| Titolo originale | The Beguiled |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Sofia Coppola |
| Attori | Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence Angourie Rice, Addison Riecke, Emma Howard, Wayne Pére, Matt Story, Joel Albin. |
| Uscita | giovedì 21 settembre 2017 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,85 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 settembre 2017
Un uomo viene ferito e curato dalle donne di un collegio femminile. Tre di loro si innamorano di lui. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office L'inganno ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 1,9 milioni di euro e 883 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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In piena Guerra di Secessione, nel profondo Sud, le donne di diverse età che sono rimaste in un internato per ragazze di buona famiglia danno ricovero ad un soldato ferito. Dopo averlo curato e rifocillato costui resta confinato nella sua camera attraendo però, in vario modo e misura, l'attenzione di tutte. La tensione aumenterà mutando profondamente i rapporti tra loro e l'ospite.
Quando Sofia Coppola ha annunciato di aver deciso di realizzare il remake de La notte brava del soldato Jonathan e quando, successivamente, se ne sono viste le prime immagini tutto faceva pensare a una nuova incursione creativamente innovativa in un passato storicamente ormai ben definito dal cinema come accadde per Marie Antoinette.
Spiace quindi un po' dover constatare che, questa volta, il miracolo non si è verificato. Ovviamente non ci troviamo davanti a un brutto film e sarebbe anche poco produttivo andare a indagare su cosa è conservato dell'originale e quanto sia invece stato mutato.
Il problema risiede nella scelta di un soggetto che all'epoca rappresentò un punto fermo nell'ambito di un cinema che rileggeva il passato guardando al presente rimanendo tuttora un film valido nonostante il flop al box office. I tempi sono ovviamente mutati così Sofia Coppola decide di privilegiare, ancora una volta, l'analisi delle reazioni in un microcosmo femminile.
È questo 'ancora una volta' che finisce con l'indebolire l'assunto complessivo. Il caporale McBurney non ha più la valenza simbolica di un corpo (all'epoca quello di un giovane Clint Eastwood) che da oggetto del desiderio viene a configurarsi come oggetto di martirio rimandando a un Cristo crocifisso e deposto. Coppola preferisce indagare sugli sguardi e le posture di donne che hanno interiorizzato le buone maniere e cercano di trasmetterle alle giovani generazioni mentre sotto la pelle e le crinoline covano pulsioni che la società del tempo non può loro riconoscere. Come le vergini suicide, come la regina di Francia... come i personaggi e le storie che ama. Questo non le impedisce di passare da un genere all'altro nell'arco di novanta minuti e di farlo con l'acutezza ma, in questo caso, anche con una leggerezza accattivante. Però si conclude la proiezione con la sensazione che la sceneggiatura, così come l'arto del caporale McBurney, abbia subito un trattamento al contempo suadente ma troppo drastico.
Vitalità di un mito o mancanza di immaginazione del cinema popolare? La mania hollywoodiana di produrre remake è inesauribile. Si comprano i diritti di un successo straniero e lo si ri-gira in inglese con star americane, o più semplicemente si getta un occhio al retrovisore per guardare quello che ha funzionato ieri e si risuona da capo oggi. I risultati sono quasi sempre scadenti ma si sa ogni regola ha la sua eccezione. Ed eccezione è quasi sicuramente il prossimo progetto di Sofia Coppola. Intanto perché non si tratta di riprodurre una formula vincente, ragione d'essere sovente di un remake. Nonostante il suo valore artistico e la presenza di Clint Eastwood, che non attese troppo a contraddire il suo statuto di eroe monolitico e resistente, La notte brava del soldato Jonathan fu di fatto un flop. A guardarlo da vicino, sono altrove le ragioni che muovono la Coppola. Remake del film, il più singolare, di Don Siegel (La notte brava del soldato Jonathan), L'inganno ha davvero tutto per calamitare l'attenzione dell'autrice: il simbolismo esacerbato e le connotazioni psicanalitiche, la cronaca onirica e le reminiscenze di sogni, l'adolescenza evanescente e bionda e il rigorismo morale degli adulti, i fantasmi sfuocati e la memoria plurale del mistero femminile di cui gli uomini non avranno mai la chiave.
Chiuso in un collegio per fanciulle, sprofondato nel Sud degli Stati Uniti e dentro la Guerra di Secessione, L'inganno implode la frustrazione e l'isteria di nove donne sudiste di età differenti attraverso l'intrusione di un caporale nordista ferito a una gamba e immobile sul letto.
Come ne Le vergini suicide, il film di Siegel (rin)chiude un gruppo di donne in un interno su uno sfondo storico preciso e di un preciso momento di squilibrio. Là gli anni Settanta, qui la guerra civile, un tempo dove il vecchio, che rifiuta di lasciare il passo, è minacciato dal nuovo. Là le sollecitazioni libertarie dell'era psichedelica, qui la spinta di emancipazione del Nord incarnata nel corpo virile di un soldato. Soldato che diventa oggetto di desiderio e di contesa in un mondo separato in cui ogni sessualità è repressa. A cambiare sono il gesto e la vittima. Se ne Le vergini suicide le sorelle Lisbon si uccidono per sfuggire il supplizio della perfezione, frustando l'esaltazione puberale dei compagni di gioco, ne L'inganno le dee si fanno accessibili e riaccendono la fiamma (e l'appetito) del guerriero spenta in battaglia. Se il primo, ancora, esplorava la libido maschile che s'infiammava nel ricordo 'immobile' intorno al vuoto ontologico causato dal suicidio di cinque sorelle, il secondo indaga la pulsione erotica femminile in faccia all'immobilità maschile.
Le emozioni suicidate si convertono in desiderio incontrollato e permettono a Sofia Coppola di avanzare nella sua ricerca sul coriaceo mistero femminile. La versione di Siegel tradisce in questo senso una certa misoginia. La dimora sinistra, satura di nevrosi, desideri e gelosie che volgono rapidamente in drammi, è a immagine di una donna unica e inevitabilmente mostruosa. Fragilità e purezza (Elizabeth Hartman), calcolo e ipocrisia (Geraldine Page), tentazione e sfrontatezza (Jo Ann Harris), Siegel incarna tre stagioni diverse del femminile e tre maniere differenti di approcciare il sesso e il sentimento.
Nel remake saranno Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning a figurare le passioni violente intorno al maschile di tre donne costrette dal corsetto e dalle prescrizioni sociali. Adattamento di un romanzo di Thomas Cullinan ("The Beguiled"), L'inganno contiene tutte le ossessioni dell'autrice americana allacciate a un genere per lei ancora inesplorato: il thriller (psicologico). È forse prematuro parlare di una possibile 'opera somma' della Coppola ma L'inganno sembra davvero concentrare tutte le proposizioni teoriche del suo cinema fino all'incontro tra un uomo maturo sul filo dell'understatement e una giovane donna all'alba della vita. Immovable object sigillato nella sua bolla di narcisismo o parcheggiato da qualche parte di nessun posto, Bill Murray (Lost in Translation) e Stephen Dorff (Somewhere) cedono davanti alla quieta ma irreprimibile forza di quella piccola bionda sensuale (rispettivamente Scarlett Johansson e Elle Fanning) che increspa per sempre i loro volti immoti.
Previsto in sala a settembre, L'inganno si muove sullo sfondo della Guerra Civile ma ripiega in uno spazio domestico asfissiante e ossessivo, auscultando il meccanismo del desiderio. Il ruolo di John McBurney, il bel soldato al centro di tutti i desideri che finirà intrappolato e distrutto dai propri appetiti lascivi, passa a Colin Farrell, la cui irishness, incisa sul bicipite, risveglierà la cupidigia e capitolerà direttrici, assistenti e studentesse. Ieri a interpretarlo era Clint Eastwood, contre-emploi da Don Siegel dentro un film gotico che concilia immagini fumose e irruenti irruzioni di flashback, brusche alterazioni di tono e dissolvenze simboliche e folgoranti. Un film sulla scoperta della sessualità in un contesto puritano e un'incursione unica di Don Siegel nel cinema europeo, nelle sua sensibilità, negli universi chiusi di Bergman riempiti di frustrazioni sessuali e disturbi ossessivi. Se l'asse principale del film resta la relazione tra il caporale e le 'pensionanti', Siegel non lascia cadere la tela di fondo, che conserva e impiega astutamente per intensificare l'ostilità del mondo fuori e il comportamento manipolativo e seduttivo dei suoi personaggi. Dissimulati dietro le voci off e nei flashback subliminali, il film cova la pedofilia (il bacio del debutto), la crudeltà gratuita, l'incesto, il razzismo latente e reciproco, interrogando i limiti morali e indagando il femminile e la sua versatilità. Dal nero e dalle tenebre (esistenziali), Siegel e il direttore della fotografia Bruce Surtees osano fino il manierismo pittorico, convertendo il corpo erotico di Eastwood in corpo martirizzato in una deposizione del Cristo dalla croce. Se non fosse stato per quel suo aspetto hollywoodiano, parte integrante dell'estro sovversivo dell'autore, La notte brava del soldato Jonathan avrebbe potuto iscriversi nei film della New Hollywood. Perché alla ricchezza emozionale e tematica (schiavitù, desiderio di proprietà, violenza, inquietudine giovanile, sessualità femminile), aggiunge una sottigliezza, un dosaggio dei dialoghi, una direzione degli attori, una gestione della censura che fanno di questo film un'opera (politica) intramontabile.
A tutte queste ragioni si somma oggi l'entusiasmo delle prime immagini del remake di L'inganno di Sofia Coppola. Autrice sensibile, capace di convertire un soggetto qualunque in oggetto generazionale, la Coppola può riuscire a riformulare il capolavoro di Don Siegel e ad affrancarsene, combinando le sue ossessioni d'artista con le singolarità delle sue realizzazioni. Per l'occasione, Sofia Coppola ritrova Kirsten Dunst (Le vergini suicide, Marie Antoinette) e Elle Fanning (Somewhere), collabora per la prima volta con Nicole Kidman e punta su Angourie Rice (The Nice Guys), adolescente bionda dal fisico 'coppoliano' che raggiunge un cast stellare e riprende le fila del tema imprescindibile della sua filmografia: l'adolescenza (eterna) col suo indicibile sentimento di isolamento, l'assillo della noia, la spensieratezza del consumo, le spirali d'abbandono, i pallori vaghi, il quotidiano etereo, la vita dissipata. Dopo aver escluso la pretesa di 'giustezza' storica, assumendo uno sguardo propriamente 'revisionista' sulla Storia di Francia (Marie Antoinette), staremo a vedere se sotto la crinolina ottocentesca del suo secondo film in costume, la Coppola mediti di nuovo l'audace anacronismo. Se dislocherà daccapo gli echi del mondo attuale e le personali inquietudini in un diciannovesimo secolo di cui l'alterità storica resta vuota e astratta come la Francia roc(k)ocò di Marie Antoinette e il soffuso Japan pop di Lost in Translation.
Sofia Coppola, ad oggi, rappresenta senza dubbio la regista per eccellenza. Ha il coraggio e la capacità di raccontare - e lo sa fare con un'eleganza tangibile - il genere a cui appartiene, senza rinneggarne le fragilità, il desiderio talvolta represso e controllato, gli istinti più bassi, la rabbia, le scompostezze e l'umanità.
Anche se il confronto tra un virile regista di simpatie poco "correct" come Don Siegel (La notte brava del soldato Jonathan) e l'apparentemente dolce, elegante Sofia Coppola (che ha diretto la nuova versione cinematografica del romanzo di Thomas P. Cullinan) viene spontaneo, nulla sarebbe più sbagliato di questa facile contrapposizione. Anzitutto, le sotterranee perplessità intorno al premio per la Miglior Regia che Sofia Coppola ha ottenuto a Cannes 2017 sono fuori luogo.
La regia, dimensione estetica spesso fraintesa, necessita talvolta di premi tecnici, e non è difficile immaginare che l'autrice americana abbia ottenuto l'alloro per il lavoro sull'immagine costruito insieme al grande direttore della fotografia Philippe Le Sourd.
L'inganno (guarda la video recensione), infatti, è stato girato con una macchina da presa Arricam a 35 mm, quindi in pellicola. Certo, anche il digitale avrebbe catturato la luce a bassissima intensità delle candele che, insieme alla luce naturale, donano la (scarsa) visibilità agli interni del set, ma non avrebbe avuto la medesima restituzione della materia, delle stoffe, della natura e delle ombre, materiali espressivi indispensabili al film. Coppola, poggiando su questo apriori tecnico ha poi costruito un racconto coerente - da lei stessa sceneggiato - enfatizzando proprio questo elemento di immersione nel realismo del periodo, aiutata anche da uno dei sound design più vividi di questi anni.
Non stupisce che il soggetto di The Beguiled, il romanzo di Thomas Cullinan pubblicato nel 1966 e già portato sullo schermo nel 1971 da Don Siegel, si offrisse a Sofia Coppola come una tentazione. Alla regista del Giardino delle vergini suicide e di Marie Antoinette sarà apparso in perfetta sintonia con la sua poetica, centrata su personaggi femminili malinconici e afflitti da spleen, il microcosmo [...] Vai alla recensione »