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Un film di Halina Reijn.
Con Nicole Kidman, Harris Dickinson, Antonio Banderas, Sophie Wilde.
continua»
Thriller,
durata 114 min.
- USA 2024.
- Eagle Pictures
uscita giovedì 30 gennaio 2025.
- VM 14 -
MYMONETRO
Babygirl |
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Babygirl, sesso senza sensualità sul filo del politicamente corretto
di Alberto Crespi La Repubblica
Per parlare di Babygirl potremmo dire che non è un film di Halina Reijn (la regista) né tantomeno di Nicole Kidman, ma che è un film di Lizzy Talbot. Ora voi, come Don Abbondio su Carneade, potreste domandarvi: Lizzy Talbot, chi era costei? Risposta: è una importante "Intimacy Coordinator", nuova professionalità ormai indispensabile che nei film e nelle serie si occupa di "coreografare" le scene di sesso pianificando con registi e attori le azioni da simulare affinché nemmeno il minimo sospetto di molestia aleggi sul set. Lizzy Talbot ha svolto tale ruolo nella nota serie Bridgerton e in Babygirl .
Se le scene erotiche del film sono così accurate e al tempo stesso così programmatiche, è merito suo.
Il sesso è al centro della trama di Babygirl e, se ci passate il termine, della sua ideologia. Nicole Kidman è Romy, dirigente d'azienda che lavora nel settore dell'intelligenza artificiale. È sposata con Jacob (Antonio Banderas), regista teatrale: la primissima inquadratura è un primo piano di Romy/Kidman durante un bell'orgasmo con il marito. Più avanti gli confesserà di non aver mai provato piacere con lui: mente, o mentiva prima? La verità è che nel frattempo è stata sedotta dal giovane stagista Samuel (Harris Dickinson). Romy crede di condurre il gioco e si sente in colpa, in quanto superiore di grado: ma i ruoli si capovolgono e il sottoposto si rivela un manipolatore assai più astuto e sottile di lei.
Babygirl usa il sesso per parlare del potere, delle dinamiche di dominio e sottomissione sui posti di lavoro. Ma tutto è costruito con il bilancino e i personaggi sembrano variabili di un'equazione sul politicamente corretto. C'è sessualità ma non c'è sensualità. Film modesto e qua e là abbastanza ridicolo, la cui presenza in concorso a Venezia 2024 è parsa una mera concessione alle mode.
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