| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Valerio Filardo |
| Uscita | mercoledì 25 marzo 2026 |
| Distribuzione | Mescalito Film |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 26 marzo 2026
Il film racconta l'ultimo pellegrinaggio del Treno Bianco, tra fede, condivisione e speranza lungo 50 ore di viaggio. Chi sale sul treno è 76° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 589,00 e registrato 170 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ogni anno, come tradizione, un treno dell'UNITALSI parte dalla Sicilia per portare persone in difficoltà di salute al santuario di Lourdes. Il viaggio che qui viene seguito potrebbe essere l'ultimo sulla strada ferrata perché il treno potrebbe essere sostituito dal più economico volo in aereo. La camera segue ammalati e assistenti cogliendone i sentimenti più profondi.
Un documentario che tratta un tema che implica una molteplicità di punti di vista, con uno sguardo di profonda umanità.
Tra gli autori di questo interessante documentario si fa notare la firma di Daniele Gaglianone del quale sono note sia la professionalità che la capacità di aderire in modo empatico, ma al contempo lucido, alla materia che decide di trattare.
È quanto avviene in questo documentario dedicato a quello che potrebbe essere l'ultimo pellegrinaggio partito dalla Sicilia per raggiungere Lourdes. Ciò non significa che non ci saranno in futuro altre partenze ma l'utilizzo di un altro mezzo (l'aereo) è destinato a mutare il senso dell'esperienza condivisa.
Su Lourdes la letteratura (religiosa e non) e il cinema hanno già avuto ampio modo di esprimersi dividendosi tra fede e scetticismo. Resta in particolare nella memoria di chi lo ha visto Lourdes di Jessica Hausner in cui si trattava la materia con acume e delicatezza.
La scelta di Valerio Filardo e dei suoi cosceneggiatori è quella di non porsi mai dalla parte del giudizio. Non ci sono, in questa opera, né adesione fideistica né scettica ironia. C'è invece uno sguardo su esseri umani che condividono un'esperienza traendone, ognuno secondo la propria sensibilità, un beneficio. C'è chi soffre di disabilità gravi e trova in essa non solo la speranza della guarigione ma anche la possibilità di incontro con persone che escono dalla stretta cerchia dell'assistenza quotidiana. C'è poi chi ha accettato la propria sofferenza e l'ha sublimata in una fede che si trasforma in canto o chi ha trovato in una delle volontarie un'amica da cui riceve un affetto che sa come ricambiare.
Ma è proprio dalle volontarie che emergono le riflessioni su una modalità di messa a disposizione che è cambiata nel corso dei decenni (il materiale d'archivio lo testimonia) e che rischia di modificarsi ora profondamente a causa di una scarsità di presenza di persone disponibili ad entrare nella giusta sintonia.
La telecamera entra negli scompartimenti mostrando anche l'aspetto legato alla ritualità cattolica ma si ferma nel momento dell'arrivo alla stazione di Lourdes. Quello che voleva sottoporre alla nostra attenzione si è già presentato su quei vagoni nella sua più genuina sincerità. La meta resta fuori dalla narrazione perché lì si entra in un'altra dimensione. È giusto così.