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dario totaro
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sabato 14 marzo 2026
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ma la mia recensione?
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ma perche' non pubblicate tutte le recensioni del pubblico?
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missantropa
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sabato 14 marzo 2026
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ennesimo capolavoro di sorrentino
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Ennesima pellicola imperdibile di questo eclettico e geniale regista. Servillo immenso come sempre. Non serve dire altro. Da non perdere.
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kronos
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lunedì 9 marzo 2026
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pesante, prolisso, conformista
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Sorrentino per l’ennesima volta torna sul tema delle responsabilità sottese alla gestione del ‘potere”, ma con gli anni, nonostante le grandi abilità formali che lo contraddistinguono, il suo cinema appare sempre più prolisso, didascalico e conformista.
Conformismo radical chic ovviamente, quello che nel tempo ha ribaltato nell’immaginario mediatico gli antichi catechismi da sacrestia pur affidandosi agli stessi metodi: da un “autore” si pretenderebbe qualcosa di diverso, anche a rischio d’infastidire i tanti compagni che elargiscono munifiche recensioni sui giornaloni.
L’attore feticcio Toni Servillo fa del suo meglio per reggere il peso della baracca, ma i tempi narrativi risultano dilatati in eccesso, le pene sentimentali del protagonista sono di maniera e troppi caratteristi/e sembrano inadeguati.
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Sorrentino per l’ennesima volta torna sul tema delle responsabilità sottese alla gestione del ‘potere”, ma con gli anni, nonostante le grandi abilità formali che lo contraddistinguono, il suo cinema appare sempre più prolisso, didascalico e conformista.
Conformismo radical chic ovviamente, quello che nel tempo ha ribaltato nell’immaginario mediatico gli antichi catechismi da sacrestia pur affidandosi agli stessi metodi: da un “autore” si pretenderebbe qualcosa di diverso, anche a rischio d’infastidire i tanti compagni che elargiscono munifiche recensioni sui giornaloni.
L’attore feticcio Toni Servillo fa del suo meglio per reggere il peso della baracca, ma i tempi narrativi risultano dilatati in eccesso, le pene sentimentali del protagonista sono di maniera e troppi caratteristi/e sembrano inadeguati.
Infastidisce più di tutti Anna Ferzetti nei panni della figlia: figura ectoplasmatica e vagamente inquietante che spunta da ogni anfratto dei palazzi presidenziali ululando alla Luna “eutanaZia, eutanaZia, eutanaZia”!!!
Ampiamente prevedibili, fin dal trailer, gli sviluppi finali della vicenda: una liberazione dopo 130 deludenti minuti di aria fritta.
Voto Reale: una stellina e mezzo
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spione
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martedì 3 marzo 2026
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persone oltre le carte
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Avevo delle perpessità alimentate dagli ultimi film di Sorrentino, e invece questo l'ho trovato molto convincente.
I due temi fondamentali, come dovreste sapere, sono il PESO e il CORAGGIO. Il peso prostrante, sfibrante, angosciante di una decisione che dilania quando assume la forma di un tragico dilemma a cui non ci è dato sottrarci ma i cui corni portano entrambi a conseguenze drammatiche sia per chi è chiamato a prenderla, sia per chi è direttamente coinvolto e ASPETTA.
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Avevo delle perpessità alimentate dagli ultimi film di Sorrentino, e invece questo l'ho trovato molto convincente.
I due temi fondamentali, come dovreste sapere, sono il PESO e il CORAGGIO. Il peso prostrante, sfibrante, angosciante di una decisione che dilania quando assume la forma di un tragico dilemma a cui non ci è dato sottrarci ma i cui corni portano entrambi a conseguenze drammatiche sia per chi è chiamato a prenderla, sia per chi è direttamente coinvolto e ASPETTA. E il coraggio che occorre per gettare il cuore oltre l'immobilismo che attanaglia ma che, sia pur "dopo approfondita riflessione", si è chiamati a superare.
Il disegno di legge e le due domande di grazia che il protagonista deve scegliere se firmare o meno investono un altro dilemma, forse uno dei più laceranti che si possano presentare a un essere umano: togliere la vita può essere, in casi estremi, un atto d'amore? Sono convinto che solo chi ci sia passato possa capire fino in fondo, ma quello che più ho apprezzato di questo film è l'averlo presentato in tutta la sua gravità, senza dare giudizi o prendere una posizione ideologica. Perché stanno proprio qui, a mio modestissimo parere, la funzione dell'arte e il compito dell'artista. Gli "intellettuali organici" hanno fatto solo dei gran danni, mentre la forza del messaggio è nel dare un'idea efficace del tormento di un percorso così ostico e della LEGGEREZZA che si prova quando, attingendo al fattore umano per compensare la fredda perfezione delle costruzioni giuridiche, se ne viene a capo, sia pure in un modo che non potrà mai fugare i nostri dubbi iniziali.
Questo film di un'eleganza abbagliante, che ci riporta (soprattutto per la musica) ai tempi di "Le conseguenze dell'amore", è impreziosito da un cast eccellente. Facile parlare di Toni Servillo, ma alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di Milvia Marigliano. Senza trascurare, naturalmente, la ciliegina sulla torta della sorrentinata del papa ivoriano con i capelli rasta che, alla fine del colloquio con il presidente, si allontana sgasando in motorino.
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dario totaro
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venerdì 27 febbraio 2026
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pessimo
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Che sia un regista sopravvalutato lo sanno tutti. Ma questo film sfiora il ridicolo con tante frasi ad effetto che fanno solo ridere. Da una parte c'e' una messa in scena rigorosa mentre dall'altra parte ci sono contenuti molto discutibili e a dire il vero fuorvianti. L'eutanasia e la grazia sono dei pretesti per non approfondire niente ma per celebrare l'ego di Sorrentino e Servillo e questo alla fine diventa stucchevole e del film rimane la sensazione di aver perso tempo
dariaccio
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jonnylogan
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mercoledì 25 febbraio 2026
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mariano servillo
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Settima collaborazione per la coppia artistica Servillo - Sorrentino, a solo un anno di distanza da Parthenope (id.; 2024), precedente pellicola diretta dal regista premio Oscar. Il quale decide d’immergersi nei dubbi di un ex giudice prestato al mondo della politica: Mariano De Santis, che nel corso della propria carriera ha potuto scalare le gerarchie del potere fino a divenire uno fra i Presidenti della Repubblica Italiana più rispettati di sempre, grazie a un pragmatismo che lo ha reso capace di scongiurare ben sei crisi di governo. Un uomo a fine carriera, prossimo alla fine del proprio mandato e un vedovo ancora innamorato della moglie Aurora, che ne attraversa i ricordi in ogni momento della giornata e soprattutto dall’ossessione per un presunto tradimento per il quale non riesce a darsi pace.
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Settima collaborazione per la coppia artistica Servillo - Sorrentino, a solo un anno di distanza da Parthenope (id.; 2024), precedente pellicola diretta dal regista premio Oscar. Il quale decide d’immergersi nei dubbi di un ex giudice prestato al mondo della politica: Mariano De Santis, che nel corso della propria carriera ha potuto scalare le gerarchie del potere fino a divenire uno fra i Presidenti della Repubblica Italiana più rispettati di sempre, grazie a un pragmatismo che lo ha reso capace di scongiurare ben sei crisi di governo. Un uomo a fine carriera, prossimo alla fine del proprio mandato e un vedovo ancora innamorato della moglie Aurora, che ne attraversa i ricordi in ogni momento della giornata e soprattutto dall’ossessione per un presunto tradimento per il quale non riesce a darsi pace. Assistito da sempre dalla figlia Dorotea, anche lei giurista, che ha deciso di affiancarlo in qualità di sua assistente personale. De Santis, impersonato da Toni Servillo come sempre perfetto per tempi recitativi, sua la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile all’82°mostra del cinema di Venezia. Tempi acuiti da pause e soprattutto da espressioni facciali che scandiscono l’incidere di questo presidente noto per essere un centrista di vecchia data. Soprannominato “cemento armato” anche a causa delle sue proverbiali indecisioni. Sarà la figlia, impersonata da Anna Farzetti, capace di donarle l’animo caritatevole necessario per accudire un genitore per il quale si è sacrificata, per affiancarlo professionalmente e umanamente, a desiderare che il padre finalmente prenda almeno qualche decisione di capitale importanza, che in particolar modo proprio lei caldeggia. De Santis dovrà infatti decidere se approvare il disegno di legge riguardante l’eutanasia e se concedere la grazia a due assassini che da molti anni sono reclusi nel carcere di Torino. Scelte non semplici per un fervente cattolico come lui.
Le lunghe riflessioni personali venate da ricordi. Le ultime incombenze da Presidente, le visite ai due reclusi da graziare e i continui incontri privati con il Papa, per domandare cosa ne possa pensare di una decisione delicata come l’approvazione di una legge sul fine vita. Rappresentano la cifra stilistica di una pellicola che come sempre Sorrentino gira con una perfezione tecnica, di sceneggiatura e d’ idee come di rado s’incontrano nel mondo del cinema, ma che non aggiunge molto al suo mondo e alla sua opera. Pellicola che quindi piacerà molto a chi apprezza la recitazione perfetta e prettamente teatrale di Servillo e le elucubrazioni di un intellettuale prestato alla politica.
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luciano sibio
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sabato 21 febbraio 2026
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manca la storia che appassiona
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Il film, come si può ben capire dal titolo stesso è tutto incentrato sul problema dell'accertamento della verità che ci permette di fare le scelte giuste, e chi meglio può rappresentare ciò se non una persona investita delle massime responsabilità, e quindi un presidente della repubblica. Il problema è che come tutti sanno la verità sta lì in agguato ma nessuno la potrà mai prendere. Ovviamente il senso del film a cui ci conduce il regista passo passo sta proprio nel fatto che senza verità assolute la vita ci impone di cercarne delle nostre seppur relative, e in questo sta il coraggio che ognuno di noi deve avere.
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Il film, come si può ben capire dal titolo stesso è tutto incentrato sul problema dell'accertamento della verità che ci permette di fare le scelte giuste, e chi meglio può rappresentare ciò se non una persona investita delle massime responsabilità, e quindi un presidente della repubblica. Il problema è che come tutti sanno la verità sta lì in agguato ma nessuno la potrà mai prendere. Ovviamente il senso del film a cui ci conduce il regista passo passo sta proprio nel fatto che senza verità assolute la vita ci impone di cercarne delle nostre seppur relative, e in questo sta il coraggio che ognuno di noi deve avere.Ora a parte la nobiltà del contenuto, io penso che l'abilità del regista dovrebbe risultare nella sua capacità di trasformare questo messaggio in una storia fruibile e appassionante. Direi che seppur con una indiscussa maestria formale,che non è poca cosa,mi risuta di tutto ciò nel film una certa carenza strutturale, tant'è che credo che verrà per questo poco seguito dal pubblico. Da un film per senteziarne il successo va chiesto molto di più.
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lizzy
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venerdì 20 febbraio 2026
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jep al quirinale (ovvero: siamo alla frutta...)
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Il rischio di ripetersi c'è sempre facendo tante recensioni (ovviamente non solo su questa piattaforma) e specialmente se si parla dello stesso regista (nel caso cinematografico).
Lo ho detto e lo ripeto: per me Sorrentino ha perso la bussola.
Dopo un immenso capolavoro come "La Grande Bellezza" era certo impossibile nell'immediato (ma forse anche molto dopo) replicare le condizioni per ottenere un nuovo successo, ma una debàcle come quella del signor Paolo non me la aspettavo.
E come adoro i primi lavori di Sorrentino (Su tutti "L'Amico Di Famiglia", che avrebbe dovuto ottenere Oscar, David, Leoni e quant'altro.
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Il rischio di ripetersi c'è sempre facendo tante recensioni (ovviamente non solo su questa piattaforma) e specialmente se si parla dello stesso regista (nel caso cinematografico).
Lo ho detto e lo ripeto: per me Sorrentino ha perso la bussola.
Dopo un immenso capolavoro come "La Grande Bellezza" era certo impossibile nell'immediato (ma forse anche molto dopo) replicare le condizioni per ottenere un nuovo successo, ma una debàcle come quella del signor Paolo non me la aspettavo.
E come adoro i primi lavori di Sorrentino (Su tutti "L'Amico Di Famiglia", che avrebbe dovuto ottenere Oscar, David, Leoni e quant'altro...), così detesto i successivi.
Ma concentriamoci su questo (che degli altri già ho detto in passato)....
"Jep al Quirinale" ho intitolato la mia recensione... ebbeh... quello ho visto. Un Gambardella invecchiato e depresso che non riesce a sbucare fuori da quella crosta "cementata" di ordinaria quotidianità in salsa politica.
Sorrentino anche qua prova a esaltare Roma (si vede che la ama...) e certe atmosfere oniriche e a volte nonsense, ma... se questo genere di scene nella Grande Bellezza era la ciliegina sull torta qua invece rende tutto se possibile ancor più melenso e noioso.
Come nel pluripremiato film precedente Mariano/Jep ha le sue cene con l'amica del cuore, Coco/Dadina, come nel precedente vive all'ombra (e schiavo) di un amore perduto (Aurora/Elisa).
In entrambi però lo vediamo gigioneggiare sventolando al mondo una sua finta malcelata umiltà nel tentativo di ottenere consensi unanimi ovunque vada.
Mariano viene da tutti lodato, ma sono lodi non meritate. Il presidente vive roso dalla gelosia per il tradimento della moglie, vive perennemente nella pena della sua dipartita, affida ad altri scelte che dovrebbe prendere lui (come quella dell'alimentazione eb del divieto di fumare) e quando deve agire (vedi incidente del cavallo) non riesce a farlo, limitandosi a lasciare al caso, o alle altrui prese di coscienza (sempre il cavallo), la soluzione del caso.
Solo la "fuga" della figlia forse lo scuote un pochino.
Ma cosa fa lui in effetti? Firma una legge che non sapremo mai se poi sarà promulgata veramente, concede la grazia ad una persona che, a mio immodesto avviso, non l'avrebbe meritata e, contraddicendo la sua filosofia di vita, alla fine si sbottona con la direttrice di Vogue come per volersi lavare la coscienza.
E si, alla fine riesce pure ad ostacolare la carriera del suo "amico d'infanzia" bloccandone l'elezione al Quirinale (dimettendosi in tempo per ottenere il titolo di Senatore a Vita che gli permetterà di avere voce in capitolo nel voto), ma non prima di aver graziato proprio la nipote del De Santis, favorendolo quindi.
Un Mariano bifronte o un semplice Jep in stato confusionale???
Vorrei, ma non posso. Potrei, ma non voglio.
Quante storie.
E intanto il film naufraga fra un improbabilissimo (nemmeno nella pellicola più scrausa delle serie di Pierino!) Papa Nero, che nemmeno un "abracadabra" dei Pitura Freska oggigiorno potrebbe portare effettivamente al soglio pontificio, e un capo di stato estero lasciato impossibilmente in balia di un improvviso scroscio temporalesco. Perfino la scena della lacrima a gravità zero era inutile e patetica.
Servillo, lo sappiamo, è l'attore feticcio di Sorrentino, ma ultimamente più che recitare il ruolo assegnato continua imperterrito a ripetersi ancora e ancora e ancora...
Stesse faccie, stesse espressioni, stessa gestualità, anche stessa parlata...che noia!
Insomma: Youth mi aveva impressionato negativamente, E' stata la mano di Dio e Parthenope hanno peggiorato la mia idea del Paolo "dopo Oscar".
Questo La Grazia ha affossato completamente tutto.
Non ho idea se Sorrentino tornerà ai vecchi fasti e con idee anche se non nuove, ma rimaneggiate quel tanto che basti per farci "sognare" di nuovo sul grande schermo.
Forse solo un ritorno di Geremia De Geremeis magari potrebbe ridestare dal coma profondo un regista che "grande" lo era anche diventato, ma che forse per troppa sicumera dopo i premi ottenuti, o per semplice noia dopo tanti lavori editi, si è perso.
E pure in un bicchier d'acqua.
No, questo film non mi è per nulla piaciuto.
Ma forse questo lo si era capito...
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valentina
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giovedì 12 febbraio 2026
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tanto fumo niente arrosto
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Ho trovato il film abbastanza noioso.
Il film non dice nulla di più di quello che si vede nel trailer ufficiale
Ho paura di tornare al cinema per vedere un altro film
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mlolli
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mercoledì 11 febbraio 2026
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banale
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Tutto molto banale, ho fatto molta fatica a partire dall'inizio con gli articoli della costituzione declinati sullo sfondo del Quirinale. Un mattone di pesantezza che mi ? caduto sulla sedia del cinema e non sono pi? riuscito a togliere. Tante situazioni gi? viste e sentite, tanti virtuosismi tecnici fini a se stessi. Certo ci sono la leggerezza dell'astronauta, i canti degli alpini, l'amica che copia Maria Maionchi (riuscita anche bene) e i temi etici per? la noia ? tanta.
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