| Titolo originale | The Voice of Hind Rajab |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Tunisia, Francia |
| Durata | 89 minuti |
| Regia di | Kaouther Ben Hania |
| Attori | Saja Kilani, Amer Hlehel, Clara Khoury, Motaz Malhees . |
| Uscita | giovedì 25 settembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 4,30 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 settembre 2025
Il film ripercorre - con audio originali - l'uccisione a Gaza di Hind Rajab. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, ha ottenuto 2 candidature agli European Film Awards, a San Sebastian, In Italia al Box Office La voce di Hind Rajab ha incassato 1,5 milioni di euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Striscia di Gaza 2024. Un'auto con a bordo una famiglia viene colpita dalle forze dell'Idf. Sopravvive solo una bambina di 6 anni che la Mezzaluna Rossa palestinese riesce a contattare telefonicamente. Seguiamo quindi i colloqui con Hindi di cui ci viene restituita la voce registrata dal centralino del pronto soccorso. Il suo destino sarà analogo a quello degli altri occupanti dell'auto anche a causa delle molteplici barriere che ostacolano l'intervento dell'ambulanza che si troverebbe a poca distanza da lei.
Quando il cinema si mette al servizio degli esseri umani (ancor più se si tratta di bambini) assolve ad una delle sue funzioni primordiali.
Kaouther Ben Hania, con il supporto produttivo di nomi come Brad Pitt e Alfonso Cuarón, mette al centro di questo film quanto di più anticinematografico si potrebbe pensare: una voce. È quella di Hindi Rajab che la regista ha ascoltato mentre era indirizzata verso tutt'altro progetto e che ha sentito come non eludibile, riflettendo su come si potesse evidenziare lo strazio di una vita sbocciata da poco che non si è potuta salvare.
Togliamo subito dal campo delle valutazioni il sospetto che questo film abbia un contenuto che travalica la forma. Che cioè possa essere apprezzato per ciò che espone più che per come lo fa. Non è così. Siamo di fronte a un cinema che mette la finzione (ricostruita su basi reali) al servizio di una presa di coscienza che non vuole banalmente 'commuovere' quanto piuttosto far pensare. Lo fa attraverso riprese che conservano l'unità di luogo e di azione senza però mai cadere (neanche per un istante) nel teatro su schermo grazie a una camera che costruisce, insieme a gli straordinari interpreti, una tensione continua.
Qualcuno lo bollerà come un film di propaganda in cui nulla è vero. Ci pensano le immagini finali a smentire clamorosamente questa prevedibile accusa. Si tratta invece di un film in cui, oltre alla voce reale della bambina che per ore è stata sostenuta psicologicamente con la speranza di poterla salvare, ci viene presentata anche l'impotenza di chi non solo non ha potuto intervenire a tempo debito con i mezzi di soccorso a causa della burocrazia della morte, imposta dagli occupanti, sotto le mentite spoglie dei percorsi protetti, ma poi vi ha trovato a sua volta la morte.
Per decenni ci siamo giustamente e doverosamente commossi dinanzi alle sofferenze patite dagli ebrei a causa del nazismo e dell'antisemitismo. Ora qualcuno vorrebbe però impedirci di fare altrettanto nei confronti di questa strage degli innocenti compiuta in nome della caccia ai terroristi di Hamas, pena l'accusa di diventare a nostra volta antisemiti.
Continueremo a commuoverci davanti alle immagini della bambina col cappottino rosso di Schindler's List ma piangeremo anche per Hindi perché quando un bambino muore poco importa se ciò accade per mano di un genocida o di un massacratore criminale. È morto e tanto deve bastare per suscitare un senso di repulsione per chi lo ha ucciso e chi gli ha ordinato di farlo così come di pietà (nel senso più alto del termine) per lui. Questo film ci aiuta a tenere viva la fiamma dell'indignazione.
Questo è un film horror! Ma non nel senso che si inscrive in un genere filmico così chiamato, ma nel senso che fa provare il vero e terrificante orrore creato dall'uomo con la guerra indiscriminata odierna, quella che distrugge civili inermi. Il film è la quasi insostenibile radiocronaca della morte, lentissima (varie ore) e straziante, di una bambina palestinese di 6 anni, [...] Vai alla recensione »
Hanood Rajab, Hindi, una coraggiosa farfalla palestinese di 5 anni, viene barbaramente uccisa dall'esercito israeliano, assieme a 6 familiari e 2 paramedici della Mezzaluna Rossa, il 29 gennaio 2024, nel corso dell'invasione israeliana della Striscia di Gaza. Liyan Hamada una 15enne di Gaza intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hanood dopo che un carrarmato israeliano ha sparato al [...] Vai alla recensione »
Un film necessario. Per restituire concretezza alle vittime civili di Gaza, in primo luogo. Ma anche alle vittime degli altri conflitti nel mondo, che raramente finiscono sui giornali. La mole di informazioni e di immagini che si abbatte sulla nostra società e sulle nostre menti di individui è talmente grande che, alla fine, si diventa assuefatti, mitridatizzati all'orrore.
un film documento che mette a nudo come fin dall'inizio le operazioni militari d'Israele avevano un obbiettivo ben preciso: la pulizia etnica. Questo film documento inchioda alle proprie responsabilit? Israele e i suoi fidi alleati. Nessuna retorica, film pulito con gli audio originali della piccola Hanood. La morte in diretta
Non pensiate semplicemente di andare a vedere un film e nemmeno un documentario o una qualsivoglia forma scenica di ricostruzione storica. E' la pi? alta denuncia morale che abbia potuto vedere attraverso il grande schermo. E' la realt? della brutalit? umana che ti arriva addosso come un pugno nello stomaco e a cui noi, cittadini delle democrazie europee, completamente anestetizzati dal finto benessere [...] Vai alla recensione »
Non si tratta di un film, ma di un documento. Si tratta dell’uccisione nell’auto, prima dei parenti, poi della bambina Hind Rajab, alla cui agonia assistiamo, perché siamo esposti al tentativo dei sanitari palestinesi, costretti in Cisgiordania, di salvarla. Ascoltiamo tutte le registrazioni telefoniche di quel disperato tentativo, e la voce di Hind Rajab.
Un film spiazzante, la platea congelata immobile e muta anche a luci gi? accese. Un telefono (qualcuno in pi?) quattro persone, due stanze e la linea del suono che amplifica una vocina di bambina terrorizzata e sola.90? di lotta contro il tempo e un finale (che tutti conosciamo) senza logica se non quella del gioco sadico e sleale. ??
Urla nel silenzio. Un frammento reale, già vissuto, già ascoltato, disponibile in rete in cui si sente il breve audio della bambina palestinese di cinque anni e mezzo che il 29 gennaio 2024 si trovava nella striscia di Gaza (precisamente nel quartiere di Tel al-Hawa vicino a un distributore di benzina) e ha chiamato i volontari della Mezzaluna Rossa per chiedere aiuto. Per mezza giornata è rimasta nascosta sotto il sedile dell’automobile di suo zio ed è stata circondata dal rumore degli spari e dei carri armati che si avvicinavano.
C’è un dato esistente: la registrazione della voce di Hind Rajab. Quella completa durava circa settanta minuti da cui emergeva la paura e il tentativo di resistere da parte della bambina. Il footage audio diventa la traccia dominante, decisiva del film. Da lì si muove tutta l’alternanza tra voce, suoni e silenzi. Potrebbe anche reggere da solo. Gli operatori che cercano di mettersi in contatto con lei sono l’altra storia, l’incrocio tra documentario e la ricostruzione del dramma come era avvenuto in Quattro figlie, il precedente film della regista tunisina. Non c’è il rumore del ciak ma ogni volta la rappresentazione attorno a quella voce che è presente e poi scompare, può cambiare i punti di vista di regia e il movimento dello spazio degli attori.
Ma una cosa resta essenziale: il fantasma della morte. Come è rappresentabile dal film soprattutto su un audio già esistente? La voce di Hind Rajab, da un punto di vista cinematografico, ha la tensione di un thriller soprattutto in quell’alternanza tra speranza e disperazione. Ma questo non è un film. O almeno, non è un film come gli altri. Intanto perché si sa già come va a finire. In più quella voce diventa l’orrore (anche in un’accezione horror) della tragedia. In La voce di Hind Rajab la visione di André Bazin come ‘desiderio di sconfiggere la morte’, anche se è una parziale chiave di interpretazione, non basta più.
La voce di Hind Rajab ci porta prepotentemente davanti agli occhi l’orrore della carneficina in atto a Gaza. E Hind Rajab, con la sua voce, con il suo volto – svelato dalle foto nel finale – diventa icona tragica, il simbolo stesso di quella che non è una guerra, ma un tiro al bersaglio. Hind diventa voce e volto per le migliaia di bambine e bambini che una voce e un volto non ce l’hanno. Così come Anna Frank era diventato corpo, volto, voce dell’Olocausto. Perché i numeri, seppure enormi, imponenti, tragici sono un mucchio indistinto, non scuotono l’anima come una singola voce, come un singolo volto. Così come la bambina con il cappottino rosso, unico squillo di colore nel bianco e nero di Schindler’s List (guarda la video recensione) di Steven Spielberg, unica macchia di rosso, di vita, nel grigio cenere del film – la ricordava recentemente anche Adriano Sofri, in un suo articolo.
Adesso la strage infinita di Gaza, con il Gran premio della giuria a Venezia a La voce di Hind Rajab, è un po’ meno invisibile di prima. Può servire, un gran film, o anche solo un film crudo, diretto e potente, per scuotere le coscienze. Un film di quelli che diventano topics di discussioni, non soltanto fra gli appassionati dei festival.
Però, ci pensi un attimo e ti sembra impossibile che quasi ottant’anni di conflitti, dalla fine della Seconda guerra mondiale, uno stato di guerra quasi ininterrotta fra Israele e i paesi arabi, la storia della Palestina martoriata non siano state raccontate tanto dal cinema. E infatti. La Palestina è stata raccontata, al cinema. Anche da film che sono stati premiati a livello internazionale.
«Aiuto, venite a prendermi!». E «venite a prendermi» Hind Rajab, sei anni, lo ripete spesso agli operatori della Mezzaluna Rossa (che corrisponde alla occidentale Croce Rossa) nella lunga telefonata di richiesta di soccorso mentre era chiusa in macchina sotto il fuoco dell’esercito israeliano nel Nord della città di Gaza. Accanto a lei corpi morti e questa frase ossessiva – «venite a prendermi!» – che interroga e ossessiona noi spettatori. Perché, com’è noto, la regista tunisina di La voce di Hind Rajab, Kaouther Ben Hania, ha scelto di utilizzare, per raccontare una storia già drammatica di suo, la voce originale di Hind Rajab come estremo tributo a un essere umano che non ha più voce. Esattamente come noi spettatori dell’immane tragedia che si sta consumando in Palestina per volontà precisa dell’attuale governo israeliano. Noi non sentiamo le voci di Gaza e non vediamo l’orrore della popolazione civile massacrata. I mezzi di informazione hanno un perimetro di azione molto limitato. In un contesto del genere appare molto significativo che il cinema riesca a prendere uno spazio narrativo che si posiziona al centro del dibattito pubblico. Una funzione civile che è sempre appartenuta al cinema che però, nel nuovo Millennio, era data per dispersa proprio come la stessa centralità dei film.
La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania sconvolge tutto questo perché sconvolge lo spettatore proprio come è capitato alla prima mondiale alla Mostra internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia dove ha ottenuto il Leone d’Argento con il Gran premio della giuria. La reazione di una parte della critica, che forse può riflettere quella di una parte degli spettatori, è di sentirsi in qualche modo ricattati e ingabbiati dalla scelta di utilizzare la vera voce in diretta di una bambina che chiede aiuto in mezzo all’orrore. Ma la regista, con il suo sguardo dolce e preciso sulla vicenda, fa tutto questo con un profondo rispetto verso la morte della bambina che non vediamo mai. Cioè Kaouther Ben Hania, scevra da qualsiasi drammatizzazione aggiunta (non utilizza nemmeno dei cartelli alla fine del film per ricordare la posizione dell’esercito israeliano sulla vicenda per il quale non c’erano suoi carri armati nel punto in cui sono stati sparati, tra gli altri, 64 colpi in sei secondi proprio come l’audio originale rivela), sceglie di non mostrarci mai la sua esecuzione come invece gli strumenti del cinema avrebbero consentito. Il punto di vista sarebbe potuto essere anche da dentro l’auto con gli occhi della bambina. Oppure da quello dei soldati israeliani che premono, magari guardando la bambina in un veloce campo e controcampo, un bottone omicida in un asettico mostro di latta. Oppure ancora utilizzando una persona – una bambina? – o l’intelligenza artificiale per doppiare la vera voce di Hind Rajab.
Niente di tutto questo. La regista decide di farci sentire ‘solo’ la voce originale come unico nostro orizzonte visivo dando così voce alla nostra cecità, anche simbolica. Un processo, con un lavoro solo sul suono, che ricorda da vicino quello messo in atto in La zona d’interesse da Jonathan Glazer che è anche tra i molti produttori esecutivi di La voce di Hind Rajab. È in questo spazio, enorme quasi infinito, lontano dunque da qualsiasi costrizione narrativa, che si può muovere liberamente lo spettatore. Perché la scelta di non far vedere l’orrore mina alla base qualsiasi critica di sfruttamento ricattatorio della morte in diretta. Il filtro lo mettiamo noi attraverso lo sguardo della regista che si posa su questa vicenda in maniera dichiarata, linguisticamente precisa, con l’avvertenza dell'inserimento delle parti documentarie – significativa la soluzione di far fare capolino alle vere riprese della sala operativa della Mezzaluna Rossa nel film come specchio reale di quelle di finzione – in cui l’utilizzo della vera voce di Hind Rajab, la cui registrazione peraltro è stata diffusa sul web, diventa il film stesso che è stato costruito proprio intorno a quella telefonata di circa 70 minuti. E, a proposito di drammatizzazione “in levare”, è stata tolta una parte in cui Hind Rajab chiedeva per 15 volte aiuto all'operatore che le rispondeva per altrettante volte. Tutte scelte che danno dignità e valore a una vita umana distrutta, una (non) milite e (non) ignota che incarna tutte le decine di migliaia che non ci sono più.
Perché il suono è più lento della luce ma arriva, forte e chiaro come in questo caso, prima del buio.
Nel film più potente visto negli ultimi mesi, La voce di Hind Rajab, Leone d’argento a Venezia e in uscita il 25 settembre nelle nostre sale – il film che ci porta dentro l’orrore di Gaza, attraverso la voce vera di una bimba di sei anni che chiede invano aiuto per ore – c’è un particolare che salta agli occhi, nei titoli di coda.
Si tratta di una serie di nomi a noi molto familiari. Sono quelli di Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer e Alfonso Cuarón, che compaiono come produttori esecutivi del film. Ma che cosa vuol dire? Qual è stato il loro ruolo? Si tratta di soldi investiti, oppure di qualcos’altro?
Quella di “produttore esecutivo” è una figura che può indicare varie funzioni. Può essere colui/colei che ottiene i finanziamenti per il progetto, che gestisce il budget, che tratta con i fornitori, che supervisiona il processo produttivo. Ma può anche essere qualcuno che mette a disposizione il proprio ruolo, il proprio prestigio, per ottenere risorse o per favorire accordi di distribuzione per il film. Sembra questo il caso, riguardo ai nomi citati. Più un endorsement che un diretto coinvolgimento finanziario.
Non si tratterebbe, insomma, di soldi investiti direttamente, ma di qualcosa di forse ancora più importante. “Il fatto che nomi come Brad Pitt o Joaquin Phoenix siano intervenuti a sostegno del progetto come produttori per me significa molto”, dice la regista tunisina Kaouther Ben Hania. “Il cinema, l’arte e ogni forma di espressione hanno una importanza enorme, per dare alla gente di Gaza un nome e un volto”.
Alla conferenza stampa del film La voce di Hind Rajab a Venezia, Joaquin Phoenix e Rooney Mara erano presenti, per manifestare il loro sostegno. “Sono qui per sostenere il film e io ne sono enormemente felice. Non avrei mai pensato, in vita mia, che questo fosse possibile. Sono molto grata per il loro sostegno”, ha detto Ben Hania. Al termine della proiezione veneziana del film, quando la Sala Grande si è sciolta in un applauso durato più di venti minuti, Rooney Mara e Phoenix hanno abbracciato, commossi, tutti i membri del cast. Mentre scriviamo, Joaquin Phoenix, nel suo account Instagram ufficiale, ha come immagine profilo proprio il volto della bambina Hind Rajab.
Fra i produttori esecutivi del film, compare anche Jonathan Glazer, il regista britannico di origine ebraica, premio Oscar per La zona di interesse. L’anno scorso, stringendo la statuetta dell’Academy, Glazer pronunciò un contestato discorso di accettazione, dicendo “in questo momento siamo qui come uomini che rifiutano la loro ebraicità”.
Brad Pitt non è famoso per il suo attivismo politico, ma in realtà ha spesso sostenuto film dalla forte valenza politica, da Moonlight a 12 anni schiavo a Selma. Produttore, con la sua Plan B, del film vincitore dell’Oscar 12 anni schiavo, Pitt è stato produttore esecutivo di Moonlight, anch’esso vincitore dell’Oscar, e di Selma, nominato agli Oscar.
Joaquin Phoenix ha sempre dato voce alla sofferenza del popolo gazawi, dicendo che ognuno nel mondo dovrebbe prendere posizione per salvare bambini che muoiono di fame. “Non c’è giustificazione per quello che sta accadendo a Gaza, bambini che muoiono di fame in mezzo a una guerra”, ha detto.
In definitiva, dunque: che cosa significa il fatto che queste star siano “produttori esecutivi” del film? Significa che più gente andrà a vedere quel film. I nomi di Pitt, Phoenix, Rooney Mara, Cuaron sono la vera moneta che questi talent possono spendere. E forse, il loro sostegno è un segnale importante anche riguardo alla prossima campagna verso gli Oscar.
Nel frattempo, altre cose stanno accadendo, e tutte nel segno di un progressivo isolamento di Israele, e del riconoscimento della tragedia in atto a Gaza. Pochi giorni fa, quattromila fra registi, attori e personaggi dell’industria cinematografica hanno firmato una lettera aperta, nella quale dicono “In questo momento di crisi, in cui molti dei nostri governi consentono la carneficina di Gaza, dobbiamo fare qualcosa per contrastare la complicità in questo orrore”.
Tra i firmatari, Yorgos Lanthimos, Olivia Colman, Mark Ruffalo, Tilda Swinton, Ayo Edebiri, Rebecca Hall, Emma Stone, Lily Gladstone, e anche Rooney Mara e Joaquin Phoenix. I firmatari rifiutano di far partecipare i loro film ai principali festival israeliani, accusati di complicità con il governo. “La grande maggioranza delle case di produzione e distribuzione israeliane e delle sale israeliane non hanno mai abbracciato i diritti, internazionalmente riconosciuti, del popolo palestinese”, si legge nel documento.
In risposta alla petizione, l’associazione dei produttori israeliani ha scritto che “i firmatari di questa petizione se la prendono con le persone sbagliate. Da decenni, noi artisti israeliani testimoniamo la complessità del conflitto, raccontando anche storie dal punto di vista palestinese e criticando la politica dello stato di Israele. Attaccandoci, i firmatari danneggiano la loro stessa causa”. E questo è un altro motivo di dibattito.
Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’oro a Venezia con Father Mother Sister Brother, ha detto che il suo film non sarà distribuito in Israele. “Non voglio sostegno al governo israeliano, non voglio venga mostrato da loro. La popolazione di Israele è meravigliosa, amo le persone che non sono a favore di Netanyahu”.
E pochi giorni fa alla cerimonia degli Emmy awards, Javier Bardem ha indossato una kefiah, indumento simbolo dell’identità palestinese, e ha ribadito il suo sostegno alla Palestina. “Oggi sono qui per denunciare il genocidio a Gaza”, e ha sollecitato l’adozione di misure internazionali. “Chiediamo un blocco commerciale e diplomatico, e sanzioni contro Israele per fermare il genocidio. Palestina libera”, ha ribadito.
La voce di Hind Rajab, di quella bambina disperata, ferita, intrappolata in un’auto piena di cadaveri, adesso in qualche modo non è più sola. Hind non c’è più, non potrà tornare in vita. Ma quelle poche parole fragili affidate a un telefono hanno compiuto già una rivoluzione. La Hollywood migliore è già dalla sua parte. E la sua voce, che poteva essere perduta come migliaia di altre voci, di altre suppliche, di altri pianti, diventerà sempre più grande, più importante, più forte.
Alla fine della proiezione del film La voce di Hind Rajab , che ricostruisce con crudo realismo le ultime ore di vita di una bimba palestinese di sei anni vittima dei soldati israeliani a Gaza, è questa sciagurata frase a tornare prepotentemente alla mente. A pronunciarla qualche giorno fa, rivolta all'allibito interlocutore per giustificare l'uccisione di minori nella Striscia, il rappresentante di [...] Vai alla recensione »
È il 29 gennaio 2024 e negli uffici della Mezzaluna Rossa - la Croce Rossa palestinese -, uffici da cui la cinepresa non uscirà mai, squilla il telefono. C'è una bimba in una macchina crivellata dai proiettili israeliani. Sei passeggeri con lei. «Cosa fanno?». Cosa fanno?». «Sono morti». Un carro armato è di fronte alla macchina. Gli operatori confortano la bambina e intanto cercano di mandare l'ambulanza. [...] Vai alla recensione »
Ascoltate questa voce: poi decidete cosa fare. Se continuare a restare in silenzio oppure alzarla, finalmente, anche voi. Dopo avere commosso la Mostra del cinema di Venezia, dove ha vinto, salutato da una standing ovation, il Gran Premio della Giuria, «La voce di Hind Rajab» arriva nelle sale con il peso, a tratti insopportabile, di una storia vera.
Il 29 gennaio 2024 i volontari della Mezzaluna Rossa ricevo- no una telefonata disperata: una bambina di cinque anni, intrappolata in un'auto sotto attacco a Gaza, chiede di essere salvata. Il suo nome è Hind Rajab. I soccorritori restano in linea, provano a rassicurarla, a guadagnare tempo, a far arrivare un'ambulanza. Partendo da questo drammatico episodio, Kaouther Ben Hania, due anni dopo "Quattro [...] Vai alla recensione »
Il 29 gennaio 2024 i volontari della Mezzaluna Rossa, dopo aver ricevuto una chiamata di emergenza, tentano di salvare una bambina di sei anni intrappolata in un'auto sotto attacco a Gaza. Mentre cercano di farle coraggio al telefono, si mobilitano per mandarle un'ambulanza. Un'impresa che si rivelerà impossibile, anche se a separare la bambina dai soccorritori sono solo otto minuti.
Solo qualche settimana fa, alla Mostra del Cinema di Venezia, il pubblico della Sala Grande tributava al film della tunisina Kaouther Ben Hania - La voce di Hind Rajab - una standing ovation infinita con 24 minuti di applausi (mai visto e mai sentito ...). È passato un po' di tempo ma quella esperienza resta ancora sconvolgente. Nelle orecchie, negli occhi e nell'anima.
Per molti è il vincitore morale dell'ultima Mostra di Venezia, di cui è stato senz'altro il picco emotivo, aggiudicandosi comunque il Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria. "La voce di Hind Rajab" ricostruisce il destino di una bimba di sei anni, intrappolata dentro un auto esposta al fuoco dell'esercito israeliano, nella capitale della Striscia di Gaza occupata; ma, anche al di là della contingenza [...] Vai alla recensione »
In La voce di Hind Rajab , la regista tunisina Kaouther Ben Hania ha inventato un dispositivo ibrido per raccontare quello che succede a Gaza. Ha scelto di usare nel film le vere registrazioni delle telefonate disperate di una bambina di sei anni con gli operatori della Mezzaluna rossa palestinese, mentre era bloccata in un'automobile tra i corpi dei suoi familiari, uccisi dall'esercito israeliano. [...] Vai alla recensione »
Recensione impossibile. "La voce di Hind Rajab" mette in scena le ultime ore di vita di Hind, seienne bambina palestinese bloccata a Gaza nell'abitacolo di una macchina crivellata di colpi dall'esercito israeliano: unica sopravvissuta in mezzo a sei cadaveri di parenti, chiede aiuto dal cellulare agli uffici della Mezzaluna rossa, l'equivalente musulmano della Croce rossa.
La voce di Hind Rajab è il già famoso e premiato film di Kaouther Ben Hania che a Venezia è stato applaudito per 24 minuti dal pubblico commosso nell'ascoltare la vera voce della bambina che, a Gaza, rimase per ore bloccata in un'auto sotto il tiro a segno israeliano. Sono le vere telefonate di Hind, 5 anni, in un impossibile dialogo coi soccorritori, attori professionisti, ma alla fine si vedono i [...] Vai alla recensione »
La voce vera di Hind Rajab, sei anni, che, chiusa in macchina e sotto il fuoco dell'esercito israeliano nel Nord di Gaza chiede aiuto agli operatori della Mezzaluna Rossa, colpisce e atterrisce lo spettatore. La regista tunisina Kaouther Ben Hania racconta così una storia drammatica, ma non drammatizzata, per rendere onore alle vittime innocenti e senza voce dei conflitti.
Smaltite le polemiche per il mancato Leone d'oro di Venezia, ora tocca a voi: La voce di Hind Rajab arriva in sala ed è un film da vedere, il film del 2025 assieme a Un semplice incidente di Jafar Panahi che ha vinto a Cannes e a Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson che pure esce in questo weekend. È diretto dalla tunisina Kawthar ibn Haniyya (a volte il suo nome è trascritto dall'arabo [...] Vai alla recensione »
Vincitore del Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, La voce di Hind Rajab, scritto e diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, già due volte candidata agli Oscar per Quattro figlie (2024) e per L'uomo che vendette la sua pelle (2021), è tratto da una sconcertante storia vera.
È tutto nel titolo. In altri tempi, l'operazione tentata da Kaouther Ben Hania con La voce di Hind Rajab, in sala in Italia il 25 settembre 2025 per I Wonder Pictures, non avrebbe potuto nascondersi da accuse del tipo: goffa enfasi retorica, strumentalizzazione della sofferenza, cinico calcolo. La generalizzazione "in altri tempi" è un modo ipocrita di riferirsi a quei momenti in cui si può far finta [...] Vai alla recensione »
Se La voce di Hind Rajab fosse una ricostruzione della tragedia della bambina di Gaza rimasta bloccata per ore in una macchina crivellata di colpi dall'esercito israeliano, tra i cadaveri dei suoi parenti e al telefono con la Mezzaluna rossa nel disperato e inutile tentativo di farsi salvare, con un'attrice a riprodurre le conversazioni e altri interpreti a interagire, sarebbe un'indigeribile baracconata. [...] Vai alla recensione »
Il film di Ben Hania ha infiammato la Mostra del cinema di Venezia. Racconta il calvario di una bambina di sei anni, uccisa a Gaza nel 2024 dall'esercito israeliano. Con sorprendente audacia, la regista tunisina ha usato le registrazioni della voce della bambina al telefono, ricostruendo il dramma dei soccorritori che le risposero. Qualcuno ha criticato l'idea della regista di mescolare realtà e finzione. [...] Vai alla recensione »
Il 29 gennaio 2024, Hind Rajab, sei anni, muore sotto il fuoco dell'esercito israeliano. Viene uccisa tra le macerie di un'automobile colpita da oltre 300 proiettili, dopo avere passato ore nell'abitacolo, circondata dai cadaveri dei familiari, implorando al telefono un salvataggio della Mezzaluna rossa. La registrazione delle chiamate, cioè la voce reale di Hind Rajab, è il documento al centro del [...] Vai alla recensione »
Se c'è un lungometraggio che su tutti verrà ricordato all'interno di questa 82° Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, questi è indubbiamente The Voice of Hind Rajab, diretto dalla regista tunisina Kaouther ben Hania, ispirato a fatti realmente accaduti e vincitore del Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria nell'ambito del prestigioso concorso.
Questa non è una normale recensione. Non può, e non vuole essere, una normale recensione. Prima i fatti, che grazie a questo film sono ormai negli occhi di molti, sono a disposizione di chi vuol vedere. È la mattina del 29 gennaio 2024 quando, negli uffici della Mezzaluna Rossa con sede a Ramallah, arriva una telefonata. In quel giorno si sgomberava una frazione di Gaza Nord e una macchina piena di [...] Vai alla recensione »
La visione veneziana di Portobello, la serie televisiva di Marco Bellocchio, ci ha portato all'Italia ingenua a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta dove iniziava la moda della tv del dolore, dei casi umani sbattuti sullo schermo catodico. Erano gli anni pure della tragedia di Vermicino, un'agonia seguita in diretta sul piccolo schermo in modo estenuante, attendendo un miracoloso, impossibile, happy [...] Vai alla recensione »
Inizia su un terrazzo The voice of Hind Rajab: uomini e donne che scherzano durante una pausa dal lavoro, alcuni indossano una giacca a vento rossa, qualche risata, nessun suono. È l'unica scena in cui si vede "fuori" nel film di Kaouther Ben Hania che, forte del successo globale ottenuto con Quattro figlie e la candidatura all'Oscar, arriva in concorso a Venezia con i nomi di Brad Pitt, Joaquin Phoenix, [...] Vai alla recensione »
Non è invece semplice approfondire l'altro film in Concorso: "The voice of Hind Rajab" della tunisina Kaouther Ben Hania, già nota soprattutto per il documentario ibrido "Quattro figlie", due anni fa in gara a Cannes. È la tragica storia di Hind Rajab, bloccata a 6 anni in auto in un distributore di benzina a Gaza, poco più di un anno e mezzo fa, mentre all'interno gli altri familiari sono morti.
Abbiamo un Leone più duro che d'Oro visto che The Voice of Hind Rajab è uno dei film più angoscianti, belli e strazianti visti a Venezia negli ultimi vent'anni. La regista tunisina Ben Hania recupera le vere telefonate disperate della bambina di 6 anni Hind Rajab (nel film la chiamano Hanood) al centro di soccorso Mezzaluna. L'esercito israeliano ha crivellato con 355 colpi la macchina dove si trovava [...] Vai alla recensione »
Già prima che la Mostra si aprisse The Voice of Hind Rajab è stato presentato come la risposta della Biennale alle richieste espresse nella lettera di Venice for Palestine, firmata da migliaia di professionisti del cinema e della cultura, di una sua presa di posizione sul genocidio a Gaza. Questo titolo tornava sempre, e certo oggi possiamo dire che la sua presenza in concorso è un segno importante [...] Vai alla recensione »
The Voice of Hind Rajab pone una riflessione per certi versi vicina all'incredibile film di Kathryn Bigelow visto sempre qui alla Mostra, A House of dynamite, riguardo al destino delle immagini nella nostra epoca: Bigelow costruisce l'intero dispositivo del suo titolo Netflix come svelamento continuo di cosa ci sia dall'altra parte dello schermo, delle videochiamate con la videocamera spenta che puntellano [...] Vai alla recensione »
È tutto nel titolo, The Voice of Hind Rajab. La voce, appunto, di una bambina palestinese di cinque anni, residente nella Striscia di Gaza, uccisa dall'esercito israeliano durante l'invasione di Gaza insieme ad altri sei membri della sua famiglia e due paramedici accorsi in suo aiuto. La voce vera, appunto, come ci informa un cartello in apertura del film di Kaouther ben Hania, in Concorso a Venezia [...] Vai alla recensione »