| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Peter Marcias |
| Attori | Laura Morante, Irene Maiorino, Ivana Monti, Monica Demuru . |
| Distribuzione | Europictures |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 novembre 2025
Grazia Deledda affronta il difficile rapporto con la madre mentre prepara il discorso per il Nobel; nella malattia, la scrittura resta la sua forza e il suo lascito. In Italia al Box Office Quasi Grazia ha incassato 39 .
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CONSIGLIATO NÌ
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La scrittrice Grazia Deledda ha un rapporto complicato e conflittuale con sua madre. Non l'ha mai incoraggiata, non ha mai appoggiato la sua passione per la scrittura, e non l'ha mai valorizzata come avrebbe dovuto. Se lo ricorda "da grande", non solo quando viene a trovarla a Roma da Nuoro, ma anche quando le appare in visione mentre cerca di concentrarsi per il discorso al premio Nobel per la letteratura. La scrittura permea tutta la sua vita, anche quando saprà di avere una malattia terminale non smetterà di pensare alle sue storie e ai suoi personaggi, trasmettendo alla nipote tutta la bellezza di avere una passione e seguirla per la vita.
Una vita intera racchiusa in tre momenti. Quasi Grazia sceglie di raccontare così la figura di Grazia Deledda, prima e a oggi unica donna italiana ad aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura (e la seconda scrittrice nella storia, dopo la svedese Selma Lagerlöf).
Alla regia c'è Peter Marcias, che ha già firmato opere e documentari incentrati su figure femminili di prestigio, da Nilde Iotti a Liliana Cavani e Piera degli Esposti, e che è attento a mettere a fuoco, oltre alle linee biografiche, la centralità della questione femminile. In questo film è evidente nel costante dialogo tra Grazia e sua madre, intuizione felice del film, che mette a confronto due generazioni di donne diverse, con un altrettanto differente approccio alla vita, al lavoro e alla figura maschile. La Deledda che vediamo a inizio film è una donna che ci tiene alla sua emancipazione e al rivendicare l'importanza di perseguire la passione per la scrittura, nonostante gli ostacoli dei suoi genitori. Viene interpretata da un'energica e indomita Irene Maiorino, che ha sempre un foglio di scrittura tra le mani, mai pane e latte per gli ospiti che arrivano. Ospiti inattesi ma graditi, direttamente da Nuoro. Si passa poi - con un salto alquanto azzardato - alla Deledda di Laura Morante, una donna ormai di successo, stimata, conosciuta e persino intervistata (da Jack McEvoy di Vikings) nel ritirare il suo Nobel. È una Deledda completamente diversa, nel modo di parlare, nel modo di muoversi, gesticolare, persino nell'accento.
È vero che l'intenzione dichiarata del film è raccontare tre fasi ed età differenti della vita della scrittrice, come fossero tre atti teatrali (il film è tratto dall'omonima opera di Marcello Fois, già portata sul palcoscenico da Michela Murgia), ma da un punto di vista performativo qui è come se mancasse un raccordo attoriale tra le varie Deledda, necessario per evitare l'effetto straniamento quando si chiede a tre attrici diverse di misurarsi con lo stesso personaggio - come accaduto ultimamente in L'amore che ho su Rosa Balistreri - a meno che non si voglia firmare un'opera visionaria alla I'm not there su Bob Dylan, e non è questo il caso. A Ivana Monti viene affidata la Deledda più sofferente, vicina al fine vita, sdraiata su un letto di ospedale in attesa che il medico le dia la diagnosi fatale. Non è ancora una donna che si è arresa, tutt'altro: continua a raccontare alla cara nipote Mirella, sorella della figlia Peppina, le sue idee sul romanzo che sta scrivendo, a dimostrazione che la sua passione per la scrittura, che la attraversa da parte a parte, è la vera linfa che la tiene in vita. Malgrado tutto e tutti. Congeniale l'idea del continuo dibattito con la figura materna Francesca Cambosu, che torna a tormentare la figlia scrittrice come uno spettro implacabile anche nell'età adulta, e a cui la brava Monica Demuru dà grande spessore, riuscendo ad aggirare il rischio della caricatura. C'era tanto, tantissimo di raccontare di Deledda, tanto anche della sua vita privata e familiare, Marcias spinge sull'evidenziare le radici sarde della scrittrice, sia da un punto di vista visivo, attraverso l'inserto di filmati tematici sulla Sardegna tradizionale, sia narrativo, con una serie di battute anche polemiche al riguardo. Per quanto sia fondamentale il rapporto dell'autrice con la terra d'origine, la parte più interessante del personaggio risulta quella legata all'incrollabile fervore letterario, alla tenacia in cui sta tutta la modernità della pioniera Deledda. Anche le battute al riguardo sono le più convincenti: «Questa cosa di scrivere è stata per me la più importante di tutte e mi ha tenuto in vita».
Ho visto il film al Festival di Torino, e da sardo ho trovato molto interessante la figura della Deledda, dal Romanzo di Marcello Fois. Questo film ci racconta, con originalit?, la sua vita a Roma fino alla sua morte. Da vedere al cinema e spero vivamente nelle scuole, per ricordare l?unica donna italiana insignita del Premio Nobel per la letteratura.