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La Chiamata dal Cielo

Film 2022 | Drammatico, 81 min.

Titolo originaleKöne taevast
Titolo internazionaleCall of God
Anno2022
GenereDrammatico,
ProduzioneEstonia, Kirghizistan, Lettonia
Durata81 minuti
Regia diKim Ki-Duk
AttoriAbylai Maratov, Zhanel Sergazina, Seydulla Moldakhanov, Aygerim Akkanat Artykpai Suyundukov, Omurbek Nurdinov, Nazbiike Aidarova, Tilek Sarybaev, Karas Zhanyshov.
Uscitadomenica 2 aprile 2023
TagDa vedere 2022
DistribuzioneMescalito Film
MYmonetro 3,17 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Kim Ki-Duk. Un film Da vedere 2022 con Abylai Maratov, Zhanel Sergazina, Seydulla Moldakhanov, Aygerim Akkanat. Cast completo Titolo originale: Köne taevast. Titolo internazionale: Call of God. Genere Drammatico, - Estonia, Kirghizistan, Lettonia, 2022, durata 81 minuti. Uscita cinema domenica 2 aprile 2023 distribuito da Mescalito Film. - MYmonetro 3,17 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 31 marzo 2023

Film postumo del grande regista scomparso nel 2020. Al centro della storia c'è una ragazza alle prese con un amore lacerante. In Italia al Box Office La Chiamata dal Cielo ha incassato 12,7 mila euro .

Consigliato sì!
3,17/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,14
PUBBLICO 3,37
CONSIGLIATO SÌ
L'ultimo dono del regista è un doloroso tentativo di introspezione senza filtri.
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 7 settembre 2022
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 7 settembre 2022

Una ragazza incontra uno scrittore e tra loro nasce un'attrazione reciproca. Lui nasconde un passato di relazioni burrascose, che lei gli chiede di interrompere ad ogni costo. L'amore tra i due diviene nel tempo ossessione e desiderio di reciproca sopraffazione. Ma forse si tratta solo di un sogno premonitore, guidato da una voce misteriosa e onnisciente.

Girato in Kirghizistan nel 2019, concluso e montato da amici e colleghi, La chiamata dal cielo è l'ultimo film di Kim Ki-duk, scomparso nel dicembre 2020.

Un dono postumo e inatteso, su cui occorre bilanciare il giudizio e tener conto delle difficoltà di budget incontrate dall'autore, alle prese con una profonda crisi personale e professionale seguita alle accuse di abusi sessuali ricevute da più parti.

Al di là delle ovvie differenze fenotipiche - le lingue utilizzate, prevalentemente il kirghizo, e le ambientazioni, tra Lituania ed Estonia - il film è in linea con la produzione dell'ultima fase di Kim, seguita all'autoanalisi sotto forma di mockumentary di Arirang. Dal 2011 in avanti Kim ha utilizzato il cinema come una sorta di terapia, una inevitabile catarsi e una valvola di sfogo, su cui riversare confessioni e rimpianti di una vita non priva di momenti oscuri.

Al centro di La chiamata dal cielo c'è ancora una volta una relazione tormentata e distruttiva, che Kim cerca di rendere esemplare dell'inscindibile legame tra Amore e Odio, sesso e perversione, possessività e autolesionismo. Un assunto ricorrente (Bad Guy, Ferro 3, L'isola), benché modulato sotto varie forme, nel cinema del regista sudcoreano, che qui prova ad asciugare ulteriormente la narrazione e astrarre, rendendo la vicenda quasi un canone di relazione malata.

I detrattori si soffermeranno sull'evidente misoginia del punto di vista di Kim, che ritrae immancabilmente uomini violenti e preda dell'istinto e donne manipolatrici e passivo-aggressive, sui vari simboli fallici presenti, o sulla fragilità e ambiguità di molti passaggi di sceneggiatura. Ma è giusto, anche perché l'autore e la sua carriera lo meritano, guardare a La chiamata dal cielo come a un doloroso tentativo di introspezione senza giustificazioni né filtri, come lascia intuire l'incipit - una frase di Kim Ki-duk sugli errori del passato e l'impossibilità di intervenire sul Tempo.

Attraverso l'espediente della "chiamata divina", una telefonata misteriosa e apparentemente onnisciente, che guida i sogni della protagonista e li trasforma in realtà, Kim tenta di sistemare i propri misfatti tramite l'arte, salvo arrendersi alla ciclicità della vita e del dolore inflitto (richiamando così Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera). A tratti questa materia grezza e brutale acquisisce un fascino inconsapevole, quasi che Kim si ricongiungesse al Kim Ki-young di Insect Woman e a una stagione del cinema sudcoreano, la cosiddetta "Golden Age", in cui l'approccio sconvolgente alla relazione uomo-donna poteva procedere senza scrupoli e timori di essere considerato "tossico".

Forse sono impressioni o suggestioni, ma quel che è certo è l'amore di Kim per il cinema, fino a considerare la macchina da presa un terapeuta, un'appendice, un imprescindibile strumento per proiettare la propria psiche tormentata. La sua sincerità d'autore ci mancherà terribilmente, a prescindere da ogni considerazione off screen.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 7 settembre 2022
Peer Gynt

E se Dio usasse il cellulare per chiamarci e proporci un patto? Proprio quello che avviene alla protagonista dell'ultimo film di Kim ki-duk, che sogna il suo incontro casuale con un uomo, con il quale nasce una bruciante e tempestosa passione, che porta entrambi a commettere azioni di cui dovranno pentirsi. Ma la passione prevale su tutto, anche sugli avvertimenti misteriosi e onniscienti che arrivano [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 4 aprile 2023
Marco Grosoli
Film TV

Il triangolo sì, Kim Ki-duk l'aveva considerato. Il suo cinema ha sempre vorticosamente mulinato intorno a un'unica verità: la coppia non è mai sola. Non è mai l'unione di una donna e di un uomo ad acquietare la differenza sessuale: può farcela soltanto la presenza di un terzo. Né immaginario né reale, questo terzo non vuole saperne di stare né dentro né fuori la coppia.

NEWS
TRAILER
mercoledì 22 marzo 2023
 

Regia di Kim Ki-Duk. Un film con Abylai Maratov, Zhanel Sergazina, Seydulla Moldakhanov. Da domenica 2 aprile al cinema. Guarda il trailer »

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