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Il Giorno dell'Incontro

Film 2023 | Drammatico, 105 min.

Regia di Jack Huston. Un film Da vedere 2023 con Michael Pitt, Nicolette Robinson, John Magaro, Phillip Johnson Richardson. Cast completo Titolo originale: Day of the Fight. Genere Drammatico, - USA, 2023, durata 105 minuti. Uscita cinema giovedì 12 dicembre 2024 distribuito da Movies Inspired. - MYmonetro 3,30 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 10 dicembre 2024

Il percorso di redenzione di un pugile tra passato e presente. In Italia al Box Office Il Giorno dell'Incontro ha incassato 29,4 mila euro .

Consigliato sì!
3,30/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,40
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
Parabola di un antieroe in cerca di riscatto, infarcita di cliché dei film sulla boxe e schiacciata dal peso del suo stesso immaginario.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 5 settembre 2023
Recensione di Roberto Manassero
martedì 5 settembre 2023

In attesa di combattere un incontro al Madison Square Garden, Mikey Flanaghan, ex pugile di origini irlandese tornato a combattere dopo anni di lontananza dal ring, decide di sistemare i conti in sospeso della sua vita. Dalla mattina alla sera, l'uomo attraversa New York ripensando con dolore al passato (l'abbandono forzato della boxe, l'alcolismo, l'incidente che l'ha portato in prigione, la fine del matrimonio...) e incontrando le persone che ama: un amico di famiglia che lo aiutò dopo il suicidio della madre; un amico prete; l'ex moglie e la figlia nel frattempo diventata adolescente; il padre che lo sempre maltrattato. L'incontro sarà per Mikey l'occasione per dare un senso alla sua esistenza...

All'esordio da regista, l'attore Jack Huston, nipote del grande John, ritrova il compagno di set di Boardwalk Empire, il redivivo Michael Pitt, e gli affida il ruolo di un pugile maledetto a cui il destino ha regalato una chance per redimersi.

C'è tutta la retorica del cinema sulla boxe, in Day of the Fight (a cominciare ovviamente dal titolo che riprende il film di Kubrick): l'autodistruzione del campione che ha portato la violenza del ring nella vita privata; il retaggio di un passato familiare che grava sull'anima del guerriero; l'insperata seconda occasione che offre la possibilità del perdono; il rimorso per peccati impossibili da cancellare; il combattimento come testimonianza di un coraggio e una forza indomiti; il mito della caduta, della rinascita e, forse, della salvezza.
In un percorso dal chiaro valore simbolico, in cui di stazione in stazione il protagonista si distacca dalla vita terrena ed entra in una dimensione spirituale, la retorica non è solo narrativa, ma anche visiva, dal momento che Huston gira in un bianco e nero pastoso alla Toro scatenato (a sua volta omaggio al classici come Lassù qualcuno mi ama) e infarcisce il film slow motion, flashback a colori rapidi come ricordi improvvisi, uso massiccio della musica d'accompagnamento e di canzoni indie-folk, tra cui "The Book of Love" dei Magnetic Fields e "Have You Ever Seen the Rain", eseguita dal vivo da Nicolette Robinson, interprete della moglie di Mikey.
Tutto è ricalcato e greve, in Day of the Fight, come se per il regista aderire al genere del film sulla boxe - com'è noto il più cinematografico degli sport, quello che meglio si adatta alla parabola dell'antieroe in cerca di riscatto - implicasse anche sobbarcarsi tutti i suoi cliché, senza alcuna ironia o senso della misura, e nel finale pure qualche scivolone nel kitsch.
Se qualcosa nel film funziona è, da un lato, il ritratto di una New York fine anni '80 che da tempo non si vedeva così sporca e disperata (e il lavoro del direttore della fotografia Peter Simonite è onestamente splendido) e, dall'altro, la galleria di personaggi che Mikey incontra nel suo percorso e i loro magnifici interpreti: l'amico di famiglia Steve Buscemi, stanco ma compassionevole; il sacerdote John Magaro, compassionevole e sensibile; l'allenatore Ron Perlman, paterno e severo; il padre Joe Pesci, straordinario protagonista muto dell'unico momento emotivamente intenso del film. La prova di Michael Pitt, invece, per quanto intensa, è forse troppo caricata e prevedibile (volto deformato, movenze sgraziate, brama di vivere negli occhi) per essere sincera e per trasmettere lo stato di prostrazione del personaggio.

Day of the Fight è una sorta di via crucis in minore: un viaggio mitico che ha il suo culmine nell'incontro al Madison Square Garden, messo in scena come una lotta sanguinaria. Per sua fortuna Huston non prova mai a imitare Scorsese, ma è evidente come anche in questo caso la concitazione del montaggio e la violenza del combattimento vogliano trasformare il ring in un calvario. Del resto la trasformazione di Mikey Flanagan in una sorta di Gesù contemporaneo, prostrato da colpi e ferite le corpo vivo della città, è l'ultimo rimando cinematografico di un film sincero ma greve, schiacciato dal peso del suo stesso immaginario.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 2 dicembre 2024
The Adrenalin Addict

Chi poteva immaginare la presenza di Dio nella vita di un pugile? Sembra che Mikey sia davvero fortunato, anzi, baciato dalle labbra dell'Onnipotente che, ad ogni passo che lui fa, in ogni posto in cui lui va, ad ogni persona che lui incontra, pare regolarmente rivelarsi a lui mediante un amore sconfinato, travolgente, disarmante. L'amico prete è solo una pedina nell'enorme scacchiere divino che Mikey [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
giovedì 12 dicembre 2024
Giovanni Bogani

Un film lancinante, potente, che ha il respiro delle grandi narrazioni degli anni ’50. Un film immerso in un bianco e nero che dipana ricordo, nostalgia, cinema, struggimento. Un film che racconta un pugile, ma in cui la boxe è poco più di un pretesto, per raccontare il momento in cui si fanno i conti con la propria vita

Il giorno dell'incontro di Jack Huston, nipote di John, il regista del Mistero del falco e di mille altri film. Day of the Fight, stesso titolo di un film di Stanley Kubrick, un cortometraggio che Kubrick diresse nel 1951, e che ha in comune con questo film lo stringersi dentro una sola giornata, e il raccontare un pugile, a New York, filmato in bianco e nero. 

Sembra fuori dal tempo, da qualsiasi tempo, Il giorno dell'incontro. Nel suo procedere dentro una New York anni ’80 di docks, di strade di Brooklyn dense di graffiti e di homeless. Un film che va, con il suo protagonista Michael Pitt, lungo la linea 2 della Subway, quella metropolitana dal tragitto infinito, che va da Brooklyn al Bronx. Un film che parla di boxe, sì, ma soprattutto di conti con la vita. Conti da regolare. In un bianco e nero che è più cinema di qualsiasi cosa abbiamo visto negli ultimi mesi

Michael Pitt appare, lontano anni luce dal ragazzo che avevamo incontrato in The Dreamers di Bertolucci. Nel 2022, le cronache ce lo avevano raccontato dopo un suo arresto, con l’accusa di aggressione e furto. Era seguito un ricovero in un istituto mentale. Sembravano lontani gli anni in cui era una rivelazione, in cui aveva interpretato Kurt Cobain in Last Days di Gus van Sant. E tutto questo dolore, questa rabbia, questo deragliamento si vedono, in lui, nel suo sguardo, nel suo modo di recitare. Sembra quasi, in alcune scene, che faccia fatica a pronunciare le parole, come se ci fosse un nodo troppo forte da sciogliere, prima di parlare.  

Lo vediamo correre, all’inizio del film, come Sylvester Stallone all’alba, nelle strade di Philadelphia, in Rocky di John Avildsen, il padre e la madre di ogni film sul pugilato. E non è un caso, certamente. Poco dopo, lo vediamo bere un bicchierone con delle uova appena tirate fuori dal frigo. Sbrodolandosi, come Stallone in Rocky, in quella scena in cui aveva messo la sveglia in piena notte, per andare ad allenarsi. E aveva ingurgitato sei uova, dal frigo allo stomaco, sbrodolandosi tutto sulla tuta grigiastra, uguale a quella di Pitt in questo film. 

FOCUS
sabato 7 dicembre 2024
Simone Emiliani

I residui della New Hollywood. È stato realizzato nel 2023 dove è stato presentato alla 80° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti Extra, ma richiama il clima è quello del cinema statunitense degli anni Settanta segnato da protagonisti solitari alla ricerca di un riscatto impossibile che si muovono quasi confusi nella giungla della metropoli. Gli spostamenti di Mikey, interpretato da Michael Pitt la cui maschera somiglia a quella di Rourke in Homeboy (1988) con cui condivide il contrasto tra lo spirito distruttivo e i provvisori ‘ritorni alla vita’, sono simili a quelli di Joe e Rico, portati sullo schermo da Jon Voight e Dustin Hoffman in una delle prove più importanti della loro carriera, in Un uomo da marciapiede (1969) di John Schlesinger. Il protagonista si muove da solo sullo schermo. Il suo passato rimbomba soprattutto sulla sua testa, anche se ci sono i flashback di quando era bambino in alcuni momenti in compagnia della madre.

Mikey, un pugile che un tempo è stato un campione, è appena uscito di prigione e la sera stessa torna a combattere sul ring. La sua vita è però in pericolo. Ha un aneurisma e un colpo ben assestato potrebbe essergli fatale. Prima del match al Madison Square Garden di New York rivede le persone che sono state importanti per lui, soprattutto la sua compagna dalla quale ha avuto una figlia e da cui non cerca una riconciliazione ma solo di essere perdonato. È tormentato dai sensi di colpa (“Ho smesso di vedere le persone che amavo”). Ritornano nella sua testa le immagini dell’incidente ma anche quella di un padre violento con cui non si è mai riconciliato.

FOCUS
sabato 7 dicembre 2024
Simone Emiliani

I residui della New Hollywood. Il giorno dell'incontro - dal 12 dicembre al cinema - è stato realizzato nel 2023 dove è stato presentato alla 80° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti Extra, ma richiama il clima del cinema statunitense degli anni Settanta segnato da protagonisti solitari alla ricerca di un riscatto impossibile che si muovono quasi confusi nella giungla della metropoli. Gli spostamenti di Mikey, interpretato da Michael Pitt la cui maschera somiglia a quella di Rourke in Homeboy (1988) con cui condivide il contrasto tra lo spirito distruttivo e i provvisori ‘ritorni alla vita’, sono simili a quelli di Joe e Rico, portati sullo schermo da Jon Voight e Dustin Hoffman in una delle prove più importanti della loro carriera, in Un uomo da marciapiede (1969) di John Schlesinger. Il protagonista si muove da solo sullo schermo. Il suo passato rimbomba soprattutto sulla sua testa, anche se ci sono i flashback di quando era bambino in alcuni momenti in compagnia della madre.

Mikey, un pugile che un tempo è stato un campione, è appena uscito di prigione e la sera stessa torna a combattere sul ring. La sua vita è però in pericolo. Ha un aneurisma e un colpo ben assestato potrebbe essergli fatale. Prima del match al Madison Square Garden di New York rivede le persone che sono state importanti per lui, soprattutto la sua compagna dal quale ha avuto una figlia e da cui non cerca una riconciliazione ma solo di essere perdonato. È tormentato dai sensi di colpa (“Ho smesso di vedere le persone che amavo”). Ritornano nella sua testa le immagini dell’incidente ma anche quella di un padre violento con cui non si è mai riconciliato.

Ci sono le luci del palcoscenico che diventano l’attrazione con cui riprende forma il passato perduto ma che sono anche stordenti, dissonanti, che possono creare confusione, disagio nella sua testa. Michael Pitt si appropria dei muscoli e del cuore del suo personaggio e la sua interpretazione piena di dolore ma anche di slanci vitali dà a Il giorno dell’incontro l’impeto struggente di una ‘poesia malata’. Il film riprende il titolo di un documentario sportivo di 16 minuti girato da Stanley Kubrick nel 1951, Day of the Fight, e pedina il protagonista allo stesso modo con cui il regista di Il dottor Stranamore ha fatto con il peso medio Walter Cartier.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 28 dicembre 2024
Claudio Fraccari
La Voce di Mantova

In un solo giorno, quello che segna il suo ritorno sul ring, il pugile Mike Flannagan ripercorre le tappe decisive della sua vita. Per farlo, deve vedere le persone che a vario titolo ne hanno segnato il destino: l'ex coniuge, la figlia già adolescente, il padre ricoverato in un ospizio, l'allenatore che ha sempre creduto in lui, l'amico ora prete. E, soprattutto, due figure di cui non restano che [...] Vai alla recensione »

NEWS
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lunedì 2 dicembre 2024
 

"Una dolente e intensa elegia", esordio alla regia dell'attore Jack Huston. I commenti del pubblico alle prime proiezioni del film. Dal 12 dicembre al cinema. Vai all'articolo »

NEWS
giovedì 28 novembre 2024
 

Il percorso di redenzione di un pugile tra passato e presente. Vai all'articolo »

TRAILER
mercoledì 4 dicembre 2024
 

Jack Huston cattura in un potente bianco e nero tutta la vita di un perdente nel giorno della sua rivalsa. Da giovedì 12 dicembre al cinema. Guarda il trailer »

MOSTRA DI VENEZIA
martedì 5 settembre 2023
Roberto Manassero

Un film sulla boxe schiacciato dal peso del suo stesso immaginario. Alla Mostra del Cinema di Venezia (Orizzonti Extra) e prossimamente al cinema. Vai all'articolo » 

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