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la vita delegata Valutazione 3 stelle su cinque

di Alice


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martedì 24 gennaio 2006

"Ascolta questo cd: c'è dentro tutta la tragedia della vita" Che sia questa la chiave del nuovo film di Allen da tutti così bistrattato o malamente osannato? Il fatto è che non è semplice circoscriverlo in un'opinione che assolve o condanna perchè come in molti altri dei suoi lavori si ha l'impressione che ci sia dentro molto più dell'intenzionale. Il segreto del film è la tensione data da un non agire, sono i primi piani dei protagonisti, le scene passionali e l'isteria del novello assassino molto più che i didascalici riferimenti alla pallina da tennis come metafora della vita.Infatti, la sensazione che accompagna l'intero film non è tanto la rabbia per un destino che non fa giustizia del cattivo di turno, che poi sarebbe un clichè vecchio come il mondo e buono per tutti gli sfoghi pessimisti e esistenziali sublimati dall'arte. La sensazione è di fastidio,irritazione per un personaggio che cita Sofocle, legge Strindberg, ama l'opera, vive constatando le inevitabili scissioni che lo attanagliano e non agisce. Nel senso che ogni cosa, persino la punizione finale per ciò che ha fatto, l'aspetta dall'esterno, il senso come dono, come assoluzione finale.La sua è un'esistenza di rassegnazione e di attese, in cui la tragedia è parte integrante e traspare dagli occhi perennemente lacrimosi, ma in cui può esistere solo sullo sfondo di un'accomodante sicurezza da ufficio. Una volta che questa pare vacillare, una volta che la scissione pare potersi concludere in una scelta, il problema va eliminato alla radice, la tragedia va conclusa, rifiutata, gettata.Eppure in tutto questo c'è ancora spazio per la sofferenza, eppure Chris piange, si dimena, si morde le mani ma dall'inizio alla fine non fa NIENTE a parte mantenere tale la situazione, non cambia nulla se non per lasciare tutto com'era, rimanda, delega, si crogiola nella più totael passività. Non si riesce a odiarlo fino in fondo e neppure ad amarlo, forse perchè la controparte della fortuna finale e la sua condanna al fallimento: proprio lui che doveva lasciare un segno paradossalmente è condannato alla sofferenza proprio dal suo Match Point. Quindi in realtà il finale ristabilisce l'equilibrio che non si trova nella giustizia. Il fastidio è dato dal sentirsi quasi in empatia con un personaggio che nel più totale fatalismo e insieme pieno di deteminazione nella vita non fa nessuna scelta, che sceglie di non scegliere, si vota, pare, volontariamente alla sofferenza e affronta i suoi fantasmi con giustificazioni intellettualistiche. Nessuno esce vivo dalla tragedia, nessuno può guardarla in faccia, "lo sporco si nasconde sotto il tappeto per non venirne travolti". Ma quello che dovrebbe essere il massimo del cinismo qui è l'apice della sofferenza e della consapevolezza: il senso di colpa(vedi Danny Rose) esiste ma non provoca nessun effetto nella realtà esteriore e il vittimismo si spreca.Non so se Chris dovesse risultare un essere abietto o l'emblema dell'ambiguità. Il film comunque è lui,nient'altro: c'è un unico personaggio perchè le due donne esistono come estremi stereotipati dei due atteggiamneti verso la vita:calcolata fredda e meravigliosamente nevrotica nella moglie, ambiguità priva però di dolore in Nola, la tentazione che perde di fascino una volta che minaccia di divenire un nuovo standard(abile, da uomo, il regista nel far percepire la totale perdita di sensualità e di ruolo della donna dopo la notizia della gravidanza). Il pessimismo del film è palpabile, la tensione costante ma nessuno in realtà si aspetta un finale diverso da questo, tutti sanno che nessuno andrà a fare una vita da bohemien, tutti sanno che la moglie non si prenderà mai la responsabilità di capire. Ognuno persegue il suo obbiettivo, compreso quello di non perseguirne alcuno. Il non-senso non può essere altro che dolore. Si relega nell'incoscio o ci si ride su e l'ironia ne fa la controparte. Indubbiamnete, se alla fine Chris le avesse sparato a salve, come poteva lasciare intuire l'insistenza sulla confusione fatta con i proiettili, sarebbe stato più divertente, ma il primo piano finale alla finestra certo è più suggestivo.Straziante. Ovvio.

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simone mercoledì 25 gennaio 2006
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Il tuo commento è scritto molto meglio della mio ("forse nessuno ha capito che ...") ma sostanzialmente coincidono. Complimenti per la capacità di leggere le storie ... meglio del 99% dei critici professionisti!

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heaven giovedì 26 gennaio 2006
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la vostra è una lettura di certo acuta ma insisto: certe volte i significati apparentemente più banali sono quelli "centrali". E' lo stesso Allen che conferma che il tema centrale del film è la fortuna.

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silvia ,roma domenica 12 febbraio 2006
ma assolutamente no!!!
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secondo te lui sceglie di non scegliere????..lui sceglie di farsi i cavoli suoi, dritto come un treno, passando sopra i propri tormenti e la vita degli altri, pur di non cedere nulla di ciò su cui ha puntato..è terrificantemente determinato

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