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Ultimo aggiornamento martedì 16 dicembre 2025
Il film segue gli inizi dell'iconico cantante, cantautore e attore franco-armeno, Charles Aznavour, da zero alla fama. Il film ha ottenuto 4 candidature a Cesar, Monsieur Aznavour è 99° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 38,00 e registrato 8.375 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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La straordinaria parabola umana e artistica di Charles Aznavour, dalla giovinezza di migrante armeno a Parigi, segnata da ristrettezze economiche, fino alla consacrazione internazionale come uno dei più grandi chansonnier del Novecento. Tra amori, incontri decisivi e sacrifici personali, il film segue l'ascesa di un uomo convinto del proprio talento e disposto a tutto pur di essere ascoltato, raccontando il prezzo - spesso altissimo - del successo.
Raccontare Charles Aznavour significa misurarsi con una figura che ha attraversato il secolo breve senza mai perdere la propria identità, plasmando la sua vita in materia artistica e infondendo di realismo le proprie canzoni.
Monsieur Aznavour, diretto da Mehdi Idir, sceglie di affrontare questo percorso mettendo al centro non tanto il mito quanto la determinazione incrollabile dell'uomo: la fiducia assoluta nelle proprie possibilità, la convinzione - mai vacillante - di meritare un pubblico. È questa ostinazione, più ancora del talento, a diventare il vero motore narrativo del film.
Idir costruisce il racconto come una successione di prove, incontri e passaggi di testimone. Dal padre Aznavour eredita l'amore per la vita anche nelle ristrettezze materiali, una gioia resistente che non si spegne nemmeno nelle difficoltà più acute; da Édith Piaf, invece, apprende la fiducia feroce nel proprio talento, la necessità di difenderlo contro ogni avversità, anche quando il mondo sembra voltargli le spalle. Il film insiste su questi snodi formativi, disegnando un Aznavour che non smette mai di essere se stesso, né come uomo né come artista, e che sull'impossibilità di scindere l'esistenza dall'opera d'arte fonda la sua grandezza.
La scelta di Tahar Rahim nel ruolo del protagonista appare inizialmente spiazzante. La somiglianza fisica è limitata, l'origine etnica differente, e nemmeno il ricorso a un make-up marcato aiuta del tutto a colmare la distanza iconografica. Eppure, proprio qui Monsieur Aznavour trova una delle sue intuizioni più riuscite: Rahim non imita Aznavour, ma ne incarna lo spirito. L'abnegazione con cui l'attore si è preparato al ruolo - imparando a cantare e ballare - riflette perfettamente quel "volli, fortissimamente volli" che ha reso Aznavour un gigante della musica francese e internazionale. È un'interpretazione di fatica e volontà, più che di mimetismo.
Il film non elude alcuni aspetti oggi particolarmente sensibili, come la scelta controcorrente di Aznavour di scrivere un brano - "Comme ils disent" - sulla vita di un omosessuale e sulla discriminazione subita da quest'ultimo, gesto letto come segno di apertura e coraggio artistico. Tuttavia, Monsieur Aznavour rimane consapevolmente ancorato a una struttura di biopic classico, attento ai dettagli biografici e ai momenti-chiave più che al mistero dell'ispirazione. Ed è forse qui che emerge la fragilità inevitabile del genere: tradurre in immagini la nascita di una canzone, il tocco della musa, resta più complesso che raccontare il dato biografico nudo e crudo.
La parabola del successo culmina nell'apice - un cachet pari a quello di Sinatra, il riconoscimento mondiale - ma il film non dimentica il prezzo pagato per arrivarci. La morte del figlio Patrick, comunicata a Charles dalla sorella, irrompe come una ferita insanabile, ricordando quanto i sacrifici compiuti in nome dell'affermazione personale possano diventare devastanti. È in questi momenti che Monsieur Aznavour si interroga, senza risposte definitive, su cosa significhi davvero sentirsi compiuti e su quando un essere umano possa dirsi appagato.
Pur senza scardinare i limiti del biopic tradizionale, il film di Mehdi Idir restituisce con onestà e partecipazione il ritratto di un uomo che ha scelto di vivere fino in fondo la propria vocazione, pagando ogni passo del cammino. Un omaggio rispettoso e sentito a un artista che ha fatto della vita - tutta, senza sconti - la sostanza stessa della sua arte.
Sono uscito dalla sala felice, gratificato e commosso per la riuscitissima rievocazione della vita di un Artista unico ed indimenticabile. Rahim proprio non gli somiglia, al piccolo grande armeno, tuttavia riesce ad evocarlo e farsi verosimile incarnandone umanit?, caparbia ed inevitabili difetti di chi assurge ad idolo assoluto e, come tale, arriva ad avere tutto ci? che desidera.
Un film prevedibile e banale, quasi grottesco, all'americana. Non c'? un'idea e non si rende omaggio ad un cantante vigoroso e melanconico.
Charles Azanvourian nasce a Parigi il 22 maggio del millenovecentoventiquattro da genitori armeni. Ha una sorella Aida a cui è molto legato, è un bambino che si aggira tra i tavoli del ristorante familiare dove si ritrovano artisti immigrati senza soldi ma pieni di talento. Si canta si suona e si balla, il piccolo Charles vede il padre esibirsi e viene incoraggiato a farlo a sua volta.
All'anagrafe era Aznavourian, in arte Aznavour; dunque di origini armene, ma cresciuto come francese. Grande chansonnier, divenne famoso grazie all'ambizione e alla tenacia, oltre che al talento. Il film di Mehdi Idir e Grand Corps Malade fissa al 1960 l'anno della svolta: fin lì, Charles era riuscito a introdursi precocemente nel mondo della canzone, fino a diventare un protegé di Edith Piaf; poi, [...] Vai alla recensione »
Era lecito attendersi molto da un film su Charles Aznavour codiretto (con Mehdi Idir ) da Grand Corps Malade, slameur, poeta, cantautore e regista molto apprezzato in Francia. Con la sua vena poetica urbana, impegnata socialmente e intrisa di umanità, aveva tutto per restituire un ritratto di Aznavour originale e controcorrente. Invece i registi hanno scelto di non rischiare e hanno confezionato un [...] Vai alla recensione »
Gavetta, ascesa e tormenti di uno dei più grandi chansonnier francesi: la biografia di Charles Aznavour, cantante e compositore di origine armena, prende forma in un film piacevole sorretto da un'ossatura di canzoni memorabili. Addentrarsi nella vita dell'artista rende possibile assaporare l'essenza del suo processo creativo, sempre connesso alla realtà, sia sociale che familiare.
Centottanta milioni di dischi venduti sarebbero un record per chiunque. Molto di più per il figlio di rifugiati armeni che a Parigi stentavano la vita cucinando in piccoli locali e vivendo in stamberghe. Cantando, sempre. Ballando, se capitava l'occasione. Il piccolo Charles affronta per la prima volta il palcoscenico a 7 anni, accorciando il cognome di famiglia Aznavourian.
Troppo poco per Charles Aznavour, davvero manca il fuoco in questa opera, Monsieur Aznavour è un biopic innocuo e particolarmente lontano da raggiungere la sommità di un personaggio che ha segnato un'epoca, non solo musicale, per la Francia. Morto a 94 anni nel 2018, lo chansonnier di origini armene viene raccontato dalla sua infanzia in cui i morsi della fame non mancavano, fino alla sua scomparsa, [...] Vai alla recensione »
E lui tra di noi... in trecento milioni di dischi. Dalla povertà, figlio d'immigrati armeni, alla scoperta del talento al viaggio in America e la relazione con Edith Piaf, fino alla "formula Aznavour", l'avventurosa vita di un beniamino, oggi cult, della canzone popolare francese cosmopolita (incise in nove lingue), icona eccetera eccetera. Il fatto è che l'accento bio-eroico dirige cadute e risalite [...] Vai alla recensione »
"Ho letto un po' della storia di questa città, Milano. Credo che nel 1942 o nel 1943 si vivesse una profonda mancanza di speranza: la situazione era davvero drammatica. Siete riusciti a superare quel momento così buio. C'è sempre la possibilità, certo, di fare un passo in avanti sapendo che c'è il rischio che poi si possano fare anche due passi indietro, ma quello che domina sempre è un senso di ottimismo, [...] Vai alla recensione »
Nella vita per sfondare, specie in campo artistico, ci vuole una buona dose di fortuna, ma bisogna anche saperla aiutare: tenacia, costanza, ambizione sono grandi spinte. Soprattutto quest'ultima. Se sei figlio di immigrati armeni, se l'infanzia è dura, se i primi tentativi di presentarsi davanti a un pubblico sono fatti sui piccoli palchi dell'avanspettacolo, con carosello di ragazze disinibite, tutto [...] Vai alla recensione »
La distanza è dichiarata dal titolo, con quel Monsieur Aznavour che indica riverenza per l'icona culturale, con le immagini a illustrare come un rotocalco la biografia di Charles, nome d'arte del parigino Shahnourh Varinag Aznavourian, figlio di genitori armeni, immigrati e apolidi, diventato uno dei simboli della Francia. Il terzo film di Grand Corps Malade (al secolo Fabien Marsaud, anche poeta [...] Vai alla recensione »
Raccontare Charles Aznavour significa confrontarsi con una figura che ha già saturato le possibilità della rappresentazione, un artista la cui esistenza è stata simultaneamente esperienza individuale e fenomeno culturale. Cantante, autore, interprete, presenza transnazionale, Aznavour è stato meno un individuo che una configurazione simbolica, un organismo vivo in cui si condensano alcune tensioni [...] Vai alla recensione »