| Anno | 2023 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Eros Puglielli |
| Attori | Christian De Sica, Pietro Sermonti, Ambra Angiolini, Frank Matano, Asia Argento Claudio Gregori, Antonio Bannò, Francesco Bruni (I), Marco Messeri, Sandra Milo, Stefania Sandrelli, Gloria Guida, Isabella Ferrari, Virginia Raffaele, Sabrina Ferilli. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 7 gennaio 2026
Serie comedy con uno straordinario cast corale.
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CONSIGLIATO N.D.
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Commedia incentrata sul rapporto padre - figlio, Gigolò per caso con un cast corale ricco di stelle, tra equivoci, momenti imbarazzanti e situazioni piccanti, mostra le conseguenze della scoperta del vero lavoro del genitore e soprattutto offre ai due l'opportunità di fare pace con le incomprensioni del passato.
Una seconda stagione che sa di vetusto e di una comicità da commedia degli equivoci natalizia
Recensione
di Paola Casella
Alfonso Bremer ha temporaneamente smesso di fare il gigolò come suo padre Giacomo, ma sua moglie Margherita lo ha lasciato perché "vuole sperimentare" un po' di tutto, sesso compreso, e Alfonso torna a vivere con papà. Giacomo allora cerca di reclutare di nuovo il figlio per "il mestiere più antico del mondo" (qui al maschile) e si procura le clienti attraverso il concierge Paolino, che lo aiuta in cambio di un training da gigolò. Ma nell'albergo in cui Paolino lavora sta per avere luogo un seminario "femminista" tenuto dalla guru Rossana Astri, il cui motto è "il piacere è tutto mio".
Giacomo la interpreta come un'opportunità per farsi pubblicità tra le partecipanti al seminario che si dichiarano sessualmente insoddisfatte, ma Rossana lo inquadra come un pericoloso rivale. Inizia così una guerra fra i due, decisi a farsi reciprocamente capitolare, che coinvolgerà anche Alfonso e una delle partecipanti al seminario. Nel frattempo Luigi, l'amico prete di Alfonso, proverà una nuova attrazione, ricambiata, verso Eva, la podcatser madre single vicina di casa di Giacomo.
Se questa trama vi sembra abbastanza complicata è perché lo è, e alle complicazioni (e i pasticci) si aggiungono una serie infinita di implausibilità che, più che ottenere un effetto comico, allontanano lo spettatore da qualsiasi riconoscibilità della trama e possibilità di identificarsi nei personaggi.
Il vero protagonista, in questa seconda serie diretta da Eros Puglielli e scritta da Tommaso Renzoni (creatore italiano insieme a Daniela Delle Foglie) con Elena Santoro e Matteo Calzolaio, diventa Christian De Sica nei panni di Giacomo, che gigioneggia per tutta la durata della serie. A Pietro Sermonti, in teoria il protagonista, restano un ruolo di contorno e una sottotrama che lo vede succube di due donne delineate come stereotipi, così come la "femminista" Rosanna è la caricatura di una guru al femminile.
Tutta la serie sa di vetusto e di una comicità da commedia degli equivoci natalizia (complice anche la presenza di De Sica) costellata di scelte narrative insensate e battute fuori tempo massimo. Eppure il tema, enunciato all'inizio dalla podcaster, sarebbe ricco di possibilità, anche comiche, molto ben sfruttare da serie come Machos Alfa (nella versione originale spagnola) o Love & Anarchy: "La rivoluzione (femminile) è arrivata e fermarla sarà impossibile... Questa rivoluzione non ha bisogno del permesso (maschile), ma gli uomini possono scegliere di camminare al nostro fianco".
Anche il paragone con la serie originale francese Alphonse su cui Gigolò per caso è basata, scritta e diretta da Nicolas Bedos e interpretata da Jean Dujardin, è a sfavore della versione italiana, che non può contare né su una sceneggiatura aggiornata alla nostra società, né sulla presenza carismatica e la vis comica di Dujardin. Sabrina Ferilli nei panni di Rosanna Astri è sprecata, si salvano (in parte) Frank Matano nei panni di Don Luigi, Giorgia Arena in quelli di Eva e soprattutto Valerio Lundini in quelli di un urologo, in realtà il personaggio più interessante del film, "marito di un uomo ma non omosessuale". Persa invece drammaturgicamente l'occasione di fare di Marco Aurelio Coregone, il politico simil Pillon interpretato da Gianmarco Tognazzi, un vero protagonista, campione di ipocrisia e imbevuto di retorica "familista".
Una serie che diverte poco e perde l'occasione di costruire una comicità intelligente sul tema della virilità
Recensione
di Paola Casella
Alfonso Bremer è un marito devoto alla moglie Margherita, con cui frequenta una terapia di coppia perché lei è convinta che tutti i problemi relazionali del marito derivino dal suo rapporto con il padre Giacomo, un antiquario tronfio e sciupafemmine che ha cresciuto il figlio da solo dopo che la madre se ne è andata. Quel che Alfonso non sa è che Margherita ha una relazione con la loro psicoterapeuta, e che il padre non è un antiquario ma uno gigolò professionista, che dopo aver avuto un infarto chiede al figlio di prendere il suo posto: così Giacomo non perderà la clientela accumulata negli anni e riceverà dal figlio una percentuale da ruffiano. Allo stesso tempo ad Alfonso, che lavora presso un orologiaio di lusso che in realtà è un centro di riciclo di denari della malavita, rubano tre orologi, e il suo perfido capo gli intima di restituire il controvalore in denaro entro una manciata di giorni. Dunque all'uomo non resta che accettare la proposta del padre e trasformarsi in un gigolò occasionale, imbattendosi nella variegata clientela collezionata da Giacomo.
La serie Gigolò per caso, che ha solo casualmente lo stesso titolo del bel film di John Turturro di qualche anno fa, vorrebbe essere un tentativo di mettere in discussione in forma comica il cambiamento nei rapporti fra uomini e donne e nella concezione stessa di virilità, ma perde completamente l'occasione di costruire una comicità intelligente e innovativa sull'argomento, come hanno fatto numerose serie internazionali (una per tutta: la spagnola Machos Alfa) ripiegando invece su triti stereotipi e antiche macchiette.
Lo sguardo e l'immaginario restano quelli maschili vecchio stampo, a cominciare dalla sigla di apertura con le donnine in costume e quella di chiusura con le risatine femminili ammiccanti.
Gli uomini, pur nella loro dimensione ridicola (Giacomo è interpretato da Christian De Sica con il solito piglio vanziniano, Alfonso da Pietro Sermonti come la parodia del maschio beta), sono centrali e vincenti, mentre i personaggi femminili sono essenzialmente negativi e perdenti, dalla psicoterapeuta lesbica sessuomane (come da peggior stereotipo dell'omosessualità) che non pare avere alcuna etica professionale, alla madre di Alfonso, su cui non possiamo dire altro per non fare spoiler, interpretata da Stefania Sandrelli. Anche Margherita è caratterizzata come una banderuola che passa da virago dittatoriale a consorte mansueta. E il cambiamento su cosa verte? Sul fatto che Alfonso, da "molliccio inutile" come lo chiama suo padre, si riveli invece gigolò pieno di iniziativa.
In Gigolò per caso cercare se stesse diventa un atto di puro egoismo narcisista che ha per vittime gli uomini (o le donne mascoline) e informarsi sul femminismo da parte degli uomini, o cercare un'identità nuova, è la via per farsi mettere i piedi in testa dalle donne.
Quel che è peggio, dal punto di vista drammaturgico, è che tutti i personaggi, maschi e femmine, sono completamente incoerenti: invece di avere un arco che spieghi gradualmente le rispettive evoluzioni (o involuzioni) sono tratteggiati come schizofrenici, in una prima parte in un modo e in una seconda in un altro completamente differente, senza fedeltà alle loro premesse narrative e senza reali spiegazioni per il cambiamento avvenuto.
L'imprinting è già tutto nel discorso iniziale della speaker di un podcast intitolato Genital che Alfonso ascolta religiosamente nel tentativo di diventare "un maschio risolto non violento e non prevaricatore" perché "esiste gente perbene anche tra i nemici".
Ora, già la premessa che il femminile consideri i maschi "i nemici" è discutibile, ma la caratterizzazione del "maschio risolto non violento e prevaricatore" Alfonso come un sottone sfigato da Settimana enigmistica tiranneggiato dalla moglie arpia - due archetipi vecchi come il mondo - vuol dire non saper guardare all'attualità con uno sguardo nuovo, in grado di cogliere gli infiniti spunti comici che ci sono nella negoziazione reale dei nuovi ruoli maschile e femminile.
Sorprende anche che a farlo sia una coppia di sceneggiatori, Tommaso Renzoni e Daniela Delle Foglie, fra i 35 e i 40 anni, basandosi sulla serie francese Alphonse scritta da Nicolas Bedos su un soggetto di Bedos e Jean Dujardin, che l'attualità non rappresenta come due campioni di egualitarismo.
Se si ride poco vedendo la serie però non è per "suscettibilità femminista", ma perché le dinamiche in scena sono così poco aggiornate alla realtà che è difficile ritrovarci qualcosa di comicamente riconoscibile, e i personaggi sono così goffamente strutturati che perdono qualsiasi credibilità, seppur nel contesto comico che deve per sua natura estremizzare i toni.
Il lato positivo è invece la regia di Eros Puglielli, aggiornata al presente nel gestire bene il ritmo di commedia e nel muoversi agilmente e senza esitazioni fra le scene, aggiungendo alla confezione quella modernità che manca alla sceneggiatura.
Riprendendo l’idea di un format di origine Francesi, creato dallo sceneggiatore e regista Nicolas Bedos: Alphonse (id.; 2023); il regista Eros Puglielli lo riadatta alla realtà italiana offrendoci una vicenda dai toni ilari, scanzonati, ma non banali; suffragata da un cast di eccellente livello, nel quale evoluiscono attori sia contemporanei, come Antonio Bannò, diventato [...] Vai alla recensione »
Gigolò per caso è una serie tv in sei puntate dalla durata di circa mezz'ora, disponibile dal 21 dicembre su Prime Video, che l'ha prodotta insieme a Lucky Red. Nonostante l'omonimia con il film di John Turturro (e con Woody Allen), lo show diretto da Eros Puglielli è in realtà un remake della serie francese Alphonse, con Jean Dujardin protagonista.