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Boris - Il Film

Film 2011 | Commedia, +13 108 min.

Regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo. Un film Da vedere 2011 con Luca Amorosino, Valerio Aprea, Antonino Bruschetta, Paolo Calabresi, Antonio Catania. Cast completo Genere Commedia, - Italia, 2011, durata 108 minuti. Uscita cinema venerdì 1 aprile 2011 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,45 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 29 gennaio 2020

Renè Ferretti è un regista televisivo che, tentando di dirigere un film d'autore, s'accorge che il mondo del cinema è peggiore di quello della TV. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Boris - Il Film ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 1,1 milioni di euro e 423 mila euro nel primo weekend.

Boris - Il Film è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,45/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,29
PUBBLICO 3,50
CONSIGLIATO SÌ
Cinico e spoetizzante, qualcosa di unico in Italia che resta negli "occhi del cuore".
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 30 marzo 2011
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 30 marzo 2011

René Ferretti ha fatto tanta brutta televisione. Ad essere precisi l'ha subita, per ottemperare alle richieste al ribasso delle produzioni, alle ridotte capacità professionali della sua troupe storica e all'immensa negazione degli attori a sua disposizione, paragonabile soltanto alla misura dei loro capricci. Eppure, un giorno, il momento di dire "basta" arriva anche per lui, di fronte alla richiesta di girare a ralenti la corsa nei prati di un giovanissimo Ratzinger. Tutti a casa, tutti in crisi, tutti in bolletta. Almeno finché il cinema non bussa alla porta. A Ferretti non sembra vero: un film in pellicola, serio, di denuncia. L'adattamento del saggio best-seller "La Casta", il racconto di sprechi, scandali e privilegi immotivati della classe politica italiana. Peccato che il mondo del cinema non sia molto diverso...
Il salto di Boris dal piccolo al grande schermo, ma soprattutto da un pubblico di nicchia al grande pubblico, "laurea" definitivamente i suoi tre autori con lode, per l'umorismo finissimo (anche laddove fa della volgarità il suo humus), lo sguardo implacabile, la scrittura diretta e coraggiosa, la capacità di scelta (nell'abbondanza da loro stessi prodotta, in fase di sceneggiatura e di riprese) e soprattutto l'eleganza e la coerenza con cui sono passati dal ritrarre la televisione in televisione al fotografare il cinema nel cinema. Non di parodia si tratta, infatti, spessissimo, ma di fotografia vera e propria, ritoccata ad arte e virata sul comico.
Sono tante le battute o le scene del film che potrebbero essere estrapolate come costole per offrire un'idea dell'organismo nel suo insieme; dal produttore cinematografico che spiega: "non c'ho i sordi per tutta 'sta sensibilità", al regista che paventa: "non si esce dalla televisione, è come la mafia, non se ne esce se non morti". Ma è nella scena in cui Antonio Catania alias Lopez immagina il destino di René qualora lo abbandonasse per passare alla concorrenza e, dopo avergli fatto chiudere gli occhi, gli riappare davanti uguale identico a pochi secondi prima esclamando: "eccola la concorrenza!", che il film si rivela maggiormente. Nella terribile verità di quello sketch ci sono, infatti, sia un'indicazione di tono, cinico, dissacrante, spoetizzante, sia l'indicazione sulla natura dell'umorismo in gioco -si ride per non piangere- sia la lucidità e la schiettezza di sguardo e parola rispetto all'argomento trattato, vale a dire lo stile, che fanno di Boris qualcosa di unico in Italia.
La prima vera serie televisiva italiana di qualità (che aveva per soggetto la pessima qualità della televisione italiana) si congeda dagli schermi, parrebbe, con questo maxi episodio dedicato al mondo del cinema nostrano, massacrandone il mito con straordinaria capacità di sintesi e umorismo, nonostante il cinema non solo abbia già raccontato spesso il suo dietro le quinte ma soprattutto abbia sempre avuto maggior autoironia rispetto alla nipotina televisione. Marilita Loy, l'attrice che ha fatto della sua insicurezza un'arma micidiale e parla così piano che non la sente nemmeno il microfono, o la combutta di scenografo, segretaria di edizione e direttore della fotografia, che stanno sul set di René per i soldi ma poi lo piantano in asso per andare a fare Virzì, "Valdo e l'acqua cotta", sono cose che non si dimenticano e restano "negli occhi del cuore". Quando arrivano Biascica, Itala, Duccio e Lorenzo, su un'utilitaria strombazzante, non si può che fare il tifo per loro: non i criptocialtroni ma i cialtroni veri.
Non si esce dalla televisione, René.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 29 marzo 2011
petergiampy

"Boris il film" è un grande progetto, un ottima creatura, una nuova invenzione. Il film è sicuramente gradevole e scorrevole, il tempo passa, si ride, si riflette e dopo poco sei già fuori dalla sala. E' rimasto qualcosa nei pensieri degli spettatori? Certamente sì. Nella mente dello spettatore, tra la larghezza e la leggerezza di molte battute, si delinea un'immagine sbiadita: quella del mondo della [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
martedì 29 marzo 2011
Marianna Cappi

“Dopo Lo Squalo un altro gigante del cinema”, annuncia la locandina. Chi è? È il pesce rosso più famoso d’Italia e si chiama Boris. Secondo il regista René Ferretti porta fortuna, ed è per questo che lo vuole sempre con sé, a casa e sul set. Dopo aver visto il film possiamo assicurare che è vero. Il balzo di Boris dalla boccia televisiva all’acquario del cinema ne preserva la natura e il colore, per la gioia dei fan della prima ora, ma lo rende anche perfettamente godibile per chi non conosce la serie, evitando di parlare esclusivamente il gergo degli iniziati.

Frasi
A li mortal guerieri!
Una frase di Biascica (Paolo Calabresi)
dal film Boris - Il Film - a cura di Coso
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

No, non c’è stato alcun accordo «pubblicitario» con i giornalisti- superstar Stella & Rizzo: la banda di Boris non ha chiesto il permesso di utilizzare il titolo La casta, l’ha fatto e basta, con il felice atteggiamento da commando che li contraddistingue. Anche perché, come viene detto nel film, come diavolo si potrebbe trarre un film da La casta? È un libro solo di numeri.

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