Non lasciatevi tradire dalle apparenze, la ragazza un po' dinoccolata che vedete sullo schermo, alta e magari dall’aria vagamente assente, non è una di passaggio nel mondo della settima arte. Eva Victor: regista, sceneggiatrice e attrice protagonista del nuovissimo “Sorry Baby”, origini francesi ma naturalizzata statunitense, viene definita, nell’ambiente, il miglior esordio cinematografico del 2025. L’atmosfera indie e i dialoghi alla Woody Allen sembrerebbero avvicinarla alla Greta Gerwin di “Mistress America” (2015), diretta dal marito Noah Baumbach…ma qui c’è in ballo ben altro! In cinque capitoli, non cronologici, dai titoli quasi simili, la regista nata a Parigi 32 anni fa, racconta cinque anni nella vita di Agnes, giovane neo docente universitaria, che deve confrontarsi con le conseguenze del dolore successivo a una violenza subita proprio dal suo insegnante ‘feticcio’ ai tempi della tesi per il dottorato.
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Non lasciatevi tradire dalle apparenze, la ragazza un po' dinoccolata che vedete sullo schermo, alta e magari dall’aria vagamente assente, non è una di passaggio nel mondo della settima arte. Eva Victor: regista, sceneggiatrice e attrice protagonista del nuovissimo “Sorry Baby”, origini francesi ma naturalizzata statunitense, viene definita, nell’ambiente, il miglior esordio cinematografico del 2025. L’atmosfera indie e i dialoghi alla Woody Allen sembrerebbero avvicinarla alla Greta Gerwin di “Mistress America” (2015), diretta dal marito Noah Baumbach…ma qui c’è in ballo ben altro! In cinque capitoli, non cronologici, dai titoli quasi simili, la regista nata a Parigi 32 anni fa, racconta cinque anni nella vita di Agnes, giovane neo docente universitaria, che deve confrontarsi con le conseguenze del dolore successivo a una violenza subita proprio dal suo insegnante ‘feticcio’ ai tempi della tesi per il dottorato. Sempre in bilico fra ironia e dramma la narrazione procede per ellissi temporali, dialoghi, duetti, incontri, relegando l’orrore dell’abuso ad un gelido fuori campo, preferendo invece raccontare il salvifico rapporto con l’amica del cuore Lydie o le confidenze ‘nella vasca’ con il fragile vicino Gavin, splendidamente interpretato da Lucas Hedges (“Manchester by the Sea”). In ogni caso Agnes si dimostra un’ottima ‘incassatrice’ e saprà diventare un’insegnante di livello, prima, però, deve dimenticare, ritrovare le parole, l’autostima e la fiducia in sé stessa…insomma dare tempo alla ferita di rimarginarsi. La Victor si misura sullo stesso terreno del ben più ricco e altisonante “After the Hunt” di Luca Guadagnino, risultando, alla fine, più diretto, efficace, sintetico nei dialoghi e nella lunghezza, sinceramente empatico nei confronti degli spettatori. Sarà una dote del regista/amico Barry Jenkins, qui nella veste di produttore, che avrà influenzato la giovane cineasta franco-americana, ma l’equilibrio nel mettere in scena una giovane donna depressa che riesce a non piangersi addosso, imperfetta ma mai alla deriva, sempre presente a sé stessa quanto credibilmente spaesata, lasciano sperare che, chissà….è nata una stella?!
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