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Un film di Pablo Larraín.
Con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Haluk Bilginer.
continua»
Biografico,
durata 123 min.
- Germania, USA, Emirati Arabi Uniti, Italia 2024.
- 01 Distribution
uscita mercoledì 1 gennaio 2025.
MYMONETRO
Maria |
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Il pop di Larraín e la fantasia diventa eccesso
di Alberto Crespi La Repubblica
In questi giorni girano in rete video - dichiaratamente falsi - in cui personaggi pubblici come Donald Trump, Kamala Harris ed Elon Musk compiono rapine a mano armata e vengono arrestati dalla polizia. Sono realizzati con il programma di intelligenza artificiale Grok, brevettato dallo stesso Musk. Sono rozzi, ma più che sufficienti a ingannare miliardi di gonzi in giro per il pianeta.
Questo per dire che ormai non ci vorrebbe nulla per prendere immagini di repertorio di Maria Callas (o di qualsiasi altro personaggio del passato) e farle interpretare un film sulla propria vita.
Pablo Larraín, cileno ormai specializzato in biografie femminili pop, fa la scelta opposta: prende un'attrice che non somiglia per nulla a Callas - Angelina Jolie - , non si sforza più di tanto di renderla verosimile e confeziona una finta biografia in cui tutti, da Maria ai suoi domestici, da Onassis alla sorella che viene a trovarla da Atene, parlano in inglese nonostante nessun personaggio sia anglofono (l'unica che si permette una battuta in greco, nel ruolo appunto della sorella, è Valeria Golino: che per chi non lo sapesse è di lingua madre, appunto, greca).
Le biografie romanzate ormai sono un genere. Non a caso Larraín fa dire subito alla protagonista che è lei, la Divina, a decidere cosa è reale e cosa non lo è. Lo spettatore avrebbe forse il diritto di sapere, ma gli viene negato. Se per noi italiani è fastidioso vedere un film su Callas in cui non vengono nominati né Visconti né Pasolini, dovremo stare al gioco e ringraziare che in ruoli di contorno ci siano attori come Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher e la citata Golino.
Maria, dunque, "romanza" e inventa un'altra storia di donna ricca, sola e triste, con un Onassis non sufficientemente brutto e cattivo e una voce che, negli ultimi giorni di vita, non ne vuole più sapere di essere all'altezza della leggenda. Francamente troppo poco. Le immagini di repertorio sui titoli di coda, in cui si vede la vera Maria, sembrano provenire da un altro film. O forse dall'intelligenza artificiale.
Sorge una domanda: a quando un film, possibilmente non diretto da Larraín del quale apprezziamo solo i film cileni, su Renata Tebaldi (anche lei, mai nominata).
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