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flaw54
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domenica 1 dicembre 2019
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palma d'oro a cannes..... mah......
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Continuo a non capire come vengano assegnati i premi nei grandi film cinematografici. Film inutile , banale con un chiaro e penoso tentativo di imitazione tarantiniane. Si presenta come l'esplicitazione delle lotte sociali, delle abissali diversità del mondo, ma lo fa in modo spero ironico, ma che molto più spesso cade nel ridicolo. Mi sembra che questi premi allontanoino il pubblico dalle sale, perché se ne esce in storditi e colpiti da un forte effetto di straniamento. La recitazione è penosa.
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thomas
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venerdì 29 novembre 2019
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stile eccelso - filosofia rasoterra
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Ci sono film che, nel lanciare messaggi evolutivi alle sinapsi degli spettatori, vengono frenati dalla qualità non eccelsa della loro realizzazione.
E ci sono film che migliorano la mente di chi li vede perchè sanno trasmettere un messaggio evolutivo arricchito da tanta qualità artistica.
E poi ci sono i film come "Parasite", che veicolano un messaggio involutivo incartato in una confezione estetica eccellente.
Secondo Bong Joon - Ho i poveri troveranno la loro felicità nella sostanziale accettazione dell'ineluttabilità della propria situazione (vedasi la parte iniziale del film): guai a cercare di prendere l'ascensore per salire la scala socio economica, il risultato sarà sempre la rovina, perchè i poveri non riusciranno mai a non oltrepassare "il limite" .
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Ci sono film che, nel lanciare messaggi evolutivi alle sinapsi degli spettatori, vengono frenati dalla qualità non eccelsa della loro realizzazione.
E ci sono film che migliorano la mente di chi li vede perchè sanno trasmettere un messaggio evolutivo arricchito da tanta qualità artistica.
E poi ci sono i film come "Parasite", che veicolano un messaggio involutivo incartato in una confezione estetica eccellente.
Secondo Bong Joon - Ho i poveri troveranno la loro felicità nella sostanziale accettazione dell'ineluttabilità della propria situazione (vedasi la parte iniziale del film): guai a cercare di prendere l'ascensore per salire la scala socio economica, il risultato sarà sempre la rovina, perchè i poveri non riusciranno mai a non oltrepassare "il limite" ....
E' il "limite" il vero punto centrale della riflessione di "Parasite", la capacità di sapersi disciplinare nel salire la scala sociale.
Più volte nel corso del film il ricco proprietario della casa riflette sul fatto che il suo autista "arriva spesso al limite, ma si sa fermare".
Ma Bong Joon - Ho ci dice che un Parasite prima o poi è destinato a superarlo quel limite, è proprio più forte di lui.
Ecco perchè il finale è un atto di disperazione: l'unico modo perchè un Parasite non superi il limite, rovinando altri e rovinandosi, è nell'accettazione serena dello status quo mascherato dall'illusione (non dalla speranza!) che domani sarà molto meglio di oggi.
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(di blowup)
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gian.ab
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venerdì 22 novembre 2019
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bran bel film
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serio candidato all'Oscar 2020
[+] bingo
(di begoloz)
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paolo
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lunedì 18 novembre 2019
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ottima recensione per un ottimo film
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Ottima recensione, priva di orpelli linguistici e riferimenti extradotti comprensibili da pochi.Purtroppo, molto spesso, le recensioni esageratamente ridondanti non aiutano lo spettatore medio ad apprezzare i veri contenuti del film in questione.
Paolo Galli
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no_data
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domenica 17 novembre 2019
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una famiglia sotto attacco
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Joon-ho ci racconta di come una famiglia di poveri disperati riesca ad insinuarsi nella casa e nella vita di una famiglia facoltosa di Seul, riuscendo ad ottenere, grazie alla loro scaltrezza, la.fiducia e la.benovolenza di tutti i suoi componenti; il film che potrebbe svilupparsi in un yhriller ricco di spunti, si perde a mio avviso in una trama tragicomica con un accrescersi di eventi a sfumature splatter e finale catartico; peccato ma comunque il film si lascia vedere.
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domenica 17 novembre 2019
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bravo tommaso tocci
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assolutamente si, recensione ottima
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ralphscott
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domenica 17 novembre 2019
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quell'odore persistente che...
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...non ti toglierai mai di dosso (?) Una messa in scena portentosa,a tratti indimenticabile,ricchissima di metafore e pronta a molteplici suggestioni. Questa mattina di domenica guardo al di là del vetro e vedo le chiome degli alberi del giardino fluttuare nel vento,battute dalla pioggia: il pensiero corre dritto al film coreano che da ieri sera mi ossessiona. Disperazione,illusione e sogno,rivalsa,tutto questo ed altro combinato secondo una logica forse poco verosimile,ma con tale intensità e stile da ipnotizzare,comunque. E dire che tutto comincia con un espediente simile a "Burning",altra pellicola coreana che poche settimane fa mi aveva fatto promettere a me stesso di chiudere con un cinema avvertito come troppo distante,noioso.
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...non ti toglierai mai di dosso (?) Una messa in scena portentosa,a tratti indimenticabile,ricchissima di metafore e pronta a molteplici suggestioni. Questa mattina di domenica guardo al di là del vetro e vedo le chiome degli alberi del giardino fluttuare nel vento,battute dalla pioggia: il pensiero corre dritto al film coreano che da ieri sera mi ossessiona. Disperazione,illusione e sogno,rivalsa,tutto questo ed altro combinato secondo una logica forse poco verosimile,ma con tale intensità e stile da ipnotizzare,comunque. E dire che tutto comincia con un espediente simile a "Burning",altra pellicola coreana che poche settimane fa mi aveva fatto promettere a me stesso di chiudere con un cinema avvertito come troppo distante,noioso. Qui,invece,l'allontanarsi,l'avvicendamento tra due ragazzi fa da detonatore ad una serie di eventi che si svolgono in una ricchissima casa della Corea del Sud,ma che potrebbero svolgersi nell'upper class di una qualunque città occidentale. La domanda che rimane sospesa,come il finale che resta aperto,potrebbe essere: "vale la pena darsi tanto da fare per sovvertire l'ordine delle cose?". Una risposta chiara,in realtà,la proferisce il personaggio più disilluso,Kim Ki-taek,ma il figliolo,invece,porta speranza,ci fa credere in un mondo migliore che non sarà,forse,solo una parentesi illusoria.
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tommaso antonelli
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domenica 17 novembre 2019
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film brechtiano
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Al contrario di quanto molti affermano, non ho trovato in "Parasite" solamente una critica sociale.
Il film certo sembra partire con una marcata distinzione tra "ricchi" e "poveri", ma pian piano tutti i personaggi vengono trascinati via dalla forza degli eventi, nessuno escluso. L'interpretazione del film può certo fermarsi ad una critica dal basso verso l'alto, ma sarebbe riduttivo.
In ultima analisi, il film parla dell'impossibilità di cambiare il proprio destino, di riuscire a prendere il controllo della propria vita. Non si pensi che questo sia un inno all'immobilismo sociale, quanto più una posizione filosofica ben precisa del regista: la vita non può mai essere sotto il controllo dell'uomo, poiché tutti i piani, prima o poi, sono destinati a sfuggire di mano.
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Al contrario di quanto molti affermano, non ho trovato in "Parasite" solamente una critica sociale.
Il film certo sembra partire con una marcata distinzione tra "ricchi" e "poveri", ma pian piano tutti i personaggi vengono trascinati via dalla forza degli eventi, nessuno escluso. L'interpretazione del film può certo fermarsi ad una critica dal basso verso l'alto, ma sarebbe riduttivo.
In ultima analisi, il film parla dell'impossibilità di cambiare il proprio destino, di riuscire a prendere il controllo della propria vita. Non si pensi che questo sia un inno all'immobilismo sociale, quanto più una posizione filosofica ben precisa del regista: la vita non può mai essere sotto il controllo dell'uomo, poiché tutti i piani, prima o poi, sono destinati a sfuggire di mano.
E per sottolineare questa posizione il regista non cerca mai il contatto empatico tra spettatore e personaggio, come nel teatro di Brecht: emblematica in tal senso la scena finale in cui viene mostrato in maniera nuda e cruda il ragazzo dei Kim che viene quasi ucciso con una pietra in testa, senza un minimo di accompagnamento musicale.
La messa in scena è spoglia e asettica, funzionale ad un film in cui tutti sono vittime e tutti sono carnefici. Nessuno è senza colpa: i ricchi di vivere nella loro bolla, i Kim di essersi illusi di poter volgere le cose a proprio favore e a spese altrui. Anche la vecchia badante e suo marito appena intravedono la possibilità di uscire dal bunker (sia fisico che metaforico), si dimostrano sadici e privi di pietà verso i Kim (la scena del video-ricatto).
Il finale, con la lettera dal padre al figlio e viceversa, è uno dei momenti più toccanti dell'intero film, e sta a significare, nonostante il destino avverso, la sopravvivenza della speranza e della fede, come unica arma contro l'ingiustizia del mondo.
Bong Joon-ho è magistrale nel mettere in atto un film tanto complesso: è raro vedere una tale capacità tecnica di regia al servizio di una maturità artistica e filosofica tanto sviluppata.
Un plauso va fatto ovviamente anche agli attori, alla sceneggiatura e alla scenografia, che hanno saputo rendere magnificamente le atmosfere e lo spessore del film.
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ruben
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venerdì 15 novembre 2019
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il nero che và su tutto.
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Film non del tutto perfetto (la prima parte funziona decisamente meglio della seconda in cui la farsa degli assurdi sfugge un po' di mano al comunque bravo Joon-Ho) che ha però il pregio di stigmatizzare, in un nerissimo e implacabile esercizio di stile, i due estremi della conditio humana (jet-set da un lato e miserabili, i parassiti del titolo, dall'altro), azzerando di fatto il gap che separa apparentemente le parti, attraverso l'eliminazione di ogni sfumatura intermedia di colore e il rifiuto sostanziale di ogni possibilità di redenzione. Il denaro pare restare l'unica (e diabolica) unità di misura in grado di far la differenza anche all'interno dei legami di sangue, e l'ambiguo (e un pochino patetico) finto-doppio finale ne è la prova.
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Film non del tutto perfetto (la prima parte funziona decisamente meglio della seconda in cui la farsa degli assurdi sfugge un po' di mano al comunque bravo Joon-Ho) che ha però il pregio di stigmatizzare, in un nerissimo e implacabile esercizio di stile, i due estremi della conditio humana (jet-set da un lato e miserabili, i parassiti del titolo, dall'altro), azzerando di fatto il gap che separa apparentemente le parti, attraverso l'eliminazione di ogni sfumatura intermedia di colore e il rifiuto sostanziale di ogni possibilità di redenzione. Il denaro pare restare l'unica (e diabolica) unità di misura in grado di far la differenza anche all'interno dei legami di sangue, e l'ambiguo (e un pochino patetico) finto-doppio finale ne è la prova. Voto: 7/10
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alesimoni
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mercoledì 13 novembre 2019
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esilarante.inquietante
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Gran film. Dura e spietata analisi delle differenze tra classi sociali, che fa sorridere in moltissime scene ma che lascia un'angoscia di fondo che ti segue anche nei giorni successivi alla visione del film. Non è facile trovare un equilibrio così efficace tra l'ansia di denuncia e i conseguenti pugni nello stomaco che ne derivano e una cornice da commedia, ma il buon Bong Joon-ho, giustamente Palma d'Oro (vinta contro gente del calibro di Tarantino e Almodovar). La rappresentazione della gerarchia sociale è di tipo dantesco se vogliamo: i ricchi sopra, i poveri sotto: sia nell'ambiente in cui vivono le famiglie (interessantissimo anche il riproporsi del medesimo tema all'interno dell'abitazione stessa che si erge a protagonista e parte integrante del film) , ma anche in alcune situazioni manifesto come la scena del divano o loro che corrono verso casa tra la pioggia , come topi.
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Gran film. Dura e spietata analisi delle differenze tra classi sociali, che fa sorridere in moltissime scene ma che lascia un'angoscia di fondo che ti segue anche nei giorni successivi alla visione del film. Non è facile trovare un equilibrio così efficace tra l'ansia di denuncia e i conseguenti pugni nello stomaco che ne derivano e una cornice da commedia, ma il buon Bong Joon-ho, giustamente Palma d'Oro (vinta contro gente del calibro di Tarantino e Almodovar). La rappresentazione della gerarchia sociale è di tipo dantesco se vogliamo: i ricchi sopra, i poveri sotto: sia nell'ambiente in cui vivono le famiglie (interessantissimo anche il riproporsi del medesimo tema all'interno dell'abitazione stessa che si erge a protagonista e parte integrante del film) , ma anche in alcune situazioni manifesto come la scena del divano o loro che corrono verso casa tra la pioggia , come topi. Geniale, toccante e inquietante il modo in cui viene mostrato (e squarciato...) il falso velo perbenista di cui sono ricoperti i ricchi. Gran regia, ottimo il cast.Tra i top film del 2019.
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