Si riconferma la presunta volontà di svecchiamento che passa inevitabilmente per il trionfo di un outsider minimalista e cool come il vincitore I segni del cuore - CODA.
di Roberto Manassero
Nuovi Oscar, vecchi Oscar: come sempre a Hollywood la voce del padrone trasforma una rivoluzione in una sostanziale conferma dello stato delle cose. In questa edizione 2022, tornata in presenza al Dolby Theatre di Hollywood dopo quella pandemica dell’anno passato, a uscire vincitore è stato ancora una volta un outsider, come da prassi dopo la vittoria nel 2017 di Moonlight. I segni del cuore di Sian Heder (in originale CODA, acronimo di Children of Deaf Adults, dal momento che protagonista del film è la figlia udente e parlante di una famiglia di sordomuti) è risultato il Miglior film, mentre Jane Campion, favoritissima alla vigilia, ha vinto con Il potere del cane la statuetta per la miglior regia.
Due donne, dunque, e una, Sian Heder, per di più con un remake (di La famiglia Belier di Éric Lartigau, film francese del 2014) che affronta il tema della disabilità: più che la tendenza politicamente corretta (gli Oscar, si sa, da Rain Man a Il mio piede sinistro, sono sensibili all’argomento), colpisce come il presunto svecchiamento dell’Academy – ragione per cui un paio d’anni fa vinse Parasite e quest’anno tra i dieci candidati ci fosse un documentario animato come Flee o lo stesso Drive My Car, poi vincitore dell’Oscar per il film in lingua straniera – passi ancora per la consacrazione del cinema alla Sundance (dove I segni del cuore è stato presentato più di un anno fa), e cioè minimalista, sentimentale, vagamente ironico e immancabilmente cool.
Jane Campion, si diceva, con Il potere del cane ha vinto per la miglior regia (premio giusto, per carità, anche se a guardare un altro candidato qualche dubbio viene…), terza donna dopo Kathryn Bigelow e Chloé Zhao, e da quanto risulta, visto il clima generale, non dovrebbe aver detto qualcosa di inconsapevolmente offensivo dopo la recente gaffe ai BAFTA.
In compenso, ci ha pensato Will Smith, migliore interprete maschile per King Richard, a scaldare gli animi, menando in diretta mondiale il comico Chris Rock, colpevole di una battuta contro sua moglie, salvo poi ritirare la statuetta facendo un discorso in cui ha celebrato Dio e l’amore universale.
A proposito di discorsi, dopo le parole di Joe Biden su Putin macellaio e la necessità di un cambio di regime a Mosca, l’atteso intervento di Volodymyr Zelens’kyj non c’è stato, sostituito da un intervento dell’attrice ucraina Mila Kunis, attivissima nella raccolta fondi da mandare sul fronte di guerra, che non ha mai citato la parola Ucraina e ha parlato genericamente di popoli che invadono nazioni (nuova Hollywood, vecchia Hollywood, per l’appunto…).