Anno | 2024 |
Genere | Drammatico, |
Produzione | Italia |
Durata | 136 minuti |
Regia di | Paolo Sorrentino |
Attori | Celeste Dalla Porta, Stefania Sandrelli, Gary Oldman, Silvio Orlando, Luisa Ranieri Peppe Lanzetta, Isabella Ferrari, Giampiero De Concilio, Silvia Degrandi, Alfonso Santagata, Lorenzo Gleijeses, Dario Aita, Alessandro Cucca, Brando Improta, Paola Calliari, Biagio Izzo, Nello Mascia, Daniele Rienzo. |
Uscita | giovedì 24 ottobre 2024 |
Tag | Da vedere 2024 |
Distribuzione | PiperFilm |
Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
MYmonetro | 3,33 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 27 ottobre 2024
A circa due anni da È stata la mano di Dio , Paolo Sorrentino torna a Napoli per raccontare la vita di una donna di nome Partenope. Parthenope è 56° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 841,00 e registrato 1.061.431 presenze.
CONSIGLIATO SÌ
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Parthenope è una incantevole giovane donna nata dalle acque che seduce ogni uomo che incontra, persino il fratello Raimondo, suo primo e indimenticabile amore. Parthenope è anche la sirena al centro del mito fondante della città di Napoli che, come scriveva Matilde Serao nelle Leggende napoletane, "vive, splendida, giovane e bella, da cinquemila anni, e corre ancora sui poggi, erra sulla spiaggia, si affaccia al vulcano, si smarrisce nelle vallate". E la protagonista di Parthenope di Paolo Sorrentino fa esattamente questo, perdendosi continuamente e attirando a sé scrittori omosessuali, docenti universitari, prelati addetti ai miracoli e boss della camorra. Ma il più devoto resta Sandrino (col diminutivo che Sorrentino affida ai suoi alter ego), amico fin dalla perfetta estate in cui lui e la sua sirena, e Raimondo con loro, "sono stati bellissimi e infelici".
Come può raccontare Napoli un suo figlio che l'ha lasciata alle spalle tanto tempo fa e che ora, all'avvicinarsi dell'età matura, acutamente la rimpiange, amandola e detestandola nello stesso respiro?
Parthenope prosegue il viaggio a ritroso di Paolo Sorrentino verso la sua città natale lasciato in sospeso con È stata la mano di Dio, quando Fabietto percorreva su un treno il tragitto che l'avrebbe ricollocato a Roma, abbandonando quella città che è sì "na' carta sporca", ma non è vero che "nisciuno se ne importa", perché al regista importa assai della sua Napoli bella e perduta.
"Come è enorme la vita, ci si perde dappertutto", recita la citazione di Céline che apre i film, e che dà la misura dello smarrimento di Sorrentino in cui è dolce, e allo stesso tempo doloroso, naufragare. E il regista affida alla sua protagonista quello struggimento che si esprime al meglio proprio attraverso le canzoni, dalla straziante "Era gia tutto previsto" di Riccardo Cocciante, che sottolinea la qualità inesauribilmente prevedibile di una città fatta per strapparti il cuore, a "Che cosa c'è" di Gino Paoli e Ornella Vanoni, che evoca l'inspiegabilità (e inevitabilità) di ogni innamoramento, e soprattutto al "suono suonante che non riesci mai ad inscatolare" che è la musica di Enzo Avitabile.
Parthenope peregrina attraverso le mille facce di Napoli, con quella seduttività naturale che porta scompiglio e confusione, malattia (il colera degli anni Settanta) e risanamento, e che scioglie il sangue "int'e vene" come nell'ampolla di San Gennaro. L'autrice della fotografia è ancora una volta la pirotecnica Daria D'Antonio, la più appropriata per raccontare un eterno femminino multiforme, e il montatore Cristiano Travaglioli fa fluire ogni incarnazione di Parthenope in quella successiva.
Dal 1950 ad oggi la sua Parthenope ha sempre la risposta pronta ma non è in grado di porsi le giuste domande, non sa niente ma le piace tutto, è affamata di conoscenza e assetata di libertà. Sorrentino accarezza il suo corpo pagano come la plasticità di ogni superficie a lui cara: l'acqua, la pietra, la luce azzurra dei panieri calati dalle finestre. Cammina "a braccetto con l'orrore", creando rituali grotteschi che come sempre devono molto a Fellini: e se La grande bellezza richiamava La dolce vita, Parthenope è un Amarcord pieno di rimpianti verso quella città confusa fra "l'irrilevante e il decisivo", ma attraversata da una dea che "non si vergogna mai" e che passa senza soluzione di continuità (possibilmente in piano sequenza) dai vicoli di Napoli alle spiagge di Posillipo, mescolando alto e basso, miseria e nobiltà.
Le maschere che punteggiano questo paesaggio scostumato sono quelle di un professore (il sempre più bravo Silvio Orlando) con un figlio fatto di "acqua e sale", di una diva che insegna recitazione (la sempre più brava Luisa Ranieri), del vescovo Peppe Lanzetta e del John Cheever di Gary Oldman. Parthenope è la mirabile Celeste Dalla Porta, ma "conosceremo bene" il suo personaggio solo quando sarà un'altra diva a prenderne le sembianze.
Come già in Youth, Sorrentino riflette sull'età che avanza paragonata ad una giovinezza perfetta, su ciò che non gli sarà mai dato di comprendere ma anche sulla capacità di vedere come "l'ultima cosa che si impara quando è venuto a mancare tutto il resto". E Parthenope è intriso in dosi uguali di malinconia e di scontento: ma "a Napoli c'è sempre posto per tutto", anche per l'incapacità di fare pace col passato e di imparare dai propri errori: vale per le città come per gli esseri umani.
La vita di Partenope, che si chiama come la sua città, ma non è né una sirena, né un mito. Dal 1950, quando nasce, fino a oggi. Dentro di lei, tutto il lunghissimo repertorio dell’esistenza: la spensieratezza e il suo svenimento, la bellezza classica e il suo cambiamento inesorabile, gli amori inutili e quelli impossibili, i flirt stantii e le vertigini dei colpi di fulmine, i baci nelle notti di Capri, i lampi di felicità e i dolori persistenti, i padri veri e quelli inventati, la fine delle cose, i nuovi inizi. Gli altri, vissuti, osservati, amati, uomini e donne, le loro derive malinconiche, gli occhi un po’ avviliti, le impazienze, la perdita della speranza di poter ridere ancora una volta per un uomo distinto che inciampa e cade in una via del centro. Sempre in compagnia dello scorrere del tempo, questo fidanzato fedelissimo. E di Napoli, che ammalia, incanta, urla, ride e poi sa farti male.
Napoli, la vita di una donna e il mare. Paolo Sorrentino li lega tra loro in un gioco di ribaltamenti e immedesimazioni così affascinanti da conferire al suo capolavoro la forza e la profondità di un testamento spirituale. E' davvero raro imbattersi in un atto d'amore così sfacciato per le proprie radici. Parthenope è una donna partorita nell'acqua del mare e oramai al mare indissolubilmente legata, [...] Vai alla recensione »
Parthenope è nata nel 1950 ed eredita, su consiglio del comandante Achille Lauro (A. Santagata), il nome di quella sub-colonia greca da cui nascerà Napoli, ma anche quello di una sirena della mitologia greca. E come una sirena la giovane (C. Dalla Porta) esce dall'acqua, la stessa in cui 18 anni prima è stata concepita. All'inizio questa ragazza di indiscutibile bellezza "si lascia andare", va a Capri [...] Vai alla recensione »
certo un film che vuole impressionare, Sorrentino sembra alla ricerca di idee piu che desideroso di comunicarle. lo spettatore è di continuo messo di fronte a cambi di tonalita' , dovuti icerto n un film troppo lungo ,lento ,non accattivante. senza alcuna presunzione cerchero' di esprimere le mie sensazioni ecco allora penso che lo spettatore subisce scene atte a stuipire [...] Vai alla recensione »
Napoli, fine anni ’60. La sensuale e sfuggente Parthenope si muove sinuosa tra i luoghi suggestivi della terra che le ha dato il nome, concedendosi o negandosi a suo piacimento agli uomini (in erba o meno giovani) che le gironzolano intorno, rovesciando continuamente le loro convinzioni. La sua apparente disinvoltura nasconde variegate fragilità, e al contempo alcune granitiche certezze su cosa ella [...] Vai alla recensione »
Per la prima volta, Sorrentino scende sotto il voto 8. I precedenti film sono tutti dei capolavori che regalano emozioni a non finire: in Parthenope il voto si attesta intorno al 6 e mezzo. Sia chiaro, è sicuramente un buon film, ma non all’altezza della qualità che eravamo abituati a vedere. Troppo lungo e senza un plot convincente, a tratti diventa noioso.
Il mito fondativo di Napoli raccontato attraverso il percorso esistenziale di una donna, dalla nascita in mare nelle acque di Posillipo fino alla vecchiaia fatta di memorie e bilanci di vita. Parthenope ci appare una giovane conturbante nella sua ricerca di un' identità che non passi necessariamente attraverso una relazione stabile, un Matrimonio o una maternità e il suo sguardo [...] Vai alla recensione »
Il film è un’ iperbole, con i suoi eccessi contrastanti la silenziosa bellezza del mare. Situazioni parossistiche svelano il fanatismo dei credenti, ancorchè pronti alla profanazione; la bruttezza esteriore del prete candidato a papa e in procinto di accoppiarsi in un luogo sacro, indigna, come pure l’iperattività visiva di chi costringe una giovane coppia ad un atto [...] Vai alla recensione »
Ogni volta che entro in un cinema per vedere un film di Sorrentino nn so se uscirò estasiato (mi è successo sicuramente con IL DIVO e E’ STATA LA MANO DI DIO) o irritato (tutte le altre volte). Il più delle volte ho l’impressione che questo autore si diverta a prendermi in giro. Perché Sorrentino e’ un autore, non ci sono dubbi.
Il fantasma di Federico Fellini torna a impossessarsi di Paolo Sorrentino e questa volta guida la sua mente alla descrizione di Napoli, trapiantando quanto visto per Roma ne La grande bellezza. Se in quest'ultima pellicola la "città eterna" è stata dipinta in modo barocco, decadente, cafonal, in Parthenope il regista napoletano raffigura una città bella ma dannata, tremenda e stupenda.
Cos'è l'antropologia? Chiede più volte Parthenope al professor Marotta, ricevendo di volta in volta risposte che non la soddisfano, finchè le rivela che antropologia significa vedere. Ecco, penso sia questa la chiave di lettura del film di Sorrentino, vedere, aldilà degli eccessi, del calligrafismo, della bulimia di immagini, delle scene disturbanti, della [...] Vai alla recensione »
Non è un film, i film sono un insieme di scene in movimento, qui ogni scena sta. Tutto resta fermo, immobile nella sua stessa trama. È un dipinto, una gouache, che come tale racconta Napoli. Un tributo devoto di una visione propria, non per forza coerente con la realtà. Napoli è ciò che si immagina possa essere Napoli.
Recensione di Partenope di Paolo Sorrentino: il sacro e il profano in un miracolo cinematografico Con Partenope, Paolo Sorrentino compie un vero miracolo cinematografico, restituendoci un’opera che è al tempo stesso sacra e profana, terrena e metafisica. Il film è un viaggio dentro l’anima di una città e di una donna, una rappresentazione vivida del [...] Vai alla recensione »
Un paradiso abitato da diavoli Detto seicentesco ma che Benedetto Croce, nel suo omonimo saggio, fa risalire a prima. È possibile che Sorrentino abbia voluto proseguire, con altri mezzi, l’approfondimento del tema e da questa intenzione, forse, nasce l’idea della metafora dell’Antropologia. Superiamo l’interpretazione delle motivazioni intellettuali [...] Vai alla recensione »
Parthenope nasce dall'acqua e nell'acqua. E dell'acqua ha la fluidità con cui scivola attraverso gli eventi della sua vita senza farsi arginare, senza farsi rinchiudere in uno stereotipo, senza farsi afferrare mai una volta per tutte. A ben vedere, non è acqua, ma lava, un fluido magmatico che dà fuoco a tutto quello che incontra sul proprio cammino.
Recensione di Partenope di Paolo Sorrentino: il sacro e il profano in un miracolo cinematografico Con Partenope, Paolo Sorrentino compie un vero miracolo cinematografico, restituendoci un’opera che è al tempo stesso sacra e profana, terrena e metafisica. Il film è un viaggio dentro l’anima di una città e di una donna, una rappresentazione vivida del dolore [...] Vai alla recensione »
C'è un aspetto che spesso consideriamo banale, e che invece è essenziale, e che colpisce l'occhio durante la visione di un film di Sorrentino: la contrapposizione fra la bellezza - sia essa, a seconda dei gusti, della fotografia e del montaggio, o della sceneggiatura e dei dialoghi - e l'ingiusto che la circonda, quasi fosse un alone su uno scudo istoriato in bronzo.
Parthenope nasce in mare, in una baia di Posillipo, nel 1950, assistita, con la madre, da donne vestite di nero, mentre i parenti assistono dall’alto, in un palazzo (richiamo al film Novecento). Non è una scena realistica perché i primi esperimenti di parto in acqua, ideati da Michel Odent, risalgono agli anni ’80. Questa pignola osservazione per dire che essa ci mette in mano una chiave di lettura [...] Vai alla recensione »
Parthenope, 2024, regia di Paolo SorrentinoÈ stato scritto che il rapporto che Sorrentino ha con Napoli è simile a quello di Fellini con Roma. Le somiglianze ma anche le differenze non si fermano qui, Sorrentino è, di fatto, uno dei pochi eredi del grande riminese, la capacità di cogliere le sfumature del e nel ruolo degli attori, l’indole visionaria, forse più accentuata in Fellini, li accomuna.
Napoli, fine anni ’60. La sensuale e sfuggente Parthenope si muove sinuosa tra i luoghi suggestivi della terra che le ha dato il nome, concedendosi o negandosi a suo piacimento agli uomini (in erba o meno giovani) che le gironzolano intorno, rovesciando continuamente le loro convinzioni. La sua apparente disinvoltura nasconde variegate fragilità, e al contempo alcune granitiche certezze [...] Vai alla recensione »
Un film italiano d’autore: potremmo finire qui le nostre impressioni. Era tanto tempo che a cinema vedevamo solo commedie elementari, pellicole superficiali. Questo film colpisce subito per le immagini, panorami stupendi di Napoli e Capri, canzoni che sono nella storia culturale della musica leggera, che entrano con potenza nel racconto … E, sirena coinvolgente e affascinante, semplice [...] Vai alla recensione »
Immagini da cartolina, citazioni da personaggi famosi del 900 (Il comandante Achille Lauro, l'avvocato Agnelli con l'elicottero, il camorrista Giuliano, Sophia, l'intellettuale anglossassone tristemente gay e sperduto nelle meraviglie di Capri) con una fotografia centrata sulla protagonista. E' lei, Partenope, che buca lo schermo, con la sua presenza sensuale, consapevole ma irrequieta [...] Vai alla recensione »
Parthenope – un film di Paolo Sorrentino, “Sei come il miracolo di San Gennaro... un mistero... o una truffa.”, “La bellezza è come la guerra: spalanca le porte.”, “L’antropologia è... saper vedere.” Quando ci si appresta a vedere un film di Paolo Sorrentino, uno spettatore, anche cinefilo, ha aspettative elevate sia in [...] Vai alla recensione »
Come è enorme la vita, ci si perde dappertutto (Celine). La sbalorditiva, sconosciuta esordiente Celeste Dalla Porta è la bellissima, giovanissima, bravissima Parthenope del nuovo film di Sorrentino. Un film sulla sua Napoli bella e perduta... e ritrovata. Una città perennemente giovane, che affascina e respinge, indefinibile, che ammalia e disincanta, urla, ride e che sa far male. [...] Vai alla recensione »
Nel suo ultimo film Sorrentino ci consegna una Napoli/Partenope come metafora dell' umanità, dell'amore declinato in tutte le sue forme ed eccessi, ma pur sempre vita e miracolo. Questo film è soprattutto una celebrazione della bellezza e della giovinezza, che sono anche dolore e morte, principio e fine; è, insieme, un inno alla perseveranza, nella ricerca del significato più profondo del nostro essere. [...] Vai alla recensione »
PARTHENOPE - CAPOLAVORO ASSOLUTO Lasciati andare ,coltiva l amore e le passioni, altrimenti i vizi e i piaceri effimeri e momentanei ti risucchierano negli abissi e nelle tenebre oscure dell anima , e per fare questo ci vuole disciplina, la disciplina di andare dove ti porta il cuore .
Noioso, insopportabile, sfinente come un bambino convinto dai genitori di essere un genio e che ad ogni sua uscita attende l'applauso. La sensazione è che ci sia un problema all'origine. Sorrentino deve essere cresciuto con l'idea che è vincente chi ha la risposta pronta. chi nei salotti la spara, lì, velocissima, senza che per altro nessuno l'abbia richiesta: bum! [...] Vai alla recensione »
Come sempre Sorrentino divide pubblico e critica. Film eccessivo, barocco, esteticamente ben fotografato, ma non basta, la bellezza di Napoli, del golfo e di Capri, ma Napoli è già bella di suo, recitazione di attori giovani non all'altezza, Gary oldman e Sandrelli 2 maschere. Quando Sorrentino si libera di Fellini e del suo onirismo esprime le cose migliori come in "è [...] Vai alla recensione »
Dopo avere visto molti film di Sorrentino incluso il suo primo corto e questo sono arrivato alla conclusione che tiene veramente poco da raccontare. I suoi film sono esosi, iper-scenici-felliniani-caricaturiali; uno stile? Uno ha uno stile perchè si distingue e non perchè si attiene a cose gia viste realizzate da chi uno stile lo aveva.
Dire che Parthenope sia un bellissimo film è una pura ERESIA. Ho dovuto trattenermi dall’andare via a metà proiezione. Splendida la colonna sonora, bravissimi gli attori tutti, meravigliosa la fotografia ma la trama proprio noooo❗️ Il film è pesante, noioso e lento, a tratti blasfemo e volgare: nn lo consiglierei affatto nè gradirei rivederlo. Vai alla recensione »
finchè gli allocchi abboccano ancora, la facciata è salva. la sostanza è finita da tempo. e questo vuoto a breve arriverà in superficiea sporcare anche la facciata.
Il primo tempo è un lunghissimo videoclip con canzoni più o meno celebri e i personaggi che non fanno praticamente nulla. Il secondo tempo un pochino meglio. Ma i fasti del primo Sorrentino sono ormai un ricordo. Peccato.
Qualcuno deve avvertire Sorrentino che il film è pessimo. Vedo le recensioni della stampa e fioccano commenti positivi, su questo sito riceve pure una valutazione di più di tre stelle ed è consigliato. Non c'è alcuna giustificazione che riesca a "salvare" questo film: non è un film surrealista, non è un film onirico, non è un film di un [...] Vai alla recensione »
Qualcuno deve avvertire Sorrentino che il film è pessimo. Vedo le recensioni della stampa e fioccano commenti positivi, su questo sito riceve pure una valutazione di più di tre stelle ed è consigliato. Non c'è alcuna giustificazione che riesca a "salvare" questo film: non è un film surrealista, non è un film onirico, non è un film di un poeta, non è un film di un filosofo, non è un film su Napoli. Vai alla recensione »
La lentezza è sia stilistica che narrativa e può rendere il film molto faticoso per alcuni. Io ho spesso desiderato che finisse e invece prolunga la recita persino nei titoli di coda. Lascia molti dubbi e perplessità sui numerosi spunti di riflessione e argomenti accennati, nessuno dei quali viene in qualche modo approfondito. Per due ore e venti lo spettatore si chiede se la protagonista sia davvero [...] Vai alla recensione »
Non ho colto il messaggio che il film voleva trasmettere... L' ho trovato privo di un vero contenuto..Film decisamente lento,monotono e piuttosto cupo..Tutti i personaggi sono in crisi esistenziale.. Sorrentino non avrebbe bisogno di emulare il grande maestro Fellini ma dopo l' Oscar de: " Lagrande bellezza" di evidente matrice felliniana a mio avviso ci ha preso un po' " [...] Vai alla recensione »
Il film è noiosissimo e vomitevole,più noioso e più vomitevole di un qualsiasi filmetto porno.Rinunci a abbandonare la sala perché aspetti che arrivi qualche cosa...ma non arriva nulla.É difficile tenere gli occhi aperti,ci si addormenta per la lentezza dei personaggi che la sola cosa che fanno è fumare.Uno schifo
Mi dispiace ma a me questo film non ha colpito. Così come non mi ha colpito "La grande bellezza" e tutti i film che sono seguiti dopo, fatta eccezione forse per "E' stata la mano di Dio" Che fine ha fatto il regista Paolo Sorrentino degli esordi ? Il suo ultimo film che ha suscitato il mio interesse è stato "Il Divo", poi quasi più nulla.
L'invettiva del regista scuote una città accidiosa, corrotta ed autoindulgente (lui può dirlo a spalle larghe), in un film metafora del capoluogo e, in parte, dell' Italia intera, nella sua deriva. La bella protagonista vaga in cerca di una dimensione, lacrimante ed inconcludente, che pare finalmente trovare nell'antropologia.
Molte lune fa vidi un trailer di un regista esordiente e ne rimasi colpito . Il film era L'uomo in più. lo vidi , rimasi folgorato e da allora lo seguii godendomi ogni fotogramma . da allora il regista é diventato ... un divo nel vero senso della parola . Dopo il botto della Grande Bellezza Sorrentino ha esasperato il concetto di estetica a detrimento dei contenuti. in [...] Vai alla recensione »
Napoli è grande fonte di ispirazione e se devo pensare a chi meglio abbia saputo cogliere la sua anima non posso non pensare a Pino Daniele con la sua " Napule è". Pochi versi di grado di verità che commuove e Sorrentino ci propone un'ennesima lettura della sua città spinto più dal desiderio di di riproporsi come il Fellini partenopeo.
Tolta la fotografia mozzafiato (merito del direttore della fotografia) il film ha sbagliato titolo. Sare stato più azzeccato intitolarlo "I Fancazzisti Depressi". La storia è quella di una ricca famiglia napoletana che non fa un kaiser tutto il giorno se non prendere il sole, magiare e dormire (e tutto quello che ci sta in mezzo).
Film vacuo estetizzante e narcisistico come il regista che pensa di essere il nuovo Fellini. Trama inesistente, personaggi male inseriti, scene lunghe e prolisse che sono valide solo da un punto di vista visivo e nelle quali spesso viene esasperato il significato metaforico. È la grande bellezza rivisitata in peggio. Solo la giovane protagonista brava e dalla bellezza pulita e la Sandrelli [...] Vai alla recensione »
Trovo in Sorrentino (non solo in questo film) l''insopportabile presunzione di saper veicolare nei suoi lavori chissà quali profondità di significati simbolici, chissà quali spunti di riflessione filosofica, mentre i dialoghi (scarsi, in Parthenope) sono di una banalità sconcertante, e quel che resta è solo una carrellata di "belle" (in senso accademico) fotografie, quasi una collezione di spot tipo [...] Vai alla recensione »
Il film mi è risultato noioso, con dialoghi banali, superficiali ed essenzialmente vuoti. Il film ti cattura l'attenzione, ma nulla di più. Non ti lascia profondità di riflessione. Gratta la superficie ed è un mero susseguirsi di scelleratezza e superficialità. La scena del miracolo di San Gennaro è l'apice della dissacrazione e sa solo di eccesso insulso [...] Vai alla recensione »
Aiutatemi a dire ...un letamaio. Il film più brutto e insulso visto nella vita. E chi lo recensisce positivamente e' in malafede.
Grande delusione, forse legata alla troppa aspettativa.La storia di Parthenope: e quindi?C’era bisogno di mettere in primo piano il corpo di una donna per avere pubblico in sala? C’era bisogno di essere blasfemi per avere pubblico in sala? Un film che non dice niente e che offende lo spettatore, per diversi motivi.
Cosa vuol fare Sorrentino in questo film? A me pare che lui voglia rappresentare Napoli attraverso il mito greco della sirena Partenope, che ammalia senza mai darsi, in una dimensione temporale anteriore alla distinzione tra Bene e Male, per cui anche l'incesto è innocente (ricordare la scena in cui lei accusa l'amico, e non se stessa, del suicidio del fratello).
A me il film non è piaciuto per niente! Mi piace andare al cinema per vedere qualcosa di divertente oltre che bello. questo film invece è un film su un brutto spaccato di Napoli e dei napoletani che non è quello che io conosco si parla di intrighi di amori tra uomini e tra donne, tra fratelli e sorelle; tra il cardinale e la protagonista in un clima di totale blasfemia! addirittur [...] Vai alla recensione »
Ho visto il film ieri sera e questa mattina, al risveglio, non ricordavo neppure più come avevo trascorso la serata. Un vuoto totale. Ecco cosa mi ha trasmesso questo brutto scivolone di Sorrentino : niente. Un Fellini rimasto a secco di inventiva seppe trasformare, con 8 e Mezzo, il suo smarrimento in un capolavoro . Sorrentino no, non ci è riuscito.
Parthenope, la protagonista del nuovo film di Paolo Sorrentino, nasce dal mare e al mare appartiene. Per tutta la vita. E questa qualità liquida del suo essere si allarga all'intero film, ne impregna ogni inquadratura. Non banalmente, per il mare quasi sempre onnipresente (il mare che non bagna Napoli, come scriveva Anna Maria Ortese), ma per la fluidità dell'immagine, la forza libera e selvaggia [...] Vai alla recensione »
C'è un momento meraviglioso, in coda. Stefania Sandrelli di nuovo a Capri dopo tanti anni. Sul suo volto, lo sgomento per la vita che se ne è andata. Su quel lancinante primo piano bisognava chiudere. Senza voce off pleonastica, senza immagini della festa scudetto. Ma Sorrentino è questo, uno che aggiunge sempre, non sa fermarsi. E lo vorremmo diverso, o forse no.
Napoli, 1950: un dorato letto a baldacchino proveniente forse da Versailles approda in una villa affacciata sul mare. È il sontuoso dono inviato dal Commendatore (un simil «comandante» Achille Lauro? ) per onorare la nascita di Parthenope, venuta alla luce nelle chiare acque dello splendido golfo dove leggenda vuole si sia arenato il corpo esanime della sirena cui si deve l'antico nome della città. [...] Vai alla recensione »
Paolo Sorrentino con «Parthenope» realizza forse il suo film più felliniano nel senso più allegorico e metaforico e al tempo stesso il suo film più erotico e seducente, in cui mescola l'amore romantico con l'incesto, prostitute opulenti e dive ossessionate dal sesso anale, rapporti sessuali pubblici e rapporti sessuali privati che vanno oltre la blasfemia.
Arriva in sala distribuito da PiperFilm dopo l'anteprima al 77esimo Festival di Cannes Parthenope di Paolo Sorrentino. È la storia un po' sognata, e un po' vissuta, di una donna sensibile e bellissima (l'esordiente Celeste Dalla Porta) dagli anni '50 a oggi: amori, incontri, sensazioni, speranze, dolori, in una Napoli trasognata e affascinante di cui lei sembra incarnare il mito fondativo, quello [...] Vai alla recensione »
«Sono stata triste e frivola, determinata e svogliata. Come Napoli, dove c'è posto per tutto». Così Parthenope dice al termine del film di Paolo Sorrentino, che da lei prende titolo (Italia e Francia, 2024, 136'). Siamo nel 2023, Parthenope ora vive in una città dell'Italia settentrionale, lontana dalla sua Napoli. Lì la fa nascere nel 1950 la sceneggiatura - dello stesso Sorrentino -, per poi raccontarla [...] Vai alla recensione »
Quante autobiografie può girare un regista, prima che l'atteggiamento diventi maniera? Perfino Federico Fellini si lanciò in "Prova d'orchestra", tutto scritto e sindacale, seppellito sotto le analogie da sciogliere. Poi diede un'occhiata alla tv: ne discesero lo spot dei "rigatoni", e il film "Ginger e Fred". Quanti film può fare Paolo Sorrentino su Napoli, Maradona, il sangue di San Gennaro che si [...] Vai alla recensione »
Al presente rimemora soprattutto la sua giovinezza fra il 1968 e i primi anni Settanta - da "fanciulla in fiore", studentessa di Antropologia, poi assistente universitaria. Battezzata col nome magno-greco della città natale, Parthenope attraversa con levità la vita, lasciando che le scorra sul corpo, al pari degli sguardi cupidi di tutti gli uomini che incontra.
Parthenope nasce dal mare, ma non è né sirena, né mito. È un'ammaliante ragazza con una passione sfrenata per l'antropologia, seppure costantemente alla ricerca del suo significato e con un desiderio di scoprire nuove cose fuori dal comune. Dopo "È stata la mano di Dio", il suo film deliberatamente più personale, Paolo Sorrentino si è fermato a Napoli per intessere un inno alle bellezze naturalistiche [...] Vai alla recensione »
Nata nel 1950, con un parto nelle acque del golfo di Napoli, Parthenope (la meravigliosa Celeste Dalla Porta, che lascia il posto a Stefania Sandrelli quando la vicenda arriva ai nostri giorni) porta il nome della sirena che sta alla base del mito fondativo della città. Cresce come donna libera e inafferrabile (intelligente, insolente, disinvolta, dolcissima), facendo innamorare ogni uomo che incontra [...] Vai alla recensione »
Paolo Sorrentino, regista brillante e unico, sfiora pericolosamente l'autoparodia con questo nuovo film che sembra voler proclamare la sua bellezza in ogni istante per poi scivolare in una specie di torpore elegiaco un po' gratuito. E se i movimenti di macchina sono meno iperattivi e spigolosi che nei suoi film precedenti, questo non è necessariamente il segno di una nuova maturità.
Il ritorno a Napoli di Paolo Sorrentino continua. Due anni dopo "È stata la mano di Dio" il ritorno del figliuol prodigo si ripete e rinforza attraverso quel rapporto di odio e amore che il regista nutre verso la sua città d'origine, tra "miseria e nobiltà", carte sporche e barocchismi, armatori all'Achille Lauro e camorristi. Il filo conduttore di "Parthenope" è la vita della donna del titolo che [...] Vai alla recensione »
È ora di fare pace con Paolo Sorrentino. Troppo spesso chiediamo ai suoi film cose incompatibili col suo cinema. Gli rimproveriamo l'insistenza, l'oltranza, il compiacimento con cui spende un talento fuori misura. Ma queste sono solo conseguenze di un amore per il mondo che non esclude la consapevolezza, la disillusione, perfino l'orrore per quel mondo e chi lo abita.
Napoli e le sue contraddizioni, il costante mettersi in scena tra eccessi e spudoratezze, sacro e profano. Paolo Sorrentino arriva nelle sale con Parthenope, in concorso all'ultimo Festival di Cannes, storia di una donna dagli anni Cinquanta a oggi, affidata all'interpretazione della giovane esordiente Celeste Dalla Porta, al fianco di Silvio Orlando, Gary Oldman, Luisa Ranieri, Isabella Ferrari, Peppe [...] Vai alla recensione »
Nata dalle acque tra Vesuvio e Capri: vita, amori, lavoro di Parthenope, carne, "imagerie" bio-emotiva dell'autore. Cantami o diva dell'eterna Napoli... Nel tema dell'appartenenza, e "ferito a morte" (La Capria) dalla malinconia, Sorrentino punta ancora il seguipersona di scena su se stesso, contando su una formidabile capacità di combinare una "mano di dio" nel girare, illuminare, montare, a un cuore [...] Vai alla recensione »
«Il più grande antropologo è Billy Wilder»: lo dice Silvio Orlando nei panni di un professore di antropologia, una delle tante figure paterne a volte benigne, a volte no, che Parthenope incontra nella sua vita. Parthenope è una ragazza nata nella prima scena del film omonimo, in acqua, nell'affaccio a mare di uno splendido palazzo napoletano. Il suo padrino, datore di lavoro del padre, è un armatore [...] Vai alla recensione »
La fontana della Sirena sorge in piazza Sannazzaro. Richiama mitologie antiche, le avventure di Partenope, angelica creatura di ellenica memoria. È la Napoli misteriosa di Paolo Sorrentino: Parthenope, unico italiano in concorso a Cannes. Non a caso la protagonista nasce nell'acqua, ed è splendida. È figlia della leggenda, il suo nome richiama subito il vero focus di questa storia: Napoli.
«Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare quello che c'è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile» (Italo Calvino, Palomar). Il cinema di Paolo Sorrentino è basato sul distrarsi, sul perdersi nella superficie, sul non trovare (non subito) il punto. Sul non concentrarsi sulla cosa giusta, sul riordinare la gerarchia del mondo secondo una logica propria, [...] Vai alla recensione »
Parthenope nasce dal mare di Napoli per essere guardata. O l'oggetto del desiderio scopico prima di tutto del padre, poi degli amici, del fratello, di un mafioso, del vescovo che officia il miracolo di san Gennaro, del suo professore di antropologia, di una specie di Achille Lauro e dell'avvocato Agnelli ma anche di una diva in disfacimento. Troppo facile dire che è La grande bellezza di Napoli, o [...] Vai alla recensione »
Parthenope è una sirena nel mito della fondazione della città di Napoli, che nasce dalle onde e dalla schiuma del mare, metà donna, metà dea. Per il napoletano Paolo Sorrentino che partecipa con il suo nuovo film Parthenope, unico lungometraggio italiano alla corsa per la Palma d'Oro, l'incarnazione di Napoli, se fosse donna e fosse nata nel 1968, prenderebbe la figura e le misure della Venere del [...] Vai alla recensione »
C'è l'odore degli amori morti e una città «dove è impossibile essere felici». E una ragazza, «bella e indimenticabile» (come chi la interpreta, Celeste Dalla Porta, esordiente, nipote del fotografomito Ugo Mulas, un'assoluta scoperta), che vorrebbe avere sempre la risposta pronta e, come la sua Napoli, non si vergogna di niente. E poi sì, c'è lei, come sempre: la vita.
Napoli, 1950. La macchina da presa vola sul mare, seguendo l'arrivo a Posillipo di una chiatta che trasporta una carrozza regale, dono del Comandante - un armatore disegnato sulla figura di Achille Lauro, sindaco di Napoli populista e ambiguo nella metà degli anni Cinquanta - a un suo amico-collaboratore in procinto di avere una figlia. La carrozza sarà il letto da fiaba di quella bambina destinata [...] Vai alla recensione »
Le mutazioni e i misteri di Napoli nel corso di 70 anni, per rifondarne l'immaginario con composizioni ricercate Cate Blanchett con la combinazione di colori del suo vestito firmato Jean-Paul Gaultier ha portato sul tappeto rosso la bandiera palestinese, mentre sugli schermi della Quinzaine des Cinéastes prima che inizi la proiezione appare: «Sous les écrans la dèche» in sostegno alla lotta dei lavoratori [...] Vai alla recensione »
Aperto e chiuso da inevitabili rimandi felliniani (la prima carrozza che esce dalla nebbia, il carro luminoso nella notte dei tifosi in festa che ricorda il Rex di "Amarcord"), giocato sull'estremizzazione estetica del ralenti, impreziosito da atmosfere esistenziali, caricato da allusioni e rimandi sessuali non sempre eleganti (lo scioglimento del sangue grazie all'amplesso del cardinale, il coito [...] Vai alla recensione »
"Ai personaggi femminili non so cosa fargli dire", si lamentava Michele Apicella/Nanni Moretti in Sogni d'oro, il film con cui il regista romano cercava di affrontare la crisi d'ispirazione dopo l'inatteso successo dell'esordio Io sono un autarchico e dell'opera seconda Ecce Bombo. Non ha mai attraversato una simile crisi, Paolo Sorrentino, o almeno non l'ha mai dichiarato apertamente (forse ai tempi [...] Vai alla recensione »
È eccessivo, barocco, rutilante, bulimico, impastato dell'oro di Napoli e dell'azzurro del Napoli, affamato di De Sica (Il funeralino), di Sofia (chissà, non si chiama così, ma forse le assomiglia, con gli occhiali da sole, la parrucca e gli enormi smeraldi), del miracolo del sangue di San Gennaro, degli anfratti dove siedono le puttane e dei bassi delle famiglie più disperate, delle case antiche sul [...] Vai alla recensione »
Il sole, il mare, le lacrime. È una creatura mitologica Parthenope. Nasce in mare nel 1950, e da lì riemerge nel 1968. Lo stesso mare che è il continuo sfondo nella sua vita, lo stesso che la accompagna nei suoi desideri o assiste impotente a un atroce dolore familiare che ha segnato per sempre la sua vita. Parthenope ha il volto di Celeste Della Porta.
"Sono stata triste e frivola, determinata e svogliata. Come Napoli". Parthenope (Celeste Dalla Porta, di una bellezza disarmante) nasce nelle acque di Napoli nel 1950. Parthenope è Napoli. "Le giovinezze hanno questo in comune: la brevità": Paolo Sorrentino (per forza di cose pensando anche a Ferito a morte di Raffaele La Capria) firma la sua ode definitiva, incantevole e lancinante, lirica e terragna, [...] Vai alla recensione »