| Titolo originale | Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 102 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Ken Scott (II) |
| Attori | Leïla Bekhti, Jonathan Cohen, Joséphine Japy, Sylvie Vartan, Jeanne Balibar Lionel Dray, Roland Perez, Jacques Perez, Milo Machado Graner, Anne Le Ny, Naël Rabia, Saber Hallout, Gladys Cohen, Valentine Atlan, Astrid Whettnall, Baptiste Carrion-Weiss, Christophe Kourotchkine, Gérald Cesbron, François Perache, Franck Mercadal, Cédric Moreau, Caroline Gay, Julia Duchaussoy, David Ayala, Agnès Afriat, Didier Brice, Yvon Martin, Jean-Noël Martin, Antoine Pinquier, Zohar Wexler, Benjamin Gauthier, Edouard Michelon, Philippe Dusseau, Laurent Gerra. |
| Uscita | giovedì 4 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,42 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 novembre 2025
Tratto dal romanzo di Roland Perez «Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan» Vincitore del Prix Littéraire du Cheval Blanc 2022. C'era una volta mia madre è 72° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 294,00 e registrato 30.188 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi, anni '60. Esther, madre di una numerosissima famiglia marocchina da poco immigrata, dà alla luce il suo ultimo figlio, Roland. Il piccolo nasce con un piede torto che gli impedisce di stare in piedi, ma questo non scoraggia Esther dal combattere perché Roland un giorno possa camminare con le sue gambe. Contro il parere dei medici e del marito, che suggeriscono l'uso delle stampelle, Esther sacrifica tutto per realizzare il suo obiettivo e alla fine vince la sua battaglia: Roland imparerà a camminare, si iscriverà a un corso di danza, farà l'attore prima e l'avvocato poi, si sposerà e avrà dei figli e fra le altre cose lavorerà per la cantante Sylvie Vartan, in gioventù idolo di tutta la famiglia.
La storia è quella del vero Roland Perez, avvocato e giornalista radiotelevisivo francese: la sua autobiografia pubblicata nel 2021 ha lo stesso titolo del film nella versione originale, Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan.
I tre protagonisti del libro - la madre Esther, il dio della tradizione ebraica (Perez viene da una famiglia di ebrei marocchini) e Sylvie Vartan, stella della musica pop francese nei primi anni '60 - sono gli stessi del film, con naturalmente in più l'io narrante dell'autore, da adulto interpretato dal celebre attore francese Jonathan Cohen.
La madre è l'oggetto costante dei pensieri del figlio (la cornice del racconto è data proprio dall'inizio del suo lavoro di scrittura autobiografica) e il centro piuttosto ingombrante della sua vita. Nella prima parte la vulcanica Esther (a cui Leïla Bekhti offre anche da anziana la sua presenza energica) domina ogni immagine e accompagna col suo fare travolgente il tono da commedia scherzosa del film, evidente sia nel ritmo del montaggio (aiutato dal ricorso continuo a canzoni d'epoca) sia nelle atmosfere palesemente artificiose. Il piccolo Roland non prende quasi mai voce ed è una pura emanazione della madre, quasi il film sposasse un po' ambiguamente il netto diniego dell'handicap da parte della donna.
Seguendo la tenace e un po' ottusa battaglia di Esther (che vuole l'emancipazione del figlio in quanto lotta identitaria e non come conquista di un diritto, tant'è che rifiuta di mandarlo a scuola scontrandosi per questo con l'assistente sociale interpretata da Jeanne Balibar), il film abbraccia il modello narrativo della donna sola contro tutti (in particolare contro medici e intellettuali), finendo per esaltare la figura di una guaritrice (Anne Le Ny) che rifiuta di farsi chiamare dottoressa ma che cura il figlio...
Inevitabilmente, C'era una volta mia madre incarna un modello di società individualista, svelando le origini canadesi del suo regista Ken Scott (in passato sceneggiatore di successi come La grande seduzione) e scegliendo la via un po' facile dell'identificazione immediata dello spettatore.
Al tempo stesso, è proprio la presenza soffocante della madre a dare vita a Roland come individuo e a soffocarlo con il suo amore. Per quanto ci provi, anche da sano e da adulto l'uomo non sfugge al fantasma della madre, non a caso idealmente replicato nella moglie (che è una donna indipendente e forte, ma pure lei in qualche modo forgiata da Esther) e nella stessa Sylvie Vartan, di cui Roland è stato effettivamente collaboratore e amico e che nel film interpreta se stessa.
Nel momento del traumatico distacco fra figlio e madre (che arriva, anche se un po' tardi), è proprio la figura dell'artista a fare da spartiacque: prima conquista personale di Roland, quando da bambino ne scopre le canzoni grazie alla sorella, Sylvie diventa "sua" e non "di sua madre" sancendo una inevitabile rottura. Sylvie è il discrimine tra Roland come creazione di Esther e Roland come uomo indipendente: due identità che nel tempo troveranno una convivenza, senza però arrivare a una vera sintesi.
In fondo, quello di Roland ed Esther è un classico romanzo familiare. Lui, il figlio, cerca la libertà; lei, la madre, vuole il meglio per il suo bambino. Il resto è quasi un accidente nelle vite di entrambi. Non è un caso, che il vero Roland Perez abbia fatto della sua mamma il fulcro della propria autobiografia, scegliendo di congedarsi dal pubblico (nel libro come nel film) con un'elegia verso la donna che dimostra l'inflessibilità quasi patologica di un amore.
un buon prodotto del genere biografico, correttamente girato e ben intrepretato (sopratutto da Cohen).
un buon prodotto del genere biografico, correttamente girato e ben intrepretato (sopratutto da Cohen).
un buon prodotto del genere biografico, correttamente girato e ben intrepretato (sopratutto da Cohen).
un buon prodotto del genere biografico, correttamente girato e ben intrepretato (sopratutto da Cohen).
Si chiude con la frase: “Dio, non potendo essere dappertutto, inventò le madri.” Chi più, chi meno, ogni madre potrà riconoscersi nella protagonista, e ogni figlio nel suo rapporto con lei. Un film ironico, divertente, commovente: due ore di pura letizia
«Non riuscirai mai a liberarti di quella donna». Ci sono il dio degli ebrei, che non fa miracoli a richiesta, ogni tipo di (rassegnati, ottusi, inconcludenti) medici, una guaritrice che non vuole essere chiamata dottoressa: e Silvye Vartan (nel ruolo di se stessa), bella e carismatica anche in una tv ancora in bianco e nero. Ma soprattutto c'è lei: incontenibile, inarrestabile, invadente, ossessiva, [...] Vai alla recensione »
Esther Perez (Leïla Bekhti) vuole un miracolo, lo esige. Roland, il suo sesto figlio, è nato con un piede equino. Lo aspetta tutta una vita con un tutore che gli consenta di stare eretto, ma lei accende candele votive e prega, sicura e testarda. Roland non sarà un handicappato, dice. Il Terapeuta Supremo glielo deve, quel miracolo. Nel frattempo, terrà il bambino (Naïm Naji) in casa - chiuso come [...] Vai alla recensione »
Una madre caparbia, ma anche soffocante. In una famiglia marocchina a Parigi, il settimo figlio ha un piede equino e non potrà mai camminare. Sconforto, disperazione. Ma Esther non si arrende: contro la scienza, solo con la volontà e le canzoni di Sylvie Vartan crescerà il figlio, che camminerà, danzerà, farà l'avvocato, si sposerà, avrà a sua volta figli, conoscerà la nota cantante, scriverà un libro [...] Vai alla recensione »
Negli anni sessanta Roland nasce con un piede torto. I medici sono categorici: il bambino non camminerà mai. Ma sua madre è convinta del contrario: sfida il destino affidandosi a dio e a un aggiustaossa i cui metodi radicali sono ammorbiditi dall'ascolto attento dei successi di Sylvie Vartan. Fantasia e gravità s'intrecciano in questa commedia ispirata all'autobiografia dell'avvocato e conduttore radiofonic [...] Vai alla recensione »
Nella Francia del 1963 l'eccentrica e generosa Esther dà alla luce il suo sesto figlio, Roland, nato con un piede storto che gli impedisce di stare in piedi. La diagnosi non lascia spazio a una vita normale, ma Esther gli promette che camminerà e che avrà una vita favolosa. Tratto dal romanzo autobiografico di Roland Perez, che ha co-sceneggiato il film con il regista Ken Scott.
Adattato dal bestseller autobiografico di Roland Perez "Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan", "C'era una volta mia madre" racconta l'odissea di una strenua e indomabile madre coraggio. Tutto inizia nel 1963 a Parigi, quando Esther (Bekhti, incredibilmente energica) partorisce l'ultimo dei suoi sei figli - appunto Roland- affetto da un piede equino che a detta dei medici anche dopo ripetuti e dolorosi interventi [...] Vai alla recensione »
Può l'amore di una madre cambiare l'avvenire di un figlio? Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan ( titolo italiano un po' diverso: C'era una volta mia madre) afferma di sì. Esther (Leïla Bekhti) è una eccentrica madre ebrea di cinque figli di età dai dieci ai tre anni, è incinta di nuovo, ha una grande pancia e la disinvoltura che la fa andare in ospedale con le contrazioni in metropolitana da sola.
Parigi, 1963. Esther, ebrea di origine marocchina (l'attrice franco-algerina Leïla Bekhti), dà alla luce il sesto figlio, Roland. Il piccolo nasce con un piede equino e i medici sentenziano: «Senza tutore e interventi chirurgici non potrà camminare». Esther, contro la scienza, promette al figlio che non si sentirà mai un handicappato, camminerà e frequenterà le scuole come tutti e avrà una vita meravigliosa [...] Vai alla recensione »
C'era una volta mia madre è una bella favola tratta da una storia vera. Diretta dal regista canadese Ken Scott, coprodotta da Francia (Gaumont) e Canada e ispirata al romanzo autobiografico di Roland Perez, Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan scritto e pubblicato nel 2021, ci racconta la vita dello stesso Roland (Jonathan Cohen), nato nel 1963 con un "piede equino", o meglio con un piede torto che gli impedisce [...] Vai alla recensione »
Tutto grazie alla madre. Parafrasando il titolo del capolavoro di Pedro Almodóvar, il destino di un figlio viene determinato dall'amore materno, capace di compiere miracoli. La storia di partenza è quella reale di Roland Perez, pubblicata nel romanzo autobiografico del 2021 Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan, la santissima trinità che trasforma un bambino nato con il piede equino prima in brillante giornalista [...] Vai alla recensione »