| Titolo originale | Wuthering Heights |
| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 136 minuti |
| Al cinema | 279 sale cinematografiche |
| Regia di | Emerald Fennell |
| Attori | Margot Robbie, Jacob Elordi, Hong Chau, Shazad Latif, Alison Oliver Martin Clunes, Ewan Mitchell, Owen Cooper, Amy Morgan, Jessica Knappett, Millie Kent, Vicki Pepperdine, Paul Rhys, Robert Cawsey, Gabriel Bisset-Smith, Matt Green (III). |
| Uscita | giovedì 12 febbraio 2026 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| MYmonetro | 2,31 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 10 febbraio 2026
Dal capolavoro del 1847 scritto da Emily Brontë, una grande storia d'amore con Margot Robbie e Jacob Elordi. Cime tempestose è 3° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 158.351,00 e registrato 1.342.768 presenze.
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CONSIGLIATO NÌ
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Fin da bambini il legame fra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso tutto al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una reazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall'umiliazione in arrivo e cerca fortuna all'estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e acquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata ad Edgard, e per i due inizierà quell'inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati fin dall'infanzia.
Cime tempestose è l'ennesimo adattamento del romanzo di Emily Brontë già portato più volte sul grande schermo, a cominciare dal classico film del 1939 diretto da William Wyler e interpretato da Merle Oberon e Laurence Olivier, così come sul piccolo schermo, compresa la versione del 1992 di Peter Kosminski con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.
Quest'ultima
trasposizione porta la firma inconfondibile di Emerald Fennell, la regista di Una donna
promettente e soprattutto di Saltburn, orgoglioso mix di trash e pop che vedeva
fra i suoi interpreti sia Jacob Elordi, che in Cime tempestose edizione 2026 è il nuovo
Heathcliff, che Alison Oliver, che intrepreta l'ingenua Isabella, la protetta di Edgard.
Fennell si getta a capofitto in questa celebre storia di passione e tradimenti creando il suo
consueto universo glamour e barocco, a metà fra lo storico-pop di Sofia Coppola e il pink romance
degli Harmony, senza temere gli sconfinamenti nel kitch e nel trash. Il suo stile è aggiornato ai
tempi e ai gusti del pubblico social, e ha l'intrattenimento visivo come priorità assoluta. Fennell
realizza guilty pleasures senza remore e i suoi film, rigorosamente in costume (anche quando
ambientati nella contemporaneità), appaiono riccamente decorati e intensamente colorati (qui la
palette è soprattutto di rossi sgargianti e azzurri intensi), estremamente godibili da un punto di vista
pop estetico, e direttamente contrapposti al bon ton minimalista e polveroso dell'universo
Merchant-Ivory. Anche i sentimenti in scena sono raffigurati nella loro dimensione eccessiva e
ridondante, il che è adeguato ad una storia di attrazione fatale delirante, ad alto potenziale di
umorismo involontario (e Fennel si concede qualche punta di ironia soprattutto nel ritratto di
Edgard e Isabella).
Quello che manca completamente è il contesto sociale in cui era ambientato il romanzo di Brontë,
e che ha una parte essenziale nel successo della storia originale, in cui Cathy rifiuta un futuro con
Heathcliff perché a metà Ottocento era socialmente inconcepibile che una giovane donna uscisse
dal proprio rango, e un matrimonio con un pretendente abbiente era l'unico mezzo di
sopravvivenza a disposizione. Qui invece il comportamento di Cathy sembra più improntato al
capriccio e allo snobismo, peraltro sempre raffigurata più come una ragazzina viziata e prepotente
che come il delizioso mix di assertività femminile (di per sé rivoluzionaria nel 1847) e costrizioni
sociali della protagonista del romanzo.
Sparisce anche quasi completamente la dimensione gotica del romanzo (e del film di Wyler), fatta
di fantasmi e , di echi e di rimandi, che non era solo una scelta stilistica dell'epoca, ma la risposta
ad un'esigenza profonda di evocare un rimosso socioculturale, soprattutto per una donna (il che
spiega la celebre frase "Heatcliff è me più di me stessa") : non è un caso che la versione più
aderente alla cifra originaria dell'opera di Brontë sia la canzone inquietante e misteriosa di Kate
Bush, i cui falsetto è l'eco lugubre di un lamento nella notte, e la rivendicazione di una dark side
negata.
Anche i numerosi momenti di sesso fra Cathy e Heathcliff sono completamente fuori epoca, come
in un episodio di Bridgerton, ma farà comunque la gioia degli spettatori e spettatrici la
presenza nei ruoli centrali di Jacob Elordi e Margot Robbie, intenti a esplorarsi intimamente a
vicenda: il vero asso nella manica di Fennell è infatti questa scelta di casting, che fa leva su due
bellissimi del grande schermo con un'espressività da fotoromanzo perfetta per questa
impostazione cinematografica.
Se la tensione sessuale (stereotipata) è fin troppo presente, sono poco sottolineate le sfumature
psicosociali di quella che oggi definiremmo una relazione tossica, e le pressioni esterne che
rendono le decisioni di Heathcliff e Cathy inevitabili. Tutto è aggiornato al presente, e non bastano
le (finte) brughiere dello Yorkshire (con tanto di macchina del fumo fuori scena) a restituire
l'isolamento e la mancanza di alternative che hanno informato la vita di Emily Brontë, e di
conseguenza il suo romanzo, canto disperato di un usignolo trapassato dalla spina di rosa della
favola scritta da un'altra vittima delle costrizioni del suo tempo come Oscar Wilde.
Cime tempestose entra allegramente nell'universo fantasy e social del 2026,
costruendo relazioni strillate alla Uomini e donne accompagnate da un tappeto sonoro
hyperpop, inebriante come una corsa sull'ottovolante ma altrettanto artificialmente intensificato,
laddove il romanzo di Brontë era un perfetto bilanciamento fra istinto e società, pulsioni profonde e
negazioni identitarie, struggimento e intima rivolta.
Il punto forte di questo remake è quello di essere appunto tale, ossia che può basarsi su una storia bellissima e ricca di sfumature di altri tempi tratta dal celebre romanzo "Cime tempestose" della scrittrice Emily Bronte. Allo stesso tempo, il suo punto debole è che quest'ultima trasposizione cinematografica non ne rende totalmente giustizia per quanto riguarda [...] Vai alla recensione »
Attrice celebrata per la sua straordinaria bellezza, Margot Robbie si è affermata progressivamente come corpo politico e femminista. A colpi di personaggi spregiudicati e anticonvenzionali ha convertito la bambola bionda in donna influente, impresa che condivide con altre attrici dell’emisfero australe. Cate Blanchett, Nicole Kidman, Naomi Watts, come loro ha attraversato l’Oceano Pacifico e posato le sue valigie a Hollywood, dove impressiona Martin Scorsese e colleziona una filmografia che viene a patti col suo splendore (e lo esplora), per esistere e far esistere donne singolari e sovversive, che passano accanto al loro destino (Tonya (guarda la video recensione)) o fanno il loro destino contro la fallocrazia tossica e corrotta della loro corte (Maria regina di Scozia (guarda la video recensione)). Sovrana suprema e tirannica o supereroina punk, pazza e feroce (Suicide Squad), le sue labbra rosso sangue sono come ferite aperte sul volto diafano.
E sul bel sembiante pieno di promesse punta oggi Emerald Fennell, che ha una passione per i bonbon che spaccano i denti se provate a morderli. Diffidate allora dal faccino perfetto di Margot Robbie, segno dei tempi che finalmente cambiano. Perché la diva ha ingegnosamente aggirato il sistema hollywoodiano che riduce le attrici alla loro bellezza e ha spalancato le porte della sua prigione. Rivelata da Martin Scorsese nel 2013 (The Wolf of Wall Street), si è costruita una carriera che l’ha proiettata rapidamente al rango di star.
Co- fondatrice di una casa di produzione (LuckyChap Entertainment), Robbie si è affermata come una delle figure di spicco di Hollywood, passando con disinvoltura dai blockbuster ai film indipendenti. Dal film d’avventura (The Legend of Tarzan), è la sedicesima Jane, al film di supereroi (Suicide Squad), che porta la sua inclinazione per la cattiveria all’estremo, passando per il dramma sociale (Bombshell), dove offre, in un affascinante parallelismo tra contenuto e forma, una performance improntata al perfezionismo che caratterizza ugualmente le prestazioni delle vedette di Fox News. Solo che quella maschera non serve questa volta gli interessi di un boss predatore, ma, al contrario, offre l’immagine suggestiva di un cambiamento sociale in atto. Non stupisce allora che sia la Catherine di questa nuova versione di Cime tempestose, diretta da Emerald Fennell, che rimette in circolo un (grande) classico e sotto pressione la “passione” degli amanti di Emily Brontë. Al fianco di Jacob Elordi, Robbie incarna il manifesto di una generazione che vuole fare i conti col carnale. Prima del film, di prossima uscita, parlano i trailer e tutti quei dettagli: labbra, dita, mani, occhi, che divorano e si divorano sulle lande spazzate dai venti gelidi dello Yorkshire e dall’hyperpop di Charli XCX. Robbie rilancia a colpi di iperfemminilità e di glamour, che lei rivendica come empowerment.
Dopo aver preso a schiaffi DiCaprio dentro un vestito confetto da “moglie trofeo” (The Wolf of Wall Street), l’attendiamo con curiosità e con l’assillante desiderio di odiarla o adorarla in una brughiera iperstilizzata e punteggiata da baci rubati, nastri che sfarfallano al vento e fili d’erba premuti contro bocche ansimanti. Se Emerald Fennell non può fare un film per tutto il mondo, siamo certi che Margot Robbie metterà d’accordo tutto il mondo. Perché dopo Barbie sappiamo che l’attrice sfida gli archetipi tradizionali, abbracciandoli e portandoli lontani dalle facili classificazioni. I suoi nudi integrali non sono mai dettati dalla volontà di stupire ma dalla volontà di restare fedele all’essenza del personaggio, trasformando ogni ruolo in un’esplorazione dell’identità e delle aspettative sociali, e spingendoci a mettere in discussione le nostre percezioni.
Che fastidio le virgolette nel titolo, la regista che mette le mani avanti: «Non ho trasposto il romanzo di Emily Brontë, l'ho reinventato a modo mio». Cosa lecita, un regista il suo film lo fa come vuole, non deve avvertire, men che meno giustificarsi. Poi bisogna vedere come è la reinvenzione. Fennell vorrebbe essere pop e cade nel kitsch. Di uno dei capolavori della letteratura fa una robetta Harmony [...] Vai alla recensione »