Cresciuto nella baraccopoli di Archi, Marcello Fonte è uno di quei rari attori che sembrano arrivare sullo schermo portando con sé un intero mondo fatto di marginalità e di fantasia come forma di sopravvivenza, ma soprattutto di capacità di trasformazione della fragilità in forza narrativa.
Prima di diventare il volto rivelazione del cinema europeo, ha fatto di tutto: sarto, imbianchino, barbiere, comparsa (persino sul set di Gangs of New York, convinto di lavorare con un regista "scozzese"). Il suo percorso è più un romanzo picaresco che diventa cinema che una vita vera. Dall'occupazione del Teatro Valle, dove conquista tutti leggendo il suo curriculum, al debutto come co regista in Asino vola, storia semi autobiografica di un bambino che parla con gli animali e che sogna di suonare il tamburo, girata proprio ad Archi insieme alla sua gente.
Ma è con Dogman (2018) di Matteo Garrone che Fonte entra nella storia del cinema europeo con un trionfo dirompente: interpreta Marcello, un toelettatore di cani mite e gentile trascinato in un mondo di violenza e autoritarismo.
La sua performance, fragile e potentissima, gli vale il premio come miglior attore al Festival di Cannes, entrando in un palmarès dove compaiono Marlon Brando, Marcello Mastroianni, Gian Maria Volonté e Joaquin Phoenix.
Quando Roberto Benigni urla il suo nome sul palco, Fonte si prende qualche secondo in più: «La vita è piena di cose brutte, facciamolo durare un po' di più», dirà poi. In quella parentesi - nella quale pensa che "si sa, nella vita, si entra papa e si esce cardinale" - ha la smentita vedendo che la sua vita cambia in meglio per sempre.
La critica europea vede in lui un interprete chapliniano, capace di trasformare un personaggio borderline in una figura universale, tanto che gli European Film Awards lo consacrano miglior attore dell'anno. Così Marcello Fonte continua a incarnare un'idea di cinema che nasce dal basso, dalla vita reale, dalla capacità di credere che "gli asini possano volare", se si ha abbastanza immaginazione.
Quindi forte di una storia personale - fatta di povertà, resilienza, incontri fortuiti e una fede incrollabile nel potere delle storie - che è diventata parte integrante della sua mitologia pubblica, conserva in se stesso il segreto del suo successo.
Infanzia
Marcello Fonte nasce a Melito di Porto Salvo nel 1978. Dopo aver vissuto la sua infanzia e adolescenza nel quartiere di Archi, dove impara a suonare il rullante nella banda musicale locale, si trasferisce a Roma nel 1999 in cerca di fortuna, spinto dal fratello maggiore Pasquale Fonte, scenografo.
Il trasferimento a Roma e i lavori teatrali
Sarà proprio grazie al fratello che verrà assunto come custode presso il Teatro Valle, all'interno del quale si appassionerà alla recitazione e otterrà piccole parti in produzioni come Omaggio ai sentimenti, Artisti suonati e vari lavori diretti da Valentina Esposito (Tempo binario, Famiglia e Mercoledì delle ceneri).
I cortometraggi
Diventato uno degli occupanti del Teatro Valle e di centri sociali come il Cinema Palazzo e l'Angelo Mai, comincia nel 2000 a lavorare a vari cortometraggi, il primo dei quali è Terrazzi (2000) diretto da Stefano Reali, cui seguiranno titoli come Sette meno un minuto (2002) e Codice silenzioso (2015) diretto da Enzo G. Castellari.
La carriera televisiva
Dopo alcuni provini televisivi, riesce ad apparire anche in Don Matteo e Diritto di difesa, ma è con la miniserie La mafia uccide solo d'estate (2016) che si fa notare.
Il suo ruolo è quello di un frate (Fra' Giacinto) dalla presenza lieve ma significativa, inserito in un tessuto corale di tutto rispetto (Claudio Gioè, Anna Foglietta, Francesco Scianna, Nino Frassica, Aurora Quattrocchi, Mario Patanè). Una parte secondaria, quasi di contorno, ma riconoscibile.
Tornerà al piccolo schermo dopo l'enorme successo cinematografico, nella serie americana Un volto, due destini - I Know This Much Is True (2020), dove vestirà i panni del siciliano Domenico Onofrio Tempesta, violento nonno materno di Dominick e Thomas Birdsey (entrambi interpretati da Mark Ruffalo), contribuendo a definire l'atmosfera dolorosa, claustrofobica e profondamente disturbata che ruota attorno ai due gemelli.
L'esordio cinematografico
Al cinema esordisce diretto da Alice Rohrwacher in Corpo celeste (2011), dove interpreta il catechista della parrocchia frequentata dalla giovane protagonista Marta, attraversando il ruolo con la sua consueta autenticità.
Il film da regista
Anche regista e sceneggiatore, nel 2015 scrive e dirige con Paolo Tripodi l'autobiografico Asino vola, dove interpreta il suo alter ego, Maurizio: un uomo minuto, scapestrato e pieno di energia, cresciuto nella più povera periferia di Reggio Calabria, tra discariche, animali (con i quali parla) e sogni ostinati. Il film diventa una presentazione di sé e del suo vissuto al mondo del cinema e viene particolarmente apprezzato dalla critica.
Il successo internazionale con Dogman
Successivamente verrà diretto da Leonardo Di Costanzo in L'intrusa (2017) e da Daniele Luchetti in Io sono Tempesta (2018), anche se il successo internazionale arriverà solo quando, nel 2018, Matteo Garrone lo sceglierà come protagonista di Dogman.
Celebrato in tutta Europa, Marcello Fonte sarà un protagonista atipico, dotato di una verità umana rarissima, che da invisibile si trasforma in un antagonista antieroico, crudele e ferito. Il suo "Canaro", un toelettatore di cani che vive in una periferia degradata e subisce il dominio di un ex pugile violento fino a un gesto estremo che ribalta il loro rapporto, gli varrà il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes 2018 e il premio come miglior attore agli European Film Awards 2018, consacrandolo come una delle rivelazioni più sorprendenti del cinema europeo contemporaneo.
Da quel momento in poi, se lo contenderanno i migliori registi italiani: Francesca Archibugi lo vorrà in Vivere (2019), Mimmo Calopresti in Aspromonte - La terra degli ultimi (2019). Arricchiranno la sua filmografia Milo Rau con The New Gospel (2020), Riccardo Antonaroli con La svolta e infine il più commerciale e comico Leonardo Pieraccioni con Il sesso degli angeli (2022), fino a Mel Gibson che lo inserirà nel cast di The Resurrection of the Christ (2025).