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fabal
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domenica 11 novembre 2012
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bollito gustoso ma troppo misto.
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La vita di Lea è stata sconvolta dalla perdita di ben dodici figli, deceduti dopo pochi mesi di vita o ancora prima di nascere. Il solo Michele è stato risparmiato dalla morte, ed è cresciuto con la morbosa protezione della madre. Trasferitasi in una cittadina dell'Emilia per raggiungere il marito, Lea dimostra di non trovarsi a suo agio con il nuovo ambiente, dove socializza con diffidenza benché conquisti la fiducia di Stella, Lisa e Berta. Ma quando Michele si invaghische della bella Sandra, Lea, ossessionata dal terrore di perdere l'unico figlio, decide di ricorrere a un macabro rito.
Le venature umoristiche necessarie ad astrarre da una vicenda realmente accaduta (quella di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio), sono però esasperate dalla scelta di far interpretare i tre ruoli femminili ad attori maschi.
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La vita di Lea è stata sconvolta dalla perdita di ben dodici figli, deceduti dopo pochi mesi di vita o ancora prima di nascere. Il solo Michele è stato risparmiato dalla morte, ed è cresciuto con la morbosa protezione della madre. Trasferitasi in una cittadina dell'Emilia per raggiungere il marito, Lea dimostra di non trovarsi a suo agio con il nuovo ambiente, dove socializza con diffidenza benché conquisti la fiducia di Stella, Lisa e Berta. Ma quando Michele si invaghische della bella Sandra, Lea, ossessionata dal terrore di perdere l'unico figlio, decide di ricorrere a un macabro rito.
Le venature umoristiche necessarie ad astrarre da una vicenda realmente accaduta (quella di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio), sono però esasperate dalla scelta di far interpretare i tre ruoli femminili ad attori maschi. Von Sydow, Lionello e Pozzetto, che pure non cadono mai nel ridicolo, per lunghi tratti alimentano l'unica fonte di ritmo del film, facendola da padroni con presenze sceniche in cui lo spettarore ricerca più le note comiche che i lampi di genio.
Quando poi i tre diventano vittime sacrificali il film cambia di registro, e sono gli occhi gelidi della Winters e le scenate di una grande Milena Vukotic a far sfogare gli elementi macabri. Agghiaccianti la mannaia e il tavolo inclinato.
Il ricorso al grottesco strizza l'occhio alla tragicomica autodistruzione de "La grande abbuffata"; anche qui il riferimento culinario è inevitabile.
In "Gran bollito" però, il distacco dalla realtà non è determinato dalla scelta dei protagonisti di isolarsi, bensì dall'attingimento a un occulto che, nemmeno a farlo apposta, rimane il vero oggetto misterioso. Non vi è alcun approfonfimento delle pratiche e dei rituali, né sono chiari i loro effetti. E, in ultima analisi, non vi è alcuna presa di posizione sulla figura di Lea: madre morbosa, vera fattucchiera o semplice omicida? Probabilmente tutte e tre le cose, ma in una vaghezza che alla fine lascia un senso di vuoto.
Un film certamente riuscito, ma con l'impressione che il "bollito" più che "grande" risulti "misto": a partire dal cast supermiscelato, alla compenetrazione di humor nero, cronaca e metafore grottesche: superflua quella della risurrezione dei tre. Non ultima le note ossessive di Enzo Jannacci.
Con tali ingredienti di prima qualità ne esce un film originale, pregevole, ma non sopra le righe come il materiale di partenza.
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figliounico
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domenica 23 marzo 2025
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madame verdoux
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Un cast straordinario e spropositato per un film di Mauro Bolognini del 1977 ispirato alla storia vera della saponificatrice di Correggio. I divertenti personaggi en travesti, quasi macchiette da avanspettacolo, di Max von Sydow, che sembra doppiato da Raimondo Vianello e un poco ci rassomiglia, Alberto Lionello e Renato Pozzetto stridono con il sanguinoso e orripilante fatto di cronaca nera degli anni quaranta messo in scena da Bolognini. La prospettiva surreale e grottesca ha il sopravvento sulla narrazione realistica della vicenda per se stessa drammatica della follia assassina di una donna e sulla tragedia delle povere vittime fatte a pezzi e usate come ingredienti segreti di profumate saponette e di gustosi biscotti.
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Un cast straordinario e spropositato per un film di Mauro Bolognini del 1977 ispirato alla storia vera della saponificatrice di Correggio. I divertenti personaggi en travesti, quasi macchiette da avanspettacolo, di Max von Sydow, che sembra doppiato da Raimondo Vianello e un poco ci rassomiglia, Alberto Lionello e Renato Pozzetto stridono con il sanguinoso e orripilante fatto di cronaca nera degli anni quaranta messo in scena da Bolognini. La prospettiva surreale e grottesca ha il sopravvento sulla narrazione realistica della vicenda per se stessa drammatica della follia assassina di una donna e sulla tragedia delle povere vittime fatte a pezzi e usate come ingredienti segreti di profumate saponette e di gustosi biscotti. Il discorso retorico nella sequenza finale della Winters, mentre la portano via in manette, sugli orrori della imminente guerra mondiale che avrebbero reso risibili i suoi delitti somiglia troppo nella sostanza a quello di Chaplin nella arringa difensiva pronunciata a sua discolpa nel Monsieur Verdoux del 1947 per non risultare ovvio e scontato. Nel complesso il film risulta ancora piacevole soprattutto per la partecipazione di alcuni grandi interpreti del teatro italiano di quel tempo e di due mostri sacri del cinema internazionale..
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