| Titolo originale | The Dead |
| Anno | 1987 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 82 minuti |
| Regia di | John Huston |
| Attori | Dan O'Herlihy, Anjelica Huston, Donal McCann, Marie Kean, Donal Donnelly, Sean McClory Bairbre Dowling, Brendan Dillon, Redmond Gleeson, Helena Carroll, Cathleen Delany, Ingrid Craigie, Rachael Dowling, Maria McDermottroe, Kate O'Toole, Maria Hayden, Lyda Anderson, Cohn Meany, Cormac O'Herlihy, Paul Grant, Frank Patterson (II), Colm Meaney. |
| Tag | Da vedere 1987 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,87 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 ottobre 2010
Ho inserito questo film, che non viene mai citato nelle classifiche colte e pochissimo ricordato dal grande pubblico. Le ragioni sono molte. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, In Italia al Box Office The Dead - Gente di Dublino ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 18,3 mila euro e 535 mila euro nel primo weekend.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Ho inserito questo film, che non viene mai citato nelle classifiche colte e pochissimo ricordato dal grande pubblico. Le ragioni sono molte. La prima è, naturalmente, la qualità del film. La seconda è Huston, che lo diresse pochi giorni prima di morire, sapendo di morire e rappresentando, con un coraggio più che umano, il mistero che andava incontrando. La terza ragione è James Joyce, uno dei massimi scrittori del Novecento, che nessuno aveva mai tradotto in film. Joyce è la letteratura. Col suo celeberrimo Ulisse, e ancora di più col successivo Finnegan's Wake, aveva stravolto i concetti del racconto, non più logico e conseguenza di fatti ma conseguenza di parole, con assonanze, analogie, memorie improvvise e atemporali. In tutto questo c'era davvero poco spazio per le immagini. Ma Joyce nel 1906 aveva scritto i racconti Gente di Dublino, diciamo secondo lo stile tradizionale. Un libro straordinario. Il cinema aveva già attaccato monumenti inattaccabili, come Mann, Kafka e Proust, riuscendo faticosamente ad aderire a storie e significati. Autori cinematograficamente difficili, specie gli ultimi due. Furore può anche essere condiviso da Steinbeck e Ford, e Il gattopardo da Lampedusa e Visconti, ma Il processo è di Kafka non di Welles, e Un amore di Swann è di Proust, non di Schlondorff. Huston riprese l'ultimo dei racconti di Dublino, dal titolo I morti. A Dublino, nel 1904, le sorelle Morkan danno un ballo annuale. È invitata la buona borghesia. Ci va Gabriel, con sua moglie Gretta. Si fa musica, c'è una cena, si parla di tutto: pettegolezzi, arte, il tempo, politica. Prima di lasciare la casa Gretta sente una canzone che letteralmente la sconvolge. La donna ammutolisce, chiude gli occhi, dolorosissimamente. Il marito se ne accorge. Lei gli racconta che quella canzone era cantata da un ragazzo, Michael Furey, morto a diciassette anni di polmonite, perché era rimasto sotto la pioggia per salutare lei che stava per partire. Gabriel è a sua volta sconvolto: non ha mai conosciuto davvero sua moglie, era all'oscuro di una vicenda tanto importante. Di notte, con Gretta che dorme, Gabriel pensa alla morte. Parla a se stesso guardando il buio oltre la finestra. Joyce conclude il racconto così: "Neve cadeva su ogni punto dell'oscura pianura centrale, sulle colline senz'alberi; cadeva lieve sulle paludi di Allen e più a occidente cadeva lieve sulle fosche onde rabbiose dello Shannon. E anche là, su ogni angolo del cimitero deserto in cima alla collina dov'era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle tombe, sulle punte del cancello e sui roveti spogli. E l'anima gli svanì mentre udiva la neve cadere stancamente su tutto l'universo, stancamente come se scendesse la loro ultima ora, su tutti i vivi e i morti". Ma Huston non se la sente di far morire il protagonista e queste parole le fa dire a lui. Il film dunque interviene sulle straordinarie parole di Joyce con due licenze: un finale diverso e soprattutto le immagini. Huston mostra il buio, la neve sui vetri, un campanile nero, il ghiaccio sul fiume. La morte secondo le immagini del cinema. Grande cinema e grande letteratura: un soccorso reciproco e tempestivo.
Dublino, inizi del Novecento. Cena di Natale in una dimora della ricca borghesia. Al termine della serata Gretta Conroy rimane rapita nei suoi pensieri udendo una canzone cantata da un tenore presente all’evento. Al ritorno a casa ella spiega al marito il perché di quella commozione: il brano ascoltato era infatti spesso cantato da Michael Fury, un ragazzo che l’aveva amata da giovane [...] Vai alla recensione »
“I maestri di prim’ordine - scrive il maggiore dei filosofi-poeti - si fanno riconoscere dal fatto che così nel grande come nel piccolo sanno trovare in modo perfetto la fine [...!”. John Huston è stato un tal maestro. The Dead è una fine splendidamente trovata. La neve scende stancamente sull’universo, i vivi e i morti abitano lo stesso mondo di ombre, ma Huston dà alla “fine” una grandezza che nessun [...] Vai alla recensione »