| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Pupi Avati |
| Attori | Filippo Scotti, Roberto De Francesco, Armando De Ceccon, Chiara Caselli, Rita Tushingham Massimo Bonetti, Patrizio Pelizzi, Robert Madison, Claudio Botosso, Filippo Velardi, Romano Reggiani, Valter Capizzi, Luigi Monfredini, Giovanni Leuratti, Luca Bagnoli, Alessandro D'amico, Andrea Roncato, Tony Campanozzi, Cesare Cremonini (II), Francesca De Martini, Morena Gentile, Holly Irgen, Katie McGovern, Nicola Nocella, Rino Rodio. |
| Uscita | giovedì 6 marzo 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,10 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 3 marzo 2025
Un ragazzo inizia una tesissima ricerca della sua amata nel Mid West americano, Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office L'orto americano ha incassato 281 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Bologna, nei giorni della Liberazione: un ragazzo vede entrare dal barbiere una nurse dell'esercito americano e se ne innamora all'istante. Lei è diretta a Ferrara, lui pensa di aver incontrato la donna che aspettava da sempre. Iowa, 1946: il ragazzo è diventato uno scrittore che si appresta a scrivere il romanzo della sua vita, ambientato in parte in America. Una notte sente chiedere aiuto da una voce proveniente dall'orto abbandonato dei vicini, dalla cui casa è scomparsa la giovane Barbara, proprio la nurse della quale si era innamorato in Italia. Scavando nel terreno nel punto dal quale proviene la voce Lui trova un vaso pieno di un liquido opaco con un'etichetta che fa riferimento ai genitali femminili. È l'inizio di una ricerca che porterà il giovane uomo ad Argenta, in provincia di Ferrara, sulle tracce della nurse che non ha mai dimenticato, e del folle che uccide le donne per asportarne e conservarne in formaldeide l'apparato genitale.
L'orto americano è basato sul romanzo omonimo a firma di Pupi Avati, che oltre alla regia cofirma anche la sceneggiatura insieme al figlio Tommaso.
La vicenda narrata è misteriosa, anche perché sembra alludere ad un limite sfumato fra realtà e follia, immagini concrete e visioni fantasmagoriche dal possibile risvolto psichiatrico. La fotografia in bianco e nero di Cesare Bastelli racconta molto efficacemente le campagne dell'Emilia-Romagna, ricreando le atmosfere gotiche e nebbiose delle quali Pupi Avati è cantore, e che sono il teatro ideale per una vicenda di perversioni e cacce alle streghe ambientate nella provincia padana. Anche le facce sono quelle giuste, da quella enigmatica del protagonista, ben interpretato da Filippo Scotti (il Fabietto di È stata la mano di Dio), a quelle "antiche" di Roberto De Francesco, Massimo Bonetti, Andrea Roncato o la veterana attrice inglese Rita Tushingham. Colpisce soprattutto l'interpretazione di Armando De Ceccon nel ruolo di Glauco Zagotto, che sembra contenere l'eco di quella di Spencer Tracy in Furia.
La ricostruzione d'epoca è precisa ed evocativa non solo di un periodo ma anche di una dimensione magica, grazie alle scenografie di Biagio Fersini e ai bei costumi di Beatrice Giannini, e alcune scene sono molto ben girate, ad esempio quella del tribunale. Ma ci sono anche aspetti stranianti che vanno al di là delle intenzioni narrative, come la recitazione di Morena Gentile nel ruolo di Arianna, la sorella di Barbara, o la erre moscia di Chiara Caselli nei panni di Doris. È soprattutto la trama convoluta e raminga a lasciare perplessi, rendendo arduo per lo spettatore seguire il filo della vicenda. Avati è abilissimo nel creare atmosfere sospese, insinuare dubbi sulla verità delle immagini alle quali stiamo assistendo, e indagare il lato oscuro delle persone e delle cose, da La casa dalle finestre che ridono a L'arcano incantatore, da Il nascondiglio a Il signor Diavolo. Ma L'orto americano rischia di risultare davvero troppo poco comprensibile per consentirne un vero apprezzamento, e l'incantamento passa in secondo piano rispetto al disorientamento: non quello esistenziale di Lui, ma quello perplesso di chi ha ricevuto informazioni troppo incomplete per capire.
A 86 anni suonati Pupi Avati si permette un horror di categoria 'lusso' da far arrossire Robert Eggers ed il suo ultimo Nosferatu. Fra la via Emilia e il (mid) west, per citare un Guccini d'annata, una vicenda assolutamente visionaria tratta da un suo romanzo, ben scritta, impaginata e fotografata con un B/N da far invidia a Carl Theodor Dreyer.
Nel corso di una lunga carriera densa di titoli, Pupi Avati ha affrontato vari generi e varie tematiche: dalla commedia sentimentale al racconto di formazione, dall’affresco storico alla satira sociale, dal thriller all’horror cupo e magari anche demoniaco, fondando nell’occasione quello che è stato definito il gotico padano. L’orto americano sembra quasi essere una summa dell’Avati più cupo e drammatico, con elementi però che fanno leva sui sentimenti e riflettono una speranza che resta viva anche nelle situazioni più sfavorevoli. Il film riunisce infatti diverse anime tenute insieme dallo sguardo personalissimo di Avati: la prima parte è introspettiva con elementi quasi paranormali introdotti in modo diretto e inquietante (la voce che guida il protagonista a scavare nell’orto della vicina), poi subentra una parte dedicata alle indagini del giovane che cerca di squarciare il velo di mistero che attornia la donna che ha visto fuggevolmente e di cui si è perdutamente innamorato, quindi c’è una fase per così dire processuale che segue il giudizio su un uomo accusato di un triplice omicidio dalle caratteristiche brutali, infine c’è una fase che recupera le atmosfere del gotico padano e sfiora persino l’horror pur senza abbracciarlo mai del tutto.
Un film molto articolato e complesso, quindi, nel quale il giovane protagonista, un aspirante scrittore che nessuno vuole pubblicare e che ha un pregresso di malattia mentale o almeno ritenuta tale da chi l’ha preso in cura, viene folgorato dalla visione di una giovane infermiera dell’esercito americano in Emilia nell’immediato dopoguerra e, in una trasferta americana, va a vivere proprio accanto alla casa della madre di quell’infermiera, che sta morendo di crepacuore per l’improvvisa scomparsa della figlia, mentre l’altra sua figlia si sposa con l’ex fidanzato della sorella scomparsa e sembra avere con lei una rivalità che confina con l’odio. Così, in una realtà che gli è ostile ed estranea, il protagonista è guidato da un amore impossibile, nato dalla visione di un istante e destinato a durare per sempre. In questo senso, i riferimenti poetici che punteggiano la prima parte del film sono particolarmente significativi.
La scelta del bianco e nero e dell’ambientazione rétro nell’immediato dopoguerra asseconda il clima riflessivo e nostalgico che domina la vicenda e immerge il personaggio principale in un’aura di quieto pessimismo che si scontra con la sua altrettanto quieta, ma inflessibile, determinazione a non demordere nella ricerca. Delle varie parti che compongono un film episodico e a tratti incostante, a riuscire meglio sono quelle in cui Avati può liberare il suo estro creando atmosfere inquietanti e misteriose nelle quali la normalità della realtà sembra spezzarsi mostrando delle crepe che potrebbero dipendere dalla condizione mentale del protagonista, ma potrebbero anche essere invece l’effetto di subitanee irruzioni di qualcosa che va oltre il reale. In questo senso, è mirabile la parte ambientata negli Stati Uniti, con il giovane aspirante scrittore che scopre l’importanza delle coincidenze che sembrano guidarlo nella ricerca della donna che lo aveva colpito con la sua sola presenza quando era ancora in Italia.
Pupi Avati, nonostante l'età, firma e dirige una delle sue più suggestive opere e torna al genere horror con il quale iniziò la sua carriera, ma con molti anni di esperienza sulle spalle. Nel suo 43° film il cineasta bolognese riesce a conciliare gotico e romantico, generi con i quali ci siamo abituati a definire il cinema di Tim Burton. Con rara lucidità e un evocativo bianco e nero confeziona un'opera [...] Vai alla recensione »