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thomas
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martedì 29 ottobre 2024
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ballissimo e struggente
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Napoli, la vita di una donna e il mare. Paolo Sorrentino li lega tra loro in un gioco di ribaltamenti e immedesimazioni così affascinanti da conferire al suo capolavoro la forza e la profondità di un testamento spirituale. E' davvero raro imbattersi in un atto d'amore così sfacciato per le proprie radici. Parthenope è una donna partorita nell'acqua del mare e oramai al mare indissolubilmente legata, il mare è parte di Napoli e l'una non esisterebbe senza l'altro, Napoli "è" Parthenope, che rappresenta lo spirito di Napoli, ma vive anche la sua storia di donna. In questo sorprendente gioco di specchi, in cui ognuno è se stesso ma rappresenta anche altro, in cui la libertà di Parthenope è il senso di libertà che regala la vastità del mare, la cui vastità è l'incontenibile multiformità dello spirito di Napoli, la cui sfuggevolezza è l'invincibile indolente gusto dell'irresolutezza giovanile di Parthenope, Sorrentino ci parla della vita, degli amori, della giovinezza che vola veloce, della capacità di saper "vedere" davvero le cose.
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Napoli, la vita di una donna e il mare. Paolo Sorrentino li lega tra loro in un gioco di ribaltamenti e immedesimazioni così affascinanti da conferire al suo capolavoro la forza e la profondità di un testamento spirituale. E' davvero raro imbattersi in un atto d'amore così sfacciato per le proprie radici. Parthenope è una donna partorita nell'acqua del mare e oramai al mare indissolubilmente legata, il mare è parte di Napoli e l'una non esisterebbe senza l'altro, Napoli "è" Parthenope, che rappresenta lo spirito di Napoli, ma vive anche la sua storia di donna. In questo sorprendente gioco di specchi, in cui ognuno è se stesso ma rappresenta anche altro, in cui la libertà di Parthenope è il senso di libertà che regala la vastità del mare, la cui vastità è l'incontenibile multiformità dello spirito di Napoli, la cui sfuggevolezza è l'invincibile indolente gusto dell'irresolutezza giovanile di Parthenope, Sorrentino ci parla della vita, degli amori, della giovinezza che vola veloce, della capacità di saper "vedere" davvero le cose. Perché per "vedere" davvero, come sentenzia il Prof. Marotta (un grande Silvio Orlando), occorre eliminare tutto il superfluo, che ci offusca la capacità di comprendere. In questo percorso di consapevolezza Parthenope attraversa Napoli e la sua storia: Achille Lauro, il colera, la contestazione giovanile degli anni '70, Sofia Loren, i cesti calati con la corda, il mito di San Gennaro, la camorra, le estati a Capri, la povertà dei vicoli e la grandezza delle opere d'arte. A Parthenope bambina verà regalata una carrozza d'epoca adibita a letto in cui lei dormirà, perché le origini di Napoli sono regali, ma Parthenope crescerà sapendo trattare con chiunque, perché non c'è nulla di meno regale dell'incapacità di rapportarsi con ognuno. E siccome alla base di ogni vero atto d'amore c'è l'autenticità, a ricordarci i vizi di Napoli ci penserà una bravissima Luisa Ranieri nella parte di Sofia Loren, che in una serata di gala accuserà i napoletani di tutte quelle cose per cui c'è una parte del mondo che li detesta. Sorrentino ama Napoli, così come la sua cinepresa ha amato nella pellicola Celeste Della Porta, la splendida protagonista, inseguita, scrutata, accarezzata dall'inizio alla fine. E lei, nelle oltre due ore di film, risponde generosamente regalandoci sia i suoi occhi desiderosi di sorprendersi delle cose della vita, sia anche le sue espressioni furbe volte a sorprendere l'interlocutore "dando sempre la risposta pronta", quella ad effetto. Proprio come i napoletani. Si badi bene, non la risposta giusta, ma quella pronta, spesso più intrigante. Perché ciò che è importante nella vita è avere sempre qualcosa di interessante da dire e Napoli non smette di parlarci di sè, del tutto e del nulla, e sa farlo sempre in maniera interessante. E anche se Parthenope vivrà la parte "matura" della sua vita al nord, dove avrà successo come studiosa, è a Napoli che, anziana, al termine del suo percorso professionale, tornerà, perché Napoli è come il mare, e il mare non muore mai.
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emilio concettoni
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giovedì 7 novembre 2024
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sorrentino in tono minore
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Parthenope è nata nel 1950 ed eredita, su consiglio del comandante Achille Lauro (A. Santagata), il nome di quella sub-colonia greca da cui nascerà Napoli, ma anche quello di una sirena della mitologia greca. E come una sirena la giovane (C. Dalla Porta) esce dall'acqua, la stessa in cui 18 anni prima è stata concepita. All'inizio questa ragazza di indiscutibile bellezza "si lascia andare", va a Capri col fratello, frequenta un lussuosissimo albergo, arrivando a conoscere lo scrittore di cui è molto appassionata, John Cheveer (G. Oldman). Poi, un dolore forte, un po' come per il Fabietto del precedente film dell'autore, "é stata la mano di Dio", la travolgerà e la segnerà per sempre. Alla fine, la vediamo anziana (S.
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Parthenope è nata nel 1950 ed eredita, su consiglio del comandante Achille Lauro (A. Santagata), il nome di quella sub-colonia greca da cui nascerà Napoli, ma anche quello di una sirena della mitologia greca. E come una sirena la giovane (C. Dalla Porta) esce dall'acqua, la stessa in cui 18 anni prima è stata concepita. All'inizio questa ragazza di indiscutibile bellezza "si lascia andare", va a Capri col fratello, frequenta un lussuosissimo albergo, arrivando a conoscere lo scrittore di cui è molto appassionata, John Cheveer (G. Oldman). Poi, un dolore forte, un po' come per il Fabietto del precedente film dell'autore, "é stata la mano di Dio", la travolgerà e la segnerà per sempre. Alla fine, la vediamo anziana (S. Sandrelli), lasciare l' università in cui, anche grazie all'aiuto e al supporto del professor Marotta (S. Orlando) ha insegnato per tanti anni, proprio quella materia, Antropologia, che grazie a lui è riuscita a capire. Sorrentino parla di nuovo di Napoli, della sua città. Stavolta però non ci sono tanto i contenuti, sebbene il film sia esteticamente piacevole e la musica, come sempre nei suoi film, sia di ottimo livello. Si sente l'eco dei romanzi di La Capria (di cui Sorrentino è grande appassionato) ma anche di alcuni film di Bernardo Bertolucci ("Novecento" per la sequenza iniziale del parto, ma anche "The dreamers"). La trama a tratti è segnata da alcuni vuoti e anche i dialoghi barcollano tra discorsi poco comprensibili, domande ripetute all'infinito ("A cosa stai pensando?"), frasi fatte e aforismi (che piacciono all'autore, ma stavolta sono troppi). Insomma un Sorrentino in tono minore, la cui opera non è qualitativamente insufficiente, ma l'assenza dei contenuti e la banalità di alcune situazioni non possono essere svincolate da questo discorso.
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albert
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sabato 12 aprile 2025
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napoli e la bellezza
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Ci risiamo! Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sorrentino è un regista di grande talento, troppo "innamorato" di se stesso, tanto da debordare spesso con eccessi evitabili e disturbanti . Il suo difetto più evidente consiste proprio nel non riuscire a mantenere lo stesso livello per tutta la durata del film. Così è accaduto per "La grande bellezza" e pure per " È stata la mano di Dio" Da apprezzare molto un primo tempo lirico e simbolico con una cura maniacale per i dettagli, una bellissima fotografia di Napoli, e una protagonista, totalmente anticonformista, simbolo di una Napoli misteriosa e sfuggente, che procede come una divinità che non si riesce a non ammirare.
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Ci risiamo! Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sorrentino è un regista di grande talento, troppo "innamorato" di se stesso, tanto da debordare spesso con eccessi evitabili e disturbanti . Il suo difetto più evidente consiste proprio nel non riuscire a mantenere lo stesso livello per tutta la durata del film. Così è accaduto per "La grande bellezza" e pure per " È stata la mano di Dio" Da apprezzare molto un primo tempo lirico e simbolico con una cura maniacale per i dettagli, una bellissima fotografia di Napoli, e una protagonista, totalmente anticonformista, simbolo di una Napoli misteriosa e sfuggente, che procede come una divinità che non si riesce a non ammirare. È bellissima e interessata agli uomini maturi colti e dotati di una grande sensibilità intellettiva. Esempio ne sono il professore di antropologia, interpretato da un grande Silvio Orlando e lo scrittore americano omosessuale, interpretato da un altrettanto grande Gary Oldman. La storia di Parthenope si dipana dalla nascita fino alla vecchiaia, sempre simboleggiando Napoli con i suoi pregi e i suoi difetti molto evidenti. Il primo tempo è incantevole, ma nella seconda parte subentra l'eccesso e il grottesco che cambiano di molto la percezione del film, appesantendolo con personaggi come il prete che officia la cerimonia inerente il sangue di San Gennaro o il mostruoso figlio del professore. Così facendo si perde tutto il lirismo in cambio del deforme. Il tutto non regge. Brava la protagonista Celeste Dalla Porta, ben guidata da Sorrentino.
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ornellaflora
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venerdì 1 novembre 2024
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grandi aspettative tante citazioni e luoghi comuni
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certo un film che vuole impressionare, Sorrentino sembra alla ricerca di idee piu che desideroso di comunicarle.
lo spettatore è di continuo messo di fronte a cambi di tonalita' , dovuti icerto n un film troppo lungo ,lento ,non accattivante.
senza alcuna presunzione cerchero' di esprimere le mie sensazioni
ecco allora penso che lo spettatore subisce scene atte a stuipire e spiazzare ,ma a mio avviso senza alcuna valenza artistica:
l' UNIONE inutile, dove i ragazzi che copulano appaiono spaventatii e in imbarazzo piu' di noi, a testimonianza di un eccessiva spettacolarita' ; confesso non ho capito!
camion di pulizia Vintage nel bel mezzo di un funerale, solo per evocare il colera ma senza senso; per contrapporre l'opulenza dei cavalli di bellomunno alla necessita' di igiene(?)
il miracolo di San gennaro sputtanato senza troppi preamboli (il cardinale schifoso, i fedeli dissacranti, il miracolo ridicolizzato)
il figlio mostro del docente che ci intristisce e basta;
inoltre il profilo della protagonista, a parte la bellezza che rappresenta, nelle azioni è delineato nel plot da scelte non facilmente condivisibili:
fa soffrire chi si innammora di lei, tralascia il suo primo amore colpevolizzandolo, si concede a avventure meno romantiche per altri fini , solo per provare qlk di diverso,
pratica un aborto mentre i genitori le chiedono un nipote, rinunciando alla vita familiare pur avendo goduto di una agiatezza non comune,
passa gli esami con merito e prosegue nella carriera spiazzando il docente che crede in lei, ma si mostra opportunista nel concedersi al cardinale diabolico, pur di perseguire il suo fine, lascia la citta' a sorpresa contraddicendosi, ricoprendo il ruolo di docente al nord ricalcando pero' in tutto il suo anziano docente di Napoli (senza metterci niente di suo quindi), sceglie di non tornare a Napoli condividendo quindi tutte le critiche della falsa Loren sparruccata , che inveisce sguaiatamente nei confronti del suo pubblico (improbabile e inutile)
credo che i primi piani della protagonosta non bastano per giustificare la lentezza del film
il ritratto splendido della citta' e del suo mare sono dejavu' come l'iimmancabile citazione del tifo calcistico (altra colpa dei napoletani)
cosa stai pensando - la frese topica che viene riproposta come una genialata resta una ripetizione cui nessuno può dare risposta, e non aggiunge nulla alla narrazione se non ribadire che la protagonista non ha un disegno , ma si lascia andare alle onde secondo gli umori del momento senza preoccuparsi degli altri intorno a lei.
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certo un film che vuole impressionare, Sorrentino sembra alla ricerca di idee piu che desideroso di comunicarle.
lo spettatore è di continuo messo di fronte a cambi di tonalita' , dovuti icerto n un film troppo lungo ,lento ,non accattivante.
senza alcuna presunzione cerchero' di esprimere le mie sensazioni
ecco allora penso che lo spettatore subisce scene atte a stuipire e spiazzare ,ma a mio avviso senza alcuna valenza artistica:
l' UNIONE inutile, dove i ragazzi che copulano appaiono spaventatii e in imbarazzo piu' di noi, a testimonianza di un eccessiva spettacolarita' ; confesso non ho capito!
camion di pulizia Vintage nel bel mezzo di un funerale, solo per evocare il colera ma senza senso; per contrapporre l'opulenza dei cavalli di bellomunno alla necessita' di igiene(?)
il miracolo di San gennaro sputtanato senza troppi preamboli (il cardinale schifoso, i fedeli dissacranti, il miracolo ridicolizzato)
il figlio mostro del docente che ci intristisce e basta;
inoltre il profilo della protagonista, a parte la bellezza che rappresenta, nelle azioni è delineato nel plot da scelte non facilmente condivisibili:
fa soffrire chi si innammora di lei, tralascia il suo primo amore colpevolizzandolo, si concede a avventure meno romantiche per altri fini , solo per provare qlk di diverso,
pratica un aborto mentre i genitori le chiedono un nipote, rinunciando alla vita familiare pur avendo goduto di una agiatezza non comune,
passa gli esami con merito e prosegue nella carriera spiazzando il docente che crede in lei, ma si mostra opportunista nel concedersi al cardinale diabolico, pur di perseguire il suo fine, lascia la citta' a sorpresa contraddicendosi, ricoprendo il ruolo di docente al nord ricalcando pero' in tutto il suo anziano docente di Napoli (senza metterci niente di suo quindi), sceglie di non tornare a Napoli condividendo quindi tutte le critiche della falsa Loren sparruccata , che inveisce sguaiatamente nei confronti del suo pubblico (improbabile e inutile)
credo che i primi piani della protagonosta non bastano per giustificare la lentezza del film
il ritratto splendido della citta' e del suo mare sono dejavu' come l'iimmancabile citazione del tifo calcistico (altra colpa dei napoletani)
cosa stai pensando - la frese topica che viene riproposta come una genialata resta una ripetizione cui nessuno può dare risposta, e non aggiunge nulla alla narrazione se non ribadire che la protagonista non ha un disegno , ma si lascia andare alle onde secondo gli umori del momento senza preoccuparsi degli altri intorno a lei.
egoista, distratta, dissacrante, senza cuore , sbadata, esibizionista, l'unico valore della sua vita resta il prof che le regala la cattedra, cui si aggrappa mettendolo anche a disagio in facolta', regalando voti agli esami, sfidando la sua fiducia.
per tutti questi motivi dopo 20 minuti ci si distanzia dal personaggio e dal fim , che nel suo insieme lascia tanto amaro in bocca, soprattutto pensando alla ricchezza della produzione , a tutti coloro che hanno lavorato a questo favoloso progetto, che avranno a loro volta subito i capricci e le visioni del regista , annuendo ad ogni orripilanza, nel tentativo di porgere un capolavoro.
Fellini , tanto evocato nel film ,a mio avviso curava invece molto lo spettatore, cercando lo stupore ma anche la piacevolezza dello spettacolo.
qui si assiste a una serie di citazioni ,assemblate a casaccio pur di inserirle , che non aggiungono nulla allo spettacolo in se' ma vogliono contribuire a offrire un mosaico sguaiato che riflette perfettamente chi la citta' la vede solo da lontano ma non riesce a comprenderla , ad apprezzarla. Peccato.
Infatti completamente Diverso è il feeling de La Grande bellezza, che abbiamo amato, e mi ha divertito la serie sky the Young Pope, per questo ho continuato a seguire Sorrentino, inseguendo il lato migliore e godibile dei sui film.
per esempio non ho apprezzato il suo libro (con lo scarafaggio in copertina) che contiene e anticipa diversi orrori dei suoi film , in primis la perdita di ritmo a meta' narrazione, ribadendo la volonta' di trattare male il pubblico -che sia lettore o spettatore - basta che ci sia ribrezzo, frasi e situazioni scomode, come uno scarafaggio (nono ho resitito a tenere il libro sul comodino, l'ho regalato)
parthenope è stato egregiamente confezionato e qui non si discute la qualita' del film, che certamente vale, ma si esprime modestamente una impressione a caldo , da non addetto ai lavori, sulle scelte stilistiche del regista.
forse il film vuoe essere anche un ritratto della femminilita' napoletana? NO GRAZIE
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giorpost
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lunedì 28 ottobre 2024
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maestoso ritratto di donna in un'opera poetica fatta di bellezza e tragedia
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Napoli, fine anni ’60. La sensuale e sfuggente Parthenope si muove sinuosa tra i luoghi suggestivi della terra che le ha dato il nome, concedendosi o negandosi a suo piacimento agli uomini (in erba o meno giovani) che le gironzolano intorno, rovesciando continuamente le loro convinzioni. La sua apparente disinvoltura nasconde variegate fragilità, e al contempo alcune granitiche certezze su cosa ella vuole davvero dalla vita, dispensando spesso risposte ad effetto, e tuttavia senza mai dare riferimenti. Nata in una famiglia agiata, circondata da amici di famiglia spesso ingombranti come il Comandante, trascorre le sue giornate rilassate e peccaminose in una Napoli sognante e glamour, tra musiche e vestiti che lasciano intravedere una fervente ascesa culturale, in parte sopita dall’avvento degli anni ’70 e dei relativi movimenti di protesta politica e sociale.
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Napoli, fine anni ’60. La sensuale e sfuggente Parthenope si muove sinuosa tra i luoghi suggestivi della terra che le ha dato il nome, concedendosi o negandosi a suo piacimento agli uomini (in erba o meno giovani) che le gironzolano intorno, rovesciando continuamente le loro convinzioni. La sua apparente disinvoltura nasconde variegate fragilità, e al contempo alcune granitiche certezze su cosa ella vuole davvero dalla vita, dispensando spesso risposte ad effetto, e tuttavia senza mai dare riferimenti. Nata in una famiglia agiata, circondata da amici di famiglia spesso ingombranti come il Comandante, trascorre le sue giornate rilassate e peccaminose in una Napoli sognante e glamour, tra musiche e vestiti che lasciano intravedere una fervente ascesa culturale, in parte sopita dall’avvento degli anni ’70 e dei relativi movimenti di protesta politica e sociale. Dopo un’estate apparentemente magnifica ed irripetibile, trascorsa nella dirimpettaia Capri, la giovane donna deve fare i conti con gli amori da lei non corrisposti, alcuni dei quali impossibili, come quello del fratello Raimondo, che finisce per cedere agli insistenti impulsi autodistruttivi. I suoi incontri sono talvolta casuali (vedasi il suo scrittore preferito, uno dei pochi uomini che gli fa conoscere la sensazione del rifiuto), ma quelli decisivi sono gli incroci almeno in parte programmati e voluti, come avviene con il professore universitario Marotta, burbero e saccente uomo di cultura che nasconde segreti e risposte antropologiche che Parthenope vuole assolutamente conoscere. Il suo cammino, mai tortuoso ma piuttosto caratterizzato da una flemma quasi autoritaria, la fa strisciare tra il mare nel quale era stata (letteralmente) messa al mondo e i luoghi sacri (e profanati) di una città a cui lei deve tutto, e da cui non vorrebbe mai staccarsi. Ma l’età adulta richiede scelte e decisioni spesso diverse da quanto si immagina durante la spensierata, bellissima ma breve giovinezza…
Paolo Sorrentino torna con un maestoso ritratto di donna, e per donna si vuole intendere le due protagoniste del film: Parthenope e Napoli. Il nuovo lavoro del regista premio Oscar non è solo un film, ma un viaggio esistenziale, un turbine epico di emozioni che difficilmente si possono trovare nel Cinema di oggi. Come usualmente sceglie di fare, Sorrentino mette in scena tante cose, spesso forti, ma come sempre non si arroga il fardello di dare risposte, lasciando il compito allo spettatore e alle singole sensibilità di ognuno. Ci sono molti richiami al suo cinema, e non si può fare a meno di rintracciare un minimo comun denominatore tra La grande bellezza ed E’ stata la mano di Dio, ma quest’opera vive ampiamente di vita propria, rimescolando le carte e concedendo molteplici spunti di riflessione. Alcune scene sono memorabili, come l’entrée della Galleria del centro dalla quale passano donne alla moda e bellezze locali intente a suscitare entusiasmi maschili, con un tappeto sonoro fantastico; una sequenza in particolare, ambientata nella carrozza-letto di Parthenope, ricorda la Deborah da giovane nel deposito in “C’era una volta in America”, anche per la bellissima melodia di sottofondo che pare uscita dal genio di Morricone; ma ce ne sono altre che restano indelebili, anche ore dopo la visione del film, che a distanza di giorni ti rimane in testa come qualcosa da elaborare. “Era già tutto previsto”, canzone di un acerbo Cocciante, fa da motivo conduttore lungo una fetta importante di film, che risulta come un’opera non di prosa ma di pura e semplice poesia, accompagnata da una colonna sonora di altissimo livello, nella quale figura anche My way di Frank Sinatra. Capitolo extra per il cast. Come anticipato, una delle due protagoniste donna del film è la città di Napoli, meravigliosamente fotografata da Daria D’Antonio e inquadrata dalla pomposa (in senso positivo) regia di un Sorrentino che come suo solito fa lavorare gli attori al loro meglio, e questo è un dato di fatto inconfutabile anche per i suoi più acerrimi detrattori. Gary Oldman risulta talmente calato nella parte dello scrittore americano, omosessuale e alcolizzato, che sembra quasi nato per interpretarlo; per non parlare di uno strepitoso (come sempre) Silvio Orlando, deliziosamente iconoclasta e misogino ma dolcemente avvitato e incastrato in un dolore grave e maestoso, rappresentato da un figlio affetto da una non meglio specificata patologia, rappresentata in un’immagine onirica. Peppe Lanzetta, che veste gli immancabili (per Sorrentino) panni clericali, si rivela ottimo interprete del Cardinale Tesorone, in una delle sequenze più blasfeme di sempre, tra le mura del Duomo di San Gennaro che compie si il miracolo, ma in differita, con la sua mitra e i suoi gioielli usati come oggetti del desiderio; Celeste Della Porta è davvero magnetica, sublime, una grande scoperta (in senso anche letterale) della quale sentiremo parlare moltissimo in futuro. Bravissima Stefania Sandrelli, in un ruolo di fine testo, struggente e malinconico.
L’epica e la qualità di ciò che vediamo, la fotografia, i piani sequenza, le scenografie, i cardinali dai capelli tinti intenti ad accendere due sigarette alla volta, le fusioni (sessuali) tra famiglie malavitose, la pseudo Sofia Loren interpretata meravigliosamente da Luisa Ranieri in 10 minuti di follia, i baci saffici in saune private, l’incesto, la depravazione, le depressioni risolte e quelle concluse tragicamente, la magnificenza stilistica e i meravigliosi paesaggi, l’acqua come elemento fondativo alla stregua della nascita del mito della sirena, un turbine continuo, un richiamo arcaico alle proprie radici: con questa pellicola Paolo Sorrentino fa pace col suo destino, con le sue origini e con la Donna. Ma più di qualsivoglia giudizio su un regista che dovrebbe essere considerato patrimonio italiano da proteggere, mi soffermerei sulla bellezza di questo film: correte a vederlo appena possibile. Non lasciatevi sopraffare dall’essere anti sorrentiniani, e nemmeno influenzare da chi ne parla bene, compreso chi scrive. Quest’opera lascia qualcosa ad ognuno, sarete voi a capire, forse, cosa prendere e cosa lasciare, ed infine in cosa può avervi arricchito. Concludo con una piccola considerazione: il Cinema è fatto di momenti, di singole scene che possono servire a risvegliare sentimenti e sensazioni talvolta sopite dal trascorrere del tempo. Ce n’è una in particolare a metà della pellicola, ambientata a Capri, un ballo nostalgico e malinconico a tre, che racchiude in pochi minuti un’energia talmente grande che inevitabilmente finisce per esplodere in emozione pura, costringendo chi la guarda (anche i meno emotivi) a versare almeno una lacrima, magari di nascosto: da sola, vale quasi l’intero film.
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[+] vedi napoli e poi muori? o muori prima di vederla
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folignoli
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mercoledì 30 ottobre 2024
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il film meno bello di sorrentino.
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Per la prima volta, Sorrentino scende sotto il voto 8. I precedenti film sono tutti dei capolavori che regalano emozioni a non finire: in Parthenope il voto si attesta intorno al 6 e mezzo. Sia chiaro, è sicuramente un buon film, ma non all’altezza della qualità che eravamo abituati a vedere. Troppo lungo e senza un plot convincente, a tratti diventa noioso. La protagonista Celese Dalla Porta è brava e sexy nelle movenze, ma non basta a tenere l’attenzione per 2 ore e mezzo. Come succede ne La grande Bellezza, ci sono diverse scene che si sarebbero potute eliminare per rendere il film più dinamico e sincero. Nel finale ad esempio, appare ridondante la scena del figlio del professore (Silvio Orlando), un disabile come è disabile il ragazzo sostenuto dal Cardinale Voiello (sempre Silvio Orlando) in The Young Pope , la serie televisiva di Sky.
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Per la prima volta, Sorrentino scende sotto il voto 8. I precedenti film sono tutti dei capolavori che regalano emozioni a non finire: in Parthenope il voto si attesta intorno al 6 e mezzo. Sia chiaro, è sicuramente un buon film, ma non all’altezza della qualità che eravamo abituati a vedere. Troppo lungo e senza un plot convincente, a tratti diventa noioso. La protagonista Celese Dalla Porta è brava e sexy nelle movenze, ma non basta a tenere l’attenzione per 2 ore e mezzo. Come succede ne La grande Bellezza, ci sono diverse scene che si sarebbero potute eliminare per rendere il film più dinamico e sincero. Nel finale ad esempio, appare ridondante la scena del figlio del professore (Silvio Orlando), un disabile come è disabile il ragazzo sostenuto dal Cardinale Voiello (sempre Silvio Orlando) in The Young Pope , la serie televisiva di Sky. A tratti il film è confuso per i troppi personaggi in salsa Felliniana che si intrecciano nel film: in effetti le similitudini con la Dolce Vita ci sono tutte: un/una protagonista che vive la sua vita in maniera frivola incontrando molte persone con cui allaccia rapporti vacui. Non è un film su Napoli poiché poteva essere ambientato in qualsiasi altro posto; è un film sull’evanescenza della vita, su come il tempo passa in fretta. La frase simbolo del film è proprio quella che capeggia nel trailer “è stato bello essere giovani”. Amanda Sandrelli ricorda i trascorsi, la giovinezza e la spensieratezza, tema che torna spesso nel cinema sorrentiniano. Altra dialogo che resterà nella storia è: “A cosa pensi?” – “A tutto il resto”. Buona la scena - molto lunga - col Vescovo Tesorone (Peppe Lanzetta) che rialza un pochino l’attenzione e la credibilità di un lavoro a tratti poco credibile. Suicidi, incontri sessuali, parrucche che volano, amori che non sbocciano, insomma molte scene troppo teatrali e sinceramente inutili all’economia del film, che poteva essere raccontato nei 100 minuti canonici e non in 140 minuti correlati delle solite scene paesaggistiche e sui volti delle comparse (sempre sullo stile Felliniano), ma stavolta meno incisive che in altri lavori, che rallentano ancora di più la narrazione. Rispetto a “E’ stata la mano di Dio” c’è un notevole regresso. In quel caso la storia molto asciutta è stata arricchita da personaggi secondari tutti molto ben delineati, che hanno contribuito a spiegare bene l’adolescenza di Fabietto Schisa.
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leandro
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venerdì 2 gennaio 2026
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devi leggere
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Un film sorrentiniano con mille sfaccettature e che dopo la dissacrazione del popolo napoletano da parte della showgirl prende una piega completamente diversa, ma tutti i nodi vengono al pettine proprio verso la fine dove si coglie il vero messaggio nascosto di Sorrentino dove la bellezza in realtà non viene elogiata ma inserita nella visione satanistica e non risolutiva, esempio lampante i rapporti con il prete ed il camorrista non condannabili al 100%(vista l interessante complessità soprattutto del primo personaggio) . In opposizione a ció abbiamo il vero elogio all amore, l amore della protagonista nei confronti di una napoli complessa che alla fine la fa sospirare, dove rivela il suo vero pensiero verso la città di Napoli.
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Un film sorrentiniano con mille sfaccettature e che dopo la dissacrazione del popolo napoletano da parte della showgirl prende una piega completamente diversa, ma tutti i nodi vengono al pettine proprio verso la fine dove si coglie il vero messaggio nascosto di Sorrentino dove la bellezza in realtà non viene elogiata ma inserita nella visione satanistica e non risolutiva, esempio lampante i rapporti con il prete ed il camorrista non condannabili al 100%(vista l interessante complessità soprattutto del primo personaggio) . In opposizione a ció abbiamo il vero elogio all amore, l amore della protagonista nei confronti di una napoli complessa che alla fine la fa sospirare, dove rivela il suo vero pensiero verso la città di Napoli. Ciò non toglie il fatto che l amore vero e principale in sorrentiniana maniera è quello tra il professore e la ragazza, che risulta un po' forzato poiché causato principalmente dal fratello che fa a gara con il figlio malato per la disgrazia meno realistica tra le due, come se fosse ricercata al solo scopo di far legare i due personaggi. La conclusione è un interessante viaggio sulla consapevolezza della fugacie e palpabile inconsistenza della bellezza. Ed un chiaro invito a vivere la giovinezza al massimo .
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felicity
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sabato 26 luglio 2025
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un racconto epico sullo scorrere del tempo
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Parthenope è un racconto epico, intrigante, sulla lunghezza della vita, visto, letto da una figura magnetica e ammaliante in grado di narrare uno dei temi che ci dominano, lo scorrere del tempo, la consapevolezza a cui si arriva nei momenti cardine.
Sorrentino vaga, grazie e per merito di una straordinaria interprete, Celeste Dalla Porta, capace di narrare attraverso gli occhi le cose della vita, tra luci e ombre, tra miti reali e fantasticati, promesse mantenute e tradite, tra risposte giuste e domande sbagliate, felicità mancate e l’ossessione di quel mare dominante, cui corre la memoria.
È un film sulla libertà femminile, sul destino, sul coraggio dell’ignoto, verso qualcosa di meno certo, ma è soprattutto una ricerca commovente di se stessi.
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Parthenope è un racconto epico, intrigante, sulla lunghezza della vita, visto, letto da una figura magnetica e ammaliante in grado di narrare uno dei temi che ci dominano, lo scorrere del tempo, la consapevolezza a cui si arriva nei momenti cardine.
Sorrentino vaga, grazie e per merito di una straordinaria interprete, Celeste Dalla Porta, capace di narrare attraverso gli occhi le cose della vita, tra luci e ombre, tra miti reali e fantasticati, promesse mantenute e tradite, tra risposte giuste e domande sbagliate, felicità mancate e l’ossessione di quel mare dominante, cui corre la memoria.
È un film sulla libertà femminile, sul destino, sul coraggio dell’ignoto, verso qualcosa di meno certo, ma è soprattutto una ricerca commovente di se stessi.
Il film parla d’amore tra donne, di amori proibiti, tabù, di primi amori, paterni, mancati.
Se da un lato La grande bellezza è la storia di un sguardo disincantato sul mondo, Parthenope è invece lo sguardo incantato dal mondo, sono totalmente opposti, ma hanno in comune una struttura narrativa di un personaggio-Caronte che ci conduce all’interno di alcuni mondi.
Parthenope rappresenta Napoli, in quanto entrambe sono un mistero, indefinibili, soprattutto quando è giovane e scopre gli strumenti per andare in scena. Quando diventa grande, si stanca di rappresentare sé stessa. La città, invece, continua la sua eterna recita.
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la criticadora de pelicula
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lunedì 28 luglio 2025
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un film da vedere senza aspettarsi risposte
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UN FILM DA VEDERE SENZA ASPETTARSI RISPOSTE
Parthenope è un film che parla di Napoli in modo estremamente originale. Esprime il contrario di quanto lo spettatore, che non conosce Sorrentino, si aspetta; ovvero delude chi ama trame didascaliche o predigerite, chi vuole capire anche quando non c' è niente da capire.
È fatto di tante storie che ruotano attorno ad una donna, storie che sanno d'amore e di morte, popolate da un' umanità varia e variegata, creando un insieme pieno di fascino, spesso sconcertante e tuttavia mai compiuto, poiché tutto sfugge. Sfugge anche alla comprensione, ma in fondo cosa c'è da capire? Basta lasciarsi andare per assaporare la bellezza delle immagini, sottolineata mirabilmente da canzoni quasi dimenticate e dalla forza espressiva molto coinvolgente ( vedi la scena "alla Bertolucci" con il trio Parthenope, fratello e fidanzato che ballano e amoreggiano, mentre risuonano le note di un intenso brano di Cocciante ).
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UN FILM DA VEDERE SENZA ASPETTARSI RISPOSTE
Parthenope è un film che parla di Napoli in modo estremamente originale. Esprime il contrario di quanto lo spettatore, che non conosce Sorrentino, si aspetta; ovvero delude chi ama trame didascaliche o predigerite, chi vuole capire anche quando non c' è niente da capire.
È fatto di tante storie che ruotano attorno ad una donna, storie che sanno d'amore e di morte, popolate da un' umanità varia e variegata, creando un insieme pieno di fascino, spesso sconcertante e tuttavia mai compiuto, poiché tutto sfugge. Sfugge anche alla comprensione, ma in fondo cosa c'è da capire? Basta lasciarsi andare per assaporare la bellezza delle immagini, sottolineata mirabilmente da canzoni quasi dimenticate e dalla forza espressiva molto coinvolgente ( vedi la scena "alla Bertolucci" con il trio Parthenope, fratello e fidanzato che ballano e amoreggiano, mentre risuonano le note di un intenso brano di Cocciante ).
Parthenope è un film da vedere senza farsi domande e senza aspettarsi risposte, è un viaggio nell' immaginazione, è aprirsi a ciò che il regista propone. Il regista/artista non ammaestra, dispensa emozioni e il pubblico che accoglie e plaude le sue suggestioni è merito che si incarna.
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gi
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venerdì 8 agosto 2025
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film cos? pieno che rischia di risultare vuoto
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Film fatto molto bene, Sorrentino maneggia la storia come i grandi registi, perchè lo è, e questo è un valore italiano. Daria D'antonio firma una fotografia pulitissima, quasi didascalica, pittorica, comunque affascinante. Celeste Dalla Porta è talmente, brava, bella e ben ripresa che ci si innamora all'istante, Silvio Orlando mette spessore. Sulle canzoni scelte non dico nulla, mi sembra che fossero adeguate niente di più, invece ho apprezzato i sottofondi musicali che a mio parere sono interessanti. Il costante riferimento all'antropologia è un pò il senso che Sorrentino vuole dare al film, L'antropologia culturale studia l'uomo, la sua cultura i suoi comportamentti.
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Film fatto molto bene, Sorrentino maneggia la storia come i grandi registi, perchè lo è, e questo è un valore italiano. Daria D'antonio firma una fotografia pulitissima, quasi didascalica, pittorica, comunque affascinante. Celeste Dalla Porta è talmente, brava, bella e ben ripresa che ci si innamora all'istante, Silvio Orlando mette spessore. Sulle canzoni scelte non dico nulla, mi sembra che fossero adeguate niente di più, invece ho apprezzato i sottofondi musicali che a mio parere sono interessanti. Il costante riferimento all'antropologia è un pò il senso che Sorrentino vuole dare al film, L'antropologia culturale studia l'uomo, la sua cultura i suoi comportamentti. E questo il film di Sorrentino, forse l'intenzione di una specie di studio in versione filmica, della vita, abitudini, miracoli, cultura e comportanenti di una Città. Tutto questo va bene ma qui purtroppo per me finisce il film che ho visto comunque con interesse. Non è poco, d'accordo, ma Sorrentino si va ad impelagare con l'ennesima metafora di cosa sia Napoli raccontata da un napoletano. Sinceramente non si sentiva la necessità di un ennesimo panegirico con tutti i riferimenti canonici e il solito necessario insieme di sfaccettature ambigue e contrastanti che, come si dice e ripete da qualche secolo: "fanno parte di Napoli", e forse della vita in genere; bello e brutto, tutto e niente, gioia e tristezza...... uffa.. E' abbastanza imbarazzante ascoltare ancora oggi "discorsi su Napoli e la napoletanità" che inevitabvilmente sconfinano in una filosofia, oggi anche in una antropologia, piuttosto a buon mercato e, altrettanto inevitabilmente, superficiali. Intendiamoci, amo Napoli e un modo di gustare la vita, di mangiare di fare musica e teatro, e tanto altro perchè vi riconosco una cultura che fa parte del mio paese e che a mio parere è anche un patrimonio ricco e positivo almeno in parte. che desidero fare mio. Ma non ci sono confini così netti, parte di questa cultura è presente anche altrove, specie nel sud e raccontare napoli in questo modo (proprio anche di molti altri film) diventa un pò Tautologico: "Napoli è Napoli", un pò come parlare sempre del PROPRIO discorso, modalità DI ESPRESSIONE un pò metacomunicativa che, se ripetuta all'infinito, diventa stucchevole. Possiamo raccontare una storia che si dipana anche a Napoli ma non cerchi di estrinsecare disperatamente valori e aspetti specifici, negatività e luoghi comuni? Sarebbe un modo intelligente per raccontare una storia e nel contempo parlare di una città e togliere per sempre di mezzo questo perenne bisogno di compensare (adattarsi a accettare ) tramite l'evidenza di aspetti meravigliosi, aspetti meno edificanti.
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