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enoc
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martedì 19 aprile 2005
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fenomenologia dell'evasione
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In uno sfasciacarrozze, una panoramica orizzontale da sinistra a destra si ferma su un uomo chino sul motore di una Deux Chevaux. L'uomo si volta e avanza verso la cinepresa. In piano medio, guardando in macchina, dice: "Buongiorno. Il mio amico Jacques Becker ha ricostruito in tutti i dettagli una storia vera. La mia. Accadde a Parigi nel 1947. Nella prigione della Santé". Questo il lapidario inizio di "Le trou". Adattando l'omonimo romanzo di Josè Giovanni (anche cosceneggiatore), Jacques Becker racconta, con una secchezza e una concentrazione stilistica semplicemente maestose, lo scavo di un tunnel per evadere dal carcere attraverso le fogne. Ma il tentativo di evasione diventa soltanto il pretesto per descrivere le alterazioni spaziali e temporali della prigionia e le conseguenti evoluzioni psicofisiche necessarie all'adattamento.
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In uno sfasciacarrozze, una panoramica orizzontale da sinistra a destra si ferma su un uomo chino sul motore di una Deux Chevaux. L'uomo si volta e avanza verso la cinepresa. In piano medio, guardando in macchina, dice: "Buongiorno. Il mio amico Jacques Becker ha ricostruito in tutti i dettagli una storia vera. La mia. Accadde a Parigi nel 1947. Nella prigione della Santé". Questo il lapidario inizio di "Le trou". Adattando l'omonimo romanzo di Josè Giovanni (anche cosceneggiatore), Jacques Becker racconta, con una secchezza e una concentrazione stilistica semplicemente maestose, lo scavo di un tunnel per evadere dal carcere attraverso le fogne. Ma il tentativo di evasione diventa soltanto il pretesto per descrivere le alterazioni spaziali e temporali della prigionia e le conseguenti evoluzioni psicofisiche necessarie all'adattamento. E soprattutto diventa il banco di prova per la tenuta emotiva e l'analisi morale dei cinque personaggi (Geo, Roland, Manu, Monsignore e Gaspard) impegnati nella spossante impresa. Implacabile osservazione comportamentale e rigoroso studio dei caratteri si danno continuamente il cambio nella definizione di un universo ciecamente, ferocemente chiuso su se stesso, squassato dai colpi assordanti dei rudimentali arnesi di scavo. Al suo ultimo film, Becker prosciuga lo stile fino all'estremo, riducendo i dialoghi al minimo, eliminando qualsiasi commento musicale, distillando gli stacchi di montaggio e aderendo con disadorna, spoglia essenzialità ai corpi e agli sguardi degli attori. Ne scaturisce un film di stupefacente intensità, in cui sguardo, narrazione, tempo e spazio si sublimano in pura fenomenologia dell'evasione. Altezza Melville.
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sanleo
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venerdì 18 luglio 2008
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un inno alla libertà
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Cinque uomini tentano di evadere dal carcere della Santè, a Parigi. E' un piano ai limiti dell'incredibile, ma riesce ... almeno fino a quando uno di loro tradirà gli altri (forse confidando in uno sconto di pena). Jacques Becker dipinge con maestria e asciuttezza stilistica un mondo di facce e di grida, di cancellate e di serrature, di nobiltà d'animo e di meschine bassezze, di cameratismo e di tradimento, dove un'umanità ferita grida disperatamente la sua illimitata voglia di libertà. Fantastici i cinque protagonisti, anche per la fisicità della loro interpretazione: Geo-Michel Constantin, eroe di guerra, devotissimo ai genitori al punto da rinunciare alla fuga pur impegnandosi con gli altri a scavare; Monsignore-Raymond Meunier, guardingo, attento osservatore, ma al tempo stesso simpatico e con doti da commediante; Roland-Jean Keraudy, pragmatico, talentuoso, creativo, autentico leader del gruppo; Manu-Philippe Leroy, ribelle, indomito, sospettoso, diffidente, tradito proprio quando aveva accettato il futuro giuda e iniziato ad aprirsi con lui; il traditore Gaspard-Mark Michel, straordinario ed espressivo specie nei suoi sguardi persi nel vuoto e nella sua "inespressiva" falsità finale.
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Cinque uomini tentano di evadere dal carcere della Santè, a Parigi. E' un piano ai limiti dell'incredibile, ma riesce ... almeno fino a quando uno di loro tradirà gli altri (forse confidando in uno sconto di pena). Jacques Becker dipinge con maestria e asciuttezza stilistica un mondo di facce e di grida, di cancellate e di serrature, di nobiltà d'animo e di meschine bassezze, di cameratismo e di tradimento, dove un'umanità ferita grida disperatamente la sua illimitata voglia di libertà. Fantastici i cinque protagonisti, anche per la fisicità della loro interpretazione: Geo-Michel Constantin, eroe di guerra, devotissimo ai genitori al punto da rinunciare alla fuga pur impegnandosi con gli altri a scavare; Monsignore-Raymond Meunier, guardingo, attento osservatore, ma al tempo stesso simpatico e con doti da commediante; Roland-Jean Keraudy, pragmatico, talentuoso, creativo, autentico leader del gruppo; Manu-Philippe Leroy, ribelle, indomito, sospettoso, diffidente, tradito proprio quando aveva accettato il futuro giuda e iniziato ad aprirsi con lui; il traditore Gaspard-Mark Michel, straordinario ed espressivo specie nei suoi sguardi persi nel vuoto e nella sua "inespressiva" falsità finale. Un film capolavoro, emozionante e splendido, anche per il montaggio di stampo antico (pochi stacchi, molti piani-sequenza) che regala al film un'eleganza quasi da piéce teatrale.
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tomdoniphon
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venerdì 27 giugno 2014
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uno dei capolavori del cinema francese
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Cinque detenuti tentano la fuga scavando un tunnel sotto la prigione della Santé: ma uno di loro tradirà. Il film è tratto da un romanzo di José Giovanni, le cui opere sono state fonte di ispirazione per tanti altri capolavori del cinema francese (basti citare: "Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide" di Melville e "Asfalto che scotta" di Sautet). "Il buco" è senz'altro il capolavoro assoluto di Becker, anche superiore a film memorabili come "Grisbì" e "Casco d'oro". Il regista illustra meticolosamente (e magistralmente) il meccanismo di una complicata fuga; ed è proprio l'aspetto semi-documentaristico a conferire un vigore ed una credibilità impressionanti ai personaggi (tra l'altro interpretati da attori semisconosciuti o addirittura non professionisti).
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Cinque detenuti tentano la fuga scavando un tunnel sotto la prigione della Santé: ma uno di loro tradirà. Il film è tratto da un romanzo di José Giovanni, le cui opere sono state fonte di ispirazione per tanti altri capolavori del cinema francese (basti citare: "Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide" di Melville e "Asfalto che scotta" di Sautet). "Il buco" è senz'altro il capolavoro assoluto di Becker, anche superiore a film memorabili come "Grisbì" e "Casco d'oro". Il regista illustra meticolosamente (e magistralmente) il meccanismo di una complicata fuga; ed è proprio l'aspetto semi-documentaristico a conferire un vigore ed una credibilità impressionanti ai personaggi (tra l'altro interpretati da attori semisconosciuti o addirittura non professionisti). Tesissimo. Da fare invidia a qualsiasi film americano del genere carcerario (compreso il pur superbo "Fuga da Alcatraz" di Don Siegel). Da confrontare con "Un condannato a morte è fuggito" di Bresson.
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luca scial�
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giovedì 14 marzo 2013
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un tradimento a un passo dalla libertà
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In un carcere di Parigi quattro detenuti studiano come fuggire. A loro si aggiunge un giovane, che è stato trasferito da un'altra cella. Lavorano sodo per scavare un tunnel sotterraneo, ma per qualcuno di loro la libertà arriverà più facilmente, a discapito degli altri.
Jacques Becker chiude in bellezza la sua brillante carriera. A colpire è soprattutto la naturalezza degli attori. Il regista francese non taglia alcuna scena. I detenuti lavorano realmente a mano a quel tunnel che li avrebbe portati alla libertà. Traspone così in modo realistico all'ennesima potenza un romanzo omonimo di Josè Giovanni del 1957.
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matteo
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venerdì 20 novembre 2020
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povero gaspard!
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La solidarietà verso un obiettivo grande come la libertà all'interno di una istituzione totale come il carcere, pare scontata e inattaccabile. E invece.. Film coinvolgente e drammatico, con un grande ritmo che tiene incollato lo sguardo dello spettatore. Sequenze memorabili e suspance con un finale tragico dove emerge l'egoismo sotto forma di tradimento. Bravissimi gli attori davvero credibili e ovviamente la regìa che trasforma una storia apparentemente banale in un momento di grande cinema.
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