| Titolo originale | All That's Left of You |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Cipro, Germania, Grecia, Giordania |
| Durata | 145 minuti |
| Regia di | Cherien Dabis |
| Attori | Saleh Bakri, Cherien Dabis, Adam Bakri, Maria Zreik, Mohammad Bakri Muhammad Abed Elrahman, Dominik Maringer, Ramzi Maqdisi. |
| Uscita | giovedì 18 settembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| MYmonetro | 3,93 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 9 settembre 2025
Un ritratto di famiglia che esamina il rapporto tra nonno, padre e figlio e l'eredità del trauma tramandato a ciascuno di loro. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Spirit Awards, In Italia al Box Office Tutto quello che resta di te ha incassato 483 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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1988 Prima Intifada. Noor, un adolescente viene colpito da un proiettile sparato dagli israeliani. La madre, ormai anziana, si rivolge ad un interlocutore, di cui scopriremo l'identità solo molto più avanti, sentendo la necessità di raccontargli quanto accaduto alla famiglia nel passato. Si passa a Jaffa nel 1948 quando il nonno di Noor, Sharif, viene arrestato perché attaccato alla propria terra dopo che gli inglesi hanno lasciato la regione. E poi si arriva al 1978, al campo dei rifugiati in Cisgiordania. Qui Salim, figlio di Sharif, viene umiliato da un soldato israeliano dinanzi al figlio Noor, del quale poi seguiremo le vicende che coinvolgeranno i genitori.
Cherien Dabis dirige e interpreta un film che invita tutti a interrogarsi su quanto accade oggi.
La storia del cinema ha visto portare sullo schermo, nel corso dei decenni, il susseguirsi delle generazioni all'interno di un nucleo familiare. In Italia Ettore Scola con La famiglia rappresenta uno dei punti più alti di questo tipo di narrazione. È solo conoscendo il passato che si può comprendere il presente, ed è ciò che Dabis fa scegliendo un punto di vista, quello palestinese, senza dimenticare quello di chi vi si oppone.
C'è uno scambio di battute (nell'ultima parte del film) che è estremamente significativo in proposito ma che in questa sede, per ovvi motivi di spoiler, non è possibile citare.
Vedendo questo film vengono alla mente le parole pronunciate nel febbraio di quest'anno ad una radio ultraortodossa dal vicepresidente della Knesset (il parlamento israeliano): "Chi è innocente a Gaza? I civili sono usciti e hanno massacrato la gente a sangue freddo. Sono feccia, subumani, nessuno al mondo li vuole. I bambini e le donne vanno separati e gli adulti eliminati." Sono parole che dovrebbero far rabbrividire chiunque si ritenga umano e, purtroppo, non si tratta di una fake news.
Questo film ci porta dalla parte dei 'subumani' e ce ne mostra la vita nel susseguirsi degli anni, mostrando come chi viene sottoposto a soprusi non venga messo nella condizione di poter sviluppare sentimenti di fratellanza ma possa conservare comunque un senso profondo di umanità.
Veniamo messi di fronte ad una narrazione che ci ricorda che i palestinesi non sono Hamas, la quale pretende di agire a nome di tutti non avendone il diritto.
Ci ricorda anche che non è con l'oppressione e la separazione (quella che un presidente sicuramente non estremista come Jimmy Carter definì come "apartheid") che si lavora per la pace. Tutto ciò con una collocazione cronologica che precede il 7 ottobre.
Il passaggio generazionale consente di vedere in azione i padri e i figli ed offre un ruolo importante, in una società in cui prevale il maschile, anche alla madre di Noor. Nella seconda parte, ancor più che in quella storicamente più rilevante, si avverte come la separazione incida in maniera determinante nel quotidiano e si comprende come entrando in contatto con l'"altro" possiamo modificare le dinamiche relazionali nel profondo.
Gli antichi romani dicevano "Senatori boni viri, senatus autem mala bestia", i singoli sono brave persone; è quando li si vede come massa che, a seconda delle posizioni ideologiche, vengono considerati 'nemici' senza più alcuna distinzione. Così tutti i palestinesi finiscono con l'essere identificati con Hamas e tutti gli israeliani con il governo Nethanyau.
Senza aspirare ad un happy end illusorio Dabis riesce a farci incontrare delle persone. Aiutandoci a capirne le vite.
"Io sono il mare, nei miei abissi giacciono tesori. Chi ha chiesto ai sommozzatori delle mie perle? Guai a voi! Io perisco e con me svanisce la mia bellezza, ma la vostra cura è la mia medicina. Non mi dimenticate con lo scorrere del tempo, poiché temo che questo condurrà alla mia rovina.” Muhammad Hafiz Ibrahim, poeta arabo Due ragazzi giocano e scherzano, si [...] Vai alla recensione »
Intifada: la saga di una famiglia, la dignità di un popolo Ai tempi della prima Intifada (1987-1993), il Comandante Arafat definì “i miei nuovi generali” i ragazzi palestinesi che, nel ribellarsi al dominio israeliano, lanciavano sassi e inscenavano manifestazioni istantanee nei classici ’territori occupati’, oggi teatro di crimini contro [...] Vai alla recensione »
Una famiglia palestinese nell’attuale Cisgiordania, dal 1948 ai giorni nostri. La bellissima città di Jaffa, che viene strappata ai palestinesi dagli israeliani, con la forza e l’inganno. Quello che i palestinesi dovettero subire sin da allora, usati come schiavi e costretti all’emarginazione e all’esilio. Ci sono scene del 1948 esattamente paragonabili a quelle di oggi: [...] Vai alla recensione »
Un film-documentario sul conflitto Israele-Palestinese [Ilan Pappé, Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina]. Una disgustosa responsabilità è del governo britannico che sostituendosi allo sconfitto Impero Ottomano nel governo della Palestina, nel 1919 dette la possibilità ai coloni sionisti di acquistare le terre (prima date in affitto).
Visto il momento che stiamo vivendo, considero un dovere vedere questo piccolo grande film. Sentiamo parlare di Palestina, delle migliaia di morti, ma raramente percepiamo cosa accade davvero dentro le famiglie, nelle case, nella coscienza delle persone. Un film necessario: correte a vederlo
La storia siamo noi, noi e quelli «prima di noi». Cherien Dabis (regista, sceneggiatrice e interprete) in «Tutto quello che resta di te» attraversa 80 anni di storia, riflessi negli occhi di una famiglia, per raccontare il popolo palestinese. Quattro finestre temporali dal 1948 a Jaffa, per finire nel 2022 nello stesso luogo, oggi Tel Aviv, seguendo le parole e le vicende di un pugno di persone per [...] Vai alla recensione »
La regista (americana) ha origini palestinesi e una famiglia palestinese racconta. Tre generazioni. Nel 1948, i nonni vengono cacciati da Jaffa. Nel 1978, in un campo profughi della Cisgiordania, il padre viene umiliato di fronte al figlio Noor da soldati israeliani. Dieci anni più tardi, Noor, durante una manifestazione, si becca una pallottola, la sequenza apre il film.
Corre l'anno 1988, descritto con una mirabolante scena di apertura, all'interno di un campo rifugiati nella Cisgiordania occupata, mostra un adolescente palestinese passare con naturalezza dal gioco di strada con gli amici, all'unirsi a un corteo di proteste contro i soldati israeliani, inneggiando all'Intifada. La situazione si fa tesa, iniziano scontri violenti.
Nel 1948 una famiglia palestinese è costretta a lasciare la propria casa a Jaffa. Tre generazioni - il nonno Sharif, il figlio Salim e il nipote Noor - portano sulle spalle le ferite della Nakba (l'esodo di centinaia di migliaia di palestinesi nel 1948) e delle espropriazioni, in un intreccio di memoria e sopravvivenza. Il film, diretto dalla palestinese naturalizzata americana Cherien Dabis, colpisce [...] Vai alla recensione »
"Per raccontarti chi è mio figlio, devo prima raccontare cos'è successo a suo nonno" dice Hanan (interpretata dalla stessa regista), in primo piano mentre sembra parlare direttamente alla macchina da presa. È l'inizio di Tutto quello che resta di te opera terza per Cherien Dabis (dopo Amreeka e May in the Summer) che cerca nella Storia della Palestina degli ultimi 77 anni il senso di un presente che [...] Vai alla recensione »
Raccontare in questo momento la radice storica, culturale, antropologica di quello che sta succedendo oggi a Gaza, dell'acclarato genocidio che il governo israeliano sta mettendo in atto contro il popolo palestinese, con le immagini di esseri umani di qualsiasi età, estrazione sociale e identità sessuale, accomunati dal fatto di essere arabi, devastati dai bombardamenti a tappeto, è un rischio che [...] Vai alla recensione »
Il racconto delle vicende di una famiglia è da sempre uno dei modi più efficaci per restituire la complessità della grande storia, dal contesto geopolitico in cui avvengono gli eventi alle contingenze pubbliche che fanno da cornice agli eventi privati. E un film come Tutto quello che resta di te ha il merito di riempire un vuoto: una narrazione che inquadra la storia di una terra, la Palestina, attraverso [...] Vai alla recensione »
Nell'ottobre 1970, poco meno di due anni prima di rimanere ucciso in un attentato incendiario del Mossad mentre si trovava a Beirut (rimase coinvolta e morì anche una sua nipote di appena sedici anni), il grande scrittore e giornalista palestinese Ghassan Kanafani - all'epoca portavoce del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina - venne intervistato per il canale australiano ABC da Richard Carleton. [...] Vai alla recensione »
Proprio mentre a Gaza l'Inferno sulla Terra scatenato dai sionisti pare non avere più limiti, portare la questione palestinese al cinema è sempre più una questione morale. Di positivo a margine dell'immane tragedia vi è soltanto il fatto che tra festival cinematografici e programmazione in sala non vi è affatto scarsità, in questo momento, di opere tanto incisive sul piano testimoniale quanto ben concepite [...] Vai alla recensione »
Tre generazioni di una famiglia palestinese, dal 1948 ai giorni nostri, tra nonno, padre e figlio e un trauma che si tramanda a ciascuno di loro. La vita si sussegue negli anni, tra soprusi, emarginazione e violenze da parte dei sionisti, ma la famiglia riesce a conservare comunque un senso profondo di umanità. Storia di sopravvivenza e di conservazione della propria identità, nonostante il dramma [...] Vai alla recensione »
Il film di Cherien Dabis è una favola morale sotto forma di dramma familiare epico. In questo risiedono la sua sor- prendente potenza e, volendo, anche qualche goffagine. Il film parte nel 1988, mostrandoci una protesta in cui è coinvolto un adolescente. Poi si torna indietro al 1948, dove conosciamo il nonno del ragazzo. Seguiamo poi la famiglia nel 1978, di nuovo nel 1988 e oltre attraverso episodi [...] Vai alla recensione »
Potremmo ritrovare agli Oscar 2026 il film di Cherien Dabis, presentato al Sundance in selezione ufficiale e scelto come rappresentante della Giordania ai prossimi Academy Awards, non è peregrino pensarlo. Intanto, Tutto quello che resta di te arriva nelle sale italiane - a partire dal 18 settembre, distribuito da Officine UBU - per raccontare la lotta di una famiglia per rimanere unita e preservare [...] Vai alla recensione »
Nel cuore dell'attualità di guerra ecco un dramma generazionale in tre episodi, due flashback e un epilogo su una famiglia palestinese il cui percorso romanzesco tra esilio, colonizzazione e intifade (è la vicenda personale della regista Cherien Dabis, ora negli Usa) sollecita l'interrogazione della Storia nel cielo cupo del presente. Nella recente Jaffa, dal racconto di un'anziana madre a un interlocutore [...] Vai alla recensione »
"Io sono il mare, nei miei abissi si trovano tesori. Hanno chiesto ai subacquei delle mie perle? Ma attenti, io perisco e lo stesso accade alle mie bellezze. E i vostri rimedi, sebbene limitati, sono la mia cura!" Chissà se abbia ancora senso parlare di cinema in mezzo a questa realtà gelosa delle sue stesse rappresentazioni. Allora le oltrepassa, nella gara tra chi si avvicina di più all'inimmaginabile. [...] Vai alla recensione »
Presentato in anteprima al Sundance Festival, il terzo lungometraggio della regista americana palestinese Cherien Dabis racconta circa 75 anni di sfollamenti del suo popolo attraverso la disperata storia di una famiglia, dalla Nakba del 1948 agli anni 2000, passando per il 1978 e il 1988. Cisgiordania, 1988. Prima Intifada. Un adolescente palestinese si unisce alle proteste locali contro i soldati [...] Vai alla recensione »
In primissimo piano, guardando in macchina, la regista Cherien Dabis sotto il trucco di una donna anziana dice: «So che non sai molto di noi. Non sono qui per fartene una colpa, ma per raccontarti chi è mio figlio». Per raccontarci chi è suo figlio Noor, però, deve partire dal nonno, Sharif: nel 1948, a Jaffa, è un benestante padre di famiglia palestinese, quando l'instaurazione dello stato d'Israele [...] Vai alla recensione »