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Un film di Paolo Sorrentino.
Con Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson, Harry Dean Stanton, Joyce Van Patten.
continua»
Drammatico,
durata 118 min.
- Italia, Francia, Irlanda 2011.
- Medusa
uscita venerdì 14 ottobre 2011.
MYMONETRO
This Must Be the Place |
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Un'avventura...esistenziale
di dernierFeedback: 2302 | altri commenti e recensioni di dernier |
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| sabato 29 ottobre 2011 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Paolo Sorrentino si cimenta in un film di non facile realizzazione. Apparentemente la storia si incentra sulla figura di una rock star ormai finita, colpita da depressione, quasi anormale, che pare estraneatasi dal mondo reale. Si prefigura sullo sfondo una società in depressione, drammi familiari e perdita di senso, una società polarizzata dove è difficile trovare il proprio posto. Il film appare una lenta riconquista di uno spazio perduto fatta da piccoli gesti affettuosi e accidentali avvenimenti quotidiani. Il plot evolve poi in uno scontro con una realtà dimenticata, un confronto con il passato che non ci appartiene più (la tragedia dell'olocausto) e che non comprendiamo. Al fondo del film, però, c'è qualcosa di più. Attraverso una regia innovativa, termine che nel ventunesimo secolo appare inflazionato, Sorrentino ripercorre quello che è un percorso che ogni uomo deve affrontare nella propria vita. In alcuni tratti ricalca un andamento teatrale in cui le scene si susseguono legate da un significato profondo ma appena percepibile. In alcune inquadrature un film simbolista. Ciò che appare scavando al fondo dell'esegesi del film è però qualcosa di più. La profonda ricerca di identificazione di un personaggio che non è mai cresciuto. Il senso profondo che il film comunica e che lo rende particolarmente interessante è una sotterranea vena psicologica in cui il quadro artistico si trasforma in un messaggio di crescita. Ricorda "una storia vera" di Linch, ma oltrepassa quel messaggio in una direzione che implica il confronto con se stessi, che rilancia una maturazione da parte del personaggio con un passato che non gli appartiene ma che emerge prepotentemente in un confronto ineludibile con il proprio essere nascosto. Sorrentino si rivela brillante a narrare un'avventura dal sapore profondo in cui l'uomo di trova davanti ai nodi non sciolti della propria vita, all'azione interrotta, a qual processo di identificazione mai portato a termine. Attraverso la caccia ad un vecchio nazista il protagonista trova, invece che la vendetta, se stesso. Si identifica con un passato universale che lo rende veramente uomo, lo fa crescere e rende lo sconforto possibilità. Una nota pregevole di questo processo è la regia lenta e misurata che da il senso dello scorrere del tempo come evento interno, slegato da ogni logica lineare. Un plauso quindi ad un regista italiano che in un tempo di crisi di narrazione rende universale un messaggio che si era perso negli anni, che trova le sue radici del cinema italiano e nella nuovelle vague francese e in alcuni geniali registi americani. This must be the place rende chi lo vede più vicino a se stesso.
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