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La “figliata” galeotta Valutazione 3 stelle su cinque

di vanessa zarastro


Feedback: 34043 | altri commenti e recensioni di vanessa zarastro
mercoledì 3 gennaio 2018

 

Napoli è il palcoscenico, è una quinta teatrale dove si svolge una storia che è tutt’altro e potrebbe essere successa anche in altro contesto ambientale. Nella Napoli barocca, una sera a una “figliata”, uno spettacolo organizzato dalla zia Adele (Anna Bonaiuto), Adriana (un’intensa Giovanna Mezzogiorno) incontra Andrea (Alessandro Borghi), un giovane sommozzatore fascinoso. È un immediato coup de foudre e i due passano a casa di lei tutta una notte di passione e sesso. Uscendo la domenica mattina dalla sua casa Andrea le dà appuntamento nel pomeriggio al Museo Archeologico, uno dei più antichi d’Europa costruito in un palazzo Secentesco. Ma lui non arriverà mai all’appuntamento e Adriana scoprirà il giorno dopo che è stato ucciso e gli hanno strappato gli occhi dalle orbite. Questo fatto la sconvolge e cercherà, a modo suo, di capirne le ragioni indagando per proprio conto e pensando di vederlo ovunque. Il film parla di confini tra reale e immaginario, parla di follia, di passioni e di amori al limite dell’incestuoso: due sorelle innamorate dello stesso uomo, due fratelli gemelli che si innamorano della stessa donna. Napoli velata narra anche i traumi infantili che impediscono a una giovane donna, non più giovanissima, e mediamente piacente di avere una relazione “normale”. Adriana, infatti, viene affascinata dalla diversità, dal mistero, più interessata all’eros invece che all’amore. In un certo verso si potrebbe affermare che il film parla anche di psicoanalisi poiché solo quando Adriana avrà rivissuto il trauma infantile della fine drammatica dei suoi genitori cui ha assistito, riuscirà finalmente a liberarsi della cappa di fantasmi che la perseguitano per scegliere una vita “normale”. A quel punto lascerà perfino il lavoro che la costringeva a passare tutto il tempo a contatto con la morte, essendo una dottoressa che svolge il ruolo di medico legale in un ospedale.

Qua e là sembra di trovare citazioni felliniane (Saraghina?) nei personaggi/maschere come la grassa medium a letto o il cantore Pasquale (un sontuoso Peppe Barra). Ma non ci sarà pure – più nella storia che nel linguaggio - qualche riferimento hitchkockiano quasi “L’uomo che visse due volte”?

Napoli presta i suoi monumenti a Ozpetek che gira il film più o meno attorno a Santa Lucia. Lei abita di lato a Piazza del Gesù, varie scene hanno la vista mare e/o di Castel dell’Ovo. Non poteva mancare la Cappella Sansevera diventata famosa proprio per il “Cristo velato”, quintessenza del barocco napoletano. Meno scontata è la scala Liberty del Palazzo Mannajuolo, pur essendo ubicato come fondale della commerciale e prestigiosa Via dei Mille. I monumenti contemporanei adibiti a location sono le nuove Stazioni della Metropolitana - dette “dell’Arte”- la stazione Toledo del catalano Tusquets e la stazione Garibaldi della metropolitana - che ha subìto una profonda trasformazione diventando un appariscente biglietto da visita a tutti coloro che arrivano a Napoli in treno.

Giovanna Mezzogiorno, un po’ imbolsita e appesantita, recita con gli occhi attorniata da una serie di personaggi/attrici tutte un po’ fanée come le omosessuali Valeria e Ludovica (Isabella Ferrari e Lina Sastri) e Rosaria e Catena (Maria Pia Calzone e Luisa Ranieri). Meno convincente Alessandro Borghi nel suo doppio ruolo.

 

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