| Titolo originale | Caught Stealing |
| Anno | 2025 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Darren Aronofsky |
| Attori | Austin Butler, Griffin Dunne, Dominique Silver, Shaun O'Hagan, Action Bronson Zoë Kravitz, Vincent D'Onofrio, D'Pharaoh Woon-A-Tai, Liev Schreiber, Matt Smith, Regina King, Yuri Kolokolnikov, Bad Bunny, Gregg Bello, Will Brill, Nikita Kukushkin, Eric Ian. |
| Uscita | mercoledì 27 agosto 2025 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| MYmonetro | 2,87 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 agosto 2025
Un ex giocatore di baseball sull'orlo del tracollo psicologico. In Italia al Box Office Una scomoda circostanza - Caught Stealing ha incassato 334 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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New York, 1998. Mancata promessa del baseball e alcolista, Hank ha imparato ad accontentarsi di poco e fuggire dalle responsabilità, nonostante la fidanzata Yvonne lo sproni a cambiare. Quando l'amico punk londinese Russ gli affida il gatto Bud, l'ultima cosa che si aspetta è di trovarsi coinvolto in un giro losco di narcotraffico: a fargli visita sono gangster russi che lo riempiono di botte per ottenere delle informazioni. È l'inizio di una reazione a catena che spingerà Hank al limite, inseguito da malavitosi psicopatici per tutta New York.
Si era soliti denominare come pulp quel sottogenere tipico dei Novanta e proliferato dopo il successo di Pulp Fiction e di titoli come Fargo, Una vita al massimo, L'ultimo boyscout, Desperado, giù giù fino ai film di Guy Ritchie.
Opere molto differenti tra loro, ma accomunate dalla medesima passione per pistole, sangue, gangster, poliziotti corrotti e forme sempre nuove e destabilizzanti di torture ed efferatezze assortite, paradossali al punto da risultare ironiche. Ne girarono tanti, che poi divennero troppi, fino a rendere il sottogenere nauseante e tossico al punto di divenire uncool, come da classica parabola consumista da accumulo smodato fino al rigetto, tipica di Hollywood.
Quando si arrivò a una cosa come Free Fire di Ben Wheatley, pulp spinto a un parossismo tale da divenire sostanzialmente un'ininterrotta sparatoria tra gangster, si comprese che la misura era colma e il genere ormai svuotato di senso. Ma è stato sufficiente attendere qualche anno perché subentrasse l'effetto-nostalgia, fenomeno sempre più diffuso e veloce (la distanza tra il presente e l'epoca rimpianta si riduce costantemente).
Perché Aronofsky ha deciso di tornare nella seconda metà degli anni '90 (anche a livello di ambientazione della storia) e girare un film che all'epoca si sarebbe mimetizzato nella massa di uscite similari? La chiave interpretativa la suggerisce il cameo di Griffin Dunne - celebre protagonista di Fuori orario di Scorsese, prototipo dei film in cui il protagonista precipita in una successione di assurdi eventi, da cui potrebbe non uscire vivo - nei panni del proprietario del bar in cui lavora Hank: quello di Aronofsky è un omaggio a New York, di cui visitiamo ogni luogo entrato nell'immaginario collettivo, in un tour che ha inizio con un'inquadratura delle Torri Gemelle e procede attraverso Flushing Meadows, Shea Stadium e Coney Island. E per traslato diviene un tributo a un'epoca più semplice e lineare del cinema, in cui erano consentiti una leggerezza e un gusto per l'affabulazione oggi smarriti.
Ma l'impressione è che Aronofsky sia uscito pericolosamente dalla propria comfort zone e lo si evince dal ricorso sistematico al cliché. L'animale-feticcio a cui il protagonista si affezionerà? C'è. Un WC malfunzionante che rischia di sommergere di feci il malcapitato, in stile Trainspotting? C'è. Interventi chirurgici praticati alla bell'e meglio, in stile Pulp Fiction? Ci sono. L'amico sgangherato e pericoloso ma eccentrico e simpatico? C'è, e la sua cresta punk è talmente evidente che non serve nemmeno che ascolti canzoni degli Idles per dimostrarlo. I gangster appartenenti a qualche minoranza, talmente singolari - per soprannome, tatuaggi o abitudini - da caratterizzarsi immediatamente come personaggi? Ci sono, e sono talmente tanti che nessuno potrà sentirsi escluso: mafia russa, ebraica assidica, gangster latinos, tutti coalizzati per rendere la vita di Hank un inferno. La cartoonizzazione dei cattivi, oltre a mitigare l'impatto feroce della carneficina, presta il fianco a espedienti utili per spingere la sceneggiatura da un segmento al successivo - il lato umoristico degli assidici, che durante shabbat fanno visita alla madre e non guidano l'auto - in un déja vu insistito, che cerca la complicità dello spettatore.
In tutto questo dove si nasconde il regista di Madre! e di Requiem for a Dream? Probabilmente nella naturalezza con cui si tuffa in svolte cupe e nichiliste, tra morti improvvise di personaggi a cui ci si era affezionati e traumi che spezzano il lato umoristico della faccenda. Un risvolto da Il cigno nero che rivela amaramente che siamo nel 2025 anziché nel 1998 e che non c'è più spazio per sogni e illusioni. Un disequilibrio voluto e cercato tra comico e tragico, quindi, che ha però l'effetto di allontanare costantemente lo spettatore anziché coinvolgerlo, lasciandolo di fronte a uno schermo piatto e impermeabile, bidimensionale e distante, in cui ogni transfert o anche vaga immedesimazione sono banditi.
I titoli di coda, sulle note di "The Ugliest Guy of the Lower East Side" dei Magnetic Fields, altro omaggio ironico alla Grande Mela, tirano le somme sull'arco narrativo del protagonista e riconducono il suo assurdo percorso nel sottobosco criminale a un terapeutico viaggio in un Paese delle (non-)meraviglie, forse inevitabile per aiutarlo a ritrovare se stesso e smettere di fuggire dalle responsabilità. Una terapia d'urto che segue un percorso oscuro - Hank è un alcolista e dopo il primo pestaggio si ritrova senza un rene e quindi obbligato a smettere di bere - e che si offre all'occhio di chi guarda nella più inconsueta delle vesti, certamente destinata a dividere negli apprezzamenti.
UNA SCOMODA CIRCOSTANZA ? CAUGHT STEALING.Dopo un buon The Whale Darren Aronofsky torna dietro alla macchina da presa con un?opera insolita dalla sua filmografia visto un approccio pi? pulp comedy in un contesto noir drammatico e su soggetto e sceneggiatura di Charlie Huston, autore del libro A tuo rischio e pericolo dal quale ? tratto il film.A New York del 1998 Hank, gestore di un bar ed ex promessa [...] Vai alla recensione »
Prendete la pallina da baseball di Underworld (1997) di Don DeLillo, cimelio di una partita tra Giants e Dodgers, nonché trait d'union in un imponente affresco di un'America residuale, letteralmente a pezzi; ponetela nelle mani di Darren Aronofsky, che con Una scomoda circostanza - Caught Stealing sterza verso un euforico, inaspettato divertissement, dove lo sport e la tifoseria galleggiano nella New [...] Vai alla recensione »