italiana Sidera nel bel mezzo dell'Antartico. Il film si apre con l'arrivo della nuova criogenetista e glaciologa Maria (Barbara Ronchi) che si deve inserire in un gruppo già ben avviato anche se capiamo subito che ognuno si porta dietro problemi e traumi personali non indifferenti. Ma è sul rapporto con il veterano capomissione Fulvio Cadorna (Silvio Orlando), suo mentore professionale e forse non solo quello, che si concentra la sceneggiatura di Lucia Calamaro, acclamata drammaturga teatrale qui al suo esordio come regista al cinema, e di Marco Pettenello.
L'impressione è che la vita nella base di ricerca, e anche la scoperta scientifica che il personaggio di Maria si trova ad affrontare, siano solo un pretesto, una cornice, per raccontare un bellissimo rapporto filiale tra il personaggio di Silvio Orlando e quello di Barbara Ronchi. È nella loro scrittura e nella grande prova attoriale che prendono forma anche i non detti, le suggestioni affettive, l'idea di cose che potevano accadere, le sliding doors... È un centro narrativo nevralgico che ipoteca le altre, troppe storie, impossibili da tratteggiare a dovere. Infatti, durante una prima crisi istituzionale sulle prospettive future del centro di ricerca vediamo apparire via via i vari personaggi su cui la regia si sofferma con una o due battute. Il problema è che non conosciamo i vari caratteri e, di alcuni personaggi, ci si chiede proprio dove stessero prima. Perché, oltre al rapporto tra le due scienziate protagoniste, Maria e Rita interpretata da una convincente Valentina Bellè, il film deve forzatamente sorvolare sul resto (ma ci piace sottolineare l'interpretazione di Lorenzo Balducci che vorremo vedere di più al cinema).
Ed è qui comunque che si inserisce l'altra linea narrativa, quella che racconta della solita scarsità di mezzi e di risorse economiche che il nostro Paese mette a disposizione di questa base scientifica e di come le altre realtà nazionali presenti sul territorio sono invece aiutate dai rispettivi Stati. Sul personaggio di Silvio Orlando ricade questa responsabilità, anche organizzativa, che risolverà aprendo a investitori asiatici che però vogliono incidere nella gestione economica della scoperta scientifica. Nasce qui la classica contrapposizione tra investimento pubblico e privato e il film restituisce quest'ultima realtà, con l'arrivo della rigida delegata da Taiwan, in maniera poco convincente perché troppo ideologica. Insomma, al solito, il turbocapitalismo è il male e il colorato, eterogeneo e un po' 'caciarone' gruppo dei ricercatori, il bene. I costumi di Andrea Cavalletto sorreggono bene questa dicotomia e aggiungono un'interessante funzione narrativa a un film che sembra volere volare alto nei rapporti umani ma rimane troppo freddo, distante e stereotipato in quello della rappresentazione del mondo scientifico, soprattutto sul versante istituzionale.
Scegliere lo scenario di una postazione di ricerca scientifica situata in Antartide come impianto metaforico di una riflessione su cosa significa essere ed agire in quanto comunità e sul modo in cui gli intrecci relazionali ne possano venire condizionati, è cosa piuttosto anomala nel cinema italiano contemporaneo. In Antartica - Quasi una fiaba, la drammaturga, scrittrice e sceneggiatrice Lucia Calamaro, [...] Vai alla recensione »