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Scarpetta

Film 2026 | Thriller, Drammatico

Regia di Charlotte Brändström, David Gordon Green. Una serie con Nicole Kidman, Janet Montgomery, Jamie Lee Curtis, Ariana DeBose, Austin McMains. Cast completo Genere Thriller, Drammatico - USA, 2026, Valutazione: 2,5 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 8

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Ultimo aggiornamento giovedì 12 marzo 2026

La serie tratta dai romanzi bestseller di Patricia Cornwell.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NÌ
Una serie patinata che aggiorna il personaggio cult di Patricia Cornwell.
Recensione di Gabriele Prosperi
giovedì 12 marzo 2026
Recensione di Gabriele Prosperi
giovedì 12 marzo 2026

L'anatomopatologa Kay Scarpetta rientra in Virginia per riprendere il posto che aveva occupato molti anni prima e, quasi subito, viene trascinata in una scena del crimine che riapre una vecchia ferita. Il cadavere di una donna richiama infatti un'indagine di fine anni Novanta, quella che aveva segnato l'ascesa professionale della protagonista e definito il suo rapporto con chi le stava attorno. Muovendosi su due linee temporali, la storia segue da un lato la Kay di oggi, più chiusa, più stanca, più stratificata, e dall'altro la donna che stava costruendo allora la propria autorità in un ambiente ostile. Intorno al caso si addensano i legami privati: la sorella Dorothy, la nipote Lucy (Ariana DeBose), il marito Benton (Simon Baker) e Pete (Bobby Cannavale), collega di ieri e parente acquisito oggi.

Con Scarpetta Prime Video prende in prestito una figura storica del poliziesco contemporaneo, rivoluzionaria all'inizio degli anni Novanta, e che segnò il successo di Patricia Cornwell, rimettendola in circolo come se dovesse essere dissezionata.

L'aspetto più interessante di questa trasposizione non sta tanto nella fedeltà letterale alla pagina quanto nell'idea di fare di Scarpetta un personaggio televisivo del presente, cioè una figura sottoposta alla pressione di linguaggi, ritmi e codici molto diversi da quelli che l'hanno resa celebre sulla carta. La serie, infatti, piuttosto che seguire la strada del procedural investigativo, accumula registri e fonde il racconto forense con il dramma domestico, con elementi della detection e del thriller, facendo soprattutto ruotare la molteplicità di toni e temporalità attorno a un trauma familiare.

Apparentemente irregolare, la serie si sviluppa in maniera piuttosto lineare, intrecciando nei nodi giusti le varie istanze narrative. Questo la rende significativa e un'ottima operazione di ricostruzione di un personaggio letterario: non a caso la stessa Cornwell ha dichiarato di apprezzarne proprio l'aggiornamento, cioè quella distanza dal testo che consente alla serie di guardare al materiale d'origine da un'angolazione diversa. La serie fa proprio questo: sposta Kay Scarpetta in un ecosistema in cui l'autorevolezza scientifica non basta più a organizzare il mondo narrativo. Si innesca così un cortocircuito che porta la protagonista a essere una validissima esperta del suo settore, capace di leggere i corpi, ma totalmente incapace di leggere le persone che ama. Le tracce sulla vittima vengono subito decifrate, ma quelle del proprio passato no. La serie trova qui il suo tema centrale: l'erosione della competenza quando viene invasa dal dolore privato.

Per tale ragione diventa decisivo, col fine di strutturare questo concetto, il montaggio temporale, caratterizzato da un continuo passaggio tra ieri (la protagonista alla sua prima prova sul campo, quella che la rese celebre e diede il via alla sua crescita professionale) e oggi (dove lo status è ormai consolidato e, proprio per questo, vulnerabile). Più che di flashback e flashforward conviene quindi parlare di compresenza temporale, che ha lo scopo non tanto di spiegare una o l'altra temporalità (di dare o accumulare informazioni) ma di contaminarle a vicenda. Il grande lavoro di adattamento - ricordiamo, di una saga letteraria che ha fatto la storia del poliziesco e che perdura da oltre trent'anni - è riconoscibile proprio in questo muoversi tra passato e presente senza una funzione meramente esplicativa: il pubblico diventa un viaggiatore del tempo, capace così di riconoscere un presente "infettato" dal passato e un passato proteso verso un presente malato.

Da sottolineare anche il grande lavoro sul casting, che è stato in grado di trovare attori e soprattutto attrici con dettagli che permettono realmente di collegare Nicole Kidman e Jamie Lee Curtis rispettivamente alle più giovani Rosy McEwen e Amanda Righetti. Un casting certosino quindi, funzionale a una regia che insiste spesso su questa vicinanza fisica, sia tra personaggi che tra i personaggi e gli oggetti: volti che vengono osservati da vicino alla ricerca di minime tracce, superfici della pelle, materiali, residui, stanze sovraccariche di oggetti o di tensione. In questo Scarpetta si allontana ancora di più dall'eleganza astratta tipica del procedural, e va alla ricerca di una densità sensoriale e materica.

Rimanendo al cast, meno efficace forse la scelta stessa delle due grandi attrici hollywoodiane, che portano certamente a casa i loro personaggi - Jamie Lee Curtis in particolar modo si è totalmente calata nei panni di una folgorante italo-americana di seconda generazione - ma per le quali resta meno persuasiva, più che la prova attoriale, la credibilità complessiva di quell'ascendenza mediterranea, anche per il peso della loro immagine divistica e della fisicità anglo-germaniche che entrambe si portano addosso.

Qui rintracciamo forse lo spunto per una critica in negativo, sebbene per il resto la serie sia molto piacevole e ben architettata: nell'ambizione, talvolta squilibrata, ad allargare troppo il campo, moltiplicando piste, spingendo alcuni personaggi verso la caricatura, riempiendo la storia di sottotrame senza sempre armonizzarle, come se volesse dimostrare la propria ricchezza.

La componente artistica più riuscita sta quindi nel modo in cui Scarpetta mette in relazione il corpo morto e il corpo familiare. Il primo viene analizzato, aperto e classificato; il secondo resta opaco, ingestibile e refrattario a ogni forma di autoanalisi. Le autopsie diventano il contrappunto per rendere evidente l'impossibilità di stare dentro questi rapporti disfunzionali. In questo la serie riesce molto, anche grazie alla scelta di far risiedere tutti i personaggi nella medesima casa, in una condivisione forzata degli spazi che rende evidente il contrasto.

Una serie molto patinata, certamente (dato il cast), ma anche scomposta, irregolare e per questo interessante: proprio perché Scarpetta, malgrado le premesse, non è impeccabile, anzi inciampa più volte nella gestione del proprio materiale. Facendolo, la serie mantiene la capacità di trattare il crimine come una sostanza che si deposita ovunque, non come qualcosa da risolvere. E proprio per questo possiamo, allora, accettare quel marcatissimo cliffhanger nell'episodio finale.

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