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Rose Byrne

Rose Byrne (Rose Judith Esther Byrne) è un'attrice australiana, produttrice, è nata il 24 luglio 1979 a Sydney (Australia).
Quest'anno ha ricevuto il premio come miglior attrice in un film brillante al Golden Globes per il film If i Had Legs I'd Kick You. Dal 2000 al 2026 Rose Byrne ha vinto 4 premi: Festival di Berlino (2025), Golden Globes (2026), National Board (2025), Venezia (2000). Rose Byrne ha oggi 46 anni ed è del segno zodiacale Leone.

La vera dea del '67

A cura di Fabio Secchi Frau

Rose Byrne è una di quelle interpreti che sembrano appartenere a più luoghi contemporaneamente: nata in Australia, adottata da New York, sta sospesa tra la quiete luminosa di Sydney e l'assalto sensoriale della metropoli americana. Il pubblico australiano la scoprì giovanissima, nel 1999, in Two Hands, mentre il mondo intero si accorse della sua sorprendente vena comica grazie a Le amiche della sposa e Cattivi vicini, film che rivelarono una naturalezza rara nel passare dal dramma alla commedia più fisica. Oggi, madre e attrice affermata, Byrne continua a muoversi tra set e continenti con la stessa grazia con cui attraversa i generi cinematografici. A New York ama la sensazione di trovarsi "al centro del mondo", mentre a Sydney ritrova spazio, ossigeno e radici. Due città che non la dividono, ma la completano, perché - come dice lei stessa - "cieli diversi, stessa mente".
La sua sensibilità è fatta di dettagli: aromi che la riportano all'infanzia, come il gelsomino, o il profumo dei biscotti che sentiva a 19 anni, quando studiava recitazione a New York. È una viaggiatrice curiosa, capace di restare incantata dalla Cambogia, dall'India, dall'Europa, e desiderosa di esplorare ancora di più il suo Paese, dal Daintree a Uluru. Ama i caffè nascosti, i mercatini vintage, la moda essenziale e funzionale, e non ha problemi a indossare i maglioni di Bobby Cannavale, suo compagno e padre del piccolo Rocco, che ha inevitabilmente trasformato il suo modo di viaggiare e di vivere il quotidiano.
Ma al di là della vita privata, ciò che rende Rose Byrne una figura magnetica è quella scintilla che porta negli occhi: un piccolo fuoco che si accende solo per i personaggi che sente davvero suoi. È "la vera dea del 1967" per la sua capacità di incarnare un'epoca, un volto, un desiderio e, allo stesso tempo, conserva la veemenza di chi il successo se l'è guadagnato cesellando ruoli diversi, mai monolitici, sempre attraversati da una curiosità profonda.
Non è un'attrice che si prende troppo sul serio, ma considera il cinema - e il fare cinema - come qualcosa di sacro: un territorio dove si entra con rispetto, dedizione e un pizzico di ironia. Oggi, consapevole del proprio percorso e dell'affetto dei suoi fan, sceglie i progetti con una maturità nuova, sapendo che ogni ruolo è un tassello di un mosaico più grande.

Origini australiane
Figlia di un'amministratrice in una scuola elementare e di uno statista in pensione, Rose Byrne nasce e cresce a Sydney, sentendo precocemente la passione per la recitazione. Infatti, è giovanissima quando entra a far parte dell'Australian Theatre for Young People, dove conoscerà peraltro l'attrice Nadia Townsend, la sua migliore amica.

Il debutto
Il suo debutto sul grande schermo avviene a soli 12 anni, nel film di Ann Turner Dallas Doll (1994), accanto a Sandra Bernhard, poi frequenterà parallelamente la University of Sydney e i set cinematografici e televisivi che saranno la sua gavetta.
Dopo essere apparsa nel videoclip di Darren Hayes "I Miss You", viene scelta dalla regista Clara Law per il film La dea del 1967 (2000), dove interpreta una ragazza cieca che guida un giapponese per le strade australiane. Grazie a un ballo sfrenato al suono di juke-box, Rose Byrne riesce a vincere la Coppa Volpi come miglior attrice al Festival di Venezia e a imporsi elettricamente all'attenzione di Hollywood.

Hollywood e Londra
Ma lei per il momento declina ogni facile proposta, preferendo di gran lunga il teatro, tanto è vero che reciterà ne "La Dispute" e ne "Le tre sorelle" di Chechov. Scelta da George Lucas per interpretare Dormé in Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni (2002) con Christopher Lee e Samuel L. Jackson, è accanto a Gérard Depardieu in City of Ghosts (2002) e a Dennis Hopperin The Night We Called It a Day (2003).
Pur sempre preferendo le pellicole indipendenti, viene presa in considerazione per il kolossal-flop Troy (2004) dove doveva interpretare il ruolo della mitica Elena di Troia, ma la Byrne sembrava esprimere più affinità con il personaggio della schiava di Achille (Brad Pitt) Briseide, così la produzione le cede il ruolo.

Il successo in Damages
Fidanzata con l'attore e sceneggiatore Brendan Cowell, lascia Los Angeles (dove si era trasferita per esigenze di lavoro) per vivere a Londra con sua sorella, cogliendo l'occasione di lavorare con il grande Peter O'Toole nel film tv Casanova (2005) e nell'horror 28 settimane dopo (2007) di Juan Carlos Fresnadillo, con Robert Carlyle, nel ruolo dell'ufficiale medico Scarlet, ma diventando anche la star del telefilm Damages (2007). Qui, nel ruolo di Ellen Parsons, l'attrice mostra una profondità interpretativa che va ben oltre l'immagine di giovane promessa con cui era partita. La sua Ellen è una neolaureata brillante ma inesperta che entra nello studio legale della spietata Patti Hewes, interpretata da Glenn Close, e la serie costruisce su di lei un arco narrativo complesso. Vittima e carnefice, idealista e manipolatrice, fragile e feroce allo stesso tempo, riesce a rendere credibile questa trasformazione graduale, mantenendo sempre una tensione interna palpabile e una vulnerabilità che contrasta magnificamente con la glaciale potenza della Hewes. In Australia, il pubblico ha accolto con orgoglio la sua capacità di reggere il confronto con una fuoriclasse come la Close e di emergere come co-protagonista in un legal thriller che ha ridefinito il genere.

La saga horror di Insidious
Dopo The Tender Hook (2008) e Adam (2009), viene diretta da Alex Proyas in Segnali dal futuro (2009). Più romantica in I Love You Too (2010) e divertente in In viaggio con una rock star (2010), entra inaspettatamente nella saga Insidious di James Wan, con il ruolo di Renai, una madre che si trova improvvisamente immersa in un incubo sovrannaturale quando il figlio entra in uno stato di coma apparente e la casa viene invasa da presenze inquietanti. La critica horror ha follemente amato la sua performance per non aver mai interpretato la paura in modo caricaturale, ma l'ha radicata in un realismo domestico fatto di ansia e protezione materna, arricchendo un personaggio che sarebbe rimasto puramente reattivo. Anche merito della chimica con Patrick Wilson, con il quale ha contribuito a elevare l'intera saga.

La commedia Cattivi vicini e altri film
Nel 2011, diventa la rivale elegante, perfetta e irresistibilmente irritante della protagonista di Le amiche della sposa di Paul Feig. Anche qui, la critica e soprattutto il pubblico hanno dimostrato di apprezzare un sorprendente e straordinario tempismo comico, giocando con un personaggio che avrebbe potuto essere semplicemente antipatico, ma che si è invece rivelato una figura esilarante, sfumata e sorprendentemente umana. La sua Helen è competitiva, manipolatrice, impeccabile in ogni dettaglio, ma la Byrne la interpreta con una tale precisione ironica da renderla una delle presenze più memorabili del film. Così, alternando momenti di comicità fisica a battute sottili e mantenendo sempre un controllo perfetto del ritmo, ha fatto sì che molti critici la indicassero come una delle tante rivelazioni del cast.
Entrata nel mondo Marvel come Moira MacTaggert in X-Men - L'inizio (2011), viene poi diretta da Derek Cianfrance nel melodrammatico Come un tuono (2013), poi appare in A prova di matrimonio (2013) e Gli stagisti (2013) di Shawn Levy (che la vorrà anche in This Is Where I Leave You). Presente in uno sei segmenti del film corale The Turning con il ruolo di Rae (una delle figure che popolano la cittadina balneare di Angelus), affianca Seth Rogen e Zac Efron nei due film della saga Cattivi vicini, dove sovverte con intelligenza e naturalezza il ruolo tradizionalmente riservato alle "mogli dei protagonisti" nelle commedie americane, trasformando la sua Kelly in una donna brillante quanto - e spesso più - dei suoi colleghi maschi. Riprendendo il suo impeccabile tempismo comico e aggiungendoci una innata capacità di improvvisazione, passa dalla dolcezza al caos totale senza mai perdere credibilità. Un superamento di una sfida altrimenti bidimensionale, che le ha permesso di essere definita dai recensori come "la vera arma segreta" dei due titoli.
Dopo Annie - La felicità è contagiosa (2014) e Adult Beginners (2014), torna a Paul Feig e a Melissa McCarthy con Spy (2015) e dopo altre pellicole non del tutto di successo (The Meddler - Un'inguaribile ottimista e I love you, Daddy), è Annie in Juliet, Naked - Tutta un'altra musica (2018), una donna intrappolata in una relazione stagnante e in una vita che sembra essersi ristretta senza che lei se ne accorgesse. Con malinconia e misura, evita ogni stereotipo della "rom-com heroine" (non è né goffa né iper-perfetta), ma una donna stanca e capace di sarcasmo, in linea con lo spirito di Nick Hornby, autore del romanzo originale. I suoi duetti con Ethan Hawke sono stati definiti "naturali e sorprendentemente teneri", mentre la sua capacità di rendere comico anche il disagio emotivo ha contribuito a far percepire Juliet, Naked come una rom-com "di una volta".
Nel 2018, è nel cast di Instant Family, poi è diretta da Miguel Arteta in Amiche in affari (2020), dove è Mel Paige, una delle due migliori amiche che gestiscono una piccola azienda di cosmetici sull'orlo del fallimento. In mezzo all'energia esplosiva di Tiffany Haddish e alla caricatura volutamente eccessiva di Salma Hayek, la Byrne diventa l'elemento di equilibrio: la sua Mel è ansiosa, dolce, razionale, ma capace di esplodere in momenti di grande umorismo.

Il Golden Globe per If I Had Legs I'd Kick You
Dopo alcuni titoli non particolarmente incisivi (Irresistibile, Spirited - Magia di Natale, In viaggio con mio figlio), ottiene un Golden Globe come miglior attrice in una commedia grazie alla sua performance in If I Had Legs I'd Kick You (2025) di Mary Bronstein, dove offre una delle interpretazioni più intense, vulnerabili e tecnicamente complesse della sua carriera, trasformando il personaggio di Linda in un prisma emotivo attraverso cui il film intero respira e si deforma.
La Byrne regge l'intero peso della macchina da presa incollata al volto per quasi tutto il film, sostenendo un dramma psicologico claustrofobico che alterna momenti comici, isterici e devastanti senza mai perdere un briciolo di verità. La critica ha sottolineato la sua capacità di incarnare una madre sull'orlo del collasso - tra una figlia malata nutrita tramite sonda, un marito assente e una casa che sembra letteralmente aprirsi in un buco nero - con una gamma emotiva che passa dal panico alla furia, passando per una fragilità disarmante e colossale.

Ritorno in tv come protagonista
Televisivamente, dopo alcuni piccole apparizioni come guest star, recita nel film tv La vita immortale di Henrietta Lacks (2017) e ha il ruolo di Gloria Steinem in Mrs. America (2020). Nei panni di una delle figure iconiche del femminismo, non scivola mai nell'imitazione rigida o nella caricatura, restituendo al pubblico una Steinem elegante, controllata, magnetica, ma anche quella più intima, fatta di dubbi, stanchezza e determinazione silenziosa. Un velo di delicatezza che contrasta con l'energia più abrasiva di altre figure della serie.
Poi tra il 2021 e il 2023, sarà la protagonista di Physical nei panni di Sheila Rubin, una casalinga californiana dei primi Anni Ottanta che, dietro l'immagine perfetta e sorridente, nasconde un devastante disturbo alimentare, un'autostima a pezzi e una rabbia compressa che non trova sfogo. Feroce e contraddittoria, è l'anima di una dark comedy immersa in un flusso di pensieri auto-distruttivi crudeli e taglienti.

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