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stefino
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venerdì 26 dicembre 2025
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e tutto questo farebbe ridere?
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Nel pomeriggio di oggi, venerdì 26 dicembre, nel mio turno da proiezionista, ho avuto la sfortuna (e più avanti capirete il perché di quella S davanti) di proiettare l'ultima "fatica" cinematografica partorita dalla geniale mente del regista Gennaro Nunziante, con soggetto e sceneggiatura sua e di Checco Zalone, attore che quindi ha partecipato alla creazione delle varie battute del film e che, per questo, ritengo corresponsabile della realizzazione di questo prodotto "artistico" di ben basso livello.
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Nel pomeriggio di oggi, venerdì 26 dicembre, nel mio turno da proiezionista, ho avuto la sfortuna (e più avanti capirete il perché di quella S davanti) di proiettare l'ultima "fatica" cinematografica partorita dalla geniale mente del regista Gennaro Nunziante, con soggetto e sceneggiatura sua e di Checco Zalone, attore che quindi ha partecipato alla creazione delle varie battute del film e che, per questo, ritengo corresponsabile della realizzazione di questo prodotto "artistico" di ben basso livello. Un livello (o forse anche peggio) dei vari film da cinepanettone di alcune decine di anni fa con la blasonata coppia Boldi-De Sica, tanto per intendersi.
Quello che mi infastidisce parecchio è che, molto probabilmente, anche questo film italiano potrebbe aver ricevuto dei finanziamenti governativi a fondo perduto e, quindi, sovvenzionato anche con le imposte di tutti noi.
Personalmente non ho mai ritenuto Checco Zalone un bravo attore, ma gli volevo dare un'ultima possibilità con questo suo ultimo film: l'ho definitivamente declassato a "trash".
La storia narrata nel lungometraggio di 90 minuti, piuttosto interessante, è però scandita da battute di medio-basso livello, alcune delle quali (per fortuna poche, tre o quattro) mi hanno fatto davvero ribrezzo: battute da volta stomaco!
Purtroppo in sala si è riso anche con queste e la cosa mi ha fatto tanto male.
Ne racconto un paio, ricordando che una di queste si trova anche nel trailer (dove normalmente si inserisce il meglio della comicità, andiamo bene!).
Checco, a una tappa del cammino di Santiago, arriva in un grande salone che funge da dormitorio, dove dovrà trascorrere la notte con la figlia e tutti gli altri camminatori, con parecchi letti a castello allineati.
Per mostrarsi felice della situazione, entra nello stanzone e recita a voce alta:
"Ohhh, che bello qui!! Sembra di stare in un film".
La sua amica le chiede: "Sì? Quale?"
E lui: "Schindler list".
Ora, per quei (pochi) che non lo sapessero, "Schindler's List" racconta la storia vera di Oskar Schindler, un industriale tedesco che, durante la Seconda Guerra Mondiale, trasformò il suo iniziale opportunismo economico in un atto di eroismo umanitario, salvando oltre 1.200 ebrei dalla Shoah. Inizialmente sfruttò manodopera ebrea a basso costo, ma poi, commosso dalla ferocia nazista, compilò la famosa "lista" per salvare i suoi lavoratori dalla deportazione nei campi di sterminio, trasformandoli in operai essenziali per la sua fabbrica. Qualcosa di positivo, certamente, ma una briciola inserita in un inferno inenarrabile, dove milioni di prigionieri ebrei e altri ritenuti non "idonei" a vivere dai nazisti erano invitati a partecipare a docce comuni con emissione "a tradimento" di gas venefici al posto di acqua, per poi essere successivamente bruciati nei forni crematori.
Evidentemente non soddisfatti della gravità e peso di questa battuta, il duo Nunziante-Zalone aggiunge una chicca: pochi secondi dopo questa battuta (e non rientra nel trailer), si vede Zalone avvicinarsi ai servizi igienici di questa grande camerata e vedere qualcuno intento a farsi una doccia. La sua battuta, ridendo, questa volta è:
"Ah, ci sono anche le docce qui... e vedo che fanno uscire acqua, non gas!"
Anche qui, io NON HO RISO. Non ci sono proprio riuscito.
Ognuno tragga le proprie conclusioni e decida di portare denaro a questa "opera", andando a vederla al cinema, oppure decida di premiare prodotti cinematografici più meritevoli, anche nostrani.
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marcus
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domenica 8 febbraio 2026
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- fine della vergogna - forse
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Ho visto il film alla fine. E alla fine del film mi sono sforzato di arrivare, ma è stata una sofferenza inaudita. È l’ultima volta che scrivo di un film della premiata ditta zalone-nunziante. Mi chiedo se sia possibile discutere di un film del “genere” senza passare per un sinistrorso sfegatato o senza scadere in un qualche tipo di ideologismo di destra o di sinistra. Voglio dire che il film in questione è oggettivamente brutto sotto vari aspetti anche semplicemente dal punto di vista della semplice tecnica cinematografica (regia, montaggio ecc) ma se ne parli male passi per forza per un antagonista politico più che per un semplice fruitore appassionato della settima arte.
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Ho visto il film alla fine. E alla fine del film mi sono sforzato di arrivare, ma è stata una sofferenza inaudita. È l’ultima volta che scrivo di un film della premiata ditta zalone-nunziante. Mi chiedo se sia possibile discutere di un film del “genere” senza passare per un sinistrorso sfegatato o senza scadere in un qualche tipo di ideologismo di destra o di sinistra. Voglio dire che il film in questione è oggettivamente brutto sotto vari aspetti anche semplicemente dal punto di vista della semplice tecnica cinematografica (regia, montaggio ecc) ma se ne parli male passi per forza per un antagonista politico più che per un semplice fruitore appassionato della settima arte. Quindi, so già che questo scritto verrà letto con gli occhiali dell’ideologia di riferimento di ciascuno. Niente di male, si fa tanto per scrivere. Allora, dirò, per quello che mi concerne, “attenti a quei due!”: quei due che, temo, avranno di che vergognarsi a lungo e gli incassi strabilianti che avrebbero fatto saranno il marchio indelebile di questa ennesima onta cinematografica italiana. Secondo me si parla davvero poco del “regista” nunziante questo "cinepanettonaro con vocazione metafisica" che porta in giro (per il mondo?????) questa immagine dell’ Italia cialtrona tanto cara ai turisti stranieri, quelli in particolare che amano dell’ Italia soprattutto certa mediocrità folkloristica. Bisognerebbe approfondire la conoscenza del nunziante, fedeli come siamo alla solita formula del “se lo conosci lo eviti”. E non è un caso, forse, che costui abbia legato mani e piedi unicamente a zalone. Il nunziante ormai si accinge a confermarsi l’artefice della peggio “commedia all’italiana” che sia stato dato di visionare da 50 anni a questa parte, almeno. Credevamo che con i Vanzina avessimo toccato il fondo e invece…Non dubito che il titolo di peggiore regista italiano da mezzo secolo a questa parte se lo appunterà al petto come la più grande onorificenza. Ma d’altra parte è anche vero che in qualche modo il male che è dentro di te quando non puoi combatterlo (cioè quando ti rendi conto di non essere capace di fare dei film più decenti) lo devi giustificare a te stesso in qualche modo. È una questione di “dissonanza cognitiva” (“dissonanza cinematografica”, nel caso specifico) che puoi ridurre soltanto diventando orgoglioso di opere che in realtà sono una “boiata pazzesca”. Io credo che il regista nunziante viva e soffra questa contraddizione tra l’artista che aspira a creare qualcosa di valore e la realtà che lo relega invece a produrre roba davvero infima.
Non so se avete fatto caso, ma al successone miliardario dei due eroi nostrani non sono seguite, mi pare, presso gli altri canali di comunicazione più in voga, delle celebrazioni degne di questo exploit economico. I due sembra siano stati relegati presto nel dimenticatoio massmediatico. Forse è soltanto una mia impressione? Ma c’è la sensazione diffusa che ci sia stata la volontà quasi dei maggiori media e commentatori di rimuovere in fretta il ricordo dei due fenomeni “nazionalpopolari”. Forse davvero il successo di un film non si può misurare soltanto dagli incassi (ovvietà). Forse ce lo ritroveremo il duo nunziante-zalone al festival di sanremo a cantare l’inno alla “prostata infiammata”. O forse davvero un senso di vergogna collettivo ci ha preso? Personalmente quest’ultima ipotesi la accoglierei più volentieri perché sarebbe il segno che il rinsavimento di certa collettività è ancora possibile. E lo scatto di orgoglio, questo sì davvero nazionalpopolare, ha avuto la meglio sugli interessi estetici di parte.
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(di armando )
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concetto
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venerdì 26 dicembre 2025
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pi? dubbi che certezze, zalone non lascia il segno
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. I timidi applausi finali, precisiamo fuori luogo, e il video a chiusura, quintessenza della banalit?, rappresentano l?alfa e l?omega di un film che arzigogola tra morale a buon prezzo, pacchianate con punte d?iperbole, soprattutto nelle prime immagini e? tanto, tantissimo Zelig in formato lungometraggio. Evitiamo, per buonismo da clima natalizio, di descrivere anche le numerose chicane sessiste, razziste, body shaming con curva finale che approda (inevitabilmente) al conflitto Israeliano-Palestinese. Ok, ok, ne siamo consapevoli, abbiamo di fronte il classico Zalone che usa l?arma della satira per ridicolizzare queste derive tipiche, soprattutto, del linguaggio social e che fa il paio con il perenne (noioso?) confronto tra l?algido sfarzo e l?umano sacrificio, perdente fin da subito il primo e forse anche troppo edulcorato il secondo.
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. I timidi applausi finali, precisiamo fuori luogo, e il video a chiusura, quintessenza della banalit?, rappresentano l?alfa e l?omega di un film che arzigogola tra morale a buon prezzo, pacchianate con punte d?iperbole, soprattutto nelle prime immagini e? tanto, tantissimo Zelig in formato lungometraggio. Evitiamo, per buonismo da clima natalizio, di descrivere anche le numerose chicane sessiste, razziste, body shaming con curva finale che approda (inevitabilmente) al conflitto Israeliano-Palestinese. Ok, ok, ne siamo consapevoli, abbiamo di fronte il classico Zalone che usa l?arma della satira per ridicolizzare queste derive tipiche, soprattutto, del linguaggio social e che fa il paio con il perenne (noioso?) confronto tra l?algido sfarzo e l?umano sacrificio, perdente fin da subito il primo e forse anche troppo edulcorato il secondo. Regge il tutto, per fortuna, la bravura degli attori che ruotano intorno a uno stereotipato Zalone: dalla figlia alla amica, ma anche i tanti compagni di viaggio che davvero rendono credibili i rispettivi ruoli. Altro puntello, oltre qualche battuta carina, la morale che cresce durante il film, anche se un tantino slavata quanto prevedibile e poi non dimentichiamo le immagini iconiche del Cammino di Santiago che fa sempre piacere rivedere. A chiudere, se dovessimo proporzionare il tutto all?attesa che ? stata montata, artificiosamente, in questi giorni pre-natalizi, possiamo dire che siamo distanti dalle risate e dalla novit? dei suoi primi esordi, ma questo il tempo e gli incassi o ci daranno ragione o ci smentiranno e potrebbe anche succedere perch?, siamo certi, che saranno in tanti che andranno lo stesso a vedere un qualcosa a scatola chiusa, forse, stavolta, sbagliando. Concetto Sciuto
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[+] si rilassi caro concetto
(di sergiolino63)
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pippo
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lunedì 29 dicembre 2025
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ennesimo episodio stanco della saga di zalone
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Il film — amato o detestato che sia — sta ottenendo un successo di pubblico significativo, tale da suggerire che l’obiettivo primario di Luca Medici e del regista Gennaro Nunziante sia già stato centrato: portare gli spettatori in sala. Ciò nondimeno, sul piano strettamente narrativo l’opera rivela presto i suoi limiti. La trama, esile e funzionale più che realmente costruita, appare modellata quasi esclusivamente attorno alla figura di Checco Zalone, qui rappresentato come un protagonista stanco, appesantito dal tempo, chiamato ad affrontare una nuova avventura senza però rinnovare davvero sé stesso.
I personaggi di contorno, numerosi ma poco sviluppati, entrano ed escono di scena come figure di passaggio: presenze utili unicamente ad attivare una gag, prive di un arco narrativo o di una reale identità drammaturgica.
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Il film — amato o detestato che sia — sta ottenendo un successo di pubblico significativo, tale da suggerire che l’obiettivo primario di Luca Medici e del regista Gennaro Nunziante sia già stato centrato: portare gli spettatori in sala. Ciò nondimeno, sul piano strettamente narrativo l’opera rivela presto i suoi limiti. La trama, esile e funzionale più che realmente costruita, appare modellata quasi esclusivamente attorno alla figura di Checco Zalone, qui rappresentato come un protagonista stanco, appesantito dal tempo, chiamato ad affrontare una nuova avventura senza però rinnovare davvero sé stesso.
I personaggi di contorno, numerosi ma poco sviluppati, entrano ed escono di scena come figure di passaggio: presenze utili unicamente ad attivare una gag, prive di un arco narrativo o di una reale identità drammaturgica. È il caso, ad esempio, del padre o dei compagni del cammino di Santiago, che restano meri elementi accessori, incapaci di incidere sul racconto principale.
Anche nella sequenza in cui il protagonista assume i tratti del ricco eccentrico circondato da maggiordomi filippini danzanti — citazione fin troppo evidente di un modello reale — la caratterizzazione risulta fragile e poco credibile; allo stesso modo, il conflitto con la figlia adolescente fatica a trovare autenticità emotiva, virando più verso il fastidio che verso l’ironia.
Permangono, qua e là, alcune gag destinate con ogni probabilità a entrare nell’immaginario del pubblico, confermando la capacità di Zalone di intercettare tempi comici e riferimenti sociali. Tuttavia, nel complesso, più che un’opera cinematografica compiuta — fondata su una costruzione narrativa e su personaggi a tutto tondo — il film appare come un ulteriore episodio di una formula collaudata, una variazione su un modello già sperimentato negli anni, ora riproposto con minore slancio creativo.
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fabrizio friuli
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domenica 4 gennaio 2026
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deludente no ma non perfetto
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Il figlio di un ricco imprenditore italiano si preoccupa esclusivamente di condurre una vita lussuosa, acquistando autovetture, ville paragonabili alla Reggia di Caserta e fidanzandosi con una modella più giovane di lui, ma quando scopre che sua figlia ha l' intenzione di compiere il cammino di Santiago, Checco Zalone sceglie di raggiungerla, cercando inutilmente di riacquistare il suo affetto, senza sapere che l' affetto non si può comprare come se fosse un' auto.
Buen Camino è il titolo del nuovo lungometraggio di Gennaro Nunziante, nel quale il personaggio principale è nuovamente Checco Zalone, reso un maturo, o quasi, figlio di papà, che ama pavoneggiarsi e ostentare il suo rango elevato, vivendo in una villa che sembra essere la tenuta di Gabriele D'Annunzio, essendo invasa da oggetti decorativi anche kitsch, come la grossa statua della sua testa di colore rosso, il che fa' comprendere che il personaggio principale del film sia uno snob ed è facile comprendere anche quanto sia negligente come padre, non sapendo quasi nulla ( o meglio, nulla ) della figlia che ha avuto dalla sua ex moglie, di nome Cristal, lei è la seconda protagonista del film e sembra essere molto più matura e profonda del suo stesso padre, un po' come il bambino di nome Nicolò, protagonista del film Sole a Catinelle, altro lungometraggio dove il protagonista è sempre Checco Zalone.
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Il figlio di un ricco imprenditore italiano si preoccupa esclusivamente di condurre una vita lussuosa, acquistando autovetture, ville paragonabili alla Reggia di Caserta e fidanzandosi con una modella più giovane di lui, ma quando scopre che sua figlia ha l' intenzione di compiere il cammino di Santiago, Checco Zalone sceglie di raggiungerla, cercando inutilmente di riacquistare il suo affetto, senza sapere che l' affetto non si può comprare come se fosse un' auto.
Buen Camino è il titolo del nuovo lungometraggio di Gennaro Nunziante, nel quale il personaggio principale è nuovamente Checco Zalone, reso un maturo, o quasi, figlio di papà, che ama pavoneggiarsi e ostentare il suo rango elevato, vivendo in una villa che sembra essere la tenuta di Gabriele D'Annunzio, essendo invasa da oggetti decorativi anche kitsch, come la grossa statua della sua testa di colore rosso, il che fa' comprendere che il personaggio principale del film sia uno snob ed è facile comprendere anche quanto sia negligente come padre, non sapendo quasi nulla ( o meglio, nulla ) della figlia che ha avuto dalla sua ex moglie, di nome Cristal, lei è la seconda protagonista del film e sembra essere molto più matura e profonda del suo stesso padre, un po' come il bambino di nome Nicolò, protagonista del film Sole a Catinelle, altro lungometraggio dove il protagonista è sempre Checco Zalone.
Bisogna riconoscere che il film, pur essendo dotato di battute divertenti e politicamente scorrette, per le quali non bisogna offendersi, visto che vengono eseguite dal personaggio che rappresenta lo stereotipo dell' italiano ignorante, non può essere un film che raggiunge lo stesso livello degli altri film precedenti come ad esempio Che Bella Giornata, perché Buen Camino non ha una storia originale : il protagonista è un padre assente che cerca di "ricucire" i rapporti con il figlio, o in questo caso, con la figlia e soltanto quando il personaggio principale della storia cambia positivamente, nel corso della vicenda, i rapporti cambiano positivamente, quindi, la storia del film non è innovativa e il personaggio principale del film è stato costruito facendo nascere un' imitazione di Cetto La Qualunque, il, personaggio creato da Antonio Albanese, infatti, Checco Zalone e Cetto La Qualunque sono molto simili tra di loro, solamente in questo film: entrambi sono personaggi ricchi ma sono poveri umanamente e culturalmente, in più , amano indossare dei completi che non verrebbero indossati nemmeno da Enzo Miccio, per questi dettagli, Buen Camino non è un film deludente ma non è nemmeno un film perfetto, merita di essere visto perché le battute del film sono realmente divertenti e i paesaggi della Spagna sono davvero belli, ma i difetti principali del film sono la storia e la creazione del personaggio per il film.
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eleonora panzeri
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martedì 13 gennaio 2026
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tra record d?incassi e bisogno di spiritualit
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Buon Cammino è l’ultimo film di Checco Zalone e, come ormai accade spesso, ha fatto parlare di sé più per il record d’incassi che per il film in sé. Normalmente aborro questo tipo di narrazione, ma vista la situazione difficile dei cinema oggi – diventati quasi dei panda da tutelare a causa delle mille e duecento piattaforme streaming che spuntano come funghi – devo ammettere che, in fondo, un po’ mi fa anche piacere.
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Buon Cammino è l’ultimo film di Checco Zalone e, come ormai accade spesso, ha fatto parlare di sé più per il record d’incassi che per il film in sé. Normalmente aborro questo tipo di narrazione, ma vista la situazione difficile dei cinema oggi – diventati quasi dei panda da tutelare a causa delle mille e duecento piattaforme streaming che spuntano come funghi – devo ammettere che, in fondo, un po’ mi fa anche piacere. Quale sia la magia di Zalone, sinceramente, non lo so. Però, a differenza di altri comici – come ad esempio Angelo Duro, che trovo pessimo – Zalone è simpatico e riesce davvero a strappare più di un sorriso. De Sica ha detto che lui gioca sul politicamente scorretto, e questo è vero: Zalone gioca con la retorica buonista dei nostri giorni, dove basta un post sui social per rischiare una querela, perché il tabù su qualsiasi cosa è sempre più diffuso. Nella comicità esiste una sorta di licenza di “sparare a zero”, e questo piace al pubblico: viene detto ciò che molti pensano intimamente ma non hanno il coraggio di esprimere. Poi ci sono quelli che lo pensano e lo dicono apertamente. In questo senso, questa comicità riesce ad arrivare un po’ a tutti. Zalone, del resto, si propone sempre come una figura fortemente ignorante ma fondamentalmente buona: un padre, un amico, qualcuno in cui è facile riconoscersi. Rispetto ai suoi film precedenti, probabilmente questo è meno memorabile. Tuttavia mi è piaciuta molto l’idea di usare il Cammino di Santiago come location. Questo pellegrinaggio sta diventando sempre più di moda e forse dovrebbe far riflettere: per molte persone, come la protagonista del film, avere tutto dal punto di vista materiale non basta più. Si sente il bisogno di qualcosa di più semplice, esperienziale, sociale e persino spirituale. Nel complesso, quindi, l’ho trovato un film carino e divertente, che merita di essere guardato.
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folignoli
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martedì 13 gennaio 2026
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filmetto televisivo di terz''ordine
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Dagli incassi milionari ci si aspettava quantomeno un film divertente, riflessivo, dal ritmo incalzante, frizzante, tipico delle commedie natalizie. Invece ci troviamo di fronte ad un film impacciato, stanco, con lunghe scene che non solo non divertono, ma talvolta annoiano. Due adolescenti accanto alla mia poltrona, hanno preferito scrollare lo smartphone per tutta la durata della proiezione, piuttosto che guardare il film. E se non è piaciuto ad un pubblico giovanile, che oggettivamente al cinema cerca la spensieratezza, mi domando come possa piacere ad un pubblico più sofisticato. Il protagonista è un miliardario irriverente, che misura ogni cosa col denaro, clichè fin troppo abusato nel cinema.
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Dagli incassi milionari ci si aspettava quantomeno un film divertente, riflessivo, dal ritmo incalzante, frizzante, tipico delle commedie natalizie. Invece ci troviamo di fronte ad un film impacciato, stanco, con lunghe scene che non solo non divertono, ma talvolta annoiano. Due adolescenti accanto alla mia poltrona, hanno preferito scrollare lo smartphone per tutta la durata della proiezione, piuttosto che guardare il film. E se non è piaciuto ad un pubblico giovanile, che oggettivamente al cinema cerca la spensieratezza, mi domando come possa piacere ad un pubblico più sofisticato. Il protagonista è un miliardario irriverente, che misura ogni cosa col denaro, clichè fin troppo abusato nel cinema. Lo fa in maniera dozzinale, senza slancio e senza nessuna trovata geniale, né con sincerità, tanto da apparire una brutta copia dello Zalone degli esordi. Unica nota fresca del film è la figlia, che con la sua allegria - anche qui troppo teatrale, a dire il vero - riesce a garantire un leggero cambio di passo. Si ha l'impressione di vedere qualcosa di già visto, di battute già fatte, di doppi sensi prevedibili. La spalla femminile di Zalone, che poi si capirà essere una suora, anch'essa non imprime la giusta curiosità, non colpisce l'immaginario collettivo, non solletica lo spettatore in nessun modo. Come lei, gli altri attori - tutti secondari, visto che il film si regge sulle tre figure principali - sono fari spenti, di cui non si ricorda il nome, né il volto. Figure che appaiono di tanto in tanto durante il cammino, comparse sfocate in un racconto che punta tutto sul protagonista e che relega gli altri a figure marginali. Sappiamo bene quanto sia importante in un film, avere ruoli secondari all'altezza, poiché spesso una battuta o una scena riesce a risollevare una trama fiacca. Buen camino sarebbe stato un ottimo filmetto televisivo di terz'ordine da mandare in prima serata un giovedi di gennaio: strano vederlo in cima alla classifica. Potere del marketing.
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dottorfra
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lunedì 29 dicembre 2025
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la conversione di un moderno padre narcisista
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“Ma che cosa ti viene in mente? Crystal con quell’uomo si può solo perdere”. Con queste parole il compagno della mamma di Crystal critica l’idea di lasciare da sola col padre (Checco) la figlia.
Nel frattempo Crystal prosegue da sola e cade, storcendosi la caviglia… “Era stato proprio lui a darmi la forza di continuare il cammino”, dirà più avanti la figlia incredula.
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“Ma che cosa ti viene in mente? Crystal con quell’uomo si può solo perdere”. Con queste parole il compagno della mamma di Crystal critica l’idea di lasciare da sola col padre (Checco) la figlia.
Nel frattempo Crystal prosegue da sola e cade, storcendosi la caviglia… “Era stato proprio lui a darmi la forza di continuare il cammino”, dirà più avanti la figlia incredula.
“Buen camino” risulta una riuscita parodia della genitorialità moderna. Eterni peter pan che fanno figli di cui non possono prendersi cura, impegnati come sono nel migliorare il loro status sociale. Arricchendosi sempre più e dimenticando tutto, perfino i figli… che tanto hanno tutto come Crystal, la figlia di Checco che prende il nome da un famoso champagne. Di sicuro l’uomo medio si vedrà lontano da questa ricchezza esasperata, tuttavia la modestia del cammino di Santiago rimette tutti davanti agli eccessi della vita moderna. Pieni di cianfrusaglie tecnologiche e restiamo indifferenti all’altro, compresi i nostri figli. Luca Pasquale Medici si ripresenta dopo cinque anni sul grande schermo con una riuscita critica della moderna genitorialità. Un padre che si fa toccare dalle critiche della figlie e, anche grazie ad una donna (Alma) che si rivela una stella polare per un uomo effimero, che finirà per mettersi in discussione. “Sai cosa potrebbe fare un padre se lo volesse? Miracoli, Checco”. Un film che insegna ai genitori di oggi che non è tanto importante quanto danaro abbiano da elargire in eredità ai loro figli, quanto il tempo da dedicare loro condividendo le fatiche della vita. Insomma, una critica penetrante all’odierna genitorialità narcisista.
“Tu sei molto di più di una diciottenne, Crystal. Tu sei avanti. Sei speciale, Crystal”.
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samanta
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martedì 30 dicembre 2025
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un lungo cammino ...
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Il film è interpretato da Checco Zalone (è anche sceneggiatore e soggettista), regista è il suo fedele regista e amico Gennaro Nunziante, Buen Camino è da considerare, a prescindere dall'incredibile successo a box office ( in 5 giorni di proiezione oltre 30 milioni di € d'incasso), uno dei migliori del comico pugliese.
Checco Zalone è un ricco miliardario di 50 anni che vive in un lusso sfrenato, sfruttando le ricchezze create dal padre (ora colpito da un grave ictus) in 60 anni di lavoro fabbricando ed esportando in tuttto il mondo divani, ha una villa che assomiglia ad un palazzo reale, mega yacht, 6 Ferrari, vive con una bellissima modella messicana di 25 anni, organizza feste faraoniche (nel vero senso della parola).
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Il film è interpretato da Checco Zalone (è anche sceneggiatore e soggettista), regista è il suo fedele regista e amico Gennaro Nunziante, Buen Camino è da considerare, a prescindere dall'incredibile successo a box office ( in 5 giorni di proiezione oltre 30 milioni di € d'incasso), uno dei migliori del comico pugliese.
Checco Zalone è un ricco miliardario di 50 anni che vive in un lusso sfrenato, sfruttando le ricchezze create dal padre (ora colpito da un grave ictus) in 60 anni di lavoro fabbricando ed esportando in tuttto il mondo divani, ha una villa che assomiglia ad un palazzo reale, mega yacht, 6 Ferrari, vive con una bellissima modella messicana di 25 anni, organizza feste faraoniche (nel vero senso della parola). Zalone ha una ex-moglie Linda (Martina Colombari) da lui mantenuta nel lusso che vive (mantenendolo) con il compagno Tarek (Hossein Taheri) intellettuale palestinese, colto "radical chic", nonché con la figlia di 17 anni Cristal (come lo champagne). Linda accorre dal padre informandolo che la figlia è fuggita di casa ed è scomparsa. Mentre Tarek non combina nulla nelle ricerche, Zalone, con i soldi scopre dagli amici che Cristal è fuggita in Francia al confine spagnolo per intraprendere il Cammino di Santiago. Zalone piomba in Francia con la Ferrari per convincere la figlia a ritornare ma inutilmente, alla fine decide di fare il cammino (800 km a piedi) con lei, tra innumerevoli traversie giungeranno a Santiago, accompagnati da una donna Alma (Beatriz Arjona) con cui fanno amicizia che sarà il loro angelo custode e aiuterà entrambi a crescere interioramente.
Il film è ispirato al precedente film americano Il Cammino di Santiago (2010 con Martin Sheen), anche lì c'é un padre, ricco oculista, che scopre che il figlio da cui si era allontanato era andato in Francia per iniziare il Cammino ma era morto per un incidente, va in Francia a recuperare le ceneri decidendo di fare il Cammino per capire le morivazioni della scelta del figlio, alcune scene di Buen Camino sono influenzate dal film precedente: quella in cui Zalone fa mangiare la comitiva con un pranzo cucinato in ristorante con 3 stelle(Martin Sheen li fa alloggiare in un Hotel a 5 stelle) oppure dopo essere arrivati a Santiago si recano in un posto suggesstivo sull'Atlantico; ma la trasposizione è stata fatta da Zalone in modo non banale ma intelligente creando delle scene completamente nuove.
Quanto a Buen Camino merita l'incredibile successo di pubblico: ha una sceneggiatura brillante con battute a ripetizione che francamente fanno idere, è interpretato da un Zalone in perfetta forma, ma anche i coprotagonisti sono bravi, specie meritano un elogio Beatriz Arjona nella parte della dolce ed enigmatica Alma e Letizia Arnò una grintosa Cristal. Certamente è un film politically scorrect, a ripetizione battutacce e scene che mettono in ridicolo il mondo dei radical chic: irresistibile è la scena in cui Tarek presenta denuncia della scomparsa di Cristal che parla il linguaggio woke davanti ad un allibito carabiniere; questa scelta ha mandato in crisi il pensiero unico della critica militante che ha cercato di stroncare il film, inutilmente perché il film si vede piacevolmente facendo ridere, l'ho visto in una sala gremita con gli spettatori che ridevano non solo, a fine proiezione l'hanno pure appaludito (!). Il successo del film è dato dal fattto che si rivolge al mondo reale e a gente reale, coniugando con abilità e diciamolo pure con scaltrezza, gli aspetti comici con la riflessione su cosa ci aspettiamo dalla vita, che uno scrittore ha definito come "quella cosa che ci passa accanto mentre siamo occupati a fare altro", definizione che si attaglia a Zalone e Cristal: dopo il Cammino saranno 2 persone diverse che capiranno che "amare non è pretendere" come afferma Alma. In conclusione un ottimo film, una vera boccata d'ossigeno alla spesso paludosa cinematografia italiana che troppe volte sopravvive con gli aiuti di Stato.
Dopo il finale mentre scorrevano i titoli, Zalone si esibisce vestito da ballerino spagnolo in un video clip, cantando "Prostata enflamada" uno sberleffo alla paura dell'invecchiamento.
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nino pellino
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domenica 4 gennaio 2026
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discreto, piacevole film di intrattenimento
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Il buon Checco Zalone ritorna nuovamente a piacermi come ai suoi bei tempi, ossia in pratica come è avvenuto all'epoca dei primi tre film della sua carriera artistica che lo hanno fatto notare al grande pubblico per una comicità piaciona, sincera e anche pungente sotto l'aspetto della satira intelligente. Sicuramente il ritorno alla regia di Gennaro Nunziante ha fatto nuovamente girare le cose nel verso giusto. Questa volta l'attore pugliese interpreta il ruolo di un uomo ricco e come tale abituato a vivere nell'agio più sfrenato tra ville lussuose e macchine Ferrari che ama esibire come trofei, facendo provare invidia a chi non è potuto arrivare al suo elevato tenore di vita.
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Il buon Checco Zalone ritorna nuovamente a piacermi come ai suoi bei tempi, ossia in pratica come è avvenuto all'epoca dei primi tre film della sua carriera artistica che lo hanno fatto notare al grande pubblico per una comicità piaciona, sincera e anche pungente sotto l'aspetto della satira intelligente. Sicuramente il ritorno alla regia di Gennaro Nunziante ha fatto nuovamente girare le cose nel verso giusto. Questa volta l'attore pugliese interpreta il ruolo di un uomo ricco e come tale abituato a vivere nell'agio più sfrenato tra ville lussuose e macchine Ferrari che ama esibire come trofei, facendo provare invidia a chi non è potuto arrivare al suo elevato tenore di vita. In realtà il personaggio Zalone se riesce ad autocompiacersi di sè stesso è solo grazie esclusivamente ai sacrifici che suo padre ha compiuto nella vita, mentre adesso invece il povero uomo anziano giace inerme su un letto a causa delle sue precarie condizioni di salute. Un bel giorno però la figlia di Zalone di nome Cristal scappa via dalla casa della sua ex moglie da cui egli è separato per intraprendere un cammino spirituale a piedi verso la Cattedrale di Santiago, famosa per i suoi miracoli. Zalone, nonostante la sua vita da privilegiato fatto di spensieratezza e di grandi feste, decide di mettere un attimo da parte questo mondo in quanto, conservando ancora in sè un animo umano e poi perché, in fin dei conti, legatissimo a sua figlia, decide di lasciare la propria villa, per andarle incontro e cercare di capire e immedesimarsi nella psicologia della ragazza. Pertanto si unirà insieme alla sua Cristal ad un gruppo di pellegrini intenti a intraprendere il lungo e faticoso cammino per Santiago e questa nuova vocazione farà in modo che l'avido personaggio riesaminerà tanti aspetti della propria vita. "Buen Camino" lo reputo nell'insieme un film leggero e di gradevole passatempo (per carità i grandi film italiani di spessore e di qualità devo riconoscere che abitano da tutt'altra parte) e ciò che lo caratterizza in maniera piacevole è proprio la presenza scenica dell'attore Checco Zalone che questa volta fa del suo personaggio spocchioso e borioso proprio il punto forte della comicità di questo film. Non ,mancano battute in cui si ride a denti stretti e che servono a trasmettere solamente del buon umore. Ho dato un tre stelle come giudizio complessivo, ma a livello strettamente comico per l'unicità del personaggio Zalone il film può benissimo essere anche da quattro stelle. Carino infine lo svolgimento del finale di questa storia.
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