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Cult ma non troppo... Valutazione 4 stelle su cinque

di Dodo


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martedì 7 marzo 2006

Taxi driver uscito nel 76’ e diretto da Martin Scorsese rappresenta un cult e un simbolo dell’era sociale e ideologica presente negli Stati Uniti durante gli anni 70’, gli anni della guerra in Vietnam, della crisi di identità che investiva il mondo della democrazia globale, del sopravanzare di un individualismo sfrenato, presente tutt’oggi nel nostro mondo. Premiato a Cannes e osannato da critica e pubblico, questo film diede la definitiva consacrazione a “mostri sacri” come De Niro (candidato agli oscar) e Jodie Foster che l’oscar lo vinse come migliore attrice non protagonista a soli tredici anni!! Il film narra bene la storia di un reduce del Vietnam, Travis Bickle, che fatto ritorno nella madre patria, si ritrova tutto solo a dover affrontare una realtà urbana in rapida trasformazione. Nel caso specifico trattasi di New York, con i suoi immensi quartieri in perenne stato confusionale, dove disordine e violenza trovano giustificazione in un malinteso senso di libertà individuale. Travis, sempre più spaesato, cerca di fuggire dalla solitudine e dall’insonnia che lo attanaglia facendosi assumere come tassista di notte. Vagare nelle strade di una New York sordida e cruenta alimenta la sua frustrazione e la conseguente voglia di riscatto. Ad amplificare questo stato d’animo contribuiscono i continui fallimenti ad intraprendere una relazione sentimentale, unica ancora di salvezza al cospetto di una solitudine che si trasformerà gradualmente in paranoia e depressione. Travis identifica la causa della sua condizione emotiva nella figura di un aspirante presidente democratico, il quale vuole dare maggiori forze e poteri allo strato basso della popolo americano, tenuto fino a quel momento ai margini della società. Travis si chiude nel suo squallido appartamento e qui inizia il suo farneticante progetto : acquista armi e si prepara a vestire i panni del giustiziere, al fine di uccidere il candidato premier, ma soprattutto per salvare dalla strada una prostituta tredicenne (Jodie Foster) che rappresenta nella sua mente l’unica e remota speranza di un’ innocenza ormai smarrita nel corrotto mondo urbano. Il primo obbiettivo fallisce, ma il secondo si concretizza : Travis ucciderà il magnaccia e i clienti della giovanissima ragazza, la quale assisterà allo spargimento di sangue del folle tassista. Il finale resta un dilemma. Travis, colpito al collo, si accascia esanime, e fissa un poliziotto intervenuto sul luogo del delitto. Travis appare sognante, dunque ci vogliamo augurare che il seguito della sceneggiatura sia un puro sogno del protagonista, il quale immagine di guarire dal colpo subito, di ritrovare i suoi amici tassisti e perfino di dare un passaggio alla donna che lo rifiutò. Ma soprattutto si avvera la cosa a cui teneva di più, Iris (la prostituta interpretata da Jodie Foster) torna dai familiari abbandonando il mondo tanto odiato dal tassista. A nostro parere, il tutt’oggi cult firmato da Scorsese trova le giustificazioni del suo successo null’originalità della sceneggiatura e di alcune scelte di regia, ad esempio il fatto di concentrare molto tempo sul progressivo alienamento del protagonista, il quale è reso in modo eccellente. Il film scava nel profondo della depressione, della solitudine e della paranoia come nessun altro film, indagando sulle cause di questo determinato stato d’animo, e fornendo una visione quanto mai chiara del fenomeno. Non a caso la sceneggiatura è in parte autobiografica, l’autore è Schrader, famoso sceneggiatore che abbandonato dalla moglie, aveva cominciato a soffrire di insonnia e ad esorcizzare i fantasmi i fantasmi notturni frequentando cinema hard e strade popolate da tossicodipendenti e prostitute. Ciò conferisce alla trama maggior peso e penetratività, e si vede e si sente. Anche la parte del tentato omicidio al candidato premier è reale, ma è tratta da un articolo di cronaca estrapolato dal regista italo – americano. Sull’interpretazione degli attori principali e in particolare di De Niro si dovrebbe poi scrivere una recensione a parte, dunque limitiamoci a dire : fenomenali. Il punto debole del film risiede forse in alcune scelte della regia, o per meglio dire in alcune pecche. Ad esempio è innegabile che i discorsi e anche le riflessioni di Travis appaiano qualche volta superficiali, da questo punto di vista forse si poteva fare di più, ma probabilmente anche questo rende il tema del film, che comunque parla di una persona (Travis) intelligente ma ignorante, e disadattata. Stesso discorso vale per il ritmo del film che non incalza, ma forse anche questo lo rende originale, e rende l’analogia con la piattezza della vita di Travis. Certamente, per quanto sia stata apprezzata, la colonna sonora è una spalla sotto a tutte le componenti.

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nathan domenica 11 febbraio 2007
il ritmo è coinvolgente,la musica pure
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Tutti i film di Scorsese hanno ritmo,e Taxi Driver non è l'eccezione,anzi ci porta in un baratro di follia anche grazie al ritmo della musica di Herrman che risuona paranoica e maestosa.Per il finale invece,penso che ogni interpretazione è possibile.

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memole martedì 20 marzo 2007
bellissimo,tuttavia...
50%
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50%

Niente da dire, siamo di fronte ad un classico del cinema,nel finale però mi sembra che il regista si adagi sugli allori, limitandosi a portare al termine con meno entusiasmo ciò che era partito davvero alla grande...

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