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Un film di Matteo Garrone.
Con Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees.
continua»
Titolo originale Il racconto dei racconti - Tale of Tales.
Fantasy,
Ratings: Kids+13,
durata 125 min.
- Italia, Francia, Gran Bretagna 2015.
- 01 Distribution
uscita giovedì 14 maggio 2015.
MYMONETRO
Il racconto dei racconti |
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L’equilibrio che si rompe, che si ricostituisce.
di carlosantoniFeedback: 5973 | altri commenti e recensioni di carlosantoni |
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| martedì 19 maggio 2015 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Garrone divora. Usa la fiaba e i suoi simboli, usa soprattutto le vicissitudini del corpo, della sua decadenza fisica e del corrispettivo desiderio di una corsa all’indietro nel tempo e verso la bellezza perduta. Taglia i sentimenti e li analizza come un anatomopatologo taglia e analizza i tessuti: desiderio di maternità, amore, desiderio di possesso (materno e paterno) nei confronti del figlio/figlia, brama di libertà, gelosia e invidia, erotismo, ricerca della propria unità e natura… Garrone trova nei racconti di Basile una materia prima a lui quanto mai congeniale, e la tratta da sopraffino cultore e maestro del cinema. Tutto, direi, nel suo film è eccellente. Non solo gli aspetti “interni”, quali la sceneggiatura, la trama, le preziose simmetrie sia visive che concettuali, ma anche gli aspetti esteriori, che perciò non lo sono “meramente”, ma sostanzialmente: una fotografia che mozza il fiato, una colonna sonora che commenta perfettamente i vari complessi passaggi, un cast di interpreti eccellenti, una serie di location spettacolari. E poi, le scene dal sapore spesso onirico, sempre fiabesco e letterario, molto frequentemente di intenso valore simbolico, a cominciare dalla prima e dall’ultima, sulle quali non smetto di riflettere. E ancora una volta: il corpo, i corpi, con la loro matericità, la loro pesantezza e incipiente corruzione, la loro sostanziale inevitabilità, a far da contraltare ai sentimenti, i desideri, i sogni e le passioni. E il tutto che incredibilmente si tiene in equilibrio, un equilibrio tragico, da far rimanere a bocca aperta, come quando nella scena finale si osserva l’acrobata che, sul fare del tramonto estremo, si accinge a trapassare il baratro ottagonale di Castel Del Monte, transitando silente su una corda incendiata. Stupenda metafora, credo, della difficoltà e bellezza della vita e delle infinite maniere di raccontarla.
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