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A Ebbing c'è una guerra in corso. Sorda, strisciante, non dichiarata. Di tutti contro tutti. La Polizia contro neri e gay, i figli contri i genitori, Mildred contro lo sceriffo, i cittadini benpensanti contro Mildred, lo sceriffo contro il suo tumore. Sembra che l'intero paese sia percorso da desideri di distruzione, da rapporti basati sull'annullamento dell'altro, su esigenze primarie che cancellano qualunque forma di empatia e di riconoscimento e che caricano le relazioni di una durezza da avamposto di frontiera.
All'interno di questo scenario, da western moderno, si consuma il dramma di Mildred (interpretata da una magnifica Frances McDormand), una donna cinquantenne che ha perso la figlia, violentata e uccisa qualche mese prima da un assassino sconosciuto. Dopo più di un semestre l'omicidio permane impunito e le indagini ristagnano, la polizia sembra disinteressarsi del caso e pare più attenta a dare sfogo al proprio razzismo e alla propria omofobia. La protagonista però non accetta questa situazione e affitta tre manifesti nelle vicinianze del paese, proprio sulla strada dove Angela, la figlia, è stata uccisa. Su questi manifesti campeggiano delle frasi che chiamano in causa lo sceriffo Willoughby.
I cartelloni innescano nella comunità reazioni esasperate, come se fossero un detonatore che ha attivato una situazione già da tempo sul punto di esplodere. Colpisce la violenza che si sprigiona nel paese e che, fuor di metafora, divampa fino a bruciare le basi della convivenza. Una convivenza in cui i figli apostrofano le madri con l'appellativo "troia", i gay vengono chiamati "froci", gli afroamericani sono trattati come negli anni '50, le relazioni tra persone sono imperniate su rapporti di forza che possono degenerare in violenza.
La descrizione del Midwest come un territorio di provincia percorso da tendenze regressive innescate da ristrettezza culturale e cicli economici recessivi è particolarmente efficace e incisivo nella sua durezza, ma viene temperata da alcune notazioni che restituiscono umanità e calore ai personaggi. Lo sceriffo, gravemente malato per un tumore al pancreas, decide di uscire di scena dignitosamente prima che la sua condizione diventi insostenibile e scrive tre lettere toccanti che scavano nelle sue emozioni autentiche; il poliziotto omofobo e violento (uno strepitoso Sam Rockwell) affianca Mildred nella ricerca dell'assassino e partirà insieme a lei alla ricerca di uno stupratore che risiede in un altro stato.
Il registro adottato dal film non è monocorde, anche se giocato in prevalenza su colori cupi e sul filo dell'aggressività e della durezza. Ci sono sprazzi di umorismo dark e situazioni spiazzanti (la cena tra Mildred e il nano, per esempio) che rendono la narrazione meno cupa e il quadro meno desolante.
Tuttavia, il ritratto proposto da McDonagh non lascia spazio alla speranza, non propone un esito consolatorio. La vita a Ebbing, Missouri sembra fatta dello stesso materiale aspro e roccioso delle montagne che circondano il paese, un territorio splendido e ostile, che pare concedere spazi minimi al riconoscimento tra persone e agli affetti.
Un grande film, duro e tagliente come un diamante.
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