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Un film di Joe Wright.
Con Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Lily James, Stephen Dillane.
continua»
Titolo originale Darkest Hour.
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
durata 114 min.
- Gran Bretagna 2017.
- Universal Pictures
uscita giovedì 18 gennaio 2018.
MYMONETRO
L'ora più buia |
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Come vincere la guerra usando l'arte della parola
di Emiliano Morreale La Repubblica
Maggio 1940. Mentre le armate di Hitler dilagano per l'Europa, in Gran Bretagna si dimette il primo ministro Chamberlain, che si è mantenuto su una linea di attendismo e diplomazia. Viene eletto Winston Churchill, poco amato dai compagni di partito e dalla monarchia. Alle sue spalle c'è una serie di fallimenti, a cominciare dalla disfatta dei Dardanelli nella I Guerra Mondiale, e ora si trova a fronteggiare una catastrofe. Churchill insiste sulla linea della guerra senza quartiere alla Germania, ma le pressioni per negoziare crescono. La vicenda si svolge nelle settimane della ritirata di Dunkerque, narrate di recente nel film di Christopher Nolan, ma L'ora più buia è ovviamente meno ambizioso. Più che cercare l'epos, illustra didatticamente il contesto, ed è concepito come occasione per un virtuosistico Gary Oldman che biascica e caracolla irresistibilmente, circondato da attori tutti bravissimi. A parte eventuali letture in chiave anti-Brexit (Churchill ragiona sempre in termini di Europa), si notano le attenzioni, tipicamente inglesi, alle differenze di classe ma soprattutto il tema centrale del film: l'oratoria politica. Come Il discorso del re, questo film affronta l'importanza della parola, della retorica come vero strumento per agire nella Storia. «Ha mobilitato la lingua inglese e l'ha spedita in battaglia»: queste le ultime battute, che spiegano la morale del film. Il regista Wright è un illustratore con qualche guizzo di modernismo: ha fatto Anna Karenina e Orgoglio e pregiudizio, e anche stavolta si affida a uno sceneggiatore di nome, Anthony McCarten (autore di La teoria del tutto, il biopic su Stephen Hawking). La sua regia è solida, elegante, vecchio stile, come in fondo era vecchio stile, ottocentesca, la retorica di Churchill. Più e più volte, a concludere le scene, la macchina da presa si alza improvvisamente, a piombo sui personaggi, facendoli diventare, da individui, pedine. Curiosamente, in questo film super-britannico sono di grande aiuto due italiani: il montatore Valerio Bonelli e l'autore delle musiche Dario Marianelli, con un melodico pezzo per piano e orchestra che sembra un'aria d'opera ottocentesca. Del resto Isaiah Berlin, in un saggio memorabile sull'oratoria di Churchill, paragonava il suo stile, fitto di arcaismi e artifici, a un melodramma tragico in cui si alternano arie e recitativi.
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