| Anno | 2026 |
| Genere | Azione, Thriller, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Dario Germani |
| Attori | Lorenzo Buran, Nathalie Rapti Gomez, Casper Kabri, Robert Madison, Mike Lloren David Brass. |
| Uscita | lunedì 23 marzo 2026 |
| Distribuzione | World Movies |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 23 marzo 2026
In viaggio nelle Filippine, una donna viene rapita per via del suo sangue dalle doti salvifiche: toccherà al marito fare di tutto per salvarle. Sangue d'oro è 73° in classifica al Box Office. mercoledì 25 marzo ha incassato € 633,00 e registrato 340 presenze.
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CONSIGLIATO NÌ
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Un commando paramilitare fa irruzione in una chiesa del Vaticano per impossessarsi di un'ampolla contenente il sangue di Cristo. Contemporaneamente, l'ex comandante delle forze speciali Jake Mitchel e sua moglie si mettono in viaggio per l'Estremo Oriente, con un primo scalo previsto a Manila. Giunti nella capitale filippina i due vengono immediatamente aggrediti: lui viene ferito, mentre lei viene rapita. Lasciato solo dalle autorità, Jake farà di tutto per trovare la moglie, finita nelle mani di una setta di fanatici che grazie al suo sangue vuole trovare il segreto dell'immortalità.
Un action movie che va dritto al sodo, tra scene concitate e, soprattutto, scazzottate (il regista è stato un pugile, del resto), entrando poco alla volta nel mistero di una trama complottista.
Autore di altri film dichiaratamente di genere, come gli action-horror Antropophagus: Le origini e Angelus tenebrarum, anch'essi immersi in atmosfere imbevute d'oscuro messianesimo, con frequenti puntate all'estero per convogliare esigenze produttive e derive sia fisiche che mentali dei suoi personaggi, Dario Germani è certamente un regista appassionato e a suo modo coraggioso. Anche in questo suo ultimo film, Sangue d'oro, va dritto al sodo fin dal titolo, entrando senza preamboli nell'azione, tra agenti speciali che per qualche ragione se le danno tra loro e sacerdoti del Vaticano che nascondono fucili a pompa sotto l'altare o tirano fuori la pistola direttamente nel confessionale.
L'idea non sarebbe nemmeno male, se il film in questione della serie B avesse non solo il look e lo spirito ma anche la capacità di dare velocità e ritmo a una vicenda (scritta da Filippo Santaniello e Vincenzo Pandolfi con l'evidente modello di tante trame hitchcockiane o di film alla Frantic) che sfocia presto nell'assurdo.
Il problema, però, è che né Germani sa del tutto costruire scene di lotta coreografate (nelle dichiarazioni ha detto che l'action «richiede almeno il doppio dei tagli necessari per rendere ritmo e credibilità», ma il nocciolo della questione è proprio la scioltezza di questi tagli, che nel suo film sono sempre troppi e troppo veloci, o fuori tempo), né, tantomeno, sa rendere credibili le scene di dialogo e raccordo, complice anche la recitazione legnosa del suo cast (con protagonisti Lorenzo Buran e Nathalie Rapti Gomez) e il doppiaggio non particolarmente curato.
L'effetto, dunque, è quello di un film che, man a mano che i suoi protagonisti entrano nell'incubo da cui dovranno uscire (lei rapita da una setta di cattolici e preti fanatici - ecco la ragione della scelta delle Filippine, "ovviamente" espressione di una fede tra cristianesimo fanatico e animismo - lui invischiato nei meandri della metropoli e poi della giungla), si confronta con la possibilità dell'assurdo e del ridicolo (involontario o meno) senza saperli gestire.
Nemmeno troppo frastornato da spari, lotte, rincorse, torture, preghiere, deliri, sangue puro e impuro, pure da zombie e vari sacrifici umani, allo spettatore non resta che vivere un'esperienza di puro straniamento, mai attraversata dal dubbio che in questa ora e venti scarsa d'avventura nei deliri del fanatismo religioso e messianico ci sia anche solo un po' di salvifica ironia.
Film dopo film e anno dopo anno Dario Germani si sta accreditando con sempre maggior forza come il cineasta indipendente che più di ogni altro pare avere come principale ambizione quella di riappropriarsi dei codici identificativi del cinema di genere che abitò la produzione italiana in modo più o meno continuativo fino agli anni Novanta. Se fino a questo momento il suo sguardo si era focalizzato con [...] Vai alla recensione »