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Ultimo aggiornamento martedì 18 dicembre 2018
Due giovani ebrei riescono a sopravvivere con astuzia alle sevizie dei nazisti nella Francia occupata. Dal romanzo di Joseph Joffo. In Italia al Box Office Un sacchetto di biglie ha incassato 860 mila euro .
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Parigi. Joseph e Maurice Joffo sono due fratelli ebrei che, bambini, vivono nella Francia occupata dai nazisti. Un giorno il padre dice loro che debbono iniziare un lungo viaggio attraverso la Francia per sfuggire alla cattura. Non dovranno mai ammettere, per nessun motivo, di essere ebrei.
Del romanzo autobiografico di Joseph Joffo, pubblicato nel 1073, esisteva già una versione cinematografica diretta da Jacques Doillon nel 1975. Perché allora realizzare un remake a più di quaranta anni di distanza? La prima risposta è giunta dal diretto interessato, Joffo, in una conferenza di fronte a studenti universitari che si può anche trovare su YouTube.
La figura del padre nel primo film non era verosimile mentre in Christian Duguay, che al rapporto padre e figlio è particolarmente attento anche quando gira un film come Belle & Sebastien - L'avventura continua, ha trovato il regista capace di restituire verità al loro rapporto.
Si aggiunga anche un distacco da uno stereotipo abbastanza diffuso, presente nel film di Doillon, che riguarda l'indifferenza di tutta la Chiesa cattolica alla sorte degli ebrei. Le figure di sacerdote che compaiono nel film corrispondono ad incontri effettivi vissuti dai due ragazzi.
Detto ciò va rilevato come Duguay abbia mutato il punto di vista. Lo sguardo è sempre quello di Joffo ma non dell'adulto che descrive quanto accaduto nel passato. Lo spettatore è posizionato a fianco dei due fratelli che vivono come bambini la tragedia che sta loro intorno. Le biglie divengono così il simbolo di un'infanzia che viene messa alla prova ma finiscono anche con il rappresentare quella vita in famiglia a cui i due fratelli sperano di tornare. Lo sguardo culturalmente 'distante' (Duguay è canadese) favorisce poi una rilettura delle vicende che segue una schema noto ma lo depura da qualsiasi accento di retorica consentendo alle vicende vissute dai due fratelli di 'arrivare' alle nuove generazioni senza che queste se ne distanzino pregiudizialmente in quanto 'già viste' o comunque 'old style'.
Perché questo è in definitiva il motivo per cui già nel 1973 Joffo dava alle stampe le sue memorie sotto forma di romanzo. Oggi più che mai, mentre venti di guerra tornano a soffiare con insistenza e nostalgie pericolose riaffiorano e trovano adesione anche in chi quei tempi non li ha vissuti, le ultime righe del libro si presentano come un monito e motivano alla visione del film. Joffo scrive: "Guardando dormire mio figlio non posso che augurarmi una cosa: che mai provi il tempo della sofferenza e della paura come l'ho conosciuto io durante quegli anni. Ma cos'ho da temere? Cose del genere non si riprodurranno più, mai più. Le sacche sono in solaio e ci resteranno per sempre. Forse...".
Giorno della memoria, quest'anno con più film e sempre di ottima fattura e soprattutto di forte impatto emotivo. Poi spesso sono sempre storie vere ed anche questa lo è, sul finale si vedono i protagonisti adesso ancora vivi. Certo forse non tutto è andato come viene descritto, qualche passaggio scenico e qualche esigenza cinematografica è sicuramente presente, ma [...] Vai alla recensione »
Joseph e Maurice Joffo sono due fratellini ebrei che vivono nella Parigi occupata dai nazisti. Quando un giorno il padre dice loro che dovranno compiere da soli un lungo e difficile viaggio attraverso tutta la Francia per sfuggire alla cattura, i bambini trovano la forza e l'ingegno per sopravvivere alla barbarie della guerra e ritrovare i genitori.