Il premio del pubblico in sala è andato a The Journey to Gyeong-ju, della giovane regista Kim Mi-jo.
È The Mutation della regista Shin Su-won, un’opera intensa che esplora la vulnerabilità umana e il senso di alienazione in una Corea periferica poco rappresentata - lontana dalle luci al neon di Seoul, spesso implacabile verso chi non si uniforma agli standard dominanti - ad aggiudicarsi il premio come miglior film della 24esima edizione del Florence Korea Film Fest, il festival dedicato alla cinematografia della Corea del Sud, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta ieri, venerdì 27 marzo, al cinema La Compagnia.
Ambientato in una Corea del Sud attraversata da tensioni sociali e culturali in cui i protagonisti sono costretti a confrontarsi con il peso dello sguardo altrui, due esistenze considerate “altre”, quasi “mutanti”, che trovano nella reciproca vicinanza una possibilità di riconoscimento e resistenza. L’unica vera casa - sembra dirci la regista - non è un luogo geografico o una nazione, ma il riconoscimento umano tra persone che condividono la stessa fragilità. La vittoria al Florence Korea Film Fest rappresenta non solo un riconoscimento artistico, ma anche la conferma di un legame profondo tra la regista e il festival fiorentino, che negli anni ha accompagnato e valorizzato il suo lavoro.
La giuria, quest’anno presieduta da Federico Micali e composta da David Pacifici, Alessio Giorgetti, Isabella Ahmadzadeh, Kim Kyung-ok e Yoon C. Joyce, ha assegnato il premio con la seguente motivazione: “perché riesce a raccontare, senza retorica, una condizione di marginalità reale, attraverso il punto di vista di un protagonista eccentrico, che mette in discussione dall’interno l’idea stessa di identità e appartenenza.È anche uno sguardo su una Corea periferica poco rappresentata, dove le tensioni sociali ed economiche emergono senza filtri”.
Un momento di profonda commozione ha segnato la serata con l’assegnazione di un premio speciale in memoria di Federico Frusciante, il celebre critico cinematografico recentemente scomparso. Frusciante, storico amico del festival, aveva collaborato a questa edizione firmando un importante saggio critico all’interno del catalogo e avrebbe dovuto curare le presentazioni dei film in programma. Il festival ha voluto omaggiare la sua straordinaria passione e competenza consegnando il riconoscimento alla moglie Eleonora, sottolineando il legame indissolubile tra il critico e la comunità del cinema coreano in Italia.
La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale ad Halo, opera prima di Roh Young-wan, che attraverso lo sguardo di un giovane fattorino mette in luce la pressione e le forme di violenza invisibile annidate nella quotidianità urbana. “Abbiamo scelto Halo per la notevole perizia della regia, che pur con i limiti di una produzione indipendente, riesce a costruire la narrazione con un linguaggio rigoroso ed essenziale senza rinunciare alla precisione formale. Al tempo stesso, il film affronta con lucidità il tema attuale del precariato e della marginalità giovanile, restituendo una realtà problematica e poco rappresentata, in cui il desiderio creativo si scontra continuamente con i limiti materiali e sociali della società coreana”.
A vincere nella sezione Corto, corti! è stato il cortometraggio Lesson di Kim Jin-woo (21min). Infine il film che si aggiudica il premio del pubblico in sala è The Journey to Gyeong-ju, della giovane regista Kim Mi-jo, un road movie in cui situazioni comicamente surreali si intrecciano a un vissuto doloroso.