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Il fumetto "Watchmen", opera del genio britannico Alan Moore è considerato uno dei più bei fumetti di sempre. E' l'unico fumetto ad aver mai vinto il premio Hugo e l'unico fumetto ad essere inserito dal TIMES nella sua lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005. Così come il fumetto era per l'epoca rivoluzionario ed iconoclasta, per la sua concezione definitivamente poco infantile dei supereroi, la sua trasposizione cinematografica si inserisce a pieno titolo tra quei film del ventunesimo secolo che stanno dando dignità alle trasposizioni cinematografiche dei fumetti come 300, Sin City o Il Cavaliere Oscuro e ne è forse il migliore.
La vicenda è ambientata in una tetra New York del 1985, dove la presenza del quasi onnipotente Dr. Manhattan (Jon Osterman) ha squilibrato le sorti della guerra fredda, permettendo agli USA di vincere la Guerra del Vietnam, ma ha provocato una corsa agli armamenti ancora più veloce. Il film narra la storia dei resti di un gruppo di ex viglianti, ormai definitivamente ritirati, al servizio del governo, o in clandestinità dopo il Keene Act che tentano di fare luce sul grande disegno che sta dietro la morte del Comico (Edward Blake). Tra questi ci sono il folle e paranoico Rorshach (Walter Kovacs), il nostalgico e idealista Nite Owl (Daniel Dreiberg), il geniale miliardario Ozymandias (Adrian Veidt) e la bellissima Silk Spectre (Laurie Juspeczyk) che si balena tra una vita condotta sui binari prestabiliti dalla madre ed un amore impossibile per l'imperscrutabile Dr. Manhattan. La differenza principale nella trama tra il film e il fumetto è quella che riguarda la fine (mia personale opinione, quella del film è migliore, quella del fumetto mi sembra, nonostante i riferimenti che ripercorrono durante tutto il fumetto, troppo scollegata dal resto).
Il film è crudo e violento, ma allo stesso tempo prodotto e riflessivo. Si alternano combattimenti mozzafiato a riflessioni sul valore della vita, sul determinismo e sulla pesantezza delle nostre scelte, soprattutto tramite la figura del Dr, Manhattan che, come Atlante deve reggere il peso del mondo sulle proprie spalle, e si chiede se valga la pena farlo. Lo stesso titolo si riferisce alla traduzione della massima di Giovenale "Who watch the watchmens", che sottolinea tutte le contraddizioni presenti nella figura dei supereroi, visti nel loro lato umano e, tranne il Dr. Manhattan, anche privi di poteri veri e propri. Il finale lascia infatti pieni di dubbi. Ozymandias è un pazzo, un visionario, un genio o tutte quante queste cose ? La fotografia è tetra, ma i colori brillanti sono messi in risalto, quasi a voler sottolineare le contraddizioni presenti nell'animo dei protagonisti. Il film perde leggermente profondità rispetto al fumetto tagliando le storie secondarie, come quella del giornalista e degli altri comprimari, ma recupera ampiamente con una colonna sonora da 100 e lode, nella quale sono presenti alcune delle canzoni più belle della seconda metà del '900 (Times they are a Changin' di Bob Dylan, Sound of Silence di Simon & Garfunkel, Hallelujah di Leonard Cohen, 99 Luftballons dei Nena e tante altre).
In conclusione Watchmen è più di un bellissimo film di supereroi ; è politica, è filosofia, è arte, è una rivoluzione nel modo di concepire i supereroi
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