| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Bernardo Bertolucci |
| Attori | Jacopo Olmo Antinori, Tea Falco, Sonia Bergamasco, Pippo Delbono, Veronica Lazar . |
| Uscita | giovedì 25 ottobre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 3,29 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 28 marzo 2022
Liberamente tratto da un romanzo breve di Niccolò Ammaniti. Ha vinto 2 Nastri d'Argento, Il film ha ottenuto 6 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Io e te ha incassato 1,7 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il quattordicenne Lorenzo ha palesi difficoltà di rapporto con i coetanei tanto che si avvale dell'aiuto di uno psicologo. Un giorno coglie al volo un'occasione unica: finge di partire per la settimana bianca con la sua classe mentre invece si rifugia nella cantina di casa con una ben organizzata scorta di cibarie e le letture preferite. Non sa che di lì a poco proprio nel suo dorato rifugio irromperà Olivia, la sorellastra venticinquenne che non vede da lungo tempo. Olivia è tossicodipendente e sta tentando di ripulirsi. Nel frattempo soffre di crisi di astinenza e non fa nulla per lasciare tranquillo Lorenzo.
Bernardo Bertolucci torna a fare cinema dopo una lunga assenza causata dalle conseguenze della malattia che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Se il suo sguardo non può più avvalersi direttamente della posizione eretta il suo cinema sembra avvantaggiarsene. È come se il suo occhio interiore avesse deciso di mettersi al livello dei giovani soggetti presi in considerazione invece di guardarli dall'alto di una memoria troppo vincolata dalla forma come in The Dreamers.
Grazie a un casting accurato, che gli ha permesso di scegliere due corpi e due volti che si imprimono immediatamente nella memoria dello spettatore, Bertolucci può tornare a uno dei suoi temi preferiti: quello dell'irruzione di un elemento esterno (sia esso storico o individuale) che mette in discussione uno status quo imponendo una revisione totale di ciò che si riteneva acquisito o l'esplosione di ciò che era stato accuratamente ricoperto da ipocrisie o autoconvincimenti. A differenza delle formiche dalla vita sociale rigidamente strutturata Lorenzo e Olivia sono due personalità che hanno cercato, ognuna a suo modo, di sfuggire al vivere comune.
Sarà una cantina (luogo delegato alla paura e/o alla morte nel cinema di genere) a riaprirli se non al mondo almeno alla possibilità di prendere in considerazione opzioni diverse. Se Lorenzo, come un armadillo in gabbia, era convinto di salvarsi compiendo un ripetitivo percorso solitario, Olivia aveva cercato di annullarsi nel confondersi con i muri ai quali sovrapponeva la propria immagine fotografica. Una polvere simile alla calce di quegli stessi muri ma dai micidiali effetti aveva invece cominciato a confondersi con lei finendo per confonderla.
Bertolucci, in un prologo in cui accenna a un immaginario rapporto incestuoso madre/figlio, sembra voler prendere le distanze da un certo suo cinema avviluppato su se stesso (vedi La luna) per affermare la necessità di guardare invece alle tante (troppe) solitudini di cui il mondo adulto a volte sembra non cogliere la confusa ma pressante richiesta di aiuto. Se questo è l'inizio di una nuova fase del suo fare cinema non le si può che dare il benvenuto.
Ho letto, in un commento al film scritto dalla Aspesi, che Bertolucci è da anni immobilizzato su una carrozzella elettrica. Al di là del dispiacere provato nell'immaginare un gigante del cinema moderno che perde l'uso delle gambe, questa notazione mi è parsa illuminante rispetto ad alcune sequenze del suo ultimo lavoro, "Io e te", tratto da un romanzo di Ammanniti.
David Bowie è sempre David Bowie, anche quando canta in italiano «Space Oddity» trasfigurato nel «Ragazzo solo, ragazza sola» del testo di Mogol. Bernardo Bertolucci è sempre Bernardo Bertolucci, sia che voli come un'aquila sui cieli di lacca dell'«Ultimo imperatore» sia che si rinchiuda in cantina con due ragazzi disfunzionali. Un grande, grandissimo regista: forse l'unico che poteva prendere il romanzo [...] Vai alla recensione »